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I disturbi di insegnamento




Una concezione di insegnamento che prevede un modello unico di funzionamento e di risposta, sempre uguale per tutti, aumenta gli effetti negativi dei disturbi di apprendimento

Una ragazza di terza superiore è stata sospesa per due giorni perché aveva raggiunto tre note. La prima era stata data a tutta la classe, la seconda perché non prendeva appunti durante le lezioni, la terza perché non aveva studiato a memoria i quaranta verbi irregolari assegnati dall’insegnante di inglese.

La ragazza non vuole più tornare a scuola. È dislessica, e nella relazione clinica viene chiaramente segnalato un disturbo di memoria, peraltro molto frequente nei ragazzi con DSA, eppure l’insegnante di inglese non vuole sentire ragioni. L’interrogazione è programmata da tempo e quindi per quel giorno la ragazza deve sapere tutti i verbi irregolari. La giovane prova e riprova, ma dopo qualche giorno si arrende. Li confonde e li dimentica. Così si presenta a scuola e riceve una nota scritta perché non si è preparata.

Il caso mi ricorda quello di un padre insegnante di matematica che mi raccontava il suo accanimento nell’insegnare al figlio, che frequentava la scuola secondaria inferiore, le tabelline. Non tollerava l’idea che suo figlio potesse andare alle medie e far brutta figura davanti ai suoi colleghi. Ammetteva di averlo anche preso a schiaffi, senza risultato.

Cosa sono questi se non "disturbi di insegnamento"? Vere e proprie distorsioni del modo di concepire il proprio ruolo di docente. Una concezione che prevede un modello unico di funzionamento e di risposta, sempre uguale per tutti. Quello che conta è imparare nel modo standard, spesso lo stesso con il quale il docente ha imparato quando era studente, molti anni prima.

Per questo l‘insegnamento è immutabile, non cambia con il mondo, rimane fermo. Dice Raffaele Simone: “il luogo in cui la conoscenza circola di più è il mondo esterno, con il quale la scuola è quasi in opposizione”. Non che si debba inseguire ogni cambiamento, ma nemmeno rifiutarlo pervicacemente, come fa la scuola. Alcuni esempi: oggi i documentari scientifici prodotti con tecniche di animazione consentono di visualizzare alcuni processi e di renderli più facilmente comprensibili. Perché non si usano nella scuola? Perché si continua a considerare la trasmissione orale l’unico strumento didattico? Perché si considera la memorizzazione come l’unico modo per apprendere? Le interrogazioni basate sulla verifica delle nozioni memorizzate cosa valutano? L’apprendimento o la quantità di studio? E se un soggetto ha difficoltà di memorizzazione come faccio per valutarne lo studio?

L’accanimento
La caratteristica principale del "disturbo di insegnamento" sembra essere l’accanimento, che nasce dall’idea che ripetendo si impara.

Se una serie di nozioni, o un algoritmo, o una regola non vengono imparati si deve insistere, ripetere. Per alcuni insegnanti non esiste possibilità alternativa alla memorizzazione, alla riproposizione dello stesso modulo e degli stessi schemi. L’idea di un’alternativa è talmente remota che anche quando lo studente è il proprio figlio e quindi il docente/genitore può effettivamente verificare la mancanza di risultati nonostante la quantità di esercizio, non si riesce a trovare nient’altro che la punizione.

L’impotenza genera rabbia e annulla la possibilità di vedere altre soluzioni anche perché, nel modello classico di apprendimento scolpito nella testa di alcuni docenti, non è previsto l’uso di supporti, o strumenti compensativi. Quelli sono la negazione dell’apprendimento. Troppo facile fare un’operazione consultando la tavola pitagorica, o risolvere un problema avendo a disposizione le formule! Come se il fatto di avere le formule sotto gli occhi portasse automaticamente alla risoluzione del problema.

Per un insegnante può esistere il disturbo di memoria? Probabilmente da alcuni insegnanti anche il deficit di memoria viene considerato un’invenzione degli psicologi per giustificare la scarsa volontà e applicazione degli studenti.

Le tracce dell’esperienza nei disturbi di apprendimento
Lo studio neuroscientifico dei disturbi di apprendimento ha dimostrato che esistono alcune condizioni in cui l’esperienza lascia una traccia molto debole e a volte non lascia alcuna traccia. È come se, invece di scrivere sul bagnasciuga, si scrivesse sulla sabbia asciutta: anche se l’atto si ripete tante volte, la traccia non diventa più nitida o più stabile.

Le neuroscienze hanno in questi anni evidenziato il ruolo centrale della memoria a breve termine nell’acquisizione del linguaggio e hanno sviluppato modelli per spiegare le conseguenze dell’inefficienza della memoria di lavoro, cioè nella capacità di manipolare le informazioni nello studio e nella sistematizzazione delle conoscenze.

Il linguaggio verbale è uno stimolo che scompare appena viene prodotto e per questo siamo dotati di un meccanismo biologico chiamato memoria a breve termine che trattiene traccia delle informazioni verbali per un tempo molto breve (circa due secondi) in cui possiamo consolidare la traccia, manipolarla o trasformarla. Proprio come una scritta sul bagnasciuga che dura il tempo fra un’onda e la successiva.

Chi ha un deficit nella memoria di lavoro, però, non riesce a compiere le operazioni di consolidamento perché la traccia si deteriora mentre viene prodotta, come accade ai bambini che non riescono a ripetere il numero appena ascoltato, ma ne ripetono uno simile (2345 ripetuto come 2465). Come potranno scrivere i dettati, o prendere appunti se dimenticano immediatamente quello che è stato detto?

L’insegnante che ha dato la nota alla ragazza perché non prendeva appunti non era certamente tenuto a diagnosticare un problema di memoria, tuttavia il suo “disturbo dell’insegnamento” si manifesta nel non voler tenere conto di quanto rilevato dallo specialista, nel negare che questo possa succedere. Perché non lo fa? Perché non concepisce o non conosce un altro modo di insegnare, oppure perché ritiene il comportamento della studentessa un insulto alla sua autorità?

In ogni caso il risultato è che il "disturbo di insegnamento" aumenta gli effetti del disturbo di apprendimento, ma si potrebbe anche dire che, senza la rigidità di alcuni docenti, questo disturbo di apprendimento tenderebbe a scomparire.
 

Autore: 1406 1406



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Il buddhismo - Friedrich Nietzsche

“Il buddhismo [...] incarna l’eredità di una maniera oggettiva e ardita nel porre problemi [...]. Il buddhismo è la sola religione veramente positivistica che ci mostri la storia [...], esso non dice più «lotta contro il peccato», bensì, dando completamente ragione alla realtà, «lotta contro il dolore». [...] Esso ha già dietro di sé l’autoimpostura dei concetti morali – esso sta, parlando nella mia lingua al di là del bene e del male. [...]
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Fonte oradimeditazione.net





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