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L'ESSERE E IL SAPERE L'UNIONE CHE FA LA DIFFERENZA




Rari sono gli uomini che possono ricevere il vero sapere, se ci riflettete comprenderete perché gli altri non lo possono : il loro essere vi si oppone.

Allorché il sapere predomina sull'essere, l'uomo sa, ma non ha il potere di fare . E' un sapere inutile.

Al contrario quando l'essere predomina sul sapere, l'uomo ha il potere di fare, ma non sa che cosa deve fare. Così l'essere che egli ha acquisito non può servirgli a nulla e tutti i suoi sforzi saranno inutili.

Nella storia dell'umanità, troviamo numerosi esempi di intere civiltà che perirono sia perché il loro sapere superava il loro essere, sia perché il loro essere superava il loro sapere.

A che cosa conducono uno sviluppo unilaterale del sapere e uno sviluppo unilaterale dell'essere ?

Chiese uno degli uditori.

Lo sviluppo della linea del sapere senza uno sviluppo corrispondente della linea dell'essere, rispose Gurdjieff, produce un debole Yogi, voglio dire che un uomo che sa molto  ma che non può far niente, che non comprende  ciò che egli sa, un uomo che non ha possibilità di apprezzamento, voglio dire : incapace di valutare le differenze fra un genere di sapere ed un altro. E lo sviluppo della linea dell'essere senza uno sviluppo corrispondente del sapere produce uno stupido santo.

E' un uomo che può fare molto, ma non sa cosa fare, né con cosa ; e se fa qualche cosa agisce schiavo dei suoi sentimenti soggettivi, che lo possono far sbagliare, fargli commettere gravi errori, in realtà fargli fare il contrario di ciò che vuole.

Nell'uno e nell'altro caso, tanto il debole Yogi, che lo stupido santo arrivano ad un punto morto. Essi sono diventati incapaci di ogni ulteriore sviluppo.

Per afferrare questa distinzione ed in generale la differenza di natura del sapere e dell'essere e la loro interdipendenza, è indispensabile comprendere il rapporto del sapere e dell'essere presi insieme con la comprensione. Il sapere è una cosa, la comprensione è un'altra. Ma la gente confonde spesso queste due idee,  oppure non vede nettamente dove sta la differenza.

Il sapere di  per se stesso non da  la comprensione.

E la comprensione non potrebbe essere aumentata da un accrescimento del solo sapere. La comprensione dipende dalla relazione tra il sapere e l'essere. La comprensione risulta tra la congiunzione del sapere e dell'essere. Di conseguenza, l'essere ed il sapere non debbono divergere troppo, altrimenti la comprensione risulterebbe molto distante dall'uno e dall'altro.

Ripetiamo : la relazione tra il sapere e l'essere non cambia per un semplice accrescimento del sapere. Essa cambia solamente quando l'essere cresce parallelamente al sapere.

In altri termini, la comprensione non cresce che in funzione dello sviluppo dell'essere.

Le persone, sovente confondono questi concetti e non afferrano chiaramente quale è la differenza fra di essi. Pensano che se si sa di più, si deve comprendere di più. Questo è il motivo per cui esse  accumulano il sapere o quello che chiamano così, ma non sanno come si accumula comprensione e non se ne preoccupano.

Tuttavia una persona esercitata all'osservazione di sé, sa con certezza che in differenti periodi della sua vita ha compreso una stessa idea, uno stesso pensiero, in modo totalmente diverso. Sovente le sembra strano, di aver potuto comprendere così male, ciò che adesso crede di comprendere così bene. E, ciononostante, si rende conto che il suo sapere è rimasto lo stesso, e che oggi non sa niente più di ieri. Che cosa dunque è cambiato ? E' il suo essere che è cambiato. Quando l'essere cambia, anche la comprensione deve cambiare.

In modo particolare nella civiltà occidentale si ammette che un uomo possa avere un vasto sapere, che per esempio, egli possa essere un illustre sapiente, autore di grandi scoperte, un uomo che fa progredire la scienza, e nello stesso tempo possa essere, ed abbia il diritto di essere, un povero piccolo uomo egoista, cavilloso, meschino e invidioso, vanitoso, ingenuo e distratto.

Ma si ritiene, in occidente, che il sapere di un uomo non dipenda dal suo essere.

Le  persone accordano un valore massimo al sapere, ma non sanno accordare all'essere un valore uguale e non si vergognano del livello inferiore del loro essere.

Allorché il sapere sorpassa di troppo l'essere, esso diventa teorico, astratto, inapplicabile alla vita. La ragione di ciò è che il sapere, quando non è in armonia con l'essere, non potrà mai essere abbastanza grande.

Lo sviluppo dell'uomo si effettua secondo due linee, sapere ed essere. Ma affinché l'evoluzione avvenga correttamente, le due linee devono procedere insieme, parallele l'una all'altra e sostenersi reciprocamente”.

In generale, leggendo qualcosa che ci avvince e riflettendo su qualche passaggio che cattura la nostra attenzione, incuriosendoci perché nuovo, oppure affine al  nostro pensiero,  spesso  riscontriamo il desiderio di applicare quell'informazione  al proprio modo di vivere o di pensare,  questo perché la  riteniamo utile per noi.

Col tempo, se ritroviamo il solito  testo in altri contesti,  ci rammentiamo di averlo già letto e diciamo di conoscerlo e se l'intenzione era di sapere, questo risultato basta, ma se la volontà era di applicare quel concetto ritenuto importante a noi stessi, va onestamente valutato se ha prodotto una variabile.

Solo attraverso una  riflessione  di ciò che si legge e sviluppando un proprio ragionamento si riesce a far penetrare l'informazione, che non rimane ciò che è stato  pensato all'origine,  ma diventa  un pensiero proprio, rivalutato con un analisi personale al fine di rendersi applicabile per noi.

Prendere tutto per come ci viene presentato, senza partecipazione,  arrugginisce la libera possibilità di pensare che smette di funzionare.

E' un po' come leggere un romanzo, dove l'immaginazione di ognuno ricaverà scenari e personaggi che saranno diversi per ciascun lettore, perché l 'intervento personale sarà l'elemento che farà di quel romanzo una storia rivista attraverso ogni mente.

Se qualunque cosa non viene posta in relazione con  noi stessi è pressoché inutile.

di  Gurdjieff

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



USARE LE PERCEZIONI MULTIDIMENSIONALI NELLA VITA QUOTIDIANA

UNA VOLTA CALIBRATA LA MENTE MULTIDIMENSIONALE AL CERVELLO DI TERZA DIMENSIONE LA NOSTRA COSCIENZA E QUINDI LE NOSTRE PERCEZIONI, SI SONO ESPANSE ENORMEMENTE. CON IL RISVEGLIO DELLE PERCEZIONI SOTTILI, IL VOLUME DELLE INFORMAZIONI NASCOSTE DIETRO I LIMITI DEI CINQUE SENSI FISICI, VENGONO IN SUPERFICIE DELLA CONSAPEVOLEZZA E CREANO UNA TRASPARENZA NELLA NOSTRA REALTA’.
Questa “onniscienza” nella vita quotidiana serve per aprire un varco in ciò che resta delle illusioni di limite e separazione. Così come abbiamo talenti speciali che usiamo nel quotidiano, così certe percezioni sottili diventeranno più forti e saranno “disponibili” subito alla nostra coscienza vigile. Ciascuno di noi possiede queste percezioni sottili quale parte della propria vera natura multidimensionale.
Tantissimi tra noi userebbero apertamente le percezioni sottili se non avessimo subito il giudizio di coloro che temevano ciò che non erano in grado di capire. Nel frattempo sempre più persone si stanno risvegliando e ora c’è meno giudizio. Quindi sempre più gente fa “coming out” rispetto alle proprie capacità percettive sottili, da poco attivate o nascoste da tanto tempo.

ATTIVARE LE NOSTRE PERCEZIONI SOTTILI
Una delle chiavi principali per ripristinare le nostre percezioni sottili innate è ascoltare la vocina silenziosa che ci sussurra nella mente, nel cuore e nel corpo. Il corpo fisico usa i cinque sensi per informarci su quello che udiamo, vediamo, sentiamo, odoriamo e tocchiamo. Allo stesso modo ci allerta sulle informazioni che risuonano alle frequenze sottili della coscienza superiore. 
Fondendoci con il SE’ Multidimensionale, facendo il download delle informazioni ed integrandole dentro la tuta terrestre di terza dimensione, noi costruiamo il nuovo “sistema operativo multidimensionale” per rendere disponibili queste percezioni sottili. Allora il cervello, che è il nostro computer biologico, può segnalare al corpo di rispondere alle frequenze di informazioni che erano oltre la soglia del nostro vecchio sistema operativo di terza dimensione.
Ricordate, non si tratta solo di elevare la coscienza. La espandiamo. Espandendo la coscienza, i pensieri, le aspettative e le percezioni, riceviamo informazioni, non solo dalla quarta, quinta e sesta dimensione e oltre, ma anche dalla seconda e dalla prima e dalle realtà quantiche.
Quando abbiamo iniziato ad esplorare gli estremi dell’individualità, ci siamo separati dal corpo, dagli istinti animali, dal SE’, dagli altri, dallo Spirito, dal “Cielo”, dal pianeta e da tutta la Natura. Una delle percezioni innate, animali, che abbiamo perso era il nostro istinto.

ISTINTI
L’istinto, che è una “sapienza” innata, è una capacità di seconda dimensione basata sul nostro “sé primitivo” che è in grado di sintonizzarsi con il pianeta per sapere dove trovare acqua, quale cibo può guarirci o avvelenarci, e dove sia localizzata la nostra “tribù”. Gli animali selvaggi sanno quale cibo mangiare e quale cibo farà loro del male. Gli animali sanno quando un predatore vuol dar loro la caccia o semplicemente condivide la stessa pozza d’acqua. Abbiamo perso alcune abilità basiche durante la ricerca dell’evoluzione.
L’istinto di solito è una sensazione fisica, che il nostro sé logico dell’emisfero sinistro è stato educato ad ignorare. Però, con la riconquista del Pensiero Unitario, noi iniziamo a diventare amici intimi della nostra tuta terrestre. Risvegliandoci, cominciamo a renderci conto di NON essere il nostro corpo. NOI siamo DENTRO il corpo. La forma fisica è una delle tante forme che circondano la coscienza. Ma senza il corpo fisico non possiamo continuare il Gioco 3D. 
In altre realtà in cui abbiamo avuto una coscienza tribale, o in cui dovevamo sopravvivere dalla terra, il nostro istinto era una delle percezioni più importante. L’istinto è in grado di mettere insieme le informazioni dei cinque sensi che si trovano appena al di sotto della soglia di percezione. Però quando una visione distante, un suono silenzioso, un odore lieve e la vicinanza di qualcuno o qualcosa che non possiamo toccare arrivano insieme all’emisfero destro, l’istinto mette insieme queste informazioni per aiutarci a navigare nella terza/quarta dimensione.

EMPATIA
L’empatia è la capacità di sentire le emozioni di un’altra persona. E’ una capacità condivisa dalle società tribali “primitive”, i branchi di animali e gli stormi di uccelli. Un esempio di empatia lo dà il nostro cagnolino quando si avvicina a consolarci se siamo tristi. Altri esempi sono quando una madre capisce i bisogni non verbalizzati di un neonato oppure la profonda conoscenza di un guaritore rispetto a quello che sente un suo paziente.
L’empatia è un’altra delle nostre “percezioni animali”, in cui dobbiamo porre attenzione nel corpo per ricevere e comprendere queste percezioni. Darwin descrisse le quattro emozioni basiche degli animali quali mezzi di sopravvivenza. L’obiettivo di sopravvivenza della paura è di creare uno stato di fuga o lotta; la tristezza crea un legame all’interno del branco/banco/stormo; la felicità richiama la procreazione della specie; e lo scopo della rabbia è di abbattere le barriere. 
Il nostro “sé animale” di terza dimensione fa uso delle emozioni allo stesso modo. Tendiamo ad essere più empatici con le persone che amiamo. Però la parte complicata dell’empatia è che sentiamo le emozioni di un altro dentro il nostro corpo, come se fossero nostre. Quindi, per evitare confusione, è necessario comprendere le nostre emozioni prima di poter differenziarle da quello che sente un’altra persona.

INTUIZIONE
L’intuizione un’altra forma di sapienza corporea, che ci dà le risposte sotto forma di “sensazioni di pancia” senza bisogno di pensare. L’intuizione è la capacità di combinare le percezioni della visione, dell’udito della propriocezione (la posizione che occupate nello spazio) e dell’olfatto. Tutte queste capacità derivano dalle funzioni cerebrali che vanno oltre ciò che viene considerato “normale”. Molte persone usano quotidianamente le proprie intuizioni, ma le chiamano “fortuna”. L’intuizione assomiglia all’istinto, tranne che richiama messaggi, risposte e protezione da quelle che potreste chiamare “Spiriti Guida”.
L’istinto e l’empatia vengono percepite con la coscienza diurna di onde cerebrali beta. Invece ci vuole la coscienza in onde alfa per avere accesso all’intuizione. Percepiamo un’intuizione quando “pensiamo fuori dagli schemi”, oltre i limiti del pensiero quotidiano di terza dimensione. L’intuizione può arrivare come un avvertimento o un messaggio dall’ “alto”, ma se siamo nel risveglio, ci rendiamo conto che i messaggi arrivano dal nostro interno, anziché dall’ “alto”.
Per ricevere le intuizioni più profonde, è necessario avventurarsi dentro i luoghi nascosti della mente inconscia e del cuore ferito. Se non riusciamo a leggere chiaramente le nostre stesse emozioni, noi proietteremo quella lettura falsata sulle intuizioni rispetto agli altri, ottenendo informazioni infondate.
In altre parole, se guardiamo il mondo con lenti scure, o con un’aura fumosa, sembrerà che il mondo esterno sia sporco o fumoso. Poiché non siamo consapevoli delle “lenti scure” che indossiamo, non ci rendiamo conto che l’oscurità e la mancanza di chiarezza è dentro la nostra coscienza. La paura irrisolta, la rabbia e la tristezza colpiscono la nostra visione della realtà e ci fanno sentire che arrendersi al SE’ Multidimensionale può essere pericoloso.

TELEPATIA
La telepatia è la capacità di leggere, o di “sapere”, i pensieri di un’altra persona. Un esempio è quando rispondiamo ad una domanda che non è stata ancora formulata. E’ una capacità di quarta e quinta dimensione, che è una conseguenza naturale dell’andare oltre le restrizioni del tempo di terza dimensione per entrare nel tempo di quarta dimensione, che è più fluido. Oppure è una conseguenza naturale dell’entrare nella coscienza di quinta dimensione dove tutta l’esistenza si miscela nell’unità con l’UNO.
Molti di noi hanno avuto delle esperienze telepatiche, come per esempio quando sappiamo che ci stanno per telefonare ed in effetti accade. Possiamo pensare che sia una coincidenza, riconoscere che stiamo risvegliando le percezioni sottili, oppure ci rendiamo conto che stiamo finalmente riconoscendo ciò che accade ormai da tanto tempo. Quando realizziamo che stiamo “riprendendo” una capacità innata piuttosto che una nuova abilità, possiamo tornare più facilmente al SE’.
Quando viviamo un momento di telepatia, possiamo fare un respiro profondo di gratitudine per la trasformazione che ci riporta al SE’. Essere grati per il momento che state vivendo duplicherà quel momento all’infinito. Inoltre, comunicando regolarmente con il Sé interiore, i messaggi telepatici non sembreranno più unici.
Quando la coscienza si espande per includere completamente il SE’ Multidimensionale, diventa semplice comunicare con le espressioni superiori del nostro SE’ Galattico e Celeste. E’ grazie a queste comunicazioni che ci rendiamo conto di essere ADESSO, e di essere SEMPRE stati, UNO con tutta la vita.

CHIAROUDIENZA
La chiaroudienza è la capacità di sentire suoni e comunicazioni dalla quarta dimensione e oltre. Con la pratica, possiamo tutti comunicare con le realtà che risuonano alle frequenze oltre la terza dimensione.
La chiaroudienza differisce dalla telepatia in quanto la chiaroudienza di solito di riferisce alle comunicazioni con gli esseri di dimensione superiore che non si possono essere visti con i sensi fisici, mentre la telepatia di solito si riferisce ad una comunicazione non verbale con esseri della stessa dimensione.
Il channeling è una forma di chiaroudienza. Esistono due tipi di channeling: inconscia e conscia. Nel channeling inconscio, chiamato “trance medium”, il ricevente, chiamato “canale”, lascia la forma di terza dimensione al messaggero, che usa quel corpo come collegamento con la terza dimensione. Con questo tipo di channeling, il canale non sente il messaggio, anche se vengono usate le sue corde vocali. C’è chi ha bisogno di registrare o di trascrivere il messaggio canalizzato dal canale. Edgar Casey è un esempio di trance medium.
Invece, durante il channeling conscio siamo sempre consapevoli del corpo fisico e presenti nel quotidiano, anche se ci troviamo in uno stato di coscienza espansa. Poiché stiamo usando la coscienza multidimensionale, la coscienza di terza dimensione e quella di quarta dimensione ed oltre, è difficile ricordarsi del messaggio se non lo manifestiamo velocemente nella vita fisica trascrivendolo sotto forma di lettera, poema o canzone. L’espressione artistica come il disegno, la pittura, la danza, l’architettura, la ginnastica, ecc., viene percepita spesso attraverso la chiaroudienza.
Possiamo attivare la chiaroudienza ascoltando la silenziosa voce interiore. Ascoltando il SE’, noi calibriamo la coscienza a quella risonanza. E’ vitale ricordare che ci sono tante dimensioni al di sopra della terza, incluso il Piano Astrale Inferiore della quarta dimensione, che è il regno della paura e dell’oscurità. E poi, il fatto che una persona sia “morta” e parli dalla quarta dimensione, non significa che conosca più cose di quelle che conosceva quando era in “vita” nella terza dimensione. Quindi è importante che noi ci atteniamo SOLO ai messaggi che ci arrivano dalla frequenza dell’amore incondizionato.
Inoltre, i messaggi dalla quarta dimensione hanno una sequenza temporale diversa rispetto al piano fisica e quelli della quinta dimensione e oltre, ci arrivano come flash di luce dall’ADESSO dell’UNO. Dovremo poi tradurre questi messaggi in linguaggio di terza dimensione per integrarli nel quotidiano e condividerli con gli altri.
Il nostro cervello che traduce questi messaggi è come un computer. Contiene solo le informazioni che abbiamo scaricato, quindi sarà difficile tradurre un messaggio di luce se i concetti sono assolutamente nuovi per la mente di terza dimensione. Quando il canale/medium lascia la forma fisica per permettere ad un essere superiore di usare la propria voce, il canale non ha bisogno di tradurre il messaggio. In questo caso, il canale non ha bisogno di comprenderlo.
In ogni caso, per quanto positivo sia questo essere che stiamo canalizzando, è pericoloso lasciare il corpo. Molti canali che lo hanno fatto, hanno scoperto che è così. Quando vuotiamo la forma, indeboliamo il sistema immunitario e prendiamo energie che non appartengono alla nostra forza vitale.
Risvegliando, scaricando ed integrando il SE’ Multidimensionale, sempre più canalizzazioni ci arriveranno dall’aspetto di dimensione superiore del nostro SE’. E’ importante ricordare che noi abbiamo una risonanza del nostro SE’ su molti pianeti, galassie e dimensioni. Avendo attivato le percezioni sottili, possiamo imparare a comunicare con queste parti, pur rimanendo nella tuta terrestre e fisica.

CHIAROVEGGENZA
La chiaroveggenza è la capacità di vedere gli oggetti che risuonano alla quarta dimensione e oltre. Espandendo la coscienza, le percezioni si espandono oltre i confini dello spettro fisico della luce. Quindi possiamo “vedere” oggetti ed esseri nella quarta dimensione e oltre. La chiaroudienza è l’udito multidimensionale e la chiaroveggenza è la vista multidimensionale.
Noi percepiamo in modo diverso le varie dimensioni perché queste risuonano a differenti frequenze della luce. Una delle esperienze di chiaroveggenza più comuni è la percezione dei fantasmi. Secondo la mentalità ed il sistema di credenze di terza dimensione, noi pensiamo che un fantasma sia un essere morto. Tuttavia, la morte è un’illusione, perché vuol solo dire che la persona è tornata a risuonare ad una frequenza superiore.
La quarta dimensione è l’aura del pianeta Terra, ed anche l’aura di ciascuna persona. Percepiamo diverse frequenze ponendo l’attenzione sulla risonanza correlata alla nostra aura. Così come noi abbiamo macchie scure e chiare nell’aura, anche Gaia le ha. Ci sono molti luoghi di potere sulla Terra, dove le persone hanno espanso la propria frequenza, radicando quell’espansione nel pianeta e tornando a Casa, nell’estasi e nell’amore incondizionato.
Invece ci sono altri luoghi sulla Terra in cui l’ingiustizia, la crudeltà, la paura e la rabbia hanno lasciato delle cicatrici sul volto di Gaia, macchiando la Sua aura. Quando avremo attivato il talento della chiaroveggenza, possiamo facilmente distinguere la differenza tra questi due luoghi. Risvegliando la chiaroveggenza e la chiaroudienza, ci viene richiesto di intraprendere un’iniziativa, creando un tunnel di luce che attraversi il nostro Piano Astrale Inferiore individuale per radicarlo nel corpo di Gaia. 
L’iniziativa di ripulire il nostro “Tunnel di Luce” ci insegna a differenziare tra le voci e le visioni delle diverse dimensioni e frequenze. Il nostro obiettivo è di ripulire costantemente la coscienza per poterci connettere con le frequenze di luce più alte possibile, e con i grandi esseri che risiedono in quella luce.
Progredendo in questo processo, ci ricordiamo che nella quinta dimensione e oltre NON c’è tempo, NON c’è spazio e quindi non c’è separazione. Perciò ogni persona, luogo, situazione che incontriamo è un aspetto dell’UNO del nostro SE’ più grande che risiede nel QUI dell’ADESSO.


CHIAROSENZIENZA
La chiarosenzienza è il termine collettivo che raccoglie tutti i sensi psichici. Quando siamo chiarosenzienti, possiamo avere accesso a tutti i sensi sottili dell’odorato, dell’udito, della vista e del tatto. La chiarosenzienza viene avvertita come un sentimento, accompagnato da una sensazione fisica. Potremmo sentire l’odore di qualcosa che “non c’è”, percepire una sensazione visiva veloce di qualcosa con la coda dell’occhio, sapere qualcosa che un attimo prima ignoravamo, arrivare per un secondo in un’altra realtà e/o sentirci improvvisamente confusi e disorientati.
Spessissimo, grazie alla chiarosenzienza, sperimentiamo le realtà alternate, parallele e di dimensione superiore. Ci sono diversi tipi di “realtà alternate”. Una di queste sono chiamate “vite passate”. Però il tempo e lo spazio sono un’illusione tipica della terza dimensione. Quindi, quando eleviamo la coscienza anche solo fino alla quarta dimensione, spesso iniziamo a vivere in un’esistenza che non è più coerente con la vita di terza dimensione a cui eravamo abituati.
Entrando nella coscienza di quarta o quinta dimensione, possiamo guardare “dall’alto” la frequenza di terza dimensione per percepire qualsiasi ambito temporale che vogliamo. Da questa percezione possiamo osservare le nostre incarnazioni sulla Terra di terza dimensione come se allineate su una ruota del tempo. Dal nostro punto di vista delle dimensioni superiori, questa ruota non è condizionata dal tempo, ma quando entriamo in uno di questi periodi, siamo limitati dal movimento cronologico del tempo di terza dimensione.
La chiarosenzienzia può essere sperimentata come una “Conoscenza” che arriva alla coscienza. Se riusciamo a fidarci di quella conoscenza, essa può guidarci attraverso i tanti ostacoli della vita 3D. Questa guida interiore ci dirige anche verso una migliore Conoscenza del nostro SE’. Meglio conosciamo il sé, meglio riusciamo a discriminare tra le sensazioni interiori che ci arrivano da un’altra persona e quelle che derivano dal nostro sé.
Come in ogni relazione, l’amore incondizionato e la fiducia sono alla base dell’intimità. Essere in intimità con il proprio sé è un concetto sconosciuto ai più, ma ricordando ed abbracciando il vero SE’ Multidimensionale, la nostra abilità di entrare in intimità con tutta la vita si espande in modo esponenziale.

TELECINESI
La telecinesi è una capacità di quarta e quinta dimensione che ci permette di spostare oggetti nello spazio senza usare il corpo fisico. Per il sé di quarta e di quinta dimensione, la mente, le emozioni e le intenzioni sono più potenti dei muscoli. Quindi possiamo spostare gli oggetti combinando pensieri ed emozioni con un’intenzione consapevole. Spesso ci si riferisce alla telecinesi come alla “mente che governa la materia”.
In altre parole, con un uso consapevole delle capacità telecinetiche, possiamo spostare e/o influenzare la materia con il potere della mente. Però  anche le emozioni giocano un ruolo importante nella telecinesi. La telecinesi consapevole è una delle percezioni sottili meno comuni. Spesso invece noi influenziamo la materia con la mente/emozioni in modo inconscio. Per esempio, chi è più predisposto per la telecinesi, a volte spegne o accende i lampioni per strada anche solo camminandoci sotto.
Queste persone potrebbero sentirsi inclini verso le arti marziali o sport quali il tennis, il baseball, il golf, in cui il potere dell’intenzione può essere usata in modo consapevole per dare una direzione alla corsa della palla o la forza del colpo delle arti marziali. Anche gli artisti che lavorano con l’intaglio o la scultura potrebbero avere un talento latente verso la telecinesi, perché manipolano la materia con le mani, ma anche l’intenzione della mente/emozioni inconsce possono avere una parte fondamentale nella loro opera.
Un altro tipo di telecinesi inconscia è il poltergeist. Un poltergeist non è un “fantasma”, ma il movimento della materia attraverso l’intenzione inconscia di una persona viva. Spesso questa persona è un adolescente inconsapevole della forza delle emozioni estreme. La paura, la rabbia e il dolore possono essere molto potenti. Purtroppo, usate in modo inconscio per manipolare la materia, di solito spaventa la persona che ha involontariamente creato quel movimento. 
L’emozione forte è un elemento importante nella telecinesi perché l’emozione è “energia in movimento”. Guadagnando maestria sulle emozioni, possiamo usare le emozioni basate sull’amore per elevare in modo consapevole e amorevole la frequenza della materia in modo che sia meno gravata dal tempo e dallo spazio. Possiamo poi spostarla senza il limite del peso e della massa di terza dimensione.
Se possiamo collegarci consapevolmente con la coscienza quantica, possiamo usare la manifestazione istantanea del pensiero quantico per teletrasportare la materia ovunque nell’Universo, in un istante! E’ stato provato che il nostro “DNA spazzatura” funziona come un wormhole, in cui i messaggi, ed eventualmente la materia, può essere istantaneamente teletrasportata in qualsiasi luogo. Il tipo di teletrasporto è simile a quello usato in Star Trek. La materia viene portata a livello quantico, dove può essere essere spostata oltre il tempo e lo spazio, e poi ristrutturata nel luogo prescelto.
Tutte le percezioni sottili ci permettono di percepire in modo consapevole le frequenze più alte della realtà che coesistono con noi nella vita quotidiana. Quando crediamo di poter sperimentare in modo conscio le dimensioni superiori, la nostra coscienza si espande verso di esse. La nostra frequenza di coscienza stabilisce la frequenza delle percezioni. Poiché possiamo sperimentare solo ciò che percepiamo, la realtà che percepiamo è la realtà che noi viviamo.
Il paragrafo qui sopra è la chiave per bi-locarsi verso altre realtà, pur mantenendo la tuta terrestre fisica. Per esempio, vorreste fare un viaggio su Venere?

Fonte risvegliodiunadea.altervista.org





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