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Attacchi di fame nervosa. Cause emotive, debolezza e nervosismo




Le crisi di fame nervosa hanno due aspetti, emotivo e chimico. Cerchiamo di capire meglio cosa accade al nostro corpo. 

Questi sintomi sono spesso confusi e non compresi chiaramente, cosa che nel tempo peggiora solamente la situazione. E’ importante quindi capire che cosa accade a livello chimico nel nostro organismo e soprattutto per quale motivo accade. 
 
Riuscire a riconoscere le cause scatenanti gli attacchi di fame non è sempre facile. Si può però avere un quadro più chiaro, capendo il meccanismo chimico che avviene nel nostro organismo.
 
Ghiandole surrenali. Proprio così, è proprio questa la causa principale, l'affaticamento delle ghiandole surrenali. Posizionate al di sopra dei reni, queste sono le maggiori responsabili allo stato di risposta allo stress che il nostro corpo effettua sintetizzando sostanze come adrenalina o cortisolo. Ma cosa accade quando queste ghiandole si trovano in uno stato di affaticamento? Il nostro corpo risponde con numerosi e differenti sintomi, ma si tratta anche di un disturbo molto spesso non diagnosticato e quindi non trattato.
 
Quali sono questi sintomi?
 
Eccessiva sudorazione anche per modesta attività fisica
 
Dolore alla schiena e/o debolezza al ginocchio o dolore, specialmente sul lato
 
Occhiaie
 
Vertigini o giramenti di testa
 
Contrazioni muscolari
 
Ipoglicemia
 
Palpitazioni
 
Sensibilità alla luce, difficoltà a vedere di notte
 
Desiderio di sale
 
Desiderio di zuccheri, voglia di dolci
 
Crisi di fame
 
Debolezza
 
Nervosismo
 
Bassa resistenza allo stress e facile irritabilità
 
Sbalzi di umore dopo aver mangiato
 
Infezioni croniche (batteriche, virali, fungine)
 
Pressione bassa
 
Stanchezza, difficoltà a riposare e dormire bene
 
Invecchiamento precoce
 
Pelle secca
 
Assenza di libido
 
Tendenza ad esplodere di rabbia facilmente
 
E’ molto probabile non avere tutti i sintomi ma riconoscersi in molti di essi.
 
Qual è dunque, la causa dell’affaticamento surrenale?Ce ne sono  molteplici:
 
Traumi infantili
 
Stress della vita quotidiana
 
Alimentazione ricca di zuccheri, alcool, farine e carboidrati raffinati. Quindi tutti i dolci, pane, pizza, pasta, biscotti, cracker, merendine, bibite gassate, succhi di frutta, snacks, ecc
 
COME CURARE E GUARIRE LE GHIANDOLE SURRENALI
 
Se ci si riconosce in più di questi sintomi, e si sospetta di soffrire di affaticamento surrenale non bisogna perder tempo, essendo le ghiandole surrenali estremamente importanti per il sistema immunitario, per il funzionamento della tiroide, per prevenire il diabete e la nostra capacità di relazionarci con l’ambiente e di rispondere agli stimoli esterni.
In casi estremi scatenati anche da un minimo evento stressante, si può arrivare ad avere pensieri suicidi, il vivere diventa uno sforzo immondo per la sopravvivenza e tutto si tramuta in stanchezza, fatica, dolore, con un'amplificazione di stati allergici e infiammatori.
 
 
Cosa fare in questi casi, ecco qualche consiglio: 
 
Andare a dormire antro le 10 di sera;
Fare bagni rilassanti, quasi e possibilmente, ogni giorno con l'aggiunta di olio essenziale di lavanda da sciogliere nell'acqua;
Bere la tisana di ortica due volte al giorno;
Assumere integratori di Ashwagandha e Eleuterococco;
Assumere Zinco e Magnesio, minerali fondamentali negli stati di affaticamento surrenale perchè vengono distrutti dallo stesso;
Una leggera attività fisica tutti i giorni torna utile;
Quando mangiare, ovvero l'importanza di quello che si mangia e in determinati orari per mantenere stabile la glicemia evitandone gli sbalzi.
Importantissimo è mangiare appena ci si sveglia (comunque entro le 10) per aggiornare le scorte di zucchero consumate nella notte. Le energie del mattino fanno presto ad essere consumate, sicchè il pranzo va consumato presto, entro le 12,30, uno snack sano a metà pomeriggio e riuscire a cenare per le 18.30, quando questo non risulta possibile, fare un snack più abbondante nel pomeriggio e semi-digiunare la sera.
Zucchero e carboidrati raffinati stressano le ghiandole surrenali addette alla regolazione della glicemia, perciò eliminandoli, si eviteranno picchi di ipo o iper glicemia. 
Mangiare molta verdura, legumi e cereali integrali.
Usare il sale marino intergrale con moderazione può infatti essere d'aiuto nei casi di esaurimento surrenale.
Evitare gli insaccati ed i formaggi eccessivamente lavorati o stagionati.
Da evitare gli oli idrogenati, i fritti e il cibo spazzatura. 
Ovvimante, eliminare i cibi a cui si è allergici o intolleranti perchè sostengono lo stato di esaurimento delle surrenali. 
Perciò no a glutine e latticini.
La frutta? La frutta va mangiata in quantità moderata, considerando il contenuto di fruttosio e potassio che non aiutano le surrenali in sofferenza. 
Frutta da mangiare preferibilmente: papaya, mango, prugne, pere, kiwi, mele, uva in piccole dosi, ciliegie, quella da evitare: banana, uvetta, datteri, fichi, arancia, pomplemo.
Evita il caffè, gli stimolanti in genere, l’alcool e bibite zuccherate. Bevi invece molta acqua.
 
LE SITUAIONI EMOTIVE DELLA FAME NERVOSA, L'ALTRO ASPETTO DELGLI ATTACCHI DI FAME. OVVERO QUANDO SI MANGIA PER:
 
LA FAME PER NOIA – Quella della pausa caffè al lavoro, lo sgranocchiare della casalinga, lo spuntino dello studente: sono esempi di situazioni in cui il cibo diventa un valido doversivo
 
LA FAME PER RABBIA – Divorare qualcosa per non divorare qualcuno, funziona più o meno così, c'è chi sfoga sul cibo frustrazioni, gelosie, risentimenti. Quando un’ emozione forte come la rabbia non può essere espressa, forse perché sentita come troppo pericolosa, il cibo diventa lo strumento che placa.
 
LA FAME PER MANCANZA – L'insoddisfazione in questo caso la fa da padrone, il cibo diventa il compagno di una vita solitaria. Non giudica, non chiede nulla ed è sempre a disposizione
 
LA FAME PER ANSIA – Se le preoccupazioni per il futuro, per un compito da svolgere, per un evento importante, si fanno pesanti quasi a paralizzare i pensieri e le azioni, il cibo sembra diventare il tranquillante migliore, dà un risultato immediato e non richiede sforzi.
 
LA FAME PER TRISTEZZA – Il cibo fa le veci delle attenzioni materne. Infatti, nel cercare di superare un dolore, un momento di sconforto, una delusione, il cibo richiama il suo potere consolatorio. I dolci sono quelli maggiormente preferiti in questi casi proprio per le sensazioni di lungo piacere che donano evocando emozioni recondite portatrici di benessere.
 
COME CONTRASTARE LA FAME NERVOSA E GLI ATTACCHI DI FAME
 
Giocare in anticipo al languorino improvviso si può. Ecco le mosse giuste.
 
Mangiare con calma. Assaporare lentamente una pietanza significa infatti attivare tutti i recettori gustativi della lingua che inviano il messaggio di sazietà al cervello. Ci vogliono 20 minuti perché questo accada, masticando  e molto lentamente, si dà il tempo necessario ai recettori di attivarsi con  delle pause ogni 5-6 bocconi per sorseggiare dell’ acqua.
L'antipasto, di frutta o verdura è una buona abitudine da prendere. I vegetali sono ricchi di fibre che creano massa nello stomaco calmando la fame. L’effetto è maggiore se bevi anche un po’ d’acqua.
Sì a pane e pasta integrali, perchè contengono fibre che aumentano la sensazione di sazietà, inoltre, i tanto temuti carboidrati hanno il potere di stimolare la produzione di serotonina che regola il meccanismo della fame.
Aggiungere le verdure anche al primo piatto: ortaggi come spinaci, carciofi, cime di rapa, asparagi, a condimento di risotti o altro, riempiono lo stomaco senza danni per la linea e forniscono l’impressione di aver mangiato molto.
Niente TV e riviste a pranzo e cena. Se mangi distrattamente rischi di confondere il cervello che non riconosce più i segnali di sazietà, finendo per mangiare più del necessario.
Variare ciò che si mangia aiuta a non avere carenze di una sola sostanza o vitamina che possono essere all’ origine della fame frequente.
Fare attività fisica aiuterà a tenere sotto controllo la cosiddetta fame nervosa o emotiva che nasce dallo stress. Un valido aiuto in questo senso è costituito anche dal masticare chewing-gum (senza zucchero).
Mangia piccante. I piatti speziati appagano la fame più in fretta e favoriscono la produzione di endorfine che aumentano il piacere facendoti alzare da tavola soddisfatta.
Bere spesso. Non solo acqua, ma anche tè non zuccherato che riempiono lo stomaco senza introdurre calorie.
 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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