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Cio' che gli altri criticano in voi e' cio' che non amano di se stessi




"Tutta la nostra critica è l’arte di rimproverare agli altri di non avere le qualità che noi crediamo di avere” (Jules Renard)

Gli altri criticano di voi ciò che non amano di se stessi

Ognuno di noi è una creatura ricca di virtù meravigliose e difetti più o meno evidenti ma comunque numerosi. Per quanto sia dura come verità, in tutti noi vivono un genio e un santo, ma anche un tiranno e uno sciocco. Nessuno è esente dal commettere errori o dal fare qualcosa di cui vergognarsi.
 
Nonostante tutto, alcuni di noi si comportano come se tutto ciò non fosse così, trasformandosi in giudici implacabili verso gli altri senza un motivo plausibile, arrogandosene un ovvio diritto e stilando un elenco dettagliato sui difetti altrui, stabilendo il come agire e il come correggere i nostri difetti, diventando altresì intolleranti nei confronti di mancanze o sbagli da noi commessi.
 
Il più delle volte quando le critiche sono costanti e spietate è molto probabile che non si stia valutando in modo imparziale, bensì scatta un meccanismo di autodifesa definito "proiezione",tale per cui è come se ci vedessero come uno specchio, criticando di noi ciò che non amano di se stessi.
 
In ognuno di noi è presente una parte decisamente criticabile piuttosto che una decisamente ammirevole e a chiunque è capitato di dire o fare sciocchezza, San Francesco d'Assisi e Albert Einstein inclusi!
 
E quì si arriva al cuore del discorso, ovvero, ognuno di noi  sceglie cosa vedere e cosa no osservando gli altri, il più delle volte si tratta di una valutazione legata alla percezione che si ha di se, perciò se in noi prevale il lato positivo, saremo certamente più propensi a scorgerlo negli altri e viceversa.
Ciononostante, a volte la critica non sazia e così si focalizza l'attenzione su una persona o più, su cui infierire gratuitamente. Il perchè di tutto ciò?!
 
Si chiama processo di "proiezione" e sostanzialmente funziona così:
 
Quando una persona ha un'opinione di se, spesso non è molto imparziale o obiettiva, e alcuni tratti caratteriali non sono così accettabili. C'è l'egoista che a parole si proclama il benefattore di turno, costruendo falsi argomenti attorno a se perchè giustifichino i suoi comportamenti.
"Mi spiace saperti sempre sola, ma non ho il tempo per farti visita".
Così, queste persone pur volendosi vedere generosi, non possono perchè spinti dal loro egoismo ad esternare altro. Si autoconvincono che, pur essendo consapevoli dei loro atteggiamenti egoisti, i loro pretesti siano delle valide ragioni per giustificare il loro modo di agire.
 
Quando , però, l'egoista nota atteggiamenti a lui familiari in altri, che denotano una condotta egoistica, fanno in modo che non passi inosservato agli occhi altrui, sottolineandoli ad alta voce, indignandosi trovando inconcepibili tali comportamenti.
 
Praticamente accade questo, gli errori commessi dagli altri, ci ricordano in maniera inconscia i nostri. Non si tollera negli altri ciò che non tolleriamo in noi stessi, proiettando le nostre mancanze sugli altri, così da non crearci alcuna ferita narcisistica.
 
La critica comporta molto spesso un riflesso. Ed è molto facile che si critichino gli altri come forieri di parti del nostro essere che non ci piacciono, il tutto in modo assolutamente inconsapevole.
 
Perciò, prestate attenzione a ciò che criticate, vi renderete conto che con molta probabilità vi riguarda da vicino.
 
Ovviamente lo stesso vale per le critiche che subite, il "perché" quella persona ha visto in voi qualcosa di negativo, con molta probabilità si riferisce ad un tasto dolente del suo profondo e non per forza al vostro atteggiamento
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



IMMAGINAZIONE DI PASQUA- R. Steiner

Dobbiamo renderci conto che durante l’inverno, rispetto al cosmo, la Terra è veramente un essere chiuso inse stesso. In certo modo durante l’inverno essa diventa completamente Terra, la sua natura terrestre si concentra.In piena estate (e la contrapposizione può far capir meglio la cosa) essa è del tutto dedita al cosmo, vive la vita del cosmo; in autunno e in primavera si verifica sempre un equilibrio fra i due estremi. Tutto ciò ha un significato quanto mai profondo per l’intera vita della Terra, e riguarda naturalmente sempre e soltanto le parti della superficie terrestre in cui si verifica appunto il passaggio dall’inverno alla primavera.Cominciamo il nostro esame dall’aspettopuramente materiale di questi fenomeni e consideriamo quanto abbiamo rilevato come il fatto piú importante per l’inverno: i sedimenti, l’elemento salino, e consideriamolo in uno dei suoi fenomeni piú importanti per l’intera natura terrestre, nei sedimenti calcarei. È sufficiente uscire da qui, dove siamo da ogni parte circondati dalle formazioni calcaree del Giura, per avere dinanzi a noi tutto quanto descriverò all’inizio di questa conferenza. A un esame esteriore il calcare è sempre calcare, e in realtà per l’occhio esteriore non sembra esservi alcuna differenza rilevante nelle diverse stagioni, ad esempio fra il calcare invernale e quello primaverile. Ma in un certo senso tale mancanza di differenza esiste solo nella prospettiva che ho caratterizzato come quella della pulce. Le metamorfosi del calcare appaiono soltanto estendendo l’esame al vasto cosmo. Allora compare una fine differenza tra il calcare invernale e quello primaverile, tra i due stati del piú importante sedimento nella nostra crosta terrestre. Il calcare invernale (dopo le varie considerazioni fatte possiamo parlare di queste cose come di esseri viventi e animati, perché sappiamo che in ultima analisi vi è in tutto anima e Spirito) il calcare invernale è per cosí dire un’entità in se stessa soddisfatta. Il calcare invernale, se si penetra in esso per mezzo dell’intuizione come essa è intesa nel mio libro Iniziazione, è compenetrato dei piú vari esseri spirituali. Sono gli esseri elementari che vivono nell’elemento terrestre. Il calcare è compenetrato di Spirito. D’inverno il calcare è soddisfatto come lo è la testa umana quando abbia risolto un importante problema ed è contenta di avere pensieri che ne rappresentano la soluzione. In tutta la formazione calcarea terrestre, poiché nell’intuizione si percepisce anche con il sentimento, si avverte in inverno che vi èsoddisfazione interiore. Quando si nuota sott’acqua, si percepisce ovunque acqua. Se in inverno ci si muove spiritualmente entro le formazioni calcaree, si percepisce ovunque soddisfazione che si esplica in animazione interiore, in compenetrazione del calcare invernale con formazioni viventi che si manifestano in immaginazioni, in viventi formazioni di natura spirituale che si trasformano. Quando però si avvicina la primavera, in particolare quando giunge marzo, il calcare diventa ottuso nei riguardi delle sue qualità spirituali. Non ha piú le stesse qualità spirituali, perché gli esseri elementari, come sappiamo da precedenti considerazioni, per mezzo di una specie di respirazione spirituale cosmica si avviano appunto fuori, nell’universo. Il calcare diventa ottuso nei riguardi delle sue facoltà spirituali di pensiero. È poi strano che esso diventi ora pieno di brama; sviluppa una specie di vitalità interiore. Sempre piú e piú esiste una sottile vita nel calcare, ed essa diventa tanto piú interiormente movimentata in primavera e verso l’estate quanto piú le piante germogliano. Certo queste cose si svolgono soltanto in modo sottile e intimo, non appaiono grossolanamente. Le piante che crescono sottraggono al calcare parte dell’acqua e dell’acido carbonico, specialmente al calcare che è disperso nel terreno, ed esso ne sente la mancanza. Il fenomeno è per il terreno un divenire interiormente vivente. Esso diventa vivente. Ma per il fatto che il calcare diventa interiormente vivente, esso acquista una particolare forza di attrazione per gli esseri arimanici. A ogni nuova primavera essi nutrono speranze. Di fronte alla natura, essi di solito non hanno in effetti speranze speciali, perché invero non possono esplicare la loro attività se non nell’uomo. In genere gli esseri arimanici possono agire nella natura animale dell’uomo. Ma all’avvicinarsi della primavera l’influenza che esercita su di essi il calcare di primavera procura loro l’impressione di poter esercitare la loro natura di drago su tutta la natura; poiché trovano in primavera il calcare vivente, essi pensano di acquistare la possibilità di attirare l’elemento astrale dall’universo per animare il calcare vivente, per compenetrarlo di anima. Quando si avvicina il marzo, l’osservatore della natura veramente veggente vede cosí dappertutto le speranze delle entità arimaniche aleggiare sulla Terra in immaginazioni, come un vento spirituale che spiri ovunque; vede come gli esseri arimanici si sforzino di attirare in certo qual modo verso il basso una pioggia di astralità. La forza astrale che essi vorrebbero suscitare se lo potessero (vi tendono sempre con tutte le loro forze) trasformerebbe almeno in parte la Terra durante l’estate, in quanto formata di calcare, in un essere animato, vivente. Ad ogni primavera le entità arimaniche aspirano a trasformare la Terra in un essere vivente, animato; quando un essere in autunno calpestasse la Terra con il suo piede, essa sentirebbe dolore per questa semplice azione del piede.
Questi tentativi, queste illusioni che in ogni primavera sono presenti negli esseri arimanici,in ogni primavera vengono annientati. Da un punto di vista umano si può certo anche dire che gli esseri arimanici avrebbero dovuto ormai diventare tanto avveduti da rinunciare alle loro speranze. Ma il corso del mondo non dipende da quanto pensa l’uomo; è semplicemente un fatto che ad ogni primavera gli esseri arimanici attingono nuove speranze di poter trasformare la Terra in un essere vivente, animato, per mezzo di una pioggia astrale dall’alto. Queste illusioni vengono però ogni anno distrutte. Ma l’uomo non rimane immune dal pericolo di quelle illusioni. Egli gode dei prodotti Carmelo Nino Trovato «Le acque sognanti – La macchina dei desideri» della natura che prosperano in questa atmosfera di speranze e di illusioni, e veramente è ingenuo chi crede, mangiando il pane, di mangiare soltanto del grano macinato e cotto. Nel grano macinato e cotto sono contenute le illusioni e le speranze delle entità arimaniche. Esse vengono distrutte, ma tanto piú si desta nelle entità arimaniche l’aspirazione di raggiungere il loro scopo nell’anima dell’uomo. Cosí l’uomo ogni primavera è effettivamente in pericolo (sebbene tutto si svolga nell’intimo) di cadere vittima delle entità arimaniche. In primavera l’uomo è perciò molto piú esposto all’azione arimanica nel cosmo, che non nelle altre stagioni. Altre cose avvengono se innalziamo lo sguardo verso l’alto. Se alziamo lo sguardo a dove salgono gli esseri elementari della Terra, a dove si collegano con le formazioni delle nuvole, a dove assumono un’attività interiore, soggetta alla vita planetaria, ci accorgiamo che lassú, verso marzo, si verifica qualcosa di diverso, mentre inbasso gli esseri arimanici perseguono le loro mire. Gli esseri elementari salgono, e la spiritualità pura, non materiale, che di solito vi è nella Terra e che si manifesta nella materialità, viene trasferita su, nella regione dove vi è vapore, aria, calore. Lassú poi, tutto ciò che si svolge negli esseri elementari in perenne movimento viene permeato dalle entità luciferiche. Come in basso le entità arimaniche nutrono le loro speranze e attraversano le loro illusioni, cosí in alto le entità luciferiche sperimentano le loro speranze e le loro illusioni. Se esaminiamo esattamente la natura delle entità arimaniche essa è in realtà eterica. Alle entità arimaniche, che sono veramente le entità precipitate da Michele, manca la possibilità di svilupparsi in modo da poter acquistare dominio sulla Terra se non attraverso il calcare divenuto vivente e bramoso. Le entità luciferiche che sono in alto attraversano e compenetrano tutto ciò che in alto si è trasferito e che ora si rende attivo negli elementi superiori della Terra. Esse compenetrano tutto questo e sono di per se stesse di natura puramente astrale. Attraverso tutto quanto in primavera incomincia ad alzarsi, esse hanno la speranza di poter compenetrare la loro natura astrale con la natura eterica e di creare un involucro eterico della Terra, involucro che poi verrebbe abitato da loro stesse. Si può dunque dire: le entità arimaniche si sforzano di animare la Terra astralmente; le entità luciferiche si sforzano dall’alto di accogliere l’eterico nella loro natura. Quando in primavera le piante iniziano a germogliare, assimilano anidride carbonica, attraggono anidride carbonica. In quanto vi è un manto vegetale, l’anidride carbonica agisce in certo qual modo in primavera in una regione che è superiore a quella in cui agisce d’inverno; l’anidride carbonica s’innalza cioè nella regione delle piante. Quando in primavera le piante cominciano a sbocciare, l’anidride carbonica viene attratta dalle entità luciferiche. Mentre le entità arimaniche aspirano a una specie di pioggia astrale per animare il calcare vivente, le entità luciferiche aspirano invece a una specie di elevazione dell’anidride carbonica, a una specie di evaporazione dell’acido carbonico dalla Terra verso l’alto. Se riuscissero nel loro intento, la respirazione sulla Terra dovrebbe cessare, ed esse attirerebbero in alto l’eterico che l’uomo ha in sé a prescindere dal respiro fisico; per mezzo della loro unione con l’eterico dell’uomo esse si troverebbero in condizione di diventare entità eteriche mentre cosí non sono che entità astrali. Con la conseguente distruzione di ciò che vi è in basso di umano e di animale,vi sarebbe in alto un involucro di entità eteriche angeliche. Questo è appunto ciò a cui le entità luciferiche aspirano e che sperano di conseguire quando si avvicina la fine di marzo. Esse sperano di trasformare l’intera Terra in un sottile guscio terrestre in cui esse, densificate per mezzo della natura eterica umana, potrebbero esplicare il loro essere. Se le entità arimaniche vedessero soddisfatte tutte le loro speranze, l’intera umanità dovrebbe gradatamente disciogliersi sulla Terra; la Terra assorbirebbe l’uomo. In ultima analisi, secondo l’intenzione di Arimane, la Terra dovrebbe trasformarsi in una grande entità nella quale tutti gli uomini, in certo qual modo, sarebbero disciolti. Essi sarebbero uniti con questa grande entità terrestre. Ma uno stato intermedio per arrivare all’unione con l’entità terrestre, consisterebbe anzitutto nel fatto che in tutto il suo organismo l’uomo diventerebbe sempre piú simile al calcare vivente, lo unirebbe sempre piú al proprio organismo e sempre piú si calcificherebbe. Egli trasformerebbe la sua in una forma che avrebbe un altro aspetto, che si presenterebbe come una figura sclerotizzata, con una specie di ali di pipistrello, e con una testa. Questa figura sarebbe in condizioni di disciogliersi gradatamente nell’elemento terrestre, e cosí la Terra intera diventerebbe in modo arimanico un essere terrestre vivente.Se invece le entità luciferiche riuscissero ad attrarre l’eterico dell’uomo e in certo qual modo a densificareetericamente la loro astralità, da esse avrebbe etericamente origine qualcosa che piú o meno non avrebbe le parti inferiori dell’organismo umano e avrebbe anche le parti superiori modificate; che per esempio avrebbe anzitutto un corpo formato da vapori terrestri, ma sviluppato solo fino al petto, e in compenso una testa esageratamente idealizzata. Singolare è che questa figura avrebbe delle ali, ma come nate fuori, dalle nuvole. Queste ali si concentrerebbero in avanti a formare una specie di laringe ingrandita; lateralmente esse si concentrerebbero a formare una specie di orecchi, degli organi uditivi i quali a loro volta sarebbero uniti con la laringe. Ho cercato di rappresentare nella figura di Arimane, come era dipinto nella cupola e come è plasmato nel gruppo in legno, che cosa si sarebbe formato in basso; ho anche rappresentato che cosa, nell’ambito luciferico, si conformerebbe a figura luciferica, formata da vapore terrestre e da ondeggiamenti di nuvole, se potesse accogliere l’eterico  della Terra. Sono cosí iscritte nella vita stessa della Terra le due condizioni estreme dell’uomo: la condizione estrema che l’uomo raggiungerebbe se accogliesse il calcare vivente sotto l’influsso di Arimane, con ciò divenendo a poco a poco uno con la Terra, dissolvendosi in tutto l’essere terrestre vivente dotato di sensibilità: questo è un estremo. L’altro estremo è quello che l’uomo diventerebbe se gli esseri luciferici riuscissero a raggiungere i loro desideri, e cioè a far salire dal basso un vapore di acido carbonico facendo cosí sparire la respirazione; sparirebbero anche gli uomini, come esseri fisici, ma i corpi eterici si unirebbero in alto con l’essere angelicoastrale luciferico. Ancora una volta si può dire: sono le speranze e le illusioni degli esseri luciferici. Chi dirige chiaroveggentemente lo sguardo negli spazi cosmici, non vede nelle nuvole che passano ora un cammello ora qualcosa d’altro, come è detto nella commedia di Shakespeare “Amleto”, ma quando si avvicina marzo, vede nelle nubi che passano le forze dinamicamente protese degli angeli luciferici che vogliono creare un involucro luciferico dell’elemento terrestre, che vogliono allontanare il genere umano dalla Terra. Fra questi due estremi ondeggia l’uomo. Ma sia le entità arimaniche sia le luciferiche vogliono distruggere l’umanità quale essa è nel nostro tempo.Entro la vita della Terra si manifestano queste varie influenze; avviene cosí che quanto gli esseri luciferici sperano di conseguire viene ogni anno distrutto per la natura esteriore, ma nell’uomo agisce. In primavera, come egli è fortemente esposto da una parte alle influenze arimaniche, è sempre piú esposto dall’altra agli esseri luciferici, e ciò dura anche durante l’estate.
Per l’essere umano quale è oggi si può dire: nella vita umana queste azioni sono molto intime, e possono essere osservate solo da chi è dotato di natura spiritualmente sensitiva, capace di sperimentare che cosa accade nel cosmo nel corso dell’anno. Ma nei tempi antichissimi e anche nella tarda epoca atlantica ciò aveva ancora una grande importanza. Per esempio in tempi antichi dell’evoluzione dell’umanità tutta la funzione della riproduzione umana era collegata al corso dell’anno. Allora la concezione non poteva avvenire che in primavera, quando le forze diventavano attive, come ho raccontato, e le nascite non potevano avvenire che verso la fine dell’anno. Allora la vita della Terra era collegata in un senso buono con la vita dell’uomo. È un principio delle entità luciferiche rendere libero tutto ciò che vi è sulla Terra, e tra le realtà terrene sensibili rese libere dalle entità luciferiche vi è appunto l’emancipazione delle concezioni e delle nascite. Che un essere umano possa nascere in ogni stagione dell’anno fu provocato in tempi passati dalla forza luciferica che strappa l’uomo dalla Terra. Fa parte oggi in certo senso della libertà dell’essere umano il poter nascere in ogni stagione dell’anno. In questo agiscono appunto le forze luciferiche. Parlerò un’altra volta delle influenze terrestri che ancora esistono, ma volevo descrivere le influenze che ora ho caratterizzato perché si possa vedere come in tempi passati alcune delle aspirazioni delle entità luciferiche riuscissero ad avverarsi fino a un certo grado, cosí che oggi vi è la possibilità di nascere in ogni stagione dell’anno: altrimenti si nascerebbe solo in inverno. Dall’altra parte le entità arimaniche mettono in opera tutta la potenza che hanno per unire l’uomo con la Terra. Se le entità luciferiche ebbero una grande influenza in tempi precedenti della vita della Terra, le entità arimaniche hanno la prospettiva, almeno parziale, di raggiungere quello che vogliono, cioè di collegare l’uomo alla Terra, fondendo con l’elemento terrestre appunto il suo atteggiamento morale e le sue concezioni. Esse ne vogliono fare un completo materialista; in sostanza vogliono che l’uomo non possa far altro che trasformare in forza di pensiero e di sentimento gli alimenti da lui digeriti. Questa influenza arimanica domina particolarmente all’epoca nostra e diventerà sempre piú forte. Se retrocediamo al di là della svolta dei tempi troviamo ciò che le entità luciferiche una volta raggiunsero e che ci lasciarono. Rivolgendo invece lo sguardo verso la fine della Terra vediamo la minaccia per l’umanità che le entità arimaniche, non potendo disciogliere l’uomo nella Terra, lo portino per lo meno a indurirsi in se stesso, a materializzarsi in modo da poter sentire e pensare solo ciò che automaticamente pensano e sentono le sostanze in lui. Per le cose che ho descritto le entità luciferiche esercitarono un’azione che liberò l’uomo dalla natura, quando ancora non aveva libertà. La libertà non ebbe origine da una decisione dell’uomo e neppure in modo astratto, come generalmente è descritto, ma perché furono emancipati nella vita dell’uomo certi fatti naturali,come la ripartizione delle nascite. Da tali cose naturali è in certo qual modo sorto lo spazio per la libertà. In tempi antichi veniva con intensità sperimentato il fatto che l’uomo potesse generare la sua prole in ogni tempo dell’anno, e l’esperienza lo compenetrò anche animicamente e spiritualmente del sentimento della libertà. Cosí stanno le cose. Esse dipendono dal cosmo piú di quanto non si creda. Ma ora che si è innalzato alla libertà l’uomo deve, sotto l’influenza della sua libertà, eliminare dal mondo il pericolo che Arimane lo incateni alla condizione terrestre. Questa minaccia gli si presenta come prospettiva per l’avvenire. Qui vediamo come nell’evoluzione della Terra sia avvenuto un fatto obiettivo: il mistero del Golgotha. Il mistero del Golgotha non è solo avvenuto come un evento unico. Esso dovette sí inserirsi come un evento unico nel divenire della Terra. Ma ogni anno questo evento, il mistero del Golgotha, viene in certo modo rinnovato per l’uomo. Chi sviluppa un sentimento per il modo in cui in alto l’elemento luciferico voglia soffocare nei vapori di acido carbonico l’umanità fisica e come in basso l’elemento arimanico voglia vivificare nella pioggia astrale l’intera Terra nelle sue masse calcaree, sí che l’uomo in essa si dissolva e si sclerotizzi, per chi penetra in tutto ciò sorge tra l’elemento luciferico e l’elemento arimanico la figura del Cristo, la figura del Cristo che si libera dalla materia, che ha Arimane ai suoi piedi, che sorge dall’elemento arimanico, non tenendone però conto, superandolo, come è stato qui rappresentato pittoricamente e plasticamente; egli vede il Cristo che dall’altra parte supera ciò che vuole strappare alla Terra la parte superiore dell’uomo. La testa della figura che trionfa su Arimane, la testa del Cristo, appare con fisionomia e con sguardo tali, con espressione del volto e gesto tali che lo sguardo, l’espressione del volto, il gesto, sono il risultato di una vittoria sulle forze disgregatrici di Lucifero. La forza luciferica attratta nell’elemento terrestre, collocata nell’elemento terrestre: questa è la figura del Cristo, cosí come compare ogni anno in primavera, cosí come ce lo dobbiamo rappresentare: eretta sull’elemento terrestre destinato a diventare arimanico, il Cristo che trionfa della morte, che risorge dalla tomba, che si innalza come risorto alla Trasfigurazione, che consiste nel trasferire l’elemento luciferico nella bellezza terrestre del suo volto. Cosí tra Arimane e Lucifero compare con la sua figura il Cristo. Egli si pone dinanzi ai nostri occhi nella sua veste di risorto come Apparizione pasquale; l’apparizione della Pasqua si presenta cosí all’uomo: il Cristo risorto con sopra aleggianti le potenze luciferiche, mentre egli poggia sulle potenze arimaniche che stanno sotto di lui. Questa immaginazione cosmica si presenta come immaginazione di Pasqua, cosí come la Vergine con il Bambino si presenta come immaginazione di Natale, come immaginazione del pieno inverno sorta dal corso dell’anno, e cosí come si presenta l’immaginazione di Michele che ho descritto quale immaginazione di fine settembre. Vediamo dunque quanto fu giustificato presentare la figura del Cristo nel modo in cui fu da noi rappresentata: essa sorge infatti dal divenire cosmico nel corso dell’anno. In essa non vi è nulla di arbitrario. Ogni sguardo, ogni fattezza del volto, ogni piega del panneggiamento devono essere pensati come risultanti dal fatto che la figura del Cristo è posta fra la figura di Lucifero e quella di Arimane, come ciò che deve agire nell’uomo nell’evoluzione terrestre, affinché l’uomo, nel tempo in cui è piú esposto a cadere vittima delle forze luciferiche e di quelle arimaniche, e cioè a Pasqua, in primavera, venga sottratto appunto a quelle forze. Considerando la figura del Cristo, di nuovo possiamo vedere che non può essere fatto nulla di arbitrario nel campo dell’arte, nel senso in cui oggi si ama fare. Proprio quando l’uomovuol sviluppare nell’arte la sua piena libertà, egli non si vincola arimanicamente come uno schiavo alla materia e al modello,ma si eleva libero alle altezze spirituali e da esse deriva liberamente ciò che si può creare, perché appunto nelle altezze spirituali vige la libertà. Egli allora dalle formazioni di vapori azzurognolo-violetti creerà come una specie di torace dell’essere luciferico e, come emergente dalle formazioni nebulose rossicce, creerà le ali, la laringe e le orecchie, perché le ali, lalaringe e le orecchie formate da nubi possano al contempo comparire nella loro piena realtà come riproduzione pittorica di ciò che questi esseri sono sul piano astrale, e che minacciano di divenire sul piano eterico. Pensiamo ora vivamente le ali di Lucifero che agiscono nell’astrale e che tendono verso l’eterico e troveremo che, siccome sono dotate di facoltà tattili, mentre si protendono nelle lontananze dell’universo, mentre agiscono nelle lontananze dell’universo, esse sentono tutti i misteri delle forze universali. Nell’elemento luciferico vi è un continuo volteggiare, un muoversi in forma di onde; cosí quelle ali e le loro formazioni ondeggianti tastano tutte le misteriose azioni spirituali che come onde si propagano nell’universo. Ciò che viene tastato in quelle onde passa attraverso l’orecchio nell’interiorità dell’essere luciferico, e qui ulteriormente si propaga. L’essere luciferico afferra attraverso le orecchie ciò con cui entra in contatto attraverso le ali, e per mezzo della laringe ad esse collegata diviene parola creatrice che tesse e vive nelle forme viventi. Se dunque guardiamo l’essere luciferico, con la sua formazione giallo-rossiccia che costituisce insieme ali, orecchie e laringe, vediamo in lui che cosa agisce nell’universo, percependo i segreti dell’universo attraverso le ali, sperimentandoli per mezzo delle orecchie, la cui azione prosegue verso l’interiorità, ed esprimendoli in parola creatrice nella laringe, collegata a formare un tutto organico con le ali e con le orecchie. Cosí appunto Lucifero era stato dipinto in alto nella cupola del Goetheanum e cosí viene rappresentato plasticamente nel Gruppo che doveva segnare il centro del nostro Goetheanum. Era cosí destinato a stare nel centro del Goetheanum, in certo qual modo, il mistero della Pasqua. Se si comprende del tutto la cosa è però ancora necessario un completamento, poiché tutto quanto può essere visto come minaccioso elemento luciferico e come minaccioso elemento arimanico, è l’interiore essenza delle forze della natura, è ciò a cui vogliono tendere le forze della natura in primavera e verso l’estate; ad esse si contrappone in senso risanatore il principio terapeutico che irradia dal Cristo. Dopo che tutto quanto ho descritto sia divenuto architettonico e plastico e sia dinanzi a noi nelle forme dell’architettura e della scultura, se ne potrà conseguire un sentimento vivo se proprio nel periodo pasquale vi sarà la possibilità di aggiungere a questa raffigurazione plastica un elemento vivente drammatico in cui vi siano due personaggi principali: l’uomo e Raffaele. Dovrebbe svolgersi dentro a questo elemento plastico e a questo elemento architettonico una specie di mistero drammatico con l’uomo e Raffaele quali personaggi principali: Raffaele con la verga di Mercurio, con tutto quanto si ricollega alla verga di Mercurio. In ciò che è artisticamente vivente ogni cosa richiama le altre, e in fondo non esiste opera di scultura o di architettura, se nella sua interiorità non vi è verità cosmica che non rispecchi quanto avviene artisticamente nello spazio delimitato dalle forme architettoniche e plastiche. A Pasqua tale architettura e tale plastica richiamano un mistero drammatico: l’uomo istruito da Raffaele, in quanto le forze arimaniche e luciferiche lo rendano malato, e in quanto per mezzo delle forze di Raffaele si possa essere condotti a penetrare, a riconoscere il principio risanatore, la grande terapia cosmica che vive nel principio del Cristo. Se tutto ciò potesse essere fatto (a questo appunto era destinato il Goetheanum) allora, tra l’altro per esempio si aggiungerebbe una specie di coronamento a quanto, proveniente dai segreti arimanici e luciferici, può fluire nell’uomo nel periodo pasquale. Imparando a riconoscere come l’elemento arimanico agisca nel calcare che diventa vivente in primavera, che ha la tendenza ad accogliere con bramosia l’astralità cosmica, si imparano a conoscere anche le forze terapeutiche in tutto quanto è di natura salina. Nei suoi effetti piú grossolani questa differenza non si rileva, ma appare invece nelle sue conseguenze terapeutiche. Per esempio si imparano a conoscere gli effetti risanatori di tutti i sedimenti salini, studiando il tessere e il vivere dell’elemento arimanico nei sedimenti salini della Terra, perché ciò che in una stagione dell’anno viene arimanizzato, in un’altra viene trasformato in forze curative. Se poi si conosce ciò che si svolge misteriosamente nei prodotti della natura, negli esseri della natura, si impara a conoscere la loro forza terapeutica. Similmente succede per le forze luciferiche. Si imparano a conoscere le forze risanatrici specialmente attive nei corpi in evaporazione che tendono verso l’alto, e soprattutto le forze risanatrici attive nell’acido carbonico. Come ho detto che effettivamente in ogni acqua vi è un elemento mercuriale, un elemento di argento vivo, cosí pure nell’acido carbonico vi è un elemento sulfureo, fosforico. Non vi è anidride carbonica che, come dice il chimico, sia costituita soltanto da un atomo di carbonio e da due di ossigeno. Questa anidride carbonica non esiste. Nell’anidride carbonica che noi stessi creiamo nell’aria che espiriamo vi è del fosforo, dello zolfo. L’anidride carbonica composta da un atomo di carbonio e da due di ossigeno, CO2, non è che un’astrazione, èqualcosa che l’uomo crea come prodotto del suo intelletto. In realtà non vi è anidride carbonica che non contenga (se mi è permesso di esprimermi cosí) in stato di straordinaria rarefazione del fosforo e dello zolfo, e a questi elementi, nel vapore che si eleva verso l’alto, tendono le entità luciferiche. A sua volta, nel particolare equilibrio che vi è fra l’elemento sulfureo che diventa astrale e il calcare che diventa vivente, si manifestano le forze in cui possiamo riconoscere l’azione terapeutica. Cosí ad esempio, oltre a molte altre cose che sono collegate al mistero della Pasqua, nel mistero drammatico del periodo pasquale (appunto perché si riconnette e si inserisce in ciò che è conformato plasticamente e pittoricamente) quanto viene comunicato durante il corso dell’anno a coloro che vogliono sentire, in merito a procedimenti terapeutici, troverebbe il suo completamento in un modo che, con vivente immediatezza, sarebbe insieme artistico e religioso. Ciò verrebbe effettivamente coronato dal fatto di essere inserito in tutto lo svolgimento del cosmo, nel corso dell’anno; nel culto della Pasqua sarebbe contenuto quello che si potrebbe esprimere con le parole: il Salvatore del mondo viene sentito; viene sentito come Salvatore chi volle prendere su di sé il grande male della Terra. Come già spesso ho detto. Egli fu infatti il Grande Terapeuta dell’evoluzione dell’umanità. Ciò viene sentito e a Lui viene fatto sacrificio della saggezza che si può acquistare, relativa all’attività curativa. Tutto questo si inserirebbe nel mistero della Pasqua, nel culto della Pasqua, se in realtà esso venisse praticato e svolto in modo da porsi in maniera del tutto naturale nel  corso dell’anno. Delle immaginazioni possenti che ci si presentano all’epoca di Michele, o a Natale, non ho potuto esporre che le immagini (potremo anche per esse giungere ad altro), ma per l’immaginazione del mistero della Pasqua, che oltre alla cosiddetta azione spirituale della natura ci presenta la vita spirituale superiore quale può svilupparsi intorno al Cristo, ho potuto indicare come si possa giungere direttamente al culto sul piano terreno, come essa accolga in sé quanto deve essere coltivato sul piano terreno: le forze risanatrici, curative, e la conoscenza di che cosa può distruggere l’organismo umano, in modo arimanico o luciferico. Arimane indurisce l’uomo; Lucifero, attraverso la respirazione, vuole discioglierlo, volatilizzarlo. In tutto questo risiedono le forze che rendono malati, che provocano la malattia. Ciò che per cosí dire può essere imparato sotto l’azione del grande Maestro Raffaele (che nella terminologia cristiana corrisponde a Mercurio e nella prassi cristiana dovrebbe portare il caduceo) tutto ciò che in questo campo può essere imparato dal grande Maestro Raffaele, arriva al degno coronamento quando sia inserito nel culto della Pasqua, un culto che può abbracciare anche molte altre cose, come descriverò in una successiva conferenza.

Rudolf Steiner

Conferenza tenuta a Dornach il 7 ottobre 1923, traduzione di Iberto Bavastro, O.O. N. 229.





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