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Il fegato soffre se reprimiamo le nostre emozioni




Ecco cosa succede al nostro fegato quando reprimiamo le nostre emozioni

Un’alimentazione scorretta, le cattive abitudini, l’inquinamento o qualsiasi tipo di sostanza tossica presente nell’ambiente che ci circonda sono solo alcune delle cause di sofferenza per il nostro fegato, ma nonostante le tante attenzioni, molte persone lamentano disturbi.  il fegato risente delle emozioni negative che reprimiamo, in particolare l’ira, e come possiamo mantenerlo in buona salute in maniera naturale?!

Che cosa nasconde il fegato?
 
Secondo l’antica medicina cinese, tutti gli organi sono legati ad emozioni specifiche di cui risentono. Questo ci dà degli indizi per scoprire quali sono le emozioni che scatenano determinate malattie croniche. Ad esempio, i polmoni sono collegati alla tristezza, mentre i reni alla paura.
Nel caso del fegato, si tratta dell’ira e della frustrazione, due emozioni che non dovrebbero essere represse perché non fanno altro che danneggiare quest’organo importante quasi come se mangiassimo alimenti ricchi di grassi non salutari.
 
L’ira e le altre emozioni
 
Stiamo parlando dell’ira, ma dobbiamo considerare anche emozioni correlate, come il rancore, l’amarezza, la rabbia, tutte ugualmente pericolose.
Un eccesso di ira repressa, inoltre, provoca un blocco del fegato, con conseguente irritabilità e fastidio fisico (tensione muscolare nella zona del collo e delle spalle, mal di testa, problemi alla vista, etc.). In questo modo, si entra in un circolo da cui è difficile uscire e ci si ritrova in una situazione, che se si prolunga nel tempo, può portare ad una malattia cronica.
 
Allora bisogna liberarle?
 
La soluzione per non reprimere le emozioni non è così semplice, anche perché chi ha questo problema trova qualche difficoltà a cambiare modo di reagire di fronte alla vita. Sentiamo continuamente parlare di persone che hanno attacchi d’ira di frequente e il buon senso ci dice che non è una cosa sana. Di fatto, in questo caso è il cuore l’organo che viene colpito.
 
Ma la soluzione c'è, vediamo alcuni consigli per riuscire a sbloccare il fegato che di solito risente delle conseguenze di queste emozioni negative represse.
 
Acquisire consapevolezza
 
Rendersi conto di ciò che sta accadendo è la prima cosa da fare per prevenire queste situazioni o impedire che si ripetano con una certa frequenza o intensità. Dovete imparare a conoscervi, valutare quali persone e quali situazioni scatenano in voi una reazione negativa come l’ira e in che modo la nascondete, in genere con un sorriso o semplicemente con il silenzio.
 
In questo caso, potete rivolgervi ad un terapeuta che vi aiuti a gestire le emozioni e vi prescriva un trattamento omeopatico o i fiori di Bach, due rimedi naturali e senza effetti collaterali che possono garantire risultati positivi dopo poco tempo.
 
Imparare a comunicare
 
Il primo passo per non reprimere le emozioni è comunicare. Parlate in tutta tranquillità di quello che provate e quello che vi fa star male, soprattutto con le persone a cui volete bene. In secondo luogo, con quelle con cui avete a che fare nella vita di tutti i giorni, in particolare in ambito lavorativo. È un passo difficile da fare, ma i risultati positivi vi incoraggeranno a sforzarvi sempre di più.
 
Fare attività fisica
 
Lo sport è una grande soluzione per sfogare le proprie emozioni in quanto aiuta a scaricare la tensione fisica. Se volete sbloccare il vostro fegato, vi raccomandiamo di fare esercizi che prevedano di muovere il braccio destro. Quando muoviamo questo braccio, contemporaneamente massaggiamo e liberiamo il nostro fegato. Potete, quindi, optare per il tennis o kickboxing, ad esempio, secondo il grado di intensità di cui avete bisogno.
 
Di tanto in tanto potete anche praticare sport all’aria aperta e, se possibile, lanciare qualche grido molto forte. Non sottovalutate quest’ultimo consiglio, è molto più utile di quanto non sembri.
 
Esprimere le proprie emozioni
 
Ci sono molti modi per esprimere le proprie emozioni, soprattutto quando fatichiamo a comunicare con le parole. L’arte è un’ottima soluzione, molte persone introverse, ad esempio, sono dei musicisti sorprendenti. Iniziate a praticare una disciplina artistica così liberamente, per piacere vostro, senza alcun tipo di supervisione o esigenza.
 
Fonte: tecnologiaeambiente.it
Anna Sepe
 

 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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