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Medio Oriente, ovvero il teatro dellassurdo




Si discute attorno ai tavoli diplomatici come se il rancore, la rabbia, le stragi, l’odio che separa gli stessi musulmani non esistessero e si propongono soluzioni utopiche staccate dalla realtà.

Per capire dove è il povero, insanguinato Medio Oriente in questo momento, occorre una premessa un po’ debilitante: viviamo su un palcoscenico girevole, in cui rotea l’Egitto, la Siria, l’Iran, il processo di pace mediorentale, e ognuna delle scene rappresentate ha un carattere sostanzialmente fittizio. Ovvero, ciò che vediamo, il modo in cui se ne parla e se ne scrive, non risponde alla realtà dei fatti, l’interazione politica avviene fra protagonisti che recitano un copione che prescrive una politica mondiale di pacificazione mentre in realtà si stanno modificando con terremoti e tsunami tutti gli antichi equilibri. Il palcoscenico girevole ci mostra in questi giorni la trattativa sulla Siria a Ginevra; la questione iraniana, che ha avuto una sua accentuazione a Davos; e il dialogo israelo- palestinese, qui, dalle parti di Gerusalemme e di Ramallah.
Sul primo proscenio, si finge che una bella conferenza internazionale possa organizzare una pace impossibile; sul secondo che i sorrisi di Rouhani promettano davvero un Iran moderato, denuclearizzato, forse perfino più democratico; sul terzo che i palestinesi e gli israeliani discutano di Gerusalemme, del diritto al ritorno, dei confini con la volontà di trovare un compromesso dalle due parti, e del riconoscimento di uno Stato Ebraico da parte di Abu Mazen con la convinzione che una soluzione sarà trovata come vuole Kerry.
Sempre in prima fila anche la questione egiziana, che ci ripropone per intero il tema del nostro rapporto con la democrazia, quesito micidale che nessuno vuole affrontare perché le risposte sono ignote: ovvero, nessuno osa affermare, in Occidente, che in fondo è stato un bene che il generale Sisi abbia preso il potere laddove l’alternativa era la Fratellanza Musulmana; che se Sisi non è democratico, certo la Fratellanza lo era ancora meno. Gli USA portano su di sé il peso dello speranzoso atteggiamento preso quando Morsi vinse le elezioni e Hillary Clinton dette pubblicamente credito al gruppo che avrebbe subito tentato di instaurare la Sharia con la forza, e che subito cooptò i suoi adepti dentro la piramide della corruzione tradizionale del potere egiziano, laddove il popolo non aveva questa intenzione. Lo scenario generale, prima che ci addentriamo brevemente in ciascuno dei nostri teatri, ci parla della conclusione di un’era, ovvero della definitiva decadenza di quell’accordo Sykes Picot (1916) che ignorava la struttura tribale e religiosa del Medio Oriente, e si limitava con un’intesa segreta a suddividere l’area fra l’Inghilterra e la Francia, con l’accordo della Russia zarista. All’Inghilterra andò la Giordania e l’Iraq meridionale con l’accesso al mare attraverso Haifa; la Francia ebbe la parte siro-libanese, l’Anatolia sudorientale e l’Iraq settentrionale, e la Russia Costantinopoli e l’Armenia ottomana. L’area mandataria britannica veniva chiamata Surya al Janubiyya, cioè Siria meridionale, tanto per non dimenticare che cosa era considerata allora la “Palestina”, e la Siria del nord andava alla Francia. Ma la base principale dell’accordo erano i 600 km di confine fra la Siria e l’Iraq. E’ proprio questo il confine che è saltato, con tutte le conseguenze del caso. 30 milioni di curdi sono di fatto una sola nazione che travalica i limiti di Iraq, Turchia, Iran; i sunniti, in guerra con gli Alawiti di Assad, gli Sciiti iraniani e e gli Hezbollah libanesi, hanno spezzato ogni confine, e infatti i vari gruppi sunniti di Al Qaeda corrono dall’Iraq ad aiutare i loro alleati siriani, mentre gli sciiti di Nasrallah sono al fianco di Assad, e nel loro paese si spacca il fronte libanese, per riprodursi con una quantità di attentati, quello creato dall’attuale guerra siriana.
Ci sono anche una quantità di scontri interni al fronte soprattutto sunnita, di cui il più clamoroso è oggi quello fra Sisi e i Fratelli Musulmani, che si riverbera nella novità della rottura del governo egiziano con Hamas, con alcuni politici e commentatori che accusano Hamas di un ruolo attivo nel rifornire di armi gli uomini di Morsi e di causare i molti attentati che feriscono il Paese in Sinai e al Cairo. Anche in Turchia il campo sunnita è in guerra, il nemico numero uno del Primo Ministro islamico Tayyp Erdogan è il misterioso imam islamista Fetullah Gulen e quella che si svolge in questi mesi fra di loro sembra una guerra senza quartiere che intacca il cuore del potere e che porterà alla sconfitta dell’uno o dell’altro. Erdogan si è distinto per la sua alleanza con i Fratelli Musulmani fino ad accusare Sisi di una cospirazione filoisraeliana ma Gulen non si accontenta di quel tipo di islamismo, vuole imporre il suo, costruito su una enorme rete di moschee, scuole, istituti caritativi e sportivi. Prendendo ora in considerazione i tre palcoscenici, quello di Ginevra è stato ritenuto importante per il solo fatto di costringere le due parti che ormai si odiano a incontrarsi.
I morti sono 130mila, i bambini uccisi dalle pallottole, dalle torture, dalla fame, sono stati in gran parte eliminati volontariamente, e questo risulta ovviamente imperdonabile. L’accordo per l’evacuazione delle donne e dei bambini da Homs, è un piccolo obiettivo raggiunto, ma le parti hanno parlato solo con l’inviato dell’ONU, Brahimi; non si sono mai rivolte la parola, non sono arrivate a nessun accordo. E questo per un motivo fondamentale: sia Assad che i ribelli sono ancora in grado di mandare avanti con le armi una battaglia che ciascuna delle due parti considera definitiva per motivi culturali (alawiti e sunniti non fanno compromessi fra di loro, la loro tradizione centenaria glielo impedisce!) e per il troppo sangue versato.
Ciascuna delle due parti pensa ai propri cari perduti crudelmente, e alle persecuzioni che seguiranno quando uno dei due prenderà il sopravvento. Assad ha tutto il supporto della Russia, dell’Iran, degli Hezbollah, controlla la capitale Damasco e una striscia di terra contigua fino al Mediterraneo, a Tartus, dove si trova la flotta russa. Controlla le città più importanti con l’esclusione di Raqqa nelle mani di al Qaeda e dell’ISIS, (gli islamisti associati iraqeni e siriani) e Aleppo, divisa in due. I suoi alleati lo sostengono fino in fondo. E i ribelli a loro volta controllano un’area di non minore grandezza, e anche se sono spaccati all’interno possono contare su un vasto supporto da parte di tutto il mondo jihadista sunnita, molto deciso e feroce. Le due parti sono andate alla conferenza con la precisa intenzione di non accettare le condizioni di partenza, le dimissioni di Assad e il suo rimpiazzo con un’autorità di transizione che compenda tutte le forze siriane. Tutti sanno che l’unico modo di fermare il conflitto è impedire fisicamente l’uso delle armi, ma l’Europa e l’America di Obama non lo faranno. Sull’Iran e la sua strategia dei sorrisi abbiamo scritto ormai molte volte.
E’ sinceramente penoso vedere come il mondo abbia fatto la fila alla conferenza economica di Davos per qualche affare in più quando è in gioco il suo intero futuro. L’Iran di fatto non ha concesso niente di più che un abbassamento del tono, anche se il punto dell’odio contro Israele e a volte anche contro gli USA è rimasto lo stesso. L’Iran anche dopo gli accordi mantiene a casa sua le centrifughe, la costruzione dei missili balistici, l’uranio già arricchito al 5 per cento e gli impianti che producono acqua pesante per il plutonio. In questo momento la volontà di ottenere la cancellazione delle sanzioni suggerisce alla durissima banda degli ayatollah un atteggiamento benevolo, ma il problema iraniano è sempre lo stesso, quello di un regime islamista fanatico, che promette la distruzione di Israele e nega la Shoah, che arricchisce l’uranio, che perseguita con leggi costrittive i suoi cittadini, proibisce il dissenso, uccide gli omosessuali, esporta terrorismo e milita a fianco di Assad nella sua politica genocida.
In questo quadro, è mai possibile che in capo a sei mesi, come vorrebbe Obama e l’Unione Europea, si arrivi a un accordo che cancelli il problema iraniano? E’ mai possibile che il mondo non riesca a mantenere un atteggiamento più dignitoso, più consapevole, meno ridicolmente credulone? Il terzo teatro fittizio è quello per cui Abu Mazen e Natanyahu dovrebbero, per compiacere Kerry e dare all’amministrazione Obama una soddisfazione fra tante delusioni, raggiungere un accordo, una lettera d’intenti, una soluzione ad interim, qualcosa in fretta, subito. Ma come si può immaginare che il problema di Gerusalemme, quello del diritto al ritorno, quello della sicurezza e dei confini possano essere risolti quando Abu Mazen non è nemmeno disposto a riconoscere l’esistenza di uno Stato del popolo ebraico? Avremo modo di ritornare sulla questione. Per ora ciò che è da auspicarsi è che dal teatro dell’assurdo si ritorni a quello della realtà. Forse guardare negli occhi il presente, senza paura, forse una migliore presa sui grandi problemi odierni, non resi fumosi ed evenescenti dal politically correct, può aiutare l’Occidente a rendersi davvero utile e a ricominciare a pensare.

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Un legame invisibile unisce tutto ci che vive

C’è un legame invisibile che ci unisce alle persone, agli animali e a tutto ciò che vive.
Per percepirlo basta essere più attenti nell'osservare.

Nel mio studio di casa ho la foto di un mio antenato con il suo cane pastore maremmano. E' atipica rispetto alla moda di allora di farsi ritrarre: infatti sono stretti in un tenero abbraccio ed il mio antenato, in divisa da ufficiale del regio esercito, tiene in mano, oltre al guinzaglio, un piccolo mazzo di fiori di campagna.

Bene, quella è l'ultima foto che li trova uniti nel visibile, ma altri sottili fili, indistruttibili, evidentemente li legavano. Infatti nel momento stesso in cui, in una delle battaglie del Piave della prima guerra mondiale, il mio parente morì per un proiettile di mortaio, il cane, che si trovava a Messina, emise un urlo di dolore e cadde privo di vita.

Casi come questo se ne trovano all'infinito e solo la stupidità e la paura degli uomini ha impedito di dire ufficialmente che ci sono altri mezzi di comunicazione oltre ai sensi classici e conosciuti. Lord Carnorvon, quattro mesi dopo aver scoperto la tomba di Tutankhamen, moriva al Cairo e nella sua tenuta a Highclere in Inghilterra, a più di 2000 chilometri di distanza, il suo cane smise di respirare nel medesimo istante. Negli Stati Uniti anni fa il cane Winston rimase, per tutti gli anni che gli rimasero da vivere, nell'incrocio dove vide per l'ultima volta il suo padrone e Fido, italiano, visse per 13 anni sulla tomba del suo padrone e ricevette, durante una pomposa cerimonia, una medaglia dalle autorità per la sua fedeltà!

Abbiamo poi animali domestici che fanno di tutto per raggiungere, se abbandonati, i loro padroni. Il primato, se così vogliamo chiamarlo, spetta a Bobby. Nel 1923. dopo aver perso i suoi padroni in una cittadina dell'Indiana, percorse, con avventure di tutti i tipi, ben 5000 chilometri per ritrovarli. Li raggiunse, infatti, stremato e con i cuscinetti delle sue zampe così consumati da far vedere le ossa. Aveva attraversato, in inverno, le Montagne Rocciose, guadato fiumi ghiacciati come il Missouri e la sua storia fu attentamente, ricostruita, dopo aver intervistato centinaia di testimoni, dal presidente della Oregon Humane Society.

Ma è anche vero che le emozioni hanno altri percorsi per essere riconosciute ed anche in questo caso gli esempi sono infiniti (ricordo un testo del grande Leo Talamonti sui poteri psichici degli animali ed il classico di Bill Schul "I poteri psichici degli animali). Una studentessa, Silvia Fisher, abitante in Virginia, mentre stava facendo la spesa si sentì, improvvisamente, presa da un attacco di panico e di soffocamento, corse a casa e giusto in tempo per salvare il suo cane che stava per soffocare a causa del guinzaglio che si era impigliato in una cassapanca. E poi abbiamo cani che hanno "letto" il pensiero in esperimenti molto ben congegnati, e specie di animali che hanno ampiamente dimostrato di possedere precognizione e ben altro. Oggi, se ancora non lo sapete, i cani vengono usati in certi ospedali per fare diagnosi, per abbassare la tensione e la solitudine di molti.

Sul piano privato e personale posso dire che sin dalla nascita ho avu­to con me ogni tipo di animale ed ultimamente sono stato "adottato" da tre gatti. Mi hanno accettato nel loro gruppo e vivendo con me in casa si è stabilito un ritmo di scambio altamente istruttivo. Vi sollecito a fare un piccolo ed importante esperimento. Come sapete, i gatti, ogni tanto, chiudono le palpebre degli occhi. Bene, ricordando un esercizio da me usato nella meditazione e concentrazione sulla fiamma di una candela accesa, ho ipotizzato, oltre a quello che dicono gli studiosi di tutto il mondo, che quello poteva anche essere una forma di "linguaggio".

Infatti se uno dei miei gatti fa quel­l'azione, io faccio lo stesso e cerco di ricordarmi mentalmente, ed il più possibile, la sua immagine per­cepita ad occhi aperti. Dopo alcuni tentativi senza risultato, quando sono riuscito a trattenere dentro di me e con gli occhi chiusi l'immagi­ne per un tempo maggiore, il gatto Momo, il capo del gruppo, con un particolare miagolio mi ha fatto ca­pire che aveva percepito da me un qualche cosa di diverso! Ho aperto gli occhi e guardando la sua testa leggermente piegata ed il suo sguardo incuriosito, capii che qualche cosa di nuovo si era creato tra Momo e me. Non scorderò mai il suo sguardo fortemente incuriosito e la sua sorpresa nel guardarmi. Ora è un continuo contatto e scambio di suoni reciproci attraverso i quali riusciamo a ca­pirci oltre, come si suole dire, le "parole" e chi viene a casa mia ne rimane a volte turbato. Mah... co­me siamo strani noi esseri umani.

Non ci credete...? Provate con il vostro gatto domestico e capirete.

 

di Umberto di Grazia





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