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L'ESSERE E IL SAPERE L'UNIONE CHE FA LA DIFFERENZA




Rari sono gli uomini che possono ricevere il vero sapere, se ci riflettete comprenderete perché gli altri non lo possono : il loro essere vi si oppone.

Allorché il sapere predomina sull'essere, l'uomo sa, ma non ha il potere di fare . E' un sapere inutile.

Al contrario quando l'essere predomina sul sapere, l'uomo ha il potere di fare, ma non sa che cosa deve fare. Così l'essere che egli ha acquisito non può servirgli a nulla e tutti i suoi sforzi saranno inutili.

Nella storia dell'umanità, troviamo numerosi esempi di intere civiltà che perirono sia perché il loro sapere superava il loro essere, sia perché il loro essere superava il loro sapere.

A che cosa conducono uno sviluppo unilaterale del sapere e uno sviluppo unilaterale dell'essere ?

Chiese uno degli uditori.

Lo sviluppo della linea del sapere senza uno sviluppo corrispondente della linea dell'essere, rispose Gurdjieff, produce un debole Yogi, voglio dire che un uomo che sa molto  ma che non può far niente, che non comprende  ciò che egli sa, un uomo che non ha possibilità di apprezzamento, voglio dire : incapace di valutare le differenze fra un genere di sapere ed un altro. E lo sviluppo della linea dell'essere senza uno sviluppo corrispondente del sapere produce uno stupido santo.

E' un uomo che può fare molto, ma non sa cosa fare, né con cosa ; e se fa qualche cosa agisce schiavo dei suoi sentimenti soggettivi, che lo possono far sbagliare, fargli commettere gravi errori, in realtà fargli fare il contrario di ciò che vuole.

Nell'uno e nell'altro caso, tanto il debole Yogi, che lo stupido santo arrivano ad un punto morto. Essi sono diventati incapaci di ogni ulteriore sviluppo.

Per afferrare questa distinzione ed in generale la differenza di natura del sapere e dell'essere e la loro interdipendenza, è indispensabile comprendere il rapporto del sapere e dell'essere presi insieme con la comprensione. Il sapere è una cosa, la comprensione è un'altra. Ma la gente confonde spesso queste due idee,  oppure non vede nettamente dove sta la differenza.

Il sapere di  per se stesso non da  la comprensione.

E la comprensione non potrebbe essere aumentata da un accrescimento del solo sapere. La comprensione dipende dalla relazione tra il sapere e l'essere. La comprensione risulta tra la congiunzione del sapere e dell'essere. Di conseguenza, l'essere ed il sapere non debbono divergere troppo, altrimenti la comprensione risulterebbe molto distante dall'uno e dall'altro.

Ripetiamo : la relazione tra il sapere e l'essere non cambia per un semplice accrescimento del sapere. Essa cambia solamente quando l'essere cresce parallelamente al sapere.

In altri termini, la comprensione non cresce che in funzione dello sviluppo dell'essere.

Le persone, sovente confondono questi concetti e non afferrano chiaramente quale è la differenza fra di essi. Pensano che se si sa di più, si deve comprendere di più. Questo è il motivo per cui esse  accumulano il sapere o quello che chiamano così, ma non sanno come si accumula comprensione e non se ne preoccupano.

Tuttavia una persona esercitata all'osservazione di sé, sa con certezza che in differenti periodi della sua vita ha compreso una stessa idea, uno stesso pensiero, in modo totalmente diverso. Sovente le sembra strano, di aver potuto comprendere così male, ciò che adesso crede di comprendere così bene. E, ciononostante, si rende conto che il suo sapere è rimasto lo stesso, e che oggi non sa niente più di ieri. Che cosa dunque è cambiato ? E' il suo essere che è cambiato. Quando l'essere cambia, anche la comprensione deve cambiare.

In modo particolare nella civiltà occidentale si ammette che un uomo possa avere un vasto sapere, che per esempio, egli possa essere un illustre sapiente, autore di grandi scoperte, un uomo che fa progredire la scienza, e nello stesso tempo possa essere, ed abbia il diritto di essere, un povero piccolo uomo egoista, cavilloso, meschino e invidioso, vanitoso, ingenuo e distratto.

Ma si ritiene, in occidente, che il sapere di un uomo non dipenda dal suo essere.

Le  persone accordano un valore massimo al sapere, ma non sanno accordare all'essere un valore uguale e non si vergognano del livello inferiore del loro essere.

Allorché il sapere sorpassa di troppo l'essere, esso diventa teorico, astratto, inapplicabile alla vita. La ragione di ciò è che il sapere, quando non è in armonia con l'essere, non potrà mai essere abbastanza grande.

Lo sviluppo dell'uomo si effettua secondo due linee, sapere ed essere. Ma affinché l'evoluzione avvenga correttamente, le due linee devono procedere insieme, parallele l'una all'altra e sostenersi reciprocamente”.

In generale, leggendo qualcosa che ci avvince e riflettendo su qualche passaggio che cattura la nostra attenzione, incuriosendoci perché nuovo, oppure affine al  nostro pensiero,  spesso  riscontriamo il desiderio di applicare quell'informazione  al proprio modo di vivere o di pensare,  questo perché la  riteniamo utile per noi.

Col tempo, se ritroviamo il solito  testo in altri contesti,  ci rammentiamo di averlo già letto e diciamo di conoscerlo e se l'intenzione era di sapere, questo risultato basta, ma se la volontà era di applicare quel concetto ritenuto importante a noi stessi, va onestamente valutato se ha prodotto una variabile.

Solo attraverso una  riflessione  di ciò che si legge e sviluppando un proprio ragionamento si riesce a far penetrare l'informazione, che non rimane ciò che è stato  pensato all'origine,  ma diventa  un pensiero proprio, rivalutato con un analisi personale al fine di rendersi applicabile per noi.

Prendere tutto per come ci viene presentato, senza partecipazione,  arrugginisce la libera possibilità di pensare che smette di funzionare.

E' un po' come leggere un romanzo, dove l'immaginazione di ognuno ricaverà scenari e personaggi che saranno diversi per ciascun lettore, perché l 'intervento personale sarà l'elemento che farà di quel romanzo una storia rivista attraverso ogni mente.

Se qualunque cosa non viene posta in relazione con  noi stessi è pressoché inutile.

di  Gurdjieff

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