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Quattro tipi di vasi di Ayya Khema‏




Il Buddha paragonò la gente a quattro tipi di vasi di coccio. Il primo tipo ha dei buchi sul fondo: per quanta acqua ci si metta, viene sempre fuori; quando una persona di questo tipo viene a conoscenza del Dhamma, gli entra da un orecchio ed esce dall'altro.
Il secondo tipo di vaso è crepato: se ci si versa dentro il Dhamma, ne vien fuori lentamente, finché non si svuota del tutto. Il terzo tipo è pieno fino all'orlo d'acqua stagnante: convinzioni e opinioni. Non vi si può versar dentro nulla di nuovo, perché sanno già tutto. L'unico recipiente utile è quello del quarto tipo, senza buchi né crepe e completamente vuoto.

(Ayya Khema)

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Significato simbolico ed esoterico del Fiore di Loto

Per la tradizione indiana, ma in generale nella spiritualità orientale,
il fior di loto ha un significato simbolico ed esoterico:
è un simbolo di purezza e di elevazione spirituale,
poiché cresce incontaminato al di sopra delle acque fangose.
Metafora delle fasi evolutive dell’uomo, é simbolo dello spirito che trascende la materia.


Il loto affonda le sue radici in profondità, nella terra fangosa e nel buio.
Allo stesso modo noi esseri umani affondiamo le nostre radici in quei pensieri e quelle emozioni che generano paure, angosce, ansie, senso di possesso dalle quali si generano falso amore e bisogno di identificazione.
Tutto ciò porta a recitare dei ruoli, ad atteggiamenti innaturali e costruiti, a falsi desideri e bisogni, a competizioni e a quei comportamenti inconsapevoli, gretti, bassi, poveri e meschini, che nulla sono se non la manifestazione inconsapevole degli istinti primordiali di sopravvivenza di un io egoico spogliato dal Sé.
Quotidianamente siamo alle prese con tutto questo che ci alimenta e che manteniamo alimentato: come il loto con le sue radici, noi non possiamo prescindere da questi radicamenti terreni, ma possiamo "vedere" cosa attingiamo.

Il loto allunga il suo stelo dentro l’acqua in un moto spontaneo, alla ricerca di aria e luce.
Questa crescita rappresenta il nostro vivere, l’affrancamento da paure e angosce, l’accettazione e il superamento di rigidi pensieri, le intuizioni e i sentimenti più nobili, le aspirazioni profonde, i sogni nel cassetto e la volontà di andare oltre. A differenza dalla spontaneità della natura, per noi umani questo processo, sempre mediato dalla mente e dalla qualità dei nostri pensieri, è estremamente faticoso, perché si originano disillusioni, aspettative mai o non sufficientemente colmate, traumi emotivi, sofferenze sentimentali, blocchi relazionali, difficoltà comunicative e tanto altro.
Ricordare la spontaneità dello stelo del loto, ci aiuta a vivere l'attimo presente e ad eliminare il giudizio ritrovando la naturalezza dell’Essere quando ci confondiamo altalenando fra polarità contrastanti: luce e buio, giusto e sbagliato, buono e cattivo, passato e futuro, ecc,

Il loto poi trova l’aria e la luce, sboccia e si apre gioiosamente: prende forma, si colora ed emana profumo.
Con determinazione, costanza, in un moto spontaneo e naturale, con un’offerta di se stesso libera, gratuita, unica e irripetibile, senza chiedersi quando, come o con chi troverà la luce, il loto arriva a trasmutare e a trascendere la pesante materia di cui si nutre.
E’ così può essere l’espressione di ogni essere umano: creativa, completa, perfetta per come è, svincolata da modelli e confronti, senza mai perdere la consapevolezza di essere nutrito dalle necessarie energie: quelle terrene, materiali, confinate, grossolane, pesanti e quelle aeree, allargate, spaziose, leggere, eteree.
E’ meraviglioso pensare che gli esseri umani, pur con culture, usi e costumi differenti, possano aprirsi alla luce di una personale, naturale e profonda spiritualità, nutrita costantemente dalla materia che, trascesa, accende la sacralità di ogni cosa, di ogni essere, di ogni evento, di ogni esperienza, per portare colore, forma e profumo in quell’istante di un tempo infinito, che consuma la vita terrena.

Fonte gaialuce.it





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