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Riflessione sullo GNOSTICISMO




La parola Gnosi deriva dal greco gnôsis, conoscenza: la conoscenza totale ed assoluta delle verità, la perfetta conoscenza delle verità divine. I dottori dell’antico mondo intellettuale di Alessandria d’Egitto (III sec. a.C. – III sec. d.C.) distinguevano tra pistiV (pistis), la fede accettata immediatamente, per adesione sentimentale, e gnv siV (gnôsis), l’esame della fede stessa, la conoscenza delle verità religiose per una loro accettazione razionale... Di Luigi Paioro
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In un’ottica neoplatonica, gli gnostici cristiani primitivi ritenevano che il cosmo fosse composto da gerarchie di entità incorporee dette "eoni", emanati da Dio, inteso come Assoluto, l’Agnostos Theos. Gli eoni sono sempre meno perfetti man mano che si allontanano da Lui, come fossero una luce che si affievolisce più si allontana dalla sorgente. L’ultimo eone è l’anima umana, che venuta a contatto con la materia ne è rimasta sopraffatta, rimanendo schiava del dolore, della sofferenza e della morte nonché del male. Di conseguenza l’anima umana è avvolta dall’oblio, dalle tenebre che la rendono dimentica della propria natura divina e la gnosi è appunto il riprendere coscienza della propria identità e arrivare al ricongiungimento con Dio, ritornare al Pleroma. Come atto di misericordia Dio emanò l’esempio di Anthropos, l’uomo spirituale perfetto, l’Adam Kadmon che altri non fu che Gesù. Questo modello di caduta pleromatica è ben descritto dal testo gnostico del Pistis Sophia, dove Gesù, dopo la resurrezione dai morti, durante undici anni trascorsi con i discepoli, narra di Pistis Sophia, entità celeste che confuse la luce inferiore con quella superiore, ed inseguendola cadde nella materia; in seguito Gesù descrive il suo processo di riconquista del Pleroma. Nei misteri templari si dice che il testo sacro del Pistis Sophia fu scritto da Maria Maddalena, sposa-sacerdotessa del Cristo Gesù e simbolo della gnosi. Ma la gnosi, in definitiva, è sempre esistita e vuole rispondere alle eterne domande dell’uomo. La gnosi la troviamo in ogni civiltà. Non esiste cultura che detiene la conoscenza, la conoscenza non appartiene a nessuno. La conoscenza è dentro di noi e nei secoli si è manifestata anche con miti e leggende. Pertanto troviamo la gnosi nella cultura cristiana, sì, ma anche in quella pagana, indù e buddhista dei Gupta Vidya e dei Brahma Vidya, sufi ed islamica, maya, azteca, tolteci, ecc., ed anche in quella egizia dove Osiride è l’Uomo cosmico decaduto, prigioniero del Male, rinchiuso in una bara da Seth, il fratello malvagio. Osiride è il dio in noi, l’eone che viene liberato da Horus, il Figlio, il Cristo intimo. Ed ecco che vediamo i tre Logoi fondamentali del Padre, Figlio e Spirito Santo che altri non sono che Osiride, Horus e Iside nei misteri isiaci, Brahma, Vishnu e Shiva nei misteri indù. E qui si capisce come lo Spirito Santo altri non sia che Shiva, che si sdoppia in Shiva-Shakti e quindi si identifica con Iside: Maria, la Divina Madre. Pertanto la gnosi è definita Philosophia perennis et universalis (filosofia perenne ed universale) in quanto è, aldilà dei concetti, dei dogmi e delle teorie. Infatti la gnosi non è dogmatica e non è teorica, ma sperimentale: solo così si può conoscere veramente. A questo scopo la gnosi fornisce le chiavi per aprire le porte della conoscenza. Queste chiavi si trovano dentro di noi, e questo concetto fu ben espresso dalla nota frase gnôti sautón (greco), nosce te ipsum (latino), ovvero conosci te stesso incisa sul frontone del Tempio di Delfi, che Socrate adottò come proprio motto. Quindi la gnosi è, a conti fatti, auto-gnosi. E questo concetto lo vediamo nuovamente espresso nella massoneria esoterica, quando viene indicato il VITRIOL: Visita Interiora Terræ, Rectificando Invenis Occultum Lapidem – Visita l’interno della Terra, seguendo la retta via troverai la Pietra Occulta. La Pietra Occulta è la Conoscenza, la Verità ultima, la Gnosi concepita come realizzazione del sé e reintegrazione col Pleroma, e l’interno della Terra è l’interno dell’uomo stesso, ovvero la propria psicologia nella ricerca dei difetti per una propria rettificazione, ma anche la propria anima eonica. Lo gnostico viene anche definito un teurgo, ovvero colui che pratica la Teurgia, che letteralmente significa "creazione di divinità". Infatti lo gnostico teurgo anela al raggiungimento della perfezione spirituale che, data la propria natura eonica divina, lo trasforma in un dio, una entità celeste angelica reintegrata col Padre. La Teurgia gnostica è il ritrovamento di sé in armonia col creato ed è in contrapposizione alla Goezia (o Goetia), pratica magica di evocazione delle entità demoniache per ottenere benefici materiali, pratica che inevitabilmente porta tale mago ad essere a sua volta schiavo delle tenebre. Curiosamente al giorno d’oggi molti praticanti della Goezia si definiscono a loro volta gnostici, indicando le loro pratiche tenebrose come via alternativa alla ricerca della Conoscenza. È chiaro che c’è una contraddizione di fondo in tale affermazione, ed infatti non è di quella "gnosi" che paliamo in questo scritto. Nella vera gnosi antica e moderna viene fatta una importante distinzione tra Intelletto ed Intelligenza. Col termine Intelletto viene indicata la parte della psiche che riceve dai sensi, elabora e restituisce un risultato. Differentemente l’Intelligenza trascende l’intelletto, infatti per Intelligenza si considera, in sostanza, l’Essenza interiore di ogni individuo, la propria scintilla monadica che lo qualifica realmente come individuo eterno. A tale proposito riportiamo un passo tratto da Il Pimandro, di Ermete Trismegisto: " Dio ha fornito la ragione a tutti gli uomini, ma non l’Intelligenza. Egli ha voluto metterla nel mezzo delle anime come premio da conquistarsi. Se tu non cominci con l’odiare il tuo corpo, tu non puoi amare te stesso; quando amerai te stesso avrai l’Intelligenza, e allora otterrai la Scienza". Qui si comprende come la Coscienza superiore si identifichi con l’Intelligenza, ottenuta la quale si arriva alla gnosi. La Coscienza non appartiene all’Intelletto, la ragione, ma è quella parte di noi che conosce il noumeno delle cose, la causa causorum di tutto il creato. Passo fondamentale per lo gnostico è "odiare il corpo", ovvero non essere attaccato alle cose materiali e caduche di questo mondo ma ricercare l’Intelligenza, che si ottiene amando il vero sé, che è il Padre. Ciò che viene messo in evidenza nella gnosi è che l’uomo vive esteriorizzato, intellettualizzando nel senso precedentemente chiarito. Bisogna, quindi, sviluppare la Coscienza per avere una percezione diretta, istintiva e noumenica della natura e delle realtà cosmiche. E la Coscienza stessa si nutre della gnosi. L’esteriorizzare e l’intellettualizzare, assieme all’identificazione con gli avvenimenti e le cose che lo circondano, o con una ideologia politica o con un credo religioso, con i figli o la moglie, ecc., portano l’individuo a dimenticarsi di sé mascherando questa fuga da lui stesso con apparenti virtù. Pertanto la gnosi nasce dalla non identificazione con le cose di questo mondo, dall’interiorizzazione nella ricerca di un continuo contatto con la propria Essenza, e dalla totale percezione diretta ed istintiva della Verità, aldilà dei sofismi intellettuali e dei costrutti ideologici. Non identificarsi con le cose di questo mondo, però, non significa fuggire loro in diversa maniera, magari ritirandosi come eremiti impauriti dalla vita stessa, ma tutto il contrario. Infatti è solo vivendo intensamente e saggiamente la vita nella concretezza della realtà sociale in cui ognuno si trova, che si può sperimentare la gnosi attraverso l’applicazione delle chiavi di realizzazione che la gnosi stessa fornisce. La vita materiale è vista come una sorta di "palestra", ove l’iniziato è messo in continuazione alla prova. Ma cos’è la conoscenza? Possiamo classificare tre tipi di conoscenza: quella tradizionale, ovvero i mestieri, i lavori, ecc., ossia la conoscenza che viene trasmessa dall’artigiano all’apprendista; quella intellettuale, ovvero gli studi scolastici basati su teorie e schemi, ecc.; ed infine quella trascendentale, ovvero quella conoscenza che si ha col risveglio della Coscienza. Capire le origini della propria esistenza e della propria situazione nella vita, rispondersi agli eterni perché è conoscenza trascendentale. Precisamente di questa conoscenza si occupa la gnosi. E dove ritroviamo questa conoscenza trascendentale, e quindi la gnosi? Bene, si dice che la gnosi si appoggi su quattro pilastri, detti i quattro pilastri della conoscenza, e sono la Mistica, la Scienza, l’Arte, e la Filosofia. La Mistica, oltre ad essere quel sentimento superiore che trascina lo gnostico verso Dio, è intesa come lo studio dei principi religiosi che sono comuni a tutte le religioni. Questi principi religiosi, in qualità di core mistico della pratica religiosa, è la gnosi distillata, scevra dagli aspetti culturali e sociali delle diverse forme religiose. La Scienza, che si fonde con la Religione dando forma ad un linguaggio a volte simbolico a volte allegorico, porta allo studio della Cabala ebraica, dell’Alchimia, delle dimensioni dell’universo e dell’anatomia occulta. E così nella Cabala si studiano le gerarchie celesti intrecciandole con dei principi matematici che fanno risaltare la natura perfetta della creazione, la quale come onde armoniche risonanti è uno splendido quadro di bellezza. Nell’alchimia, sotto allegoriche terminologie chimiche e sperimentali viene spiegato il processo del solve et coagula, ovvero la dissoluzione dei propri difetti e la sublimazione del proprio fuoco spirituale nell’Athanor, lungo la Colonna di Vita, per poter ottenere la trasformazione del piombo in oro, ovvero per trasformare l’uomo da profano a divino ed ottenere la Pietra Filosofale. E nello studio dello sdoppiamento astrale ecco che fanno la loro comparsa le dimensioni superiori dell’universo, oggi tanto considerate dalla fisica moderna, ma ben conosciute da sempre. Ed infine, l’anatomia occulta con lo studio delle energie metafisiche dell’uomo, dei nadi, dei chakra e della kundalini. Quando vogliamo ritrovare la gnosi nell’arte dobbiamo dapprima fare una importante distinzione tra quella che è definibile arte soggettiva e l’arte oggettiva. L’arte soggettiva è quell’arte che vuole esprimere esclusivamente la personalità dell’artista, quell’arte che è simbolo di una propria visione e percezione delle cose. Senza entrare nel merito di una particolare forma d’arte musicale, architettonica o altro, è facile distinguere questo tipo di arte quando il suo prodotto risulta essere un po’ sterile, che lascia il tempo che trova, che ovviamente esprime sentimenti e filosofie ma che però nasce e muore nel suo tempo, come pure la personalità dell’artista. E così nascono canzoni e canzonette che hanno successo per una stagione e poi si dimenticano, oppure vengono composte opere intere di "musica concettuale", che bisogna "capire" e che sono il frutto di una intellettualizzazione dell’arte, si dipingono quadri che vanno "fuori moda" o palazzi e monumenti che "sanno di vecchio" ma che al loro tempo erano con tutta probabilità il massimo dell’arte. L’arte oggettiva, invece, esprime la natura occulta dell’uomo e di tutto il creato, è una forma d’arte eterna che suscita in chiunque sentimenti elevati e che trae alimento dall’ispirazione divina. Pensiamo a splendide opere quali l’"Ultima cena" di Leonardo da Vinci, le varie Cattedrali gotiche o le antiche chiese artistiche, la "Divina Commedia" di Dante Alighieri, e la sublime musica classica dei grandi compositori quali Beethoven, Mozart, Bach o Wagner. Leggiamo in uno scritto a proposito del basso continuo: " Il basso continuo è il più perfetto fondamento della musica. Esso si esegue con entrambe le mani: la mano sinistra suona la parte prescritta, la destra realizza consonanze e dissonanze. Ciò dà luogo ad una melodiosa armonia in onore di Dio e a profonda delizia dello spirito; così come tutta l’altra musica, anche il basso continuo deve avere come fine quello di onorare Dio e ricreare lo spirito. Quando si perde di vista ciò, non vi è vera musica, ma solo noia e strillio infernale" (J. S. Bach, 1738). Ed è proprio nell’arte oggettiva che noi troviamo la gnosi, sia come forma artistica stimolante emozioni superiori sia come espressione di elevate simbologie esoteriche quali quelle che possiamo trovare nelle già citate cattedrali gotiche, realizzate dalle sapienti mani della Libera Muratoria e dalle sagge influenze dell’Ordine Templare. Ed infine la filosofia. Etimologicamente deriva da filos-sophia (amore per il sapere). Amore per il sapere: ma di quale sapere? Quello noumenico. La filosofia era in origine psicologia, derivante da psyché (anima) e logos (studio). Ma lo studio dell’anima, che altri non è che gnosi, nei secoli divenne scomoda per i molti, e la involuzione materialistica dell’umanità portò alla necessità di celare dietro sapienti discorsi e dietro mentite spoglie tale conoscenza, e fu così che nacque la filosofia. Termine e pratica più "diplomatica" ma che in cuor suo nasconde ancora il profondo anelito alla ricerca interiore e la ricerca della divinità. Oggi la psicologia ha assunto un significato un po’ diverso, ma le origini sono chiaramente espresse nel nome. Certamente nella gnosi la psicologia assume un ruolo determinante, ma è sempre vista come studio di sé stessi per ottenere quel nosce te ipsum di cui parlato in precedenza, e quindi come un reale studio dell’anima, intesa però come intimità egoica dell’uomo e non come anima eonica. Come si realizza concretamente l’ascesa al Pleroma, ovvero ciò che oggi viene definita la rivoluzione della Coscienza? Bene, questo è ovviamente un percorso lungo una vita, una vita di evidente impegno, impegno che si costruisce su tre fattori: Nascita, Morte e Sacrificio. Questi tre fattori permettono di vivere la gnosi. La Nascita è quella stessa nascita, o rinascita, di cui parla Gesù quando dice: " In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio. […] In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne, quel che è nato dallo Spirito è Spirito " (Gv 3,3-5). Questo si traduce nella rinascita dello Spirito dallo Spirito Santo, il risveglio della Coscienza che si attua con la trasmutazione alchemica, ovvero con il risveglio della kundalini e la costruzione dell’Abito di Nozze o Corpi Celesti. Difatti Paolo aggiunse a proposito della rinascita: " Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri " (1 Cor 15,39-40). La Morte è la morte mistica, il "morire in sé stessi" che significa la distruzione dei propri difetti. La morte psicologica si attua attraverso il lavoro interiore, il VITRIOL di cui già discusso. Il lavoro interiore si attua attraverso la meditazione ed il continuo ricordo di sé, osservandosi attentamente durante la giornata come si fosse degli spettatori esterni delle proprie azioni e dei propri pensieri. Identificandosi con l’Essere questo diventa automatico, in quanto cambia centro di gravità della nostra persona. Ed infine il Sacrificio. Il Sacrificio è sacrificio per l’umanità, aiutare gli altri, vivere la compassione buddhista. Il sacrificio è un atto d’amore, ed è indispensabile per vivere la gnosi. Senza amore non c’è gnosi, in quanto l’Essere è lui stesso amore. Si dice che le iniziazioni, mete del percorso alla conoscenza, proseguano con i meriti del cuore. Chi non ama, mai potrà conoscere. Chi ama, si sacrifica volentieri. Ma anche se il sacrificio fosse estremo, per amore si farebbe comunque, così come il Cristo si sacrificò e diede la vita per amore dell’umanità. Concludiamo questo scritto con due estratti di due autori gnostici, che a distanza di millenni si riallacciano nella comune ricerca di Dio. "[…] Lo gnosticismo è un processo religioso molto intimo, naturale e profondo. È un esoterismo autentico, basilare, che si sviluppa d’istante in istante con esperienze mistiche molto personali, completo di dottrina e riti propri: una straordinaria dottrina che fondamentalmente adotta la forma mistica e, a volte, mitologica; una magica ed ineffabile liturgia con una viva istruzione per la coscienza superlativa dell’Essere." (Samael Aun Weor, La dottrina segreta di Anawak). "Quando cerchi Iddio, cerchi la bellezza. Una sola è la via che vi ci conduce: la pietà unita alla Gnosi." (Ermete Trismegisto, Il Pimandro).

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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