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Antiginnastica ed equilibrio del corpo




Riequilibrare la muscolatura e la cognizione corporea soggettiva. 

L’antiginnastica è una tecnica terapeutica dal nome curioso che propone movimenti lenti e misurati del corpo, finalizzati a un vero e proprio riequilibrio muscolare e alla cognizione corporea soggettiva.

 
L’obiettivo di questo metodo non è unicamente quello di allungare i muscoli ma, mediante la ripetizione di peculiari movimenti, anche di integrare lo stato di benessere così acquisito nelle azioni quotidiane. Da un corpo contratto e sofferente, grazie a questa tecnica, si va verso un corpo pieno di energie e agilità. 
 
I movimenti dell’antiginnastica sono stati creati da Thérèse Bertherat, basandosi sui principi del metodo Mézières. Si tratta di una classe di esercizi che hanno come comun denominatore un lavoro cosciente su se stessi, finalizzato a scovare il luogo in cui si celano le tensioni per alleviarle tramite movimenti di estensione della muscolatura posteriore, in particolare delle catene cinetiche. Queste catene cinetiche sono rappresentate dai tessuti muscolari che generalmente usiamo nella posizione eretta e che, col passare del tempo, tendono a ridursi, indurirsi e indolenzirsi.
 

Il rilassamento dei muscoli posteriori permette il recupero automatico della funzionalità degli altri muscoli, consentendo armonia ed equilibrio al resto del corpo.  

 
Antiginnastica: benefici e controindicazioni
 
L’antiginnastica consente di recuperare la mobilità e la vitalità di quei muscoli che gli eventi della vita tendono a contrarre, accorciare e atrofizzare. Grazie a piccolissimi ed estremamente precisi movimenti, che rispettano la fisiologia e la chinesiologia muscolare del soggetto, si è in grado di ridestare tutte le zone dimenticate e remote del nostro corpo, spezzando le catene della rigidità, seppur senza mai forzare l’ampiezza articolare della persona. 
 

Il beneficio principale e al tempo stesso la chiave dell’antiginnastica è quello di far lavorare i propri muscoli per sé e non contro se stessi.

 
Infatti, la tecnica non si limita all’aspetto meccanico, ma indaga gli aspetti emotivi e le correlazioni psichiche in una prospettiva globale di corpo e mente. Rappresenta uno strumento efficace che consente di uscire da modelli di movimenti e di gesti stereotipati (che spesso si fa fatica a correggere), a eliminare la stanchezza fisica e mentale, a dare respiro e vitalità a tutti i muscoli del corpo e a permettere a tutto l’organismo di funzionare in modo equilibrato.
 
L’antiginnastica non ha controindicazioni, eccezion fatta per malattie che impediscano i movimenti.
 
Antiginnastica: per chi
 
Il nome invoglierà particolarmente i più pigri. In effetti, l’antiginnastica è di gran lunga avulsa dalle sudate in palestra e può essere praticata comodamente a casa. È particolarmente indicata per la correzione di difetti posturali e per coloro che soffrono di dolori muscolari e articolari. 

L’antiginnastica si rivolge inoltre a coloro che soffrono di stress, stati ansiosi, insonnia, mal di testa e difficoltà digestive e intestinali. Può inoltre rivelarsi un aiuto determinante per cervicalgie e lombalgie da contratture muscolari e per patologie come lordosi, cifosi e scoliosi. 

 
Antiginnastica: la legge in Italia e all’estero
 
Per poter insegnare l’antiginnastica, in Italia è sufficiente formarsi per due anni come istruttore. Al termine del secondo anno, all’allievo viene rilasciato un contratto di abilitazione. Vengono consigliati diplomi di chinesiterapia, psicomotricità o psicologia per l’ammissione. L’associazione AGTB, presente in diverse parti del mondo e facente capo a Thérèse Bertherat, propone metodi per praticare l’antiginnastica a casa e corsi per i formatori di antiginnastica. 
 
 
Antiginnastica: curiosità
 
Thérèse Bertherat ha scelto il termine “antiginnastica” all’epoca dell’antipsichiatria perché riteneva che alcuni movimenti suggeriti per esercizio non facevano altro che aggravare i problemi del diaframma e della colonna vertebrale. Con le sue parole, “Ci viene detto che è necessario che il nostro corpo si fortifichi, che occorre sudare e traspirare. Allora, per conquistare la forma inforchiamo la bicicletta, ci appendiamo alla spalliera, corriamo fino a perdere il fiato, ci mettiamo a sollevare i pesi. Quello che invece dovremmo fare prima di tutto è aprire gli occhi, prenderci il tempo di guardare il nostro corpo per comprendere come funziona”.
 
Fonte: cure-naturali.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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