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Le emozioni nel ventre




Numerosi studi confermano che la mente influisce sulla salute dell' apparato riproduttivo femminile. Un elemento di cui debbono imparare a tener conto i medici. E anche le donne

Corpo e mente vanno a braccetto e la salute dell' uno non può fare a meno del benessere dell' altra. Un concetto scontato? Non in ginecologia e ostetricia: solo da poco gli specialisti stanno imparando a capire che la salute dell' apparato riproduttivo femminile è legata a doppio filo con il benessere emotivo. Un numero sempre crescente di studi dimostra, infatti, che l' attenzione al vissuto emotivo è la vera chiave per guarire e, spesso, per non ammalarsi. Assistenza e colloqui Secondo una recente ricerca francese, seguire da vicino le gestanti con colloqui educativi e visite assidue da parte delle ostetriche riduce del 40% la probabilità di dare alla luce un prematuro. I pragmatici americani hanno provato a ottenere lo stesso risultato dando alle future mamme impersonali informazioni tecniche: un fallimento completo. Solo un gruppo di donne coinvolte nella ricerca americana ha goduto di reali benefici: quelle cui ostetriche o ginecologi avevano telefonato a casa ogni settimana, per sapere se stavano bene. «I ginecologi dimenticano spesso l' importanza della comunicazione e della comprensione - afferma Cristina Maggioni, docente di ginecologia psicosomatica all' Università VII di Parigi -. Il medico deve invece sforzarsi di ascoltare quello che la paziente comunica, fra le righe, a livello emotivo: il vissuto psicologico della donna rispetto al "suo" problema, sia che si tratti di una cistite o di un tumore al seno, non è affatto marginale». Farmaci e cure «Attenzione, però, a non fare l' errore opposto, dando sempre la colpa al "cervello", perché possiamo essere incapaci di identificare le cause fisiche delle malattie con i mezzi attuali» avverte Maggioni. «E per non cadere nell' equivoco di una medicina che faccia a meno di farmaci e interventi medici: l' antibiotico per curare la vaginite è indispensabile, ma lo è altrettanto capire se la malattia è spia di qualcos' altro». Un lavoro che si fa in due, medico e paziente, e che sortisce solo effetti positivi: una donna consapevole capisce meglio come deve curarsi e perché». Le conseguenze Se non c' è sentimento il corpo si «ribella» Ecco una serie di esempi, tratti da diversi studi, che mostrano come la psiche influisca sulla salute delle donne. Vaginiti recidivanti Le vaginiti recidivanti sono un esempio classico di come un malessere psichico possa giocare brutti scherzi al corpo. Spesso infatti gli episodi di vaginite iniziano dopo un evento traumatico (ad esempio, un aborto) o sono la conseguenza di un rapporto di coppia vissuto male. «In questi casi possiamo dare tutti gli antibiotici che vogliamo: la vaginite tornerà come e più di prima», spiega la ginecologa. Da imputare allo stress anche molte delle vaginiti che si sviluppano in gravidanza: secondo uno studio della Thomas Jefferson University di Philadelphia, le gestanti che soffrono di un malessere psicologico hanno una probabilità di andare incontro a vaginiti due volte maggiore rispetto a chi vive la gravidanza con serenità. Cistite La cistite è un altro problema che non di rado affonda le sue origini in un disagio interiore. «Quando diventa molto frequente, la cistite può nascondere il bisogno di evitare i rapporti sessuali in una relazione percepita come sbagliata: capirlo e cercare aiuto in altro modo è importante, prima che un disturbo apparentemente banale diventi più serio», dice Maggioni. Menopausa Anche in questo delicato periodo della vita l' emotività può fare la differenza. Non è un caso se, come segnala uno studio irlandese riportato sulla rivista Climacteric, la maggioranza delle donne in menopausa si lamenti di disagi psicologici e disturbi dell' umore, piuttosto che di sintomi fisici. Sintomi che, per altro, possono essere peggiorati dal malessere psicologico, tanto da far concludere agli esperti che nessuna terapia ormonale sostitutiva può ridurre i disturbi se non ci si è davvero accettate a livello emotivo. Sterilità Non sono poche le coppie che hanno difficoltà ad avere un bimbo a causa di disagi emotivi di uno o di entrambi i partner; altri ancora riescono a concepire un bimbo spontaneamente una volta rimosso il "blocco" emotivo: accade nel 14% delle coppie che si rivolgono alle tecniche di riproduzione assistita e si fanno anche aiutare da uno psicologo, stando ai risultati di un recente studio tedesco. Difficoltà di crescita fetale Se non ci sono altri fattori di rischio, la causa più comune per una ridotta crescita del bimbo durante i nove mesi di gestazione è un divorzio o un abbandono patito dalla madre: lo ha dimostrato uno studio dell' University College di Londra, apparso su Psychosomatic Medicine, condotto su 250 donne. «Il supporto affettivo alla mamma - spiegano gli autori - è essenziale anche per il feto: il benessere emotivo, infatti, spinge la gestante a prendersi maggior cura di sé e la distoglie da comportamenti che metterebbero a rischio la crescita del bimbo». Parto Anche un parto normale può diventare un dramma se la donna lo vive con un senso di impotenza e passività. Le conseguenze possono essere serie: le neomamme hanno i sintomi di un vero disturbo post-traumatico da stress (incubi, depressione)) e non riescono a instaurare una buona relazione con il figlio. E molte si negano una nuova gravidanza: secondo un' indagine apparsa sul British Medical Journal, infatti, il 51% di chi ha vissuto il parto con disagio decide di non avere altri figli. Puerperio Le prime settimane dopo la nascita sono le più importanti per il legame fra mamma e bimbo. Se la donna non è aiutata a vivere bene questo periodo, le ripercussioni sono pesanti sia per il rapporto madre-figlio, sia per la salute del neonato. «E' stato dimostrato, infatti, che ciò aumenta del 40% la probabilità di malattie del bimbo nei primi tre anni di vita» riferisce l' esperta. VISSUTO EMOTIVO Il medico deve sforzarsi di ascoltare ciò che la paziente comunica a livello emotivo

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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