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La Teoria triangolare dell'amore




Perchè esista l’amore vero devono esserci tre componenti essenziali: passione, intimità e decisione o impegno.

Il cuore umano è uno strumento a molte corde; il perfetto conoscitore degli uomini le sa far vibrare tutte, come un buon musicista”.
 
– Charles Dickens –
 
 
Robert Sternberg è uno psicologo americano che ha lanciato un’originale teoria sull’amore e le relazioni di coppia. Le sue supposizioni a riguardo sono conosciute con il nome generico di “Teoria triangolare dell’amore”.
 
Secondo questa teoria, per far sì che esista l’amore vero devono esserci tre componenti essenziali: passione, intimità e decisione o impegno. Ognuno di questi concetti si definisce in questo modo:
 
Passione: desiderio sessuale o romantico di grande intensità, accompagnato da una forte tendenza a cercare l’unione fisica e/o emotiva con l’altro.
Intimità: conoscenza dell’altro e fiducia in ciò che è, ciò che fa e ciò che prova. Vicinanza e preoccupazione per il suo benessere. Necessità di vicinanza e di scoperta mutua.
Decisione o impegno: volontà di mantenere il legame e sentimento di responsabilità a riguardo. Interesse nel superare le avversità e preservare l’affetto, che va oltre le circostanze temporanee.
Basandosi su questa triade, Sternberg propone l’idea che esistono sette modi di amare, a seconda di come appare e si manifesta ognuno di questi tre elementi.
 
Le sette modalità sono:
 
Relazione di simpatia
Si manifesta quando c’è intimità tra due persone, ma non esiste né passione, né impegno. Questo modo di amare è tipico dei rapporti d’amicizia. In generale, si tratta di relazioni che durano più a lungo, anche se non è coinvolto nessun impegno formale.
 
Infatuazione
Si parla d’infatuazione quando c’è passione, ma non esiste né intimità né impegno. È tipico dei cosiddetti “amori a prima vista” e, di solito, definisce relazioni brevi e scontate. Come indica il nome stesso, il sentimento può essere molto intenso e persistente, ma non profondo.
 
Amore vuoto
È tipico delle relazioni nelle quali non esiste passione, né intimità, ma che persistono grazie all’impegno di entrambe le parti. È un tipo di legame, o fase, per la quale passano le coppie che stanno insieme da molto tempo.
 
Amore romantico
Nell’amore romantico troviamo passione e intimità, ma senza impegno. È un “camminare sulle nuvole”, godendosi la presenza dell’altro, ma senza la minima volontà di rendere vero il legame. In generale, questo tipo d’amore scompare quando si presentano avversità o difficoltà.
 
Amore-amicizia
In questo tipo d’amore troviamo intimità e impegno, ma non passione. A entrambi piace essere in compagnia dell’altro e hanno preso la decisione di mantenere questo legame, anche se non c’è desiderio sessuale o romantico. È un modo d’amare tipico dei grandi amici o delle coppie più mature.
 
Amore fatuo
In queste relazioni, c’è una grande componente passionale e un forte impegno, ma non esiste intimità. Di solito, la decisione di rimanere insieme nasce dal desiderio sessuale o romantico, ma non dalla fiducia o dalla compatibilità. Queste relazioni sono tipiche delle persone molto insicure o dipendenti.
 
Amore vissuto
Rappresenta il modello ideale d’amore, dove troviamo tutti e tre i componenti essenziali: passione, intimità e impegno.
 
Sternberg sostiene che questo amore è poco comune, ma anche che la cosa più difficile non è trovarlo, bensì mantenerlo. Per riuscirci, bisogna ricordare che l’affetto va manifestato di continuo e che deve essere alimentato.
 
Componenti e preferenze
 
Grazie ad una ricerca empirica condotta dall’Università di Santiago di Compostela, si è giunti alla conclusione che sia gli uomini sia le donne danno molto valore al componente dell’intimità, in qualsiasi tipo di relazione.
 
Per quanto riguarda la passione, molte delle coppie che hanno partecipato allo studio hanno dichiarato che è difficile trovare una sintonia completa nei sentimenti passionali. A volte, gli uomini ne hanno più bisogno delle donne o viceversa. Quasi tutti hanno detto che la passione si perde con il tempo.
 
La ricerca ha osservato che accade qualcosa di simile con l’elemento dell’impegno o decisione. Non è facile trovare una simmetria tra entrambi i membri della coppia per quanto riguarda questo punto. Sembra che, con il tempo, le donne si aspettino un livello maggiore d’impegno, mentre gli uomini no.
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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