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La pelle parla di noi




La pelle parla di noi, eritemi, psoriasi, eczemi spiegati in ottica psicosomatica

La pelle è il nostro organo di senso più grande. È stato calcolato che la pelle di un adulto ha la superficie di circa 6 metri quadrati e pesa circa 4Kg. È in continuo rinnovamento ed è in dialogo con tutto l’organismo.

È l’organo per eccellenza del tatto: noi tocchiamo e siamo toccati dal mondo. Quando camminiamo a piedi nudi i nostri piedi baciano letteralmente la terra a ogni passo, e la terra ricambia il bacio, anche se – quando siamo poco consapevoli – non ce ne accorgiamo neppure. Sappiamo anche che la pelle è intimamente legata alle emozioni: le persone e le cose possono “entrarci nella pelle” se glielo permettiamo, arrossiamo per l’imbarazzo, diventiamo lividi o verdi di rabbia, bianchi di paura e spavento. Altre espressioni comuni fanno riferimento alla pelle: ” a fior di pelle”, “non star più nella pelle”, “avere la pellaccia dura”, “essere amici per la pelle”, “cambiare pelle”, “salvare la pelle”, ecc.. Essa dunque parla sempre, anche se non ne siamo coscienti, di noi.

Vi siete mai domandati che tipo di pelle avete? Secca e ruvida? Chiazzata? Cosa comunica di voi la vostra pelle?

La pelle può essere considerata a buon diritto come una vera e propria pagina su cui scrive la nostra psiche. Essa è prima di tutto Identità, è Memoria (pensate alle rughe, alle cicatrici come tracce del nostro passato), è Relazione (ci mette in contatto con gli altri e allo stesso tempo ci protegge e ci isola). Si può affermare che è il nostro terzo cervello (il secondo, per chi non lo sapesse, è l’intestino).

Tutte le malattie della pelle  - di pertinenza perciò del dermatologo – possono essere di origine emotiva, possono essere messaggi che si segnano sulla mappa corporea visibile per indicare una situazione di forte disagio e squilibrio interiore. Eritemi, esantemi, eczemi, psoriasi, ma anche screpolature, essudazioni, pelle seborroica, acne, colore rossastro o giallastro, edemi, verruche, couperose ecc., possono rientrare in un codice di espressività corporea, che rivela un sottostante disagio psichico e/o una difficoltà relazionale.. Il fatto poi che possiamo nascere già con certi indicatori (es. angiomi o ittero) potrebbe indicare che anche nella vita fetale l’essere reagisce emotivamente a energie perturbanti e le segnala sulla sua pelle.

L’interpretazione in chiave simbolica, psicosomatica, delle malattie consente di integrarne il messaggio profondo a livello della coscienza, in questo modo si può eliminare la vera causa di un disagio ed il corpo può guarire. Viceversa se eliminiamo solo l’effetto di uno squilibrio interiore, cioè il sintomo, con qualsiasi terapia, esso è destinato a ripresentarsi nello stesso organo o, peggio, in un altro situato più in profondità (vicariazione regressiva). A tal proposito va sottolineato, per precisione ed in estrema sintesi, che gli organi al quale la pelle è più intimamente connessa sono i polmoni, perché li assiste nello loro ruolo di assimilazione dell’energia dall’aria (= scambio gassoso). La pelle aiuta tutti gli organi interni, quando intossicati, affaticati o ostruiti, a eliminare le tossine (con il sudore, gli arrossamenti, gli odori, le pustole, ecc.=

Non potendo essere esaustiva e scrivere un trattato sull’argomento, mi limito a citare due tra i più diffusi disturbi dermatologici, differenti tra loro, che difficilmente trovano soluzione con le cure farmacologiche: psoriasi e vitiligine.

La psoriasi è una malattia cutanea cronica, caratterizzata da fasi di miglioramento e fasi di riacutizzazione. Esordisce solitamente in adolescenza o prima età adulta e tende a peggiorare con lo stress. Si presenta come una corazza, dura, secca, ruvida e poco avvenente. Riuscite da soli ad intuirne in messaggio?? Essa generalmente, secondo diversi esperti di psicosomatica, maschera un forte desiderio segreto di essere amati e accarezzati. Sopraggiunge quasi sempre dopo un trauma morale, in una persona vulnerabile e sensibile (una sensibilità “a fior di pelle”), che ha paura di essere ferita di nuovo e quindi si protegge in modo preventivo estremo. C’è quindi una reazione di difesa ad un’aggressione, reale o immaginaria, ad un qualcosa che arriva dall’esterno e che la persona percepisce come pericolosa. Ci può essere stata una perdita di un oggetto ideale, reale o immaginario,  inconsciamente vissuta come rifiuto o di abbandono, con conseguente sentimento di umiliazione e vergogna.

Tuttavia, la lesione conosce anche fasi di ricostruzione, nelle quali la corazza si riduce e lascia il posto a un eritema acceso che brucia e prude e che assomiglia a una “brace” in mezzo alla cenere. Simbolicamente cioè, la pulsione a lasciar fluire le emozioni tenta di farsi largo fra le difese che la persona ha messo tra sé e il mondo.

Le persone affette da psoriasi sembrano avere in comune alcuni tratti importanti.

– per quanto possano sembrare socievoli, non mettono mai in gioco, nella relazione, il loro nucleo profondo: l’interlocutore, anche il partner, sente che “oltre un certo punto” essi non permettono di entrare e che non si mettono mai in gioco del tutto; sensibili e suscettibili, non sopportano le critiche;
– fanno fatica a esprimere le emozioni in modo diretto e lineare, e altrettanta ne fanno ad assorbirle dall’esterno senza mediazioni verbali che ne riducano l’intensità e l’immediatezza;
– si percepiscono fragili in alcuni ambiti (soprattutto affettivi), e per non affrontare il problema si dichiarano indipendenti, senza accorgersi di cadere spesso in un atteggiamento di continua richiesta di supporto = mi sovviene la metafora con l’uovo, forte apparentemente, con un guscio protettivo, ma estremamente fragile dentro: va maneggiato con cura. Mi chiedo con curiosità quali parole e quali metafore utilizzerebbe chi ne soffre.

Lo psicoanalista Luis Chiozza, tra le varie interpretazioni, vede questo sintomo anche come un meccanismo che imita il cambiamento della pelle dei rettili, che rispondono in questo modo alla necessità di crescere. Possiamo ipotizzare quindi che nel modello psoriasico possa essersi installato un comportamento arcaico e la continua rigenerazione della pelle rappresenti un tentativo fallito di adattarsi alle richieste di una vita che cambia. Alla mancanza di flessibilità di cambiamento fa da riflesso una mancanza di adattamento del comportamento. C’è un tentativo di cambiare identità da un lato, ma dall’altro la convinzione di essere inferiore agli altri. Si osserva infatti che i pazienti affetti da psoriasi, più di altri pazienti con malattie cutanee diverse, si sentono inutili, sporchi, intoccabili ed hanno paura di essere isolati, respinti; fantasticano di essere abbandonati e di vivere l’emarginazione e la mancanza di riconoscimento d’identità proprio come avviene alla casta degli “intoccabili” indù. Questa sofferenza ha ripercussioni sull’aspetto emotivo-psicologico (ecco come la somatopsichica che si integra con la psicosomatica!) e va affrontata per non aggravare i sintomi.

La vitiligine si manifesta invece con come chiazze bianco-latte sulla pelle prive di melanina e/o con piccole parti di ciglia, sopracciglia o ciocche di capelli completamente bianchi.Compare all’improvviso prima dei vent’anni e può anche coprire tutto il corpo. La guarigione completa sembra essere impossibile. Eppure non è sempre cosi. Essa esprime la difficoltà a superare una separazione, una perdita di contatto o di comunicazione. Può comparire dopo un lutto (non dimentichiamo che in molte culture il bianco è il colore del lutto) o dopo un rifiuto sentito come rottura definitiva. Spesso nei bambini la vitiligine compare alla nascita di un fratellino, oppure nel bambini più emotivi di fronte alle difficoltà scolastiche”. Scompare la melatonina, il colorante della pelle, e pertanto siamo privi di protezione nei confronti del sole, ma c’è anche un abbassamento delle difese immunitarie: un evento traumatico può farci sentire “senza difese”, non protetti in senso lato. Secondo un’altra interpretazione la vitiligine può essere collegata ad un segno di vergogna, sviluppato in passato dopo un tradimento (fatto o subito), dopo aver subito una violenza, aver avuto una malattie venerea, o ancora aver scoperto di essere sieropositivo, ecc

Non meno importante dell’interpretazione generale, è la zona in cui le malattie della pelle si manifestano: il viso è strettamente legato all’immagine sociale di sé, e quindi un disturbo in quest’area può indicare una eccessiva sensibilità al giudizio degli altri e una difficoltà ad amarsi, i gomiti e le ginocchia (punti di appoggio del corpo) possono indicare che la persona, magari in modo ambivalente, tende ad appoggiarsi troppo e a pretendere troppo da chi gli sta accanto, ecc.

Davvero è molto importante decodificare il sintomo, ma comprendo che chi vive uno stato di disagio non voglia più provarlo, chi ha dolore vuole eliminarlo “prima di subito”: è legittimo! Ciò che la psicosomatica suggerisce è di curare la malattia e i sintomi (magari con terapie dolci, “alternative” al farmaco di sintesi, come la fototerapia, le terme, l’omeopatia, ecc.), ma permettendosi di prendersi cura di se stessi a 360° e quindi concedendosi del tempo e la possibilità di cercare la risposta alle domande: “Perché mi sono ammalato?”, “Cosa vuole dirmi questo sintomo?”.

Una seconda doverosa precisazione è questa: tutte le migliori o più recenti interpretazioni fornite dai grandi psicosomatisti non saranno mai esaustive del panorama delle malattie, che si manifestano in maniera differente in ogni singolo individuo; per riuscire a interpretare i nostri sintomi dobbiamo lavorare in prima persona facendoci delle domande e chiedendoci ad esempio: “cosa mi costringe a fare questo disturbo (che in condizioni normali non farei)?” e, parallelamente, “Che cosa mi impedisce di fare (che in condizioni normali farei)?”.

Da tenere presente che un lavoro razionale ed esclusivamente verbale non è sufficiente per rispondere a queste domande. Per interpretare correttamente un sintomo è necessaria una visione distaccata ed esterna: il contenuto che esso trasporta è già stato rifiutato dalla coscienza, altrimenti non sarebbe necessario manifestarlo con il corpo! Qualsiasi interpretazione data ad una persona e da questa accettata di buon grado, o non è corretta o è troppo superficiale! L’interpretazione corretta è quella relativa ad un aspetto di sé che la persona non vede, che tenderà quindi a negare più o meno aspramente qualora gli si presenti davanti (così come tenderà ad essere particolarmente irritato da quelle persone che lo manifestano apertamente nella propria vita, in base al “meccanismo dello specchio”). Io ritengo a questo proposito, che attraverso l’uso delle fiabe, della lettura, della scrittura, colorando o dipingendo sia possibile entrare in punta di piedi nell’inconscio, recuperare informazioni e inserirne delle altre più funzionali, senza “rompere in mille pezzi il guscio o la corazza”, perché rimanere senza pelle non è auspicabile.

La risposta alle domande arriva spesso come una folgorazione, un’illuminazione o uno choc improvviso. E può anche essere seguita da una risata catartica – sarebbe l’optimum! – che ci indica chiaramente una presa di distanza dalla malattia ed è quindi un indice prognostico molto favorevole!

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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