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I benefici della borsa d'acqua calda




La borsa dell'acqua calda è un rimedio naturale che  aiuta ad alleviare alcuni piccoli fastidi della vita quotidiana.

C'è chi la usa semplicemente per scaldare le lenzuola e le coperte prima di andare a dormire, e chi non rinuncerebbe mai alla borsa dell'acqua calda a scopo terapeutico, ad esempio per il trattamento del dolore.


La borsa dell'acqua calda è solo un palliativo o è davvero efficace? La scienza ci dice che questo rimedio della nonna non è un placebo. La borsa dell'acqua calda serve realmente a placare i dolori nelle condizioni che traggono giovamento dalla presenza di calore.

Immaginiamo di avere mal di stomaco. Uno studio dell'University College di Londra ha dimostrato che il calore che proviene dalla borsa dell'acqua calda blocca i messaggi che dallo stomaco trasmettono la sensazione di dolore al cervello. Agisce dunque come una sorta di anestetico e forse anche meglio dei classici farmaci. Lo stesso effetto vale per i crampi mestruali.

Prima di questa ricerca si pensava che l'effetto del calore fosse soltanto psicologico, ma a quanto pare la borsa dell'acqua calda riesce effettivamente a deattivare il dolore a livello molecolare proprio come gli antidolorifici che troviamo in farmacia.
Secondo gli esperti, se mettiamo a contatto la parte del corpo da cui proviene il dolore con una fonte di calore di temperatura superiore ai 40°C (come un contenitore d'acqua, o borsa dell'acqua calda), si mettono in moto dei recettori che a propria volta bloccano quelli del dolore. Come un farmaco, la borsa dell'acqua calda agisce sul sintomo. Può essere utile per avere un sollievo momentaneo, come quando si assume un antidolorifico, ma poi sarà importante andare alla ricerca delle cause del dolore, se queste sono sconosciute. La ricerca degli esperti dell'University College of London sugli effetti della borsa dell'acqua calda è approdata tra le notizie della BBC.
Nel caso della borsa dell'acqua calda si può parlare di terapia del calore (heat therapy, all'estero). Un numero crescente di studi sta sottolineando i benefici del calore per la salute. Allora perché non andare alla riscoperta della cara vecchia borsa dell'acqua calda?
Ad esempio, in caso di infortuni che hanno coinvolto i muscoli, intervenire con il calore dopo 48 ore a parere degli esperti potrebbe essere utile per accelerare la guarigione. L'utilizzo della borsa dell'acqua calda viene considerato utile sia per il mal di stomaco che per i crampi legati al ciclo mestruale, con l'obiettivo di attenuare la sensazione di dolore.
Il calore della borsa dell'acqua calda può dare beneficio anche in caso di dolori legati all'artrite e per il mal di schiena, ad esempio se i dolori sono dovuti a contratture muscolari. In caso di muscoli da decontrarre a livello del collo, può essere utile ricorrere ad una doccia calda o ai cuscinetti per la cervicale da riscaldare. Dunque, salvo casi particolari, sì alla borsa dell'acqua calda per dolori mestruali, contratture muscolari, mal di stomaco, crampi e artrite.


Come realizzare una borsa dell'acqua calda

Per quanto riguarda la classica borsa dell'acqua calda, se volete rinnovare un vecchio modello, potete realizzare un fodera per rivestirla dal riciclo creativo di un vecchio maglione oppure lavorando a maglia o all'uncinetto. Qui trovate il tutorial per realizzare un porta borsa dell'acqua calda da un vecchio maglione.

Ci sono alternative alla classica borsa dell'acqua calda? Certamente. Si tratta dei cuscinetti che potete riscaldare in forno, in microonde o sul termosifone. Questi cuscinetti da riscaldare di solito vengono imbottiti con noccioli di ciliegie, riso o semi di lino. Sono adatti anche come borsa del ghiaccio (utili ad esempio per i lividi) dopo averli conservati in freezer. I cuscinetti di noccioli di ciliegio o di altro tipo di solito sono in vendita in erboristeria. Ma potrete anche realizzarli a mano cucendo le federe da scampoli di stoffa oppure usando dei calzini, che poi imbottirete con il materiale prescelto.

Autore: 1406 1406



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Camminare come un Buddha Thich Nhat Hanh

Nel Sutra del Loto il Buddha è descritto come la più amata e rispettata «fra le creature che camminano su due piedi»; gli volevano tanto bene perché sapeva godersi una bella passeggiata. Nel buddhismo, camminare è una forma importante di meditazione. In effetti può essere una pratica spirituale molto profonda.

Quando camminava, il Buddha lo faceva senza sforzo, semplicemente godere di camminare; non aveva bisogno di sforzarsi perché quando si cammina in presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. È questo il modo migliore di praticare: praticare senza far vedere che stiamo praticando. Non si fa nessuno sforzo, non si lotta, semplicemente si gode di camminare – ma è qualcosa di molto profondo. «La mia pratica,» diceva il Buddha «è la pratica della non-pratica, la realizzazione della non-realizzazione».

A molti di noi riesce difficilissimo immaginare una pratica priva di sforzo, nel piacere rilassato della consapevolezza. Succede perché non camminiamo con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare, ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate: il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa.

Per il Buddha la mente e il corpo sono due aspetti della stessa entità. Camminare è semplice come mettere un piede davanti all’altro, eppure spesso lo troviamo difficile o noioso; invece di camminare prendiamo la macchina per percorrere pochi isolati, “per risparmiare tempo”. Quando capiamo quanto corpo e mente siano interconnessi, la semplice azione di camminare come faceva il Buddha può essere estremamente facile e piacevole.

Puoi fare un passo ed entrare in contatto con la terra in modo da stabilirti nel momento presente: così arrivi nel “qui e ora”. Non occorre fare alcuno sforzo: i piedi toccano la terra in consapevolezza, portandoti subito nel qui e ora. Sei libero, all’improvviso – libero da tutti i progetti, da tutte le preoccupazioni, da tutte le aspettative – sei pienamente presente, pienamente vivo, in contatto con la terra.

Quando pratichi da solo la lenta meditazione camminata puoi provare a fare così: inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo, imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita. Sono sicuro che sei capace di fare un passo di questo genere, perché in te c’è un buddha; è quella che si chiama “natura di buddha”, ossia la capacità di essere consapevoli di quello che sta accadendo. «Ciò che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo.» Una persona, un essere umano, un homo sapiens dovrebbe esserne in grado: in ognuno di noi c’è un buddha, dovremmo lasciare che sia lui a camminare.

Anche nella situazione puoi camminare come un Buddha. L’anno scorso, a marzo, durante il viaggio in Corea ci fu un momento in cui ci ritrovammo circondati e bloccati da centinaia di persone, ognuna con in mano una macchina fotografica, che ci chiudevano la strada. Non c’era spazio per camminare, tutti ci puntavano addosso l’obiettivo, una situazione difficilissima in cui fare una meditazione camminata! Allora dissi: «Caro Buddha, mi arrendo. Cammina tu per me!»; e subito arrivò il Buddha e si mise a camminare in totale libertà; la folla si aprì a fare spazio al Buddha che camminava senza alcuno sforzo.

Se vi trovate in una situazione difficile fate un passo di lato e lasciate che il Buddha prenda il vostro posto. Il Buddha è dentro di voi. Funziona in tutte le situazioni; l’ho sperimentato. È come al computer, quando ci si imbatte in un problema: sei lì che cerchi di uscirne senza riuscirci; arriva tuo fratello maggiore, che è molto bravo col computer, e dice: «Spostati un po’, ci penso io» e appena si siede va tutto a posto. È proprio così: quando ti trovi in difficoltà, ritirati e lascia che il Buddha prenda il tuo posto. È facilissimo e per me funziona sempre. Devi avere fede nel tuo buddha interiore e lasciare che sia lui a camminare, e lasciare anche che le persone che ti sono care camminino per te.

Per chi cammini, quando cammini? Certo, puoi camminare per arrivare da qualche parte; ma puoi anche camminare come una sorta di offerta meditativa. È una gran bella cosa camminare per i tuoi genitori o per i nonni che forse non conoscevano la pratica di camminare in presenza mentale. In vita loro, i tuoi antenati potrebbero non aver mai avuto l’occasione di fare passi felici, in pace, e di stabilirsi pienamente nel momento presente. È davvero un peccato; non è il caso di lasciare che accada anche a noi.

Puoi camminare con i piedi di tua madre; povera mamma, lei forse non ha avuto molte opportunità di camminare in questo modo. Puoi dire: «Mamma, ti va di venire a camminare con me?» e poi cammini con lei e ti si riempe il cuore d’amore. Ti liberi, e allo stesso tempo liberi anche lei. Perché tua madre è davvero dentro di te, in ogni cellula del tuo corpo. Anche tuo padre è presente in ogni cellula del tuo corpo; puoi dire: «Papà, ti va di venire con me?», ed ecco che all’improvviso ti ritroverai a camminare con i piedi di tuo padre. È una gioia, è una pratica che dà molto, e vi assicuro che non è difficile, che non occorre lottare o combattere: basta attivare la consapevolezza e tutto andrà bene.

Una volta imparato a camminare per le persone care, puoi camminare per le persone che ti hanno reso infelice la vita: puoi camminare per coloro che ti hanno attaccato, che hanno distrutto la tua casa, il tuo paese, la tua gente. Quelle persone non erano felici, non avevano abbastanza amore per se stesse né per gli altri, e hanno reso infelice la tua vita e quella della tua famiglia e della tua gente. Verrà il momento in cui sarai in grado di camminare anche per loro. Camminando in questo modo diventi un buddha, diventi un bodhisattva pieno d’amore, di comprensione e di compassione.

In questo libro Thich Nhat Hanh, celebre maestro zen, insegna ai lettori come creare l’abitudine alla felicità. Spiega come funziona la mente e come possiamo allenarla realizzando le condizioni per essere felici attraverso la creatività, le visualizzazioni, la meditazione.

Thich Nhat Hanh illustra inoltre alcuni esercizi pratici per migliorare la lucidità mentale e ripristinare l’armonia tra corpo e spirito, prendendo anche alcuni esempi dalla vita del Buddha o dalla propria esperienza diretta. Il risultato è un libro pieno di ispirazione, la cui lettura invita a raddoppiare gli sforzi a beneficio di tutti gli esseri senzienti, sapendo che questi sforzi sono l’unica via possibile per raggiungere la felicità personale.





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