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Chi vi fa arrabbiare, vi domina




Pensateci bene, non è spesso così?! Ma a concedere ciò siamo proprio noi.

Partiamo dalla base dicendo che quando accade che le cose non vanno come vogliamo o quando qualcuno non reagisce come speravamo, quando ci infastidisce il comportamento di una persona o quello che ci ha detto, siamo soliti esprimere ciò che proviamo con espressioni come “mi ha fatto arrabbiare”, “mi ha ferito”, “mi ha fatto imbestialire”, etc. traducendo i nostri messaggi in qualcosa come 
 “sei il colpevole di come mi sento”, “sei il responsabile del fatto che io stia così” o “è tutta colpa tua”, vale a dire, io sto male per colpa tua.
 

Se qualcuno ci fa arrabbiare, è perché gli abbiamo concesso il permesso di farlo, perché ciò che realmente sentiamo nel profondo quando qualcuno ci fa arrabbiare è “ciò che tu pensi di me, è più importante di ciò che io penso di me”. Rifletteteci.

 
In questi casi, la responsabilità di come ci sentiamo la dirigiamo verso gli altri, verso l’esterno. Per questo, dipendendo dagli altri, non troviamo noi stessi.
 
Risulta che al posto di prenderci la responsabilità delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti, deleghiamo questo potere agli altri. Perché nessuno può arrabbiarsi senza il nostro consenso o no?
 
È ovvio che assumersi tutto il peso che comporta un’arrabbiatura è complicato, ancora di più se siamo abituati a dare importanza ai pareri esterni. È sempre più facile incolpare qualcun altro della nostra rabbia che noi stessi, ma così non arriveremo mai a connetterci con il nostro io interiore. 
 
A volte, questo succede perché siamo mossi dal nostro ego, il quale, per farla breve, consiste nell’identificarci con quello che abbiamo, con quello che facciamo e con come ci valutano gli altri.
 
Una volta che ci saremo allontanati dall’ego e che lo avremo lasciato da parte, cominceremo a prenderci più responsabilità tanto dei nostri pensieri e comportamenti, quanto delle nostre emozioni, e nessuna arrabbiatura potrà ferirci; perché dobbiamo capire che quello che siamo è molto di più dei beni materiali, delle nostre azioni o delle opinioni altrui.
 

Per questo può aiutarci pensare che, quando qualcuno ci insulta o fa qualcosa che non ci piace, è come se ci stesse facendo un regalo. Se non lo accettiamo, il regalo continuerà ad essere di quella persona, mentre se lo accetteremo, sarà nostro. La decisione è nostra.

 
Allo stesso modo, gli insulti, le provocazioni e anche le azioni degli altri sono come i regali, noi scegliamo se accettarli oppure no; quindi, non possiamo incolpare qualcun altro di una nostra decisione, ma possiamo solo renderci responsabili del nostro atteggiamento, delle nostre scelte. 
 
Dobbiamo anche tener conto dell’impatto delle nostre aspettative con la realtà, anch’esso può essere un detonatore della nostra rabbia, perché le cose non sono andate come immaginavamo.
 
Non possiamo controllare le circostanze, né le persone, ma possiamo controllare le nostre risposte. Non possiamo cambiare ciò che le persone dicono di noi o quello che fanno e che ci infastidisce, ma possiamo certamente cambiare il nostro modo di affrontare la vita. 
 
Le responsabilità ci spaventano, ma sono quelle che ci permettono di diventare i padroni delle nostre vite. 
Riconoscere le nostre emozioni e i nostri sentimenti e farci carico di questi, ci dà la libertà di conoscerci e di scegliere l’atteggiamento da adottare nei confronti della vita. 
 
“Riconoscere che sono io a scegliere e che sono io a determinare il valore che un’esperienza ha per me è qualcosa che arricchisce, e anche qualcosa che ammortizza ”
 
(Carl Rogers)
 
Fonte: lamenteemeravigliosa.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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