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La Drunkorexia




Il termine “drunkorexia” deriva dalla fusione delle parole inglesi drunk e anorexia, cioè “alcolizzato/a” e anoressia, una via di mezzo tra l’ubriachezza e l’anoressia

Alcol e dieta non vanno d’accordo, è risaputo. L’alcol infatti è calorico e non apporta nessun tipo di sostanze nutritive all’organismo.

Ma è possibile astenersi dall’alcool, così trendy e così cool, nell’era dello sballo, dell’happy hour e dei lounge bar?

Quindi, per chi soffre di disturbi alimentari e controlla in maniera maniacale le calorie di ogni alimento ingerito ma non vuole rinunciare all’alcol, ecco l’ultima moda, la drunkorexia.
Succede infatti che chi non vuole rinunciare al mojito, alla caipiroska, alla vodkaredbull, decide di compensare l’assunzione di calorie derivate dall’alcool tagliando gli alimenti: c’è chi fa a meno della barretta al cioccolato all’ora dello spuntino e chi addirittura sostituisce il pasto con gli alcolici. Rinunciare allo snack per la vodka, dire no a un piatto di carboidrati per tracannare qualche alcopops. In America questa insana pratica l’hanno ribattezzata “drunkorexia”.


Secondo quanto riporta un articolo pubblicato su The Indipendent non sono poche le giovani donne che, volendo bere pesantemente vino o alcolici, decidono di non mangiare per non aumentare le calorie, sapendo, ad esempio, che le 300 calorie di un bicchiere di vino sono equivalenti ad una barretta di cioccolata o ad un piccolo toast.

Questo fenomeno, quasi moda tra le giovanissime, ha dapprima preso piede nei cocktail bars di New York, ma ora ha attraversato l’Atlantico e si sta diffondendo in maniera preoccupante in Gran Bretagna; tuttavia, essendo un fenomeno emergente, non è ancora una patologia riconosciuta dalla comunità scientifica ufficiale. Le vittime sono per di più giovani donne in una fascia di età piuttosto ampia, dai quindici ai trent’anni circa.

champagneCome riporta il Daily Mail nel Regno Unito oltre un milione di persone tra i 14 e i 25 anni soffrono di disturbi alimentari. Recenti studi hanno rivelato che esistono dei legami tra disordini alimentari e abuso di alcol, con un terzo dei bulimici che alzano il gomito e si drogano e il 36% delle donne in cura per alcolismo che ammettono di avere altresì disturbi dell’alimentazione.

Le conseguenze di tale pratica alimentare sono devastanti e addirittura peggiori dell’anoressia e della bulimia; infatti mentre nel caso di condotte alimentari quali anoressia e bulimia il corpo assimila sempre meno calorie portando ad un dimagrimento complessivo anche elevato ma comunque “omogeneo”, con la drunkorexia il fisico viene massacrato visto che l’introito calorico è elevato, ma non vengono fornite sostante importanti quali proteine e grassi.

L’alcol infatti, se assunto in eccesso, provoca danni sulla capacità di funzionamento del fegato, riduce la capacità dei polmoni di filtrare e bloccare le sostanze estranee inalate con il respiro, altera il numero delle pulsazioni del cuore e la vasodilatazione delle vene e delle arterie.

Detto ciò, la pelle flaccida dovrebbe essere l’ultimo dei problemi; tuttavia, dal punto di vista psicologico, si crea un circolo vizioso di frustrazioni perché le parti maggiormente in vista della femminilità sono quelle che subiscono le devastazioni maggiori… ne deriva un fisico particolarmente flaccido e cadente, con fianchi simili ad un budino molle…

Ma a differenza dell’anoressia qua non si dimagrisce più di tanto, portando i soggetti ad assumere sempre meno cibo… e bere sempre di più per la crescente frustrazione…

Senza considerare che spesso l’ossessione per la magrezza, si combina con l’esempio di personaggi come Paris Hilton, Amy Winehouse, Tara Reid, Lindsay Lohan o Britney Spears, costantemente immortalate ubriache, rendendo una moda da emulare un comportamento assolutamente inappropriato. Bere come una spugna diventa una cosa trendy, alla moda, ma anche un lasciapassare per essere accettati dal gruppo.

wineUna situazione sempre più preoccupante, secondo gli esperti, in quanto l’anoressia ha ormai raggiunto livelli altissimi e l’uso di alcool è in ascesa. A spingere verso questo comportamento sarebbero le pressioni che arrivano sia da parte della società ma anche dagli ambienti universitari, dove ubriacarsi e perdere peso, rimanendo magri, è di gran moda. Quindi una scelta quasi obbligata per essere al passo coi tempi. Decidendo di bere, le ragazze evitano di mangiare e non ingrassano, accondiscendendo all’imperativo culturale, ‘bevi, ma rimani magra’, che secondo Douglas Bennel del Centro Renfrew per i Disordini Alimentari, ormai non è più solo americano, ma si sta diffondendo a macchia d’olio anche al di là dell’Atlantico.

Ed è appunto quello che si verifica nei college a stelle e strisce ma anche nelle scuole e nelle università del vecchio continente, dove il must è essere carina, magra e sapersi divertire, ossia bere.

Uno studio citato da Fox tv ha rivelato che il 30% delle ragazze in età di college è pronta a ridurre drasticamente ciò che mangia pur di bere liberamente la sera con gli amici senza sensi di colpa. E come segnalano le associazioni che si occupano di disordini alimentari i casi di donne che fanno la fame per di bere sono in crescita.

Anche alcune anoressiche sono disposte a chiudere un occhio sul contenuto calorico degli alcolici, perché questi sono in grado di calmare l’ansia di dover assumere cibo. C’è chi è capace di digiunare tutto il giorno per bilanciare ciò che si scolerà la sera. Non manca chi beve e poi vomita: niente di più facile quando si è a stomaco vuoto. Ci si punisce non mangiando. Ci si premia stordendosi col l’alcol. E di nuovo ci si punisce vomitando.

I giornali sono pieni di racconti di ragazze affette da disturbi del comportamento alimentare che evolvono seguendo le mode del momento, anoressia, bulimia, “sbronzoressia”, ecc.… da questi dati emerge come un disturbo del comportamento alimentare  quasi mai rimanga isolato, ma vada a legarsi intimamente con altri. E documentano anche come la drunkorexia non sia un fenomeno circoscritto al solo mondo adolescenziale.

Ma il dato più allarmante ed esplicativo è dato dalla scoperta che una buona maggioranza delle donne, soprattutto americane, preferisce essere magra piuttosto che intelligente. Ancor più sconvolgente è poi il fatto di trovarsi davanti agli occhi un sondaggio eseguito da esperti che ci rivela come un sempre maggior numero di giovanissime preferiscono essere “ciucche” perse piuttosto che in sovrappeso…

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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