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Significato psicosomatico dell'ipertensione arteriosa




Significato psicosomatico dell'ipertensione arteriosa e  rimedi naturali 

L’ipertensione arteriosa è un aumento anomalo della pressione con cui il cuore pompa il sangue nell’aorta e di conseguenza in tutto l’organismo. La pressione arteriosa presenta due valori: quello sistolico (la cosiddetta massima) e quello diastolico (la minima). La prima in un adulto sano può variare dai 115 ai 140 mm di mercurio, la seconda tra i 70 e gli 85-90. Nel 95% dei casi di ipertensione arteriosa non c’è una causa evidente, anche se lo stress, l’ansia, lo stile di vita e l’alimentazione giocano un ruolo determinante.
In una piccola parte (5%) essa è dovuta a malattie di tiroide, rene e surrene. Quasi sempre non ci sono sintomi e il riscontro è occasionale, eccetto che per improvvisi sbalzi o picchi (valore sistolico oltre i 160) che provocano cefalea, disturbi visivi e senso di stordimento. Curarla è fondamentale per prevenire malattie cardiovascolari anche molto gravi.

La parola chiave per comprendere la dimensione simbolica dell’ipertensione è “controllo” o, meglio ancora, “ipercontrollo”. Gli ipertesi infatti hanno in comune una caratteristica evidente: uno spiccato bisogno di “gestire” le proprie emozioni, secondo differenti modalità. Possono negarle (per esempio sono soliti dire di star bene quando in realtà stanno male; oppure attribuiscono ad altri la propria ansia non riconosciuta), filtrarle con la razionalità (per esempio invece di dire: «Ti voglio bene», utilizzano frasi del tipo «Ti stimo molto, ti apprezzo»), banalizzarle (spesso definiscono “paturnia” un problema di una certa entità oppure cercano di confortare chi ne soffre con un «Ma sì, cosa vuoi che sia!»).

Ciò predispone la persona all’ipertensione secondo il seguente meccanismo:

per poter controllare maggiormente la realtà, il cervello ha bisogno di una quantità maggiore di ossigeno e di energie e il cuore deve pompare il sangue con maggior forza (cioè sviluppando una maggior pressione).Al contempo, lo stato di allerta porta a una contrazione cronica delle arteriole periferiche, creando così una maggiore resistenza al fluire del sangue ai tessuti e dunque chiedendo anche qui al cuore di sviluppare una pressione maggiore. Il grande fantasma di chi soffre di ipertensione è la paura, una paura profonda e antica del vuoto, perché nel vuoto (nei silenzi, nelle pause ecc.) possono emergere emozioni che si fatica a controllare. Paura dunque di lasciarsi andare, di commuoversi, di contattare l’interiorità.

L’iperteso testimonia un approccio “maschile” alla realtà, predilige l’attività alla passività e appare come un soggetto “sanguigno”, cioè caratterizzato da una forte carica vitale, superiore alla media, che proprio per questo deve essere gestita. Queste caratteristiche sono di solito a tutto campo e si rintracciano spesso anche nella sessualità, dove la persona tende a non abbandonarsi durante il rapporto ma, per esempio, dopo aver fatto l’amore, evita il relax e le coccole, alzandosi rapidamente dal letto per riprendere subito le redini della situazione e tornare alle sue consuete e rassicuranti attività. Ipertensione arteriosa: chi è più a rischioRischia l’ipertensione chi ha almeno tre fra le seguenti caratteristiche:

-tendono a un attivismo continuo;
-reagiscono con l’azione alle difficoltà della vita e ai problemi psicologici;
-sono legate ad aspetti pragmatici e concreti dell’agire;
-nascondono le proprie emozioni: cercano di non commuoversi anche quando sono da soli e fanno fatica a dire “Ti amo” e a usare altre espressioni sentimentali/affettive, privilegiando azioni simboliche;
-le loro scelte sono spesso, immediate, a sorpresa: se decidono di fare una cosa la fanno, la portano a termine e poi considerano la cosa “superata”. A volte ciò si traduce in un atteggiamento compulsivo: se sentono di voler (o di dover) fare qualcosa, devono farla subito e devono concluderla in modo ben definito;
-nei rapporti si aprono completamente, oppure si chiudono totalmente: evitano le sfumature e le atmosfere indefinite. La modalità “tutto o niente” si presenta anche quando cambiano idea su persone e situazioni.

Ipertensione arteriosa: suggerimenti per la cura

Per far fronte all’ipertensione, da un punto di vista psicosomatico, un cambio di atteggiamento mentale può portare a un miglioramento netto nei valori della pressione; in alcuni casi, la patologia può addirittura scomparire completamente. I punti centrali di questo approccio sono:

1) imparare a lasciarsi andare alle emozioni e all’espressione dei sentimenti;

2) delegare più spesso agli altri una parte delle responsabilità e degli oneri;

3) concedersi momenti di passività e di relax fini a se stessi, e sufficientemente lunghi, non piccoli ritagli compressi all’interno di un attivismo esasperato.

L’iperteso è persona sanguigna e passionale che ha soltanto bisogno di comprendere che è possibile lasciarsi andare e che non accade nulla di catastrofico se si molla per un attimo la presa sulla realtà e si lascia percepire agli altri la propria sfera emotiva. L’impegno sta quindi nel rendersi consapevolmente disponibili a situazioni di questo tipo; una volta che questa rigidità si sblocca, ci si sentirà più liberi. È a questo punto che possono essere utili tutte quelle tecniche, psicologiche o corporee, che favoriscono una maggiore cedevolezza ed elasticità.

Contro l’ipertensione più libertà e relax

Chi soffre di ipertensione ha bisogno di stimoli nuovi e di piaceri: dare spazio alla fantasia e alle emozioni riduce l’ipertensione.
Sono due gli abiti esistenziali che portano dritti all'ipertensione: soffocare le emozioni e volersi sempre sobbarcare doveri e responsabilità. Per proteggersi da tensioni e stress che mettono a repentaglio il nostro sistema cardiovascolare producendo ipertensione, è quindi necessario rompere gli "argini" che ci imponiamo quotidianamente e che "restringono" il fluire della vita: le azioni sistematiche, il modo di pensare "a copione fisso" che mette in secondo piano le emozioni. Far battere il cuore vuol dire salvarlo, in primis dall'ipertensione.
Se è vero infatti che per ridurre l'ipertensione occorre modificare il proprio stile di vita (ad esempio l'alimentazione), è anche vero che chi soffre di ipertensione ha bisogno di rinunciare all'ordine e alla disciplina a tutti i costi per concedersi un pizzico di sana follia, che consenta al sangue di pulsare e di nutrire il cervello con il combustibile di cui più necessita: stimoli nuovi, piacere, relax, apertura verso nuovi incontri e nuove esperienze. Se ci alleniamo a concedere al cervello "l'ora d'aria" verrà più facile allentare la gabbia in cui lo teniamo e lasciare che insieme al sangue scorrano le "emozioni salva-vita", fondamentali contro l'ipertensione.

Ripulisci la mente dalle scorie e l'ipertensione diminuirà

A incrostare le arterie non è dunque solo il colesterolo, ci sono scorie invisibili che giorno dopo giorno si depositano dentro di te predisponendoci all'ipertensione.
Quali veleni intorpidiscono il cervello generando ipertensione? Le abitudini che diventano automatismi, i modi di pensare da non mettere in discussione, la diffidenza verso il nuovo... Per eliminarli e ridurre l'ipertensione, occorre riconoscerli. Prova così: ogni giorno fai caso ai tuoi comportamenti rigidi, segnandoli, se ti aiuta, su un taccuino. Dopo averne preso coscienza prova a fare a meno, ad esempio, di una frase ricorrente, oppure a modificare il percorso per andare al lavoro o la sequenza dei gesti che compi appena rientri a casa... Così si impara a diventare più flessibili e ci si aiuta contro l'ipertensione.
L'ipertensione si riduce se facciamo anche... gli spettatori

In famiglia come al lavoro, ma persino nel tempo libero, il ruolo di chi soffre di ipertensione "deve" essere sempre attivo. Così evita di abbassare le difese, di lasciarsi andare e di farsi sorprendere dalle emozioni. La dimensione del fare è dunque una difesa dalla passività intesa come assenza di controllo. Ecco perché il consiglio è quello di giocare appena puoi a fare lo spettatore, ossia di assumere una posizione di passiva ricettività. Prova a osservare con curiosità senza intervenire, ma soprattutto senza assumere il ruolo di giudice o supervisore. Ti aiuterà a rilassarti e a scoprire le cose che di solito non riesci a percepire. Con positive ricadute sull'ipertensione.

L'eros, il primo alleato contro l'ipertensione

Il temperamento di chi soffre di ipertensione sarebbe portato alle emozioni forti, ma la paura di ritrovarsi in un vortice inarrestabile raggela anche il più caldo dei moti. È allora che la pressione rischia di raggiungere forti picchi. Perché rinunciare alla sessualità che è un carburante oltre che un'ottima prevenzione contro l'ipertensione? Fare l'amore però non si limita al coito: l'eros che fa bene ha in sé forza ed energia ma anche la tenerezza, le fantasie e richiede tempo e vera disponibilità a entrare in relazione con l'altro.
No dunque ai rapporti frettolosi e meccanici senza reale coinvolgimento, sì invece al corteggiamento, ai preliminari, al gioco e alle novità. Lasciarsi andare alla fantasia erotica è il miglior farmaco per l'ipertensione oltre che un'iniezione di energia per la coppia.

Le 7 regole d’oro contro l’ipertensione

Poche abitudini alimentari possono fare la differenza per chi soffre di ipertensione. Oltre alle regole, vi proponiamo un menu anti-ipertensione
L'ipertensione si combatte a tavola
L'ipertensione è un problema che riguarda milioni di italiani, i quali ogni giorno si trovano alle prese con terapie e diete specifiche. In effetti una delle battaglie più efficaci che possiamo condurre contro l'ipertensione si svolge a tavola. Vi proponiamo qui una dieta semplice: sette regole alimentari da seguire con costanza ed un menu giornaliero che potrà aiutarvi a tenere sotto controllo l'ipertensione:

Le sette regole anti-ipertensione


1) Non aggiungere il sale alle pietanze già condite
2) Non aggiungere il sale all'acqua di cottura della pasta
3) Abituare il palato ad apprezzare il sapore originale dei cibi
4) Condire i piatti con spezie ed aromi
5) Preferire il pane senza sale (tipo toscano)
6) Ridurre il consumo di cibi pronti, spuntini salati, salse (anche di soia), dadi
7) Scegliere alimenti bio e integrali


Medicina tradizionale:


La medicina tradizionale offre una serie di validi strumenti e di esami di laboratorio che permettono una diagnosi precisa dell’ipertensione. Attraverso questi esami è possibile individuare la terapia più efficace per ciascun paziente. Infatti, non tutti gli ipertesi hanno bisogno di cure farmacologiche e gli stessi farmaci antiipertensivi sono da personalizzare. Ogni valutazione sull’opportunità o meno di eventuali terapie farmacologiche va lasciata ad un medico qualificato, il quale sarà anche in grado di personalizzare la cura migliore, iniziando da un solo farmaco ed eventualmente associandolo ad altri. Vediamo adesso che cosa possono offrire le cosiddette medicine alternative.

Medicine alternative:Omeopatia (leggi anche Omeopatia contro l'ipertensione)


L’omeopata in caso di ipertensione arteriosa in genere opera in due modi: nel primo cerca di individuare la "costituzione" o caratterizzazione fisico - psichica della persona per armonizzarla con rimedi specifici (questo è sempre il primo approccio omeopatico qualunque sia la malattia); nel secondo modo fornisce al paziente le indicazioni di utilizzo di cosiddetti rimedi di intervento rapido secondo i sintomi che accompagnano un rialzamento improvviso della pressione arteriosa. Vediamo qualche rimedio di quest’ultima terapia omeopatica.
· Ipertensione con mal di testa e vertigini. I sintomi compaiono all’improvviso ed il mal di testa è descritto con un senso di pressione interna, le vertigini si presentano muovendo il capo e spesso ci sono palpitazioni con ansia descritta come "paura di morire". Il rimedio omeopatico adatto al caso è aconitum.
· Ipertensione con vampate di calore. "Glonoinum" è il rimedio per le crisi di pressione alta caratterizzata da senso di calore al capo con mal di testa pulsante. La pulsazione talvolta è come avvertita in tutto il corpo ed è esacerbata dal calore e dallo stare sdraiati.
· Ipertensione con ansia. Caratteristica di questa crisi ipertensiva è quella di insorgere in momenti di ansia o stress ed i sintomi, oltre all’ansia che aumenta talvolta inspiegabilmente, sono: palpitazioni, senso di testa pesante (come "troppo piena"), desiderio impellente di aria fresca, voglia di cibi dolci e zucchero nonostante questi provochino, una volta assunti, acidità di stomaco ed eruttazioni. Gli omeopati in questa situazione consigliano argentum nitricum.

Medicina cinese


Vediamo ora brevemente le cause ed i sintomi di due tipi di pressione alta curati poi in genere con agopuntura e farmaci erboristici.
· Ipertensione da eccesso di fegato. La collera è la causa principale di questo tipo di pressione alta ed i sintomi sono: vertigini, "senso di sbandamento", mal di testa con tensione alla parte alta della nuca, irritabilità, bocca amara, insonnia, occhi spesso arrossati. Il medico agopuntore in questo caso cerca di mitigare l’energia in eccesso del fegato e di abbassare direttamente la pressione.
· Ipertensione da deficit renale. La paura, l’ansia, lo stress sono le basi energetiche negative di questo tipo di ipertensione connotata da mal di testa con senso di "vuoto", ronzii auricolari, vista offuscata, capogiri, insonnia, diminuzione della memoria, debolezza della colonna vertebrale soprattutto lombare. Il medico esperto in agopuntura in questo caso opera cercando di aumentare l’energia renale e di mitigare direttamente la pressione alta.

Medicina psicosomatica

Le più importanti correnti di studio psicosomatico dell’ipertensione arteriosa sono quella di psicologia comportamentale e quella su base psicoanalitico - simbolica.

Psicologia comportamentale ed ipertensione

Secondo questa scuola agli stress ambientali ed emotivi intensi e ripetitivi alcune persone risponderebbero più che con normali reazioni comportamentali (come il pianto e l’aggressività) con un’attivazione del sistema nervoso che non è controllabile dalla volontà cui consegue una costrizione dei vasi arteriosi. Si creerebbero così maggiori resistenze all’affluire del sangue e dunque ipertensione arteriosa.

Psicosomatica simbolica ed ipertensione

Per questa scuola invece (Riza) l’ipertensione sarebbe la rappresentazione a livello corporeo di un conflitto inconscio tra "pensiero" e "sentimento", tra passione e ragione, tra emotività e controllo, dove un sangue investito simbolicamente di valenze emotive non può circolare liberamente. L’iperteso dunque tenderebbe a vivere conflittualmente il rapporto con il mondo degli affetti e ne eserciterebbe un esasperato controllo frenando di continuo la passionalità e privilegiando la "fredda" e più sicura ragione.
Il parere del dr. Francesco Billi Perugini (che condivido!):
Si stima che almeno il 30% della popolazione mondiale soffra d’ipertensione arteriosa. Ufficialmente nel nostro Paese gli ipertesi sarebbero tra i 15 e i 20 milioni, ma solo il 50-60 % sa di esserlo. Però ci sono anche parecchie persone che per errori diagnostici o per eccesso di medicalizzazione assumono farmaci inutilmente.
Una delle più temibili e devastanti conseguenze dell’ipertensione è certamente l’ictus: 200.000 casi l’anno, di cui l’80% sono nuovi episodi e il 20% sono recidive. L’ictus causa il 10-12% di tutti i decessi per anno (rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie) ed è la principale causa d'invalidità, con costi per il Sistema Sanitario Nazionale che variano da 6.2 a 14.4 miliardi di euro l'anno. Sempre in Italia, sono circa 900.000 il numero di soggetti che sono sopravvissuti ad un ictus, con esiti più o meno invalidanti. La tendenza ad avere la pressione alta è legata anche all’età, per cui con l’aumento della vita media anche l’incidenza di questa malattia è aumentata. Si stima che entro il 2025 aumenterà del 60%.
Per evitare tutte le conseguenze dovute all’ipertensione, il controllo dei valori pressori è fondamentale. Le nuove direttive europee per il controllo della pressione arteriosa confermano l’importanza di mantenere nella popolazione sana valori al di sotto di 140/90 mm Hg, mentre per quanto riguarda le persone affette da patologie a rischio cardiovascolare, come il diabete, consigliano valori ancora più bassi 130/80 mm Hg. Tuttavia, secondo alcuni bisognerebbe individualizzare maggiormente la terapia ed essere meno rigidi nel caso degli anziani, in cui sembra che entro certi limiti il rialzo pressorio serva a irrorare meglio il cervello.

Quali sono i sintomi ed i campanelli di allarme?

Nella stragrande maggioranza dei casi l'Ipertensione Arteriosa non ha sintomi, il che la rende ancora più subdola. Cefalea, palpitazioni, vertigini, ronzii auricolari, disturbi del visus, astenia, impotenza possono essere i sintomi che consentono di svelare la malattia ipertensiva a chi non controlla la propria pressione. I campanelli d'allarme più drammatici sono le aritmie cardiache, gli attacchi transitori di ischemia cerebrale (TIA), epistassi, emorragia sotto congiuntivale. Secondo gli esperti, chi non è iperteso, dovrebbe controllarsi la pressione ogni sei mesi, m(a se c’è familiarità (padre, madre, fratelli) allora i controlli devono essere tanto più frequenti quanto più aumenta l’età.

La cause

In oltre il 90% dei pazienti ipertesi la vera causa rimane sconosciuta. Probabilmente non esiste una causa univoca. I fattori che possono influire possono essere diversi e spesso agiscono in sinergia: età, razza, familiarità, massa corporea, alcool, sedentarietà, fumo, caffè, diabete, dieta, stress, ecc. Sicuramente lo stress, lo stile di vita influiscono non poco, altrimenti non si spiega come mai Milano è considerata la capitale italiana dell’ipertensione e nell’industriosa e frenetica Lombardia il 33% dei cittadini è ipertesa, quando la media nazionale è del 25%. Anche il consumo abituale di alcuni farmaci può essere dannoso per la salute, come è stato dimostrato per gli antinfiammatori non steroidei (FANS) (WDDTY - Vol: 5 Issue: 8 - UPDATES - JAMA September 1994).

Le terapie ufficiali:

L’approccio terapeutico della medicina allopatica è tutt’altro che olistico. Una volta escluse cause organiche e fatta diagnosi di ipertensione primitiva l’unica preoccupazione è quella di tenere i valori pressori costantemente bassi. Un intervento largamente sintomatico. I farmaci impiegati sono diversi (ace-inibitori. beta-bloccanti, calcio-antagonisti, diuretici e inibitori dei recettori dell’angiotensina) e la terapia deve essere assunta per tutta la vita. Spesso può capitare che ad un primo farmaco, con il tempo, se ne aggiunga un altro e poi ancora un altro.
La terapia farmacologica è il più delle volte indubbiamente efficace ad abbassare i valori della pressione, ma non sempre nel ridurre la mortalità da rischio cardiovascolare, come è stato dimostrato nel caso dell’impiego di calcio-antagonisti nelle donne in menopausa affette da ipertensione: l’assunzione del farmaco aumentava il rischio del 55%! (Journal of American Med Association, 2004, 15;292:2849-2859).
Infine, la mancanza di una visione “totale” del paziente fa spesso commettere alla medicina accademica l’errore di medicalizzare eccessivamente i pazienti, di impostare terapie intempestive in soggetti giovani e di non prendere in sufficiente considerazione altri aspetti della vita del paziente (alimentazione, stress, ecc.).

 

Oltre ai farmaci di sintesi:

Premetto che quello che dirò non costituisce in nessun modo una prescrizione. L’ipertensione è una malattia seria e un’eventuale cura alternativa deve essere prescritta da un medico esperto, che sia in grado poi di valutarne gli effetti nel tempo. Spesso nelle persone giovani o di mezza età che hanno un’ipertensione agli esordi si ottengono straordinari risultati e il ricorso ai farmaci di sintesi è superfluo o può essere rimandato di diversi anni e addirittura evitato. Anche nei soggetti ipertesi che assumono farmaci da pochi anni è possibile ottenere ottimi risultati. Nei casi più refrattari, le cure naturali possono essere integrate con quelle chimiche, con il beneficio di ridurre nel tempo il carico di queste ultime.
E’ importante sottolineare il diverso approccio tra allopatia e la medicina naturale. L’allopatia, il più delle volte, oltre alla pratica pastiglia da assumere una volta al giorno non richiede troppi sacrifici e impegni da parte del paziente. Intendo dire che assumere l’antipertensivo è tutto quello che si deve fare. Sì, qualche vago consiglio sull’alimentazione, la raccomandazione di perdere peso ed evitare la vita sedentaria, ma nulla di più.
L’approccio olistico invece pone il paziente di fronte a tutti quegli aspetti della propria vita che possono in qualche modo aggravare la sua condizione morbosa e lo sprona ad operare effettivi mutamenti, siano essi sul piano pratico e materiale (alimentazione, lavoro, attività fisica, ritmi sonno/veglia, ecc.) sia su quello più interiore e umano (meditazione, yoga, arte, lettura, spiritualità, rapporti sociali, ecc.). Quindi, l’approccio naturale all’ipertensione è necessariamente “integrato” e non si affida al solo farmaco.

Fitoterapia:

Offre una serie di piante estremamente efficaci e tra le terapie naturali è forse quella che dà maggiori risultati nella cura dell’ipertensione. Purtroppo, in tempi recenti molte di queste piante sono state letteralmente fatte scomparire dal mercato, seguendo una logica secondo la quale le piante che funzionano vanno eliminate per non turbare il mercato del farmaco allopatico multimiliardario. Per quanto riguarda la loro presunta tossicità, oltremodo esagerata, è decisamente, e di molte misure, inferiore ai comuni farmaci con cui abitualmente molti di noi volentieri si imbottiscono. Per altro, non si capisce come mai queste stesse piante sono state usate vantaggiosamente dall’uomo per migliaia di anni. Non c’è dubbio che in questi ultimi anni l’industria del farmaco chimico stia sferrando un poderoso attacco alle medicine naturali cercando di influenzare sia in America sia in Europa gli organismi preposti a regolamentare il mercato degli integratori e delle piante medicinali (Back-door laws against natural health. WDDTY, July 2007).
Vediamo adesso un elenco delle principali piante che abbassano la pressione. Attenzione, spesso vengono associate in formulazioni complesse, tra loro e con altre piante, per potenziare il loro effetto o per mitigare eventuali effetti indesiderati.

Rauwfolfia, Rauwolfia serpentina – la medicina Ayurvedica la utilizza da oltre 1500 anni, ma da tempo fa anche della fitoterapia occidentale. E’ una delle piante più attive per l’ipertensione. Si utilizza la radice. Ha un’azione ipotensiva e sedativa. Purtroppo non è più disponibile, neanche su ricetta medica (cosa a dir poco vergognosa), nel nostro Paese. Tuttavia, nella vicina Svizzera, dove non mi pare siano meno sensibili di noi per quanto riguarda la salute dei cittadini, è tranquillamente reperibile in farmacia.
Coleus, Coleus forskohlii – altra pianta della tradizione ayurvedica. Ha proprietà antipertensive, antiaggreganti piastriniche e vasodilatatrici. E’ divenuta famosa in Occidente dopo che un suo principio attivo, il forskohlin, è stato isolato per la prima volta nel 1970. A questo sono stati dedicati decine di lavori. Ha dimostrato di essere efficace in numerose condizioni patologiche, come l’infarto, il glaucoma e l’asma bronchiale. Il valore del Coleus per l’ipertensione sta anche nel fatto che possiede una certa azione antipiastrinica e quindi fluidifica il sangue e previene la trombosi. Anche questa meravigliosa pianta è stata tolta dal mercato.
Arjuna, Terminalia arjuna, - fa parte anch'essa della tradizione erboristica ayurvedica. Ha proprietà antianginose, cardiotoniche, antiaritmiche e sedative. Mantiene il sangue fluido. Dilata le coronarie, potenzia la circolazione, mantiene il tono e il benessere del muscolo cardiaco. Indicata per la prevenzione dell’infarto, ma è utilissima anche nel post-infarto. Si usa la corteccia che, per altro, è ricca di coenzima Q-10 (vedi oltre).
Cimicifuga, Actea racemosa – ha un’azione sedativa, antispasmodica e diuretica. Migliora la circolazione e riduce la pressione arteriosa. E' spesso impiegata con altre erbe.
Kudzu, Pueraria lobata – la radice di Kudzu è utilizzata in formulazioni erboristiche cinesi per l’ipertensione. Aumenta il flusso sanguigno coronarico e cerebrale, dilata i vasi periferici e inibisce l’aggregazione delle piastrine.
Pervinca, Vinca minor – Ha un’azione ipotensiva, spasmolitica, sedativa e attivatrice del microcircolo cerebrale. L’effetto ipotensivo dipende dalla diminuzione della resistenza vascolare periferica. Più spesso usata in fomule complesse.
Cardiaca, Leonurus cardiaca – Ha un’azione ipotensiva non marcata e per questo spesso è associata ad altre piante. Possiede anche un’azione sedativa cardiaca e antiaritmica. Si utilizza soprattutto nei disturbi cardiaci associati ad ipertiroidismo.
Biancospino, Crataegus oxyacantha e monogyna - Ha un’azione antiaritmica, cardiotonica, coronarodilatatrice, sedativa e ipotensiva. Le procianidine oligomeriche (OPC) hanno un’azione antiossidante a livello delle pareti vasali. C’è chi preferisce i fiori, ritenendoli più efficaci, altri invece usano le bacche. L'impiego costante di una tintura a base di bacche è considerto ottimo nei soggetti che hanno familiarità all'ipertensione. Previene anche l'aterosclerosi.
Vischio, Viscum album - Si associa vantaggiosamente con il precedente. Ha un’azione vasodilatatrice, antispastica, ipotensiva e diuretica. Si usano le foglie.
Celidonia, Chelidonium majus - Questa papaveracea ha un’azione spasmolitica, sedativa e rilassante la mucolatura liscia. Nella cura dell’ipertensione è usata in combinazione con altre piante.
Aglio, Allium sativum - Numerosi studi clinici hanno dimostrato la sua positiva azione nella prevenzione del rischio cardiovascolare. Regolarizza la pressione arteriosa, previene la trombosi e la formazione delle placche aterosclerotiche. Il modo migliore è fare uso di aglio fresco, assumendo 2-4 spicchi al giorno, ma non tutti se la sentono. Comunque, in commercio esistono estratti secchi titolati che non danno problemi di alito.
Olivo, Olea europea – Di questa nota pianta si usano le foglie. Ha un’azione ipotensiva, per dilatazione periferica, antiaritimica e diuretica. L’effetto antipertensivo si ottiene in genere a dosaggi alti e comunque è meno marcato rispetto alle altre piante. Il più delle volte è impiegata in associazione con altre erbe.
Perla polvere ((Mukta Pishti) - non è un fitoterapico, ma viene inserito nelle preparazioni erboristiche ayurvediche. La polvere di perla è uno speciale preparato per la cura dell'ipertensione. Stabilizza le emozioni, calma la paura, riduce il senso di frustrazione, la collera ed è considerata un rigenerante tissutale.
Alle piante più spiccatamente antipertensive, se ne possono associare altre con azione complementare:
1. anticoagulanti o fluidificanti del sangue - Zenzero, ginkgo biloba, angelica cinese, meliloto, ecc.
2. adattogene (contro lo stress, ansia, eccitazione, ecc.) - Ashwagandha, luppolo, jatamansi, asparago racemoso, passiflora, valeriana, avena, bacopa, centella, melissa, ecc.
3. diuretiche - Pilosella, tè di Giava, betulla, levistico, parietaria, prezzemolo, tarassaco, tribulus, ecc.

Integratori:

Magnesio – E’ un “calcio-antagonista” naturale ed è di fondamentale importanza per mantenere i giusti equilibri minerali a livello delle cellule delle pareti vasali. Ottimo come cura e come prevenzione nei soggetti a rischio. Da assumere quasi sistematicamente. Il suo effetto sulla pressione si manifesta pienamente dopo qualche settimana.
Coenzima Q-10 - Gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione dei nutrienti in energia. Ogni singola cellula nel corpo necessita di questo fattore, ma le cellule dei tessuti a maggiore consumo enrgetico ne hanno più bisogno, come quelle del fegato, dei reni, del pancreas e del cuore. E’ un potente antiossidante e ha dimostrato di essere efficace nel normalizzare la pressione sanguigna. Gli organi d’animali, come il fegato, il rene e il cuore, sono una fonte naturale eccellente di Q-10, ma si trova anche nei pesci e in alcuni vegetali. Ricordo che questo fattore è liposolubile e quindi necessita di un’alimentazione in cui siano presenti buone quantità di grassi, per essere assorbito a livello intestinale. E’ anche sintetizzato dal nostro organismo, ma viene facilmente distrutto da un consumo eccessivo di zuccheri e sostanze stimolanti. I pazienti cardiovascolari necessitano di maggiori quantità di Q-10 (Proc Natl Acad Sci, 1985; 82: 901-4; Drugs Exp Clin Res, 1984; 10: 487-502). I suoi benefici nel caso di angina, ipertensione, insufficienza cardiaca, aritimie e disturbi valvolari sono stati dimostrati a partire dagli anni ’70 (J Molec Med, 1977; 2: 431-60) e poi continuamente confermati da successivi studi. Le statine (farmaci che abbassano il colesterolo) riducono del 40% la sintesi di Q-10 nel corpo.
Vitamina C - Aumenta la produzione di prostacicline, una piccola molecola che non solo rilassa i vasi sanguigni, ma favorisce una corretta fluidità del sangue. La vitamina C è fondamentale per la salute cardiovascolare. In alcuni studi, la somministrazione regolare di vitamina C ha dimostrato di abbassare significativamente la pressione arteriosa (Lancet, 354: 1999: 2048-9).
Lisina e prolina – Sono due amminoacidi che proteggono le pareti arteriose e prevengono al formazione delle placche aterosclerotiche. La sclerosi delle pareti è spesso intimamente correlata con l’ipertensione. Sono importanti componenti del collagene e di altre molecole che danno stabilità alle pareti dei vasi. L’assunzione insieme alla vitamina C è quanto mai vantaggiosa. Con altri elementi, fanno parte della terapia cellulare del Dr Rath (M. Rath MD.Why animals don’t get heart attacks…but people do.)
Arginina – E’ un amminoacido che facilita l’azione di una piccola molecola chiamata ossido d’azoto, capace di aumentare l’elasticità delle pareti arteriose e aiutare a normalizzare la pressione.
Licopene – Un antiossidante che si trova soprattutto nei pomodori e nell’anguria. Somministrato come integratore, si è dimostrato efficiace in un campione di pazienti ipertesi di età compresa tra i 30 e i 70 anni (American Heart Journal, January 2006). Anche questo è un fattore liposolubile e quindi senza grassi nell’alimentazione viene poco o nulla assorbito.
Fermenti lattici - Diverse preparazioni hanno mostrato effetti positivi sulla pressione e sulla prevenzione cardiovascolare. Più in generale, il consumo regolare d’alimenti fermentati è di grande aiuto nella cura e nella prevenzione dell’ipertensione.
Omega-3 – Indubbiamente gli “oli di pesce” hanno dimostrato di essere efficaci nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e, in particolare, di essere in grado di contribuire all’abbassamento dei valori pressori – circa 3.0/1.5 mm Hg - (Circulation, 1993 August, 88: 523-33). Tuttavia, l’assunzione eccessiva e prolungata di questi oli potrebbe avere degli effetti collaterali.

Meditazione Trascendentale Maharishi

Diversi studi hanno messo in evidenza l’utilità della Meditazione Trascendentale (MT) di Maharishi nel trattamento dell’ipertensione arteriosa border line e di grado lieve (Hypertension 1995; 26:820-827; Archives of Internal Medicine, Jun 2006; 166: 1218 - 1224). La MT è in grado di abbassare di almeno 10 mm Hg la pressione massima e di 5 mm Hg la minima e si è rivelata notevolmente superiore ad altre medotiche di meditazione e di rilassamento, al biofeedback e a diverse altre tecniche simili (American Journal of Health promotion 1998; 12(5):297-298).

Panchakarma

Importante e fondamentale programma di purificazione della Medicina Ayurvedica. In collaborazione con una società di assicurazione olandese è stata condotta una ricerca su 126 persone sofferenti di malattie croniche. La durata media della loro malattia era di 20 anni e dopo solo 3 mesi di trattamento con le tecniche di Panchakarma dell’Ayurveda Maharishi si sono notati notevoli miglioramente. Nel caso dell’ipertensione si sono avuti successi nel 56% dei casi.

Yoga

In generale gli studi dimostrano che le persone che praticano lo yoga sono meno ansiose, più resistenti allo stress, hanno la pressione più bassa e le funzioni cardiache e respiratorie più efficienti. Quindi, senza dubbio lo yoga può giocare un ruolo importante nel trattamento e nella prevenzione dell’ipertensione (Cardiovasc Nurs, 1997; 11: 53-65). Addirittura è stato dimostrato che lo yoga può ridurre la pressione in modo significativo in pochissimo tempo (Ind J Physiol Pharmacol, 1998; 42: 205-13; Aviat Space Environ Sci, 1989; 60: 684-7).

L'alimentazione

I vegetariani affermano che la loro dieta aiuta a curare e prevenire l’ipertensione, così come effettivamente proverebbero alcuni studi. Tuttavia, c’è il sospetto che non sia tanto l’esclusione della carne e dare risultati positivi, ma piuttosto lo stile di vita complessivamente più salutistico (health conscious) che molti vegetariani seguono: consumo di alimenti bio, molta frutta e verdura, cure naturali, ricerca di armonia e ambienti meno inquinati, tecniche di rilassamento, meditazione, ricerca e pratiche spirituale, ecc. Non si tratta quindi di confrontare un qualsiasi campione di popolazione che mangia carne con uno che non la mangia, ma di prendere in considerazione un gruppo molto selezionato dai consumi e stile di vita consapevoli che di fatto enficia totalmente i risultati di questi studi. Quello che conta, quindi, non è escludere o meno la carne, ma piuttosto curare lo stile di vita nella sua globalità. Per altro, diversi studi dimostrano che il fattore decisivo per la prevenezione del rischio cardiovascolare è l’aumento del consumo di verdura e frutta fresca, ricche di antiossidanti e potassio, piuttosto che l’esclusione della carne e dei famigerati grassi animali (BMJ, 1996; 312: 1479; BMJ, 1996; 312: 478-81; JAMA, 1995; 274: 1197; Lancet, 2002; 359: 1969-74). Per quanto riguarda il consumo di proteine poi, il mito per cui un loro eccesso sia la causa dell’ipertensione è del tutto privo di fondamento, così come dimostrato da alcuni studi (Circulation, 1996;94(7):1629-34; Circulation, 1996, 94(10):2417-23).
Una cosa è certa, l’ipertensione si associa molto spesso al sovrappeso e quindi una dieta s’impone quasi sempre. Si calcola che ogni kg perso abbassi la pressione di 1 mm Hg. Personalmente, nella mia pratica clinica, ho notevoli risultati con una dieta piuttosto “primitiva”, che è allo stesso tempo disintossicante e dimagrante: proteine, grassi, cibi fermentati, verdure, frutta. Pochi cereali, legumi e zuccheri. Avendo cura di scegliere il più possibile alimenti freschi, interi e di origine biologica. Oggi giorno, il vero pericolo si nasconde in una alimentazione troppo ricca di carboidrati e non di grassi e proteine. Il consumo eccessivo di carboidrati mantiene alti i livelli di insulina nel sangue e danneggia i vasi.

Il problema del sale alimentare


Certamente l’uomo moderno consuma molto più sale del passato. Ad essere in eccesso non è tanto quello che si aggiunge all' insalata e alle normali pietanze, ma quello “occulto” che si nasconde nei cibi conservati o confezionati. Addirittura anche le merendine, i cereali del mattino e altri cibi dolci di tipo commerciale contengono spesso notevoli quantità di sale. Ufficialmente si consiglia un consumo giornaliero di non oltre 5-6 g di sale, corrispondente ad un cucchiaino, mentre molti di noi viaggiano tranquillamente sugli 8 -10 grammi. Non tutti sono d’accordo che il sale sia la causa dell’ipertensione. Piuttosto credono che il problema riguardi alcuni soggetti sensibili e non tutta la popolazione (per esempio, più gli uomini che le donne). Inoltre, c’è chi mette in guardia dai pericoli di una dieta troppo povera di sale. Anche i sostituti del sale, ricchi di potassio, possono rappresentare un pericolo, se consumati in eccesso, così come hanno dimostrato dei ricercatori olandesi (BMJ, 2003; 326: 35-6).

L' attività fisica


E’ importante, anche se negli ultimi anni sempre più viene dimostrato che non è necessario diventare dei fanatici del movimento per rimanere in forma e prevenire le malattie. L’esercizio isometrico, come il sollevamento dei pesi, andrebbe evitato, perché aumenta la pressione sanguigna, soprattutto se si trattiene il respiro quando si fa lo sforzo. Camminare, fare escursioni, nuotare, andare in bicletta e altri sport all’aperto sono ottimi, ma se fatti con regolarità...una volta ogni tanto serve a poco. Fare attività fisica regolare tra i 18 e i 30 anni riduce la possibilità di sviluppare l’ipertensione nei successivi 15 anni (CARDIA study. Am J Public Health 97(4), 2007).

Fonti:
www.riza.it
www.mybestlife.com
www.dottorperuginibilli.it  http://conipiediperaria-riflessoluxfirenze.blogspot.it/

 

 

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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