Faredelbene.net



salute -> Odontoiatria: handicap e malattie croniche entrano in studio.


Odontoiatria: handicap e malattie croniche entrano in studio.




La Società di odontostomatologia dell’handicap si muove per sensibilizzare i giovani dentisti a prendersi carico anche dei «pazienti speciali» e di quelli con patologie sistemiche.
Intanto in Toscana parte un corso di perfezionamento a fronte di un’assistenza odontoiatrica carente per i pazienti speciali, che faticano ad accedere alle cure odontoiatriche basilari, ma anche di una società in cui le patologie croniche, quali per esempio diabete, ipertensione, sono in aumento e destinate a crescere ulteriormente, diventa importante per il giovane odontoiatra iniziare a crearsi delle competenze per gestire pazienti che possono presentare problematiche di vario tipo.
 
A parlarne è Eugenio Raimondo, vice presidente della Società italiana di odontostomatologia per l’handicap (Sioh) e autore del libro “Odontoiatria speciale per il paziente critico e diversamente abile” edito da Edi Ermes Milano, che auspica anche «il riconoscimento da parte del sistema universitario e formativo di una figura specialistica» in questo ambito.
 
Dottor Raimondo, chi sono i pazienti speciali e quali approcci sono consigliabili per la loro gestione?
 
Una prima difficoltà è legata al fatto che esiste una grandissima varietà nell’universo dei pazienti speciali: ognuno ha peculiarità e problematiche proprie e richiede di conseguenza un approccio diverso. Pensiamo, per esempio, a quanto possano essere distanti nell’approccio il paziente con spasticità e quello con disagio mentale: nel primo caso, pur in un riconoscimento dello stato di difficoltà, l’approccio deve essere “adulto”, evitando qualsiasi forma di intrattenimento, invece adatto ad altri tipi di pazienti. Ancora differente è il caso di pazienti che hanno gravi problemi sensoriali: in presenza di cecità, per esempio, è importante far toccare gli strumenti e far comprendere l’ambiente circostante, mentre per la sordità, fondamentale è, attraverso il tutore, assicurarsi che l’assistito possa ricevere tutte le spiegazioni legate alla terapia.
Ci sono poi tutta una serie di patologie gravi che sono difficili da gestire in un ambulatorio comune, come per esempio l’autolesionismo, o problematiche che impediscono lo svolgimento della visita stessa. Per questi casi il metodo che propongo è quello di interventi in narcosi per visita, eventuali esami obiettivo e trattamento. Va detto che in questi casi occorre creare uno scopo medico legale per il ricovero.
 
Quali consigli ai giovani odontoiatri?
 
Di fronte ad un universo così ampio il primo consiglio, per l’odontoiatra giovane, è quindi di cercare di conoscere tutte le disabilità e comprendere con che tipo di paziente si ha che fare, in modo da poter discernere il tipo di approccio ma anche capire se quel tipo di disabilità può essere gestita in ambulatorio o in ospedale. Un altro punto che ci tengo a sottolineare è che nel trattamento della disabilità occorre relazionarsi molto con la famiglia e diventa particolarmente importante il consiglio da dare ai care givers su come approcciare la prevenzione e il mantenimento delle cure, a partire dall’alimentazione fino ad arrivare all’igiene domiciliare, che può mettere in difficoltà. Quello che va messo in campo è un approccio al paziente a tutto tondo.
 
Si tratta di problematiche che, con la dovuta preparazione, tutti possono affrontare?
 
Chi segue questi pazienti deve avere una motivazione in più, il senso di una missione, ma anche una presenza d’animo e fisica, un grado di pazienza in più. Ci sono situazioni in cui il paziente può arrivare a colpire l’odontoiatra e chi effettua le cure deve essere pronto a situazioni di ogni tipo. Detto questo, però, c’è un mondo più ampio e in crescita che è quello della cronicità: la vita si allunga e le malattie si cronicizzano, così come aumenta anche il numero degli allettati al domicilio.
Spesso vedo che i giovani odontoiatri tendono ad allontanarsi da queste problematiche, tendono a rimandare il paziente al centro ospedaliero specialistico. Credo invece che questa sia la nuova frontiera dell’odontoiatria e l’invito che posso dare ai giovani è di iniziare a pensare che questo è un futuro che toccherà anche la loro quotidianità. È importante cioè capire che occorre iniziare il prima possibile a crearsi competenze specifiche. Patologie come ipertensione, diabete e così via sono ormai all’ordine del giorno nella nostra società.
 
Qual è la situazione al momento per i pazienti sul territorio?
 
Al momento non tutte le Regioni hanno un centro per disabili e per di più talvolta in queste strutture le terapie principalmente praticate consistono in estrazioni dentarie, mentre prevenzione e cura sono aspetti meno presenti. Non posso che ribadire che la dignità e qualità della prestazione deve essere pari per tutti gli assistiti e questo significa che l’odontoiatra deve poter eseguire anche per pazienti complessi una prestazione a regola d’arte. Per questo il mio auspicio è di andare verso la costituzione di ambulatori mirati sul territorio, dotati di personale specializzato e attrezzati per la sedazione, in modo che anche i pazienti più problematici possano essere visitati e curati, possibilmente nella stessa seduta, come tutti gli altri. In un contesto di questo tipo, credo sia meno importante che le prestazioni vengano assicurate gratuitamente.
Per far capire l’impatto di certe situazioni vorrei riportare un dato che ho presentato al congresso dell’Iadh, l’International Association for Disability and Oral Health, che si è tenuto a Berlino a ottobre dell’anno scorso: nel corso della mia attività sono riuscito a trattare in anestesia generale 10.500 tra adulti e bambini. A 200 famiglie di soggetti non collaboranti abbiamo sottoposto un questionario per capire come è cambiata la qualità vita dopo l’intervento e tutti hanno sottolineato che i bambini sono tornati a dormire la notte. Questo è un problema non secondario: si tratta di pazienti che non sono in grado di far comprendere che cosa stanno provando e spesso di fronte a pianti notturni non si pensa a un problema dentario, ma a recrudescenze neurologiche, con la conseguenza che si aumentano le dosi della terapia.
Il problema qui è garantire a questi ragazzi il diritto di curarsi i denti, in quelle che sono le primarie funzionalità, quali l’alimentazione e l’assenza di dolore, che sono le basi dell’odontoiatria e il fondamento della dignità umana.
 
Scritto da: Francesca Giani

Giornalista Italian Dental Journal
 
 
Referral ID: 1248



Ti piace il nostro sito ?

Ricevi gratuitamente gli articoli più belli via mail. Ci impegneremo ogni giorno per farvi conoscere notizie interessanti!

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!


MisterDomain.EU

Articoli Recenti

PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





Categorie

psicosomatica
psicosomatica
significato dei colori
significato dei colori
lavori creativi
lavori creativi
animali
animali
diete
diete
medicina naturale
medicina naturale
psicologia
psicologia
spiritualit ed esoterismo
spiritualit ed esoterismo
autismo
autismo
curiosit
curiosit
astrologia
astrologia
tradizioni
tradizioni
medicina
medicina
pedagogia
pedagogia
filosofia
filosofia


design & developed by impulsiva.net
All Right is Reserved © faredelbene.net - Condizioni Privacy - Obiettivi
 
 

Non mostrare piú / Sono gia iscritto

Ti piace il nostro sito ?

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!