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Psicosomatica delle vertigini




La vertigine è un’erronea sensazione che l’ambiente intorno ad una persona o la persona stessa stia ruotando, sia in senso orizzontale che verticale

 Il movimento oscillatorio causa instabilità e una conseguente difficoltà a restare in posizione eretta.
Le vertigini sono un sintomo comune legato a molte patologie oppure rappresentano una reazione fisiologica che si manifesta in persone sane in relazione ad un determinato movimento (ad esempio in barca, in auto, in areo o su un’altalena) oppure in assenza di gravità, sull’orlo di strapiombi o luoghi alti.
Il sintomo può essere causato da affezioni otovestibolari (ad esempio la labirintite), neurologiche e vascolari (come l’aterosclerosi), artrosi cervicale e altre lesioni. In genere le vertigini sono accompagnate da nausea e/o tachicardia.
Ragionando in termini psicosomatici le vertigini rappresentano una spia, un simbolo di dinamiche psichiche non evidenti, ma profonde e radicate. In quest’ottica non ha importanza quale sia la causa organica specifica del sintomo poiché, a prescindere dalla loro origine, le vertigini rappresentano la traduzione corporea di una messa in discussione di qualcosa, in questo caso di due elementi chiave del disturbo: la postura eretta e la vista.
La postura eretta rappresenta l’Io dominante, ovvero la ragione e la coscienza che si impongono sulla parte istintuale e sul mondo delle passioni, la tendenza dell’essere umano verso la ragione. La forza di gravità tiene i piedi ben ancorati a terra, richiama verso il basso, il mondo materiale, le radici. Ciò che ci porta verso l’alto è, invece, la testa, l’elemento mentale e razionale. Nel soggetto che soffre di vertigini c’è un’estremizzazione di questa tendenza verso l’alto con un conseguente ferreo controllo delle pulsioni. Il soggetto si trova, così, tra due fuochi che rappresentano la razionalità e l’istinto. Il rischio di questa dinamica è l’allontanamento graduale dalla base istintuale originaria e la perdita del contatto con la parte più profonda di sé.
 

Spesso accade che l’edificio razionale costruito dal paziente sfugga al suo controllo e inizi a vacillare, poiché la parte istintiva, le emozioni, le reazioni e il sentire interiore vorrebbero emergere ma si scontrano con un modo di essere che impone una forte razionalità. Il mondo statico della mente e del pensiero viene messo in crisi perché non è più in grado di tenere a freno la spinta pulsionale. Per questo motivo il soggetto non riesce a stare in piedi; la testa gira e il corpo vacilla.
La vista, l’altro elemento chiave del disturbo, si annebbia durante la sindrome vertiginosa: l’orientamento dello spazio è compromesso e non si riescono più a padroneggiare le situazioni. L’instabilità dello sguardo sul contesto circostante simboleggia il bisogno di slegarsi dai riferimenti quotidiani e di ricostituire un rinnovato equilibrio. Non è un caso se questo disturbo compare quando vengono improvvisamente meno le abitudini quotidiane per un cambiamento veloce e obbligato al quale il soggetto deve imparare ad adattarsi.
Le vertigini sono un sintomo estremamente simbolico ma spesso transitorio e occasionale; per questo non trova corrispondenza in una specifica struttura di personalità. Diverso è il caso in cui diventa un disagio cronico o che torna ciclicamente; questo avviene soprattutto nelle persone che sono eternamente combattute tra la tendenza ad ascoltare le esigenze interiori profonde e il tentativo di esercitare un controllo e una repressione su di esse. Questi soggetti sono molto vivaci mentalmente ma abitudinari e tendono ad opporre resistenza ai cambiamenti, cercando di rimanere sempre nella stessa posizione anche quando sono consapevoli che essa non è funzionale o appagante.
Ci sono delle situazioni specifiche in cui le vertigini svelano chiaramente il messaggio psichico sottostante: ciò avviene, ad esempio, nelle dinamiche irrisolte di dipendenza da figure di riferimento che, per qualche motivo, vengono a mancare. Il soggetto si sente disorientato e destabilizzato e le vertigini simboleggiano la perdita di un sostegno fondamentale, fisico e psicologico.
 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Semi di saggezza dei nativi americani

Per noi, i guerrieri non sono quello che voi intendete. Il guerriero non e' chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. E' suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell'umanità. (Toro Seduto)
Lungo il cammino delle vostra vita fate in modo di non privare gli altri della felicità. Evitate di dare dispiaceri ai vostri simili ma, al contrario, vedete di procurare loro gioia ogni volta che potete! (Proverbio Sioux)


Non perseguitare e non deridere mai un tuo simile per la sua Religione. Rispetta invece ciò in cui lui crede, se vuoi che lui, in cambio, rispetti te. (Tecumseh)


L'unica cosa necessaria per la tranquillità del mondo, è che ogni bimbo possa crescere felice. (Dan George)


Sono venuto al mondo con la pelle color bronzo. Molti miei amici sono nati con la pelle gialla, nera o bianca. Ci sono fiori dai colori diversi ed ognuno di essi è bello. Io spero che i miei figli vivano in un mondo in cui tutti gli uomini, di ogni colore, vadano d'accordo e lavorino insieme, senza che la maggioranza cerchi di uniformare gli altri al proprio volere. (Tatanga Mani)


Chi vuol essere un uomo giusto deve rispettare tutte le forme di vita su questa terra; il cielo, la luna, il sole, le stelle e quello che la natura ci dà. Se a casa sua arriva qualcuno ed è povero, gli deve dare alloggio, da mangiare e da vestire. Così si dovrebbe comportare un uomo giusto. (dal compito scritto di un bambino di 12 anni: Kim Katsitsiosta)


Gli anziani meritano il massimo rispetto, perché ci hanno tramandato le tradizioni, la cultura e la Lingua. Essi, ancora oggi, con la loro saggezza, ci aiutano a rendere migliore la nostra vita. (Sinta Glesha)


I pellerossa sono come lupi; feroci, ma vigliacchi. Annientarli sara' una passeggiata. (Col. William Harney, 1855)


Vedevo gli indiani che cercavano di fuggire in tutte le direzioni, trascinandosi bambini, donne sanguinanti, uomini già chiaramente morti, ma che le loro squaw non volevano abbandonare... La Cavalleria sopravveniva alle loro spalle e li spingeva verso i soldati appiedati, che tiravano su di loro con calma, caricando e ricaricando a turno i moschetti... Quelli che riuscivano a fuggire, venivano inseguiti e finiti dai dragoni a cavallo...
I guerrieri cantavano il canto di guerra e si lanciavano contro i soldati, cadendo dopo pochi passi tra pallottole che ronzavano dappertutto come vespe furiose... Cinque figure accovacciate sotto un cespuglio saltarono fuori, aprendosi le vesti sul seno per fare vedere ai soldati che erano donne, ma i soldati le inseguirono facendole a pezzi, tagliando via prima un braccio, poi una gamba e divertendosi a mozzare i loro seni con le sciabole... Un gruppo di donne, saranno state cinquanta o sessanta, si erano rifugiate in una piccola grotta e mandarono fuori una bambina piccola, con uno straccio bianco in mano, per chiedere pietà... La bambina fu subito decapitata da un fendente di sciabola... I soldati sembravano impazziti, correvano e sparavano e mutilavano... C'era chi mutilava anche i morti, tagliando via i testicoli ai maschi e dicendo che ne avrebbero fatto una borsetta per il tabacco... Qualche ufficiale gridava basta, fermatevi in nome di Dio, siete soldati dell'esercito degli Stati Uniti, ma quegli uomini non erano più soldati, erano diventati come cani idrofobi...
(Capitano John Todd a proposito del massacro dell'Acqua Azzurra, 1855)


Non e' come nasci, ma come muori, che rivela a quale popolo appartieni. (Alce Nero, 1890)


Il cane che lecca una mano, non vede il coltello nascosto nell'altra. (Cavallo Pazzo)


Per voi uomini bianchi il Paradiso e' in cielo; per noi, il Paradiso e' la Terra. Quando ci avete rubato la Terra, ci avete rubato il Paradiso. (Piccola Foglia, 1990)


La soluzione del problema indiano e' ammazzare tutti gli indiani. (Gen. William Sherman, 1868)


Fino a quando il bisonte vivra', questa terra apparterra' ai Sioux... (Secondo trattato di Fort Laramie, 1868)


Il solo indiano buono e' un indiano morto. (Gen. Philip Sheridan, 1870)


Dove sono oggi i Pequot? Dove sono i Narragansett, i Mohicani, i Pokanoket e molte altre tribù del nostro popolo, un tempo potenti? Essi sono scomparsi a causa della cupidigia e dell'oppressione dell'Uomo Bianco, come neve al sole d'estate. (Tecumseh degli Shawnees)


Non si deve tenere alcun consiglio con gli indiani, ne' avviare alcuna conversazione. Gli uomini devono essere ammazzati dovunque si trovino. Le donne e i bambini possono essere fatti prigionieri, ma, naturalmente, non devono essere uccisi. (Gen. James Carleton, 1862)


Io una volta pensai di essere l'unico uomo che continuava ad essere amico dell'uomo bianco, ma da quando sono venuti e hanno vuotato le nostre tende, rubato i cavalli e ogni altra cosa, e' difficile per me credere ancora agli uomini bianchi. (Motavato (Pentola Nera dei Cheyenne meridionali) 





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