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Psicosomatica della Cervicalgia




Troppa razionalità associata a un rigido senso del dovere (vissuto come impegno mentale)

Ecco le due tematiche principali di chi soffre di "cervicale", persona di solito socialmente inserita ed affidabile sul lavoro e nelle amicizie, ma che per mantenere questi aspetti paga un duro prezzo nella vita personale. Non a caso la prima vertebra, che sostiene la testa, prende il nome di Atlante, il Titano mitologico condannato a sostenere su di sè l'intero peso del mondo. In effetti, la cervicalgia si presenta in chi, spesso inconsapevolmente, tenta un controllo mentale esasperato sui vari aspetti della realtà: le proprie emozioni e istinti, di cui sente la vitalità ma che, in fondo, non conosce e che quindi teme; il proprio corpo, che osserva dall'alto della mente e che trascura, ritenendolo secondario; le relazioni, che impronta su un piano di rassicurante razionalità, anche se ben mascherata da una empatia di facciata, la spiritualità, che impregna di significati logici e filosofici. Al controllo si affianca un senso di responsabilità e spesso un'inopportuna tendenza all'altruismo. Ci si occupa degli altri per non occuparsi di sè, per difendere narcisisticamente la propria immagine idealizzata di "persona sensata e intelligente", oppure per gestire le azioni altrui, così da non perdere il controllo della situazione. L'atteggiamento iper-razionale (detto "mentalizzazione") esprime e risolve aspetti di vario tipo, che si mettono a tacere nel tentativo di non "perdere la testa". Ciò è perlopiù inconscio; sviluppato come "modo di essere al mondo" fin dall'infanzia e soprattutto dalla pubertà, fa sì che la persona non riesca mai davvero a rilassarsi, a "mollare la presa mentale", anche quando lo desidera fortemente. Tutto quanto avviene è imbrigliato da una qualche forma di ragionamento, la testa è sempre un po' presente ad inquinare le sensazioni pure. Ecco perchè la cervicalgia insorge con forza non solo quando c'è un sovraccarico di attività mentale ( i muscoli per sostenerla si tendono), ma anche quando la vita porta emozioni troppo forti per il filtro mentale. Il dolore è espressione, da un lato, della grande fatica a mantenere questo precario equilibrio, dall'altro, della necessità di un cambiamento nella propria "postura esistenziale". A volte la cervicalgia è con evidenza dovuta a cattive posizioni mantenute a lungo, per esempio stando per ore tutti i giorni davanti al computer. Anche in questi casi, sebbene la causa sia posturale, l'atteggiamento di vita riflette una predilezione per le attività mentali e scarso o nullo uso del corpo. Quando è dovuta ad artrosi, la rigidità di tale approccio alle cose si sta prolungando da così tanto tempo da aver intaccato la struttura ossea.

Chi è più a rischio:
-Studenti universitari completamente dediti allo studio, con ridotta o assente attività ludico-sportiva, sentimentale e sessuale.
-Persone emotive per natura, ma molto controllate, che faticano ad esprimere le proprie emozioni, a commuoversi e piangere. Spesso la cervicalgia insorge prima o dopo un forte coinvolgimento: per esempio, prima di un incontro romantico o dopo aver fatto l'amore.
-Persone che, in genere, temono i cambiamenti.
-Persone che soffrono di insonnia e di disturbi d'ansia, in particolare panico, claustrofobia e ipocondria.
-Persone che fanno fatica a dire di no, che si sobbarcano il lavoro degli altri, che si caricano di troppi impegni e responsabilità di tipo mentale.
-Persone che inseguono, con estremo rigore interiore, alti ideali di perfezione morale, umana o professionale, e che vedono la felicità, sempre proiettata nel futuro, legata al raggiungimento di un risultato. non appena lo raggiungono, devono porsi subito nuovi obiettivi, e così via, senza tregua.

Suggerimenti: Senza la riduzione del carico di impegni o un atteggiamento più consono alla propria natura, nessun intervento sarà realmente efficace.
-Come prima cosa, allentare la morsa del senso del dovere e di responsabilità, lasciando cadere gli impegni che non sono davvero necessari. Nel frattempo, concentratevi sull'acquisire la capacità (che vi costa in genere fatica) di dire no. Ora potete occuparvi del corpo, con almeno una seduta alla settimana di fiosiokinesiterapia orientata alla rieducazione posturale (ottima la riflessologia abbinata alle post tecniche idonee per la cervicalgia - la mia specialità si chiama, appunto Riflessologia Plantare Integrata).
-Per riacquisire la capacità di uscire dai soliti schemi mentali e abitudinari, rendetevi disponibili a cambiare l'ordine con cui di solito fate le cose, a lasciar spazio agli imprevisti, senza programmare nel dettaglio la giornata.
-Sono indicati i rimedi fitoterapici, per esempio il pino montano: 30-50 gocce di macerato glicerico, 2 volte al dì, per cicli di 2 mesi, ripetibili.
-E' utile anche un'integrazione di vitamine del gruppo B, acido folico e vitamina E, spesso presenti in uno stesso prodotto. Dà sollievo ai nervi compressi, riducendo così formicolii e dolore.
Tratto da "Dizionario di Psicosomatica - Istituto Riza di Medicina Psicosomatica - Raffaele Morelli, Pietro Fornari, Vittorio Caprioglio, Daniela Marafante, Piero Parietti

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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