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Venere e Giove si avvicinano nel cielo di giugno




Venere e Giove sono i protagonisti del cielo di giugno, che li vedrà avvicinarsi progressivamente, fino alla spettacolare congiunzione attesa per il primo luglio,e  continuerà a dare spettacolo anche Saturno

Mentre lo scorso anno la congiunzione Venere-Giove era avvenuta prima dell'alba, l'Unione Astrofili Italiani (Uai) rileva che quest'anno si potranno osservare comodamente i due pianeti poco dopo il tramonto.

Dal 3 al 26 giugno Venere attraverserà la costellazione del Cancro fino a raggiungere Giove nel Leone. Dopo alcuni mesi di ottima osservabilità del pianeta più luminoso, l'altezza di Venere sull'orizzonte occidentale comincerà a decrescere rapidamente, anticipando così l'orario del tramonto di oltre un'ora. Gli ultimi giorni del mese Venere sarà nel Leone, sempre più vicinO a Giove, con il quale sarà protagonista di una spettacolare congiunzione all'inizio di luglio.

Saturno continua ad essere osservabile in condizioni ottimali, nella Bilancia. Dopo il tramonto si può individuare facilmente, guardando a Sud-Sud-Est nelle prime ore della sera. Intorno alla mezzanotte culmina a Sud e raggiunge la massima altezza sull'orizzonte: questo il momento ideale per osservarlo, in particolare per chi può utilizzare un telescopio per ammirare gli splendidi anelli. Nella seconda parte della notte lo si può seguire a Sud-Ovest, sempre più basso sull'orizzonte.

In giugno è attesa anche la seconda cometa luminosa delle tre previste per quest'anno. Dopo la C/2014 Q2 Lovejoy è la volta della C/2014 Q1 Panstarrs, anche se vederla non sarà affatto facile. Bisogna infatti cercarla a ridosso dell'orizzonte e quando il cielo non è ancora completamente buio. Sarà possibile farlo a partire dalla metà di giugno, puntando il telescopio verso l'orizzonte di Nord-Est.

Nel cielo di giugno, infine, si potrà vedere ancora sfrecciare la Stazione Spaziale, a bordo della quale si trova ancora l'astronauta Samantha Cristoforetti. Se in maggio era possibile vederla passare soltanto prima dell'alba, a partire dal primo giugno sono previsti diversi passaggi nelle ore serali.

Fonte Ansa

Autore: 1406 1406



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I dieci sciocchi (parabola)

I dieci sciocchi della parabola guadarono un corso d'acqua e dopo aver raggiunto l'altra sponda vollero assicurarsi di aver tutti attraversato il guado senza danni. Uno dei dieci cominciò a contare, ma mentre contava gli altri, lasciò fuori se stesso.
"Ne vedo solo nove; di sicuro ne abbiamo perduto uno. Chi può essere?", disse. "Hai contato bene?", chiese un altro, e cominciò a contare. Ma anch'egli contò soltanto nove. Uno dopo l'altro ciascuno dei dieci contò solo nove, dimenticando se stesso. "Siamo soltanto nove", furono tutti d'accordo; "Ma chi manca?", si chiesero. Ogni sforzo che fecero per scoprire l'individuo "mancante" fallì. "Chiunque sia quello che è affogato", disse il più sentimentale dei dieci sciocchi, "lo abbiamo perduto". Così dicendo scoppiò in lacrime e gli altri lo imitarono.
Vedendoli piangere sulla sponda del fiume, un viandante compassionevole ne chiese loro il motivo. Essi raccontarono cos'era accaduto e dissero che persino dopo esserei contati parecchie volte non poterono contarsi più di nove. Nell'udire la loro storia, ma vedendoli tutti e dieci davanti a lui, il viandante intuì ciò che era accaduto. Al fine di far conoscere loro di essere realmente dieci e che tutti erano sopravvissuti al guado, disse loro: "Che ognuno di voi conti se stesso, ma uno dopo l'altro, in serie, uno, due, tre e così via, mentre io darò un colpo a ciascuno, così sarete sicuri di essere tutti inclusi nel conteggio ... e inclusi una volta solamente. Allora il decimo uomo mancante verrà trovato". Udendo ciò, essi si rallegrarono alla prospettiva di ritrovare il loro compagno "perduto" e accettarono il metodo suggerito dal viandante. Mentre il gentile viandante dava a turno un colpo a ognuno dei dieci, quello che veniva colpito contava se stesso ad alta voce. "Dieci", disse l'ultimo uomo mentre riceveva il colpo. Meravigliati, si guardarono l'un l'altro: "Siamo dieci", dissero con una sola voce e ringraziarono il viandante per aver rimosso la loro angoscia.
Questa è la parabola. Da dove fu introdotto il decimo uomo? Era mai stato perduto? Venendo a sapere che egli era stato sempre là, impararono forse qualcosa di nuovo? La causa della loro angoscia non era la perdita di qualcuno, ma era la loro stessa ignoranza o, piuttosto, la semplice supposizione che uno di loro fosse stato perduto.
Tale è il tuo caso. In verità non c'è alcuna ragione per te di essere miserabile ed infelice. Tu stesso imponi delle limitazioni alla tua vera natura di essere infinito e quindi ti lamenti di essere una creatura finita. Quindi intraprendi questa o quella pratica spirituale per trascendere limitazioni non esistenti. Ma se la tua stessa pratica spirituale ammette l'esistenza delle limitazioni, come può aiutarti a trascenderle?
Sappi che tu sei realmente l'infinito e puro essere, il Sé. Tu sei sempre quel Sé e nient'altro che quel Sé. La tua ingoranza è semplicemente un'ignoranza immaginaria, come l'ignoranza dei dieci sciocchi a proposito del decimo uomo perduto. È questa ignoranza che provocò la loro angoscia.
Sappi allora che la vera conoscenza non crea per te un nuovo essere, rimuove soltanto la tua ignorante ignoranza. La beatitudine non viene aggiunta alla tua natura, viene semplicemente rivelata come il tuo vero stato naturale, eterno ed immortale. Il solo modo per liberarti dalla tua angoscia è conoscere ed essere il Sé.

Ramana Maharshi

- Da: Ramana Maharshi - "Sii ciò che sei" a cura di David Godman - Edizioni Il Punto D'incontro





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