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GrŘn: se vuoi la pace accetta i tuoi limiti




Incontro con il benedettino tedesco che ha venduto 20 milioni di copie e insegna la spiritualità ai manager . "La fede è una esperienza del mistero di Dio"

Si è appena conclusa la preghiera di mezzogiorno all’abbazia benedettina di Münsterschwarzach, ventidue chilometri da Würzburg, Baviera settentrionale, Franconia per la gente del posto. Capelli fluenti ormai scappati dalla fronte, la lunga barba incanutita, Anselm Grün, 69 anni, ha scritto trecento libri sulla psiche e sullo spirito, vendendo in tutto il mondo 20 milioni di copie. Sta preparando un nuovo volume sulle ferite psicologiche dell’infanzia insieme con Walter Kohl, figlio del cancelliere dell’Unificazione tedesca, uno che dovrebbe intendersene. 

Intervista

Padre Grün, ho l’iPhone, una bella automobile, una bella ragazza. Se non li avessi, il mio comandamento sarebbe di procurarmeli. Perché dovrei interessarmi alla religione? 
«La religione dà un senso alla vita. L’uomo desidera il successo, il denaro, ma queste cose, se pur si realizzano, non ci danno la soddisfazione sperata, restiamo senza pace. La religione risponde al richiamo dell’anima: è il desiderio di una vita buona».

Molti «maestri spirituali» ci spingono a guardare dentro di noi, svalutando la realtà esteriore. Ma quando Gesù dice: «Date a Cesare quello che è di Cesare», non riconosce forse che l’uomo è un essere sociale? 
«La spiritualità si occupa della trasformazione personale, ma san Benedetto insegna: ora et labora. La responsabilità di fronte al mondo è una cosa molto importante per i fedeli. I cristiani non vivono solo per se stessi, vivono con gli altri e hanno il compito di trasformare la società. Max Horkheimer, il filosofo della scuola di Francoforte, ha detto che la religione ha il compito di rendere la società umana, di coltivare il desiderio per il totalmente altro. La società abbandonata a se stessa vuole controllare tutto, definire ogni comportamento umano La religione custodisce uno spazio di libertà».

Perché dovrei avere dei valori morali quando l’obiettivo supremo della nostra società, la ricchezza, si raggiunge più facilmente senza? 
«Al monastero mi capita spesso di fare conferenze a manager e banchieri. Ci sono due atteggiamenti: uno che non rispetta e non crede ai valori, l’altro che invece ha capito come sia importante salvaguardarli, perché alla fine un mondo senza valori danneggia anche l’economia».

L’economia rincorre la crescita illimitata, la morale del mercato è il desiderio infinito. Lei invece parla di senso del limite, perché? 
«Come dice il Papa, il capitalismo puro diventa disumano. Per fortuna in Germania abbiamo l’economia di mercato sociale dove il capitalismo è sottoposto a una critica, a certe limitazioni. Limite ha due significati diversi: il primo è il limite personale, i miei limiti umani. Il secondo è la finitezza della natura, per cui ogni crescita è limitata e destinata a finire, a morire. Questo tipo di crescita naturale dovrebbe essere il modello dell’economia. La concezione di una crescita senza limiti è una idea malata».

Usando un termine dello psicoterapeuta Carl Gustav Jung, lei invita ad accettare la propria ombra: che cosa significa? 
«Jung dice che ciascuno ha dentro di sé diverse coppie di polarità. Una di queste è ragione-sentimento, quando uno vive soltanto nella ragione, i sentimenti vanno nell’ombra e diventano sentimentalismo. Lì acquistano un grande potere, perché non è più l’uomo che ha dei sentimenti ma i sentimenti che hanno l’uomo. Ovviamente bisogna trovare un equilibrio. Per farlo occorre sapersi accettare. Devo ad esempio saper riconoscere i miei impulsi sadici e masochistici, la mia cattiveria, la mia aggressività. Sono pulsioni che non vanno vissute, è chiaro, ma neppure negate. È importante saperle osservare con umiltà. Dalla paura dell’ombra nasce il moralismo, e più c’è paura più la severità del moralista cresce».

La società corre sempre più in fretta e noi fatichiamo a tenere il ritmo. La velocità moderna non è l’opposto della pace interiore? 
«Molte persone percepiscono questa velocità come una minaccia al loro equilibrio, alla loro salute, una fonte costante di angoscia. Allora si cerca la quiete, ma a questo punto ecco un paradosso: la calma fa paura. Emergono alla superficie i nostri incubi, i sensi di colpa, di inadeguatezza, il timore della verità, delle malattie, della morte. La verità della calma terrorizza, la gente non vuole ricordare i propri limiti. È una porta che va attraversata».

Il cristianesimo insiste sulla libertà umana ma la scienza moderna sembra considerare l’uomo soltanto come una sofisticata macchina bio-chimico. Basta una pillola a essere felici? 
«La libertà dell’uomo non è assoluta. La psicologia ci insegna che siamo dipendenti dall’inizio della nostra storia, dalle ferite dell’infanzia. C’è una storia che non possiamo cambiare anche se la responsabilità di rispondere spetta a noi. Nella risposta sta la nostra libertà. La depressione può avere un senso. Ci sono diversi tipi di depressione e alcuni, certo, vanno trattati con i farmaci. Ma talvolta la depressione è una ribellione contro un’immagine interiore troppo alta, troppo elevata, l’ossessione per il successo, per la perfezione. In questi casi è un modo per riportami alla mia misura vera. A volte la depressione è dovuta alla mancanza di radici nella storia personale, nella fede, nella forza che dovrebbe venirci dalle figure del padre e della madre».

Che cos’è la fede? 
«La fede è un’esperienza. Quando un non-credente mi dice: io non posso credere, gli dico: non devi credere, prova! Gesù dice: Dio è il pastore, non manco di nulla. Non bisogna credere ma provare se questa parola è vera. Poi c’è un altro aspetto: che cosa vedo quando vedo la bellezza della natura, che cosa ascolto quando ascolto Mozart. Non è solo chimica. Nella bellezza della natura e nella bellezza della cultura riluce la bellezza assoluta. Questo è Dio. Quando uno dice non credo a Dio, in genere si riferisce a un’immagine particolare di Dio. Ma Dio è totalmente altro, mistero, come dice il teologo Karl Rahner. Quando uno ha il senso del mistero ha anche il senso di Dio».

Lei talvolta parla degli angeli, che cos’è un angelo? 
«Bisogna stare attenti a non ridurre l’angelo a qualcosa di troppo familiare, come fa la New age o un certo esoterismo: all’angelo non si può telefonare. La teologia dice che gli angeli non sono persone ma forze personali, forze che proteggono la persona. L’angelo ci accetta come siamo e ci aiuta a stare con noi stessi anche quando gli altri ci disprezzano o ci respingono. Non è solo uno stato psicologico però, diciamo che l’angelo è un’immagine perché non abbiamo altri modi di esprimerci, ma è una realtà. Una realtà che viene da Dio».

Che cos’è la preghiera? 
«La preghiera è un incontro con Dio. Mostro la mia verità a Dio. Alcuni credono che la preghiera serva a chiedere qualcosa, ma ciò che conta è l’incontro: offro la mia verità e le mie ombre a Dio perché lui le accetti».

Che cos’è la meditazione? 
«La meditazione è un metodo. Una cinquantina di anni fa abbiamo riscoperto la meditazione dall’Oriente, grazie al buddhismo, ma la tecnica esisteva già nella nostra tradizione, nei padri del deserto o nell’esicasmo degli ortodossi. A volte bisogna andare lontano per trovare le cose vicine».  

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



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