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Significato psicosomatico dell'Endometriosi




Vediamo il significato psicosomatico dell'endometriosi

Che cosa vuol dire: Il timore di concepire un bimbo e/o di concepire se stessa come donna

Lo sviluppo da parte dell'organismo di tessuto endometriale al di fuori della sede uterina ruota intorno al tema della paura. Una paura dovuta a una profondo insicurezza della donna, che teme di perdere ciò che la tiene in equilibrio, in particolare il partner. L'endometrio fuori sede può essere letto anche come una fuga dal concepimento, portandolo in luoghi dove esso non può avvenire. In questa chiave l'endometriosi segnala il timore per le conseguenze che la nascita di un figlio potrebbe avere sulla vita della donna. Il principale è che essa possa spezzare l'armonia della coppia, ma c'è anche la paura che il bimbo possa prendere il posto della donna e che lei non sia la protagonista per il proprio uomo; o ancora la resistenza a far nascere il bimbo in un mondo che essa stessa non ha ancora accettato. Può anche essere presente la paura di non saper essere donna, moglie e madre al contempo. Ma l'endometrio ectopico può essere interpretato anche come difficoltà a crescere, a uscire dall'adolescenza e diventare donna adulta. In questo senso la malattia evidenzia un modo caotico della donna di percepire il proprio femminile: l'utero è sparso un po' ovunque, come simbolo della difficoltà a mettere insieme i pezzi della propria identità femminile e come paradossale esposizione di più punti di "richiamo" per l'unione col maschile. Il tutto avviene all'interno di una coppia nella quale il partner viene spesso sentito come sostegno e appoggio indispensabile senza il quale la donna si sente perduta.
Chi è più a rischio: Donne con tratti psicologici adolescenziali che vivono l'uomo come l'eroe che le viene a salvare e con cui formare una coppia "chiusa", centrata su se stessa e in qualche modo autosufficiente sia rispetto alle relazioni con l'esterno che alla creazione di una eventuale prole. Queste donne hanno di solito un legame di dipendenza sia dalla madre che dal partner. Se qualcosa dall'esterno non arriva a mutare la situazione, fanno di tutto per mantenere immutato tale equilibrio. L'atteggiamento verso la maternità è ambivalente e la decisione di fare un figlio è spesso procrastinata a un futuro indeterminato. Anche quando un figlio è ormai presente, la donna spesso si pone in rapporto con lui in termini d iperprotezione e di competizione allo stesso tempo.

Suggerimenti: Serve più sicurezza per poter vivere con meno paura e meno dipendenza il rapporto di coppia e per sentirsi più salde. Il tempo da dedicare a se stesse è la chiave per acquisirla.

Può rivelarsi utile lo sviluppo di una femminilità più matura e di una autonomia rispetto al nucleo familiare d'origine: ricavate tempi e spazi vostri, in cui fare cose nuove senza sentire addosso lo sguardo del partner e dei genitori che vi vedono ancora come l'eterna ragazza...opinione anche vostra.

Fate ordine. Può essere l'ordine domestico o la scansione della giornata e l'uso delle energie, il modo di pensare o la chiarezza nelle relazioni amicali e professionali. Vincete la vostra tendenza a "lasciare in giro" o "in sospeso" sempre qualcosa. C'è troppa frammentazione.

E' utile l'assunzione dei macerati glicerici di noce, 50-70 gocce 15 minuti prima di colazione, e lampone 50-70 gocce 15 minuti prima di cena, per 2 mesi, 2-3 volte all'anno.

ATTENZIONE

L'endometriosi è una malattia seria che va curata da medici competenti. In questo post si fornisce una delle tante chiavi di lettura psicosomatiche. Non si adatta a tutte le donne e va considerata per quello che è: un tentativo di dare una spiegazione o fornire spunti di riflessione. Ognuno conosce il proprio vissuto e, facilmente, può dedurre se si riconosce o meno. NESSUNO SI PROCURA DELLE MALATTIE O SI VUOLE PUNIRE STANDO MALE, se lo si fa si tratta di meccanismi inconsci .

Fonte http://conipiediperaria-riflessoluxfirenze.blogspot.it/

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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