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L'importanza del contatto fisico




Gli effetti del contatto fisico

La comunicazione fra esseri umani non si limita alle parole. Oggi grazie a internet possiamo rimanere in contatto con le persone in molti modi, anche i più stravaganti (come avete fatto a vivere finora senza la app per abbracciare sconosciuti?). Ma spesso ci dimentichiamo del più importante, quello che crea i legami più forti: il contatto fisico. Il videomaker spagnolo Francisco Montoro ce lo spiega in un bellissimo video dalle immagini ipnotiche.
 
Il contatto fisico riveste un ruolo primario nella vita sociale; alla nascita è il senso più sviluppato e contribuisce in maniera determinante all’ evoluzione del pensiero, del cervello e allo sviluppo dei legami interpersonali; nel primo anno di vita, poi, la sua presenza o la sua assenza giocano un ruolo chiave per imparare a comunicare; inoltre, la frequenza con cui si è tenuti in braccio, coccolati, accarezzati dopo la nascita consente al neonato di sviluppare il senso dello spazio e del tempo, proprio in conseguenza delle ripetute separazioni e contatti con chi si prende cura di lui.
 
Il contatto, sottolinea lo psicologo americano Stephen Thayer non solo è la forma di comunicazione più primitiva, ma anche la più intensa e immediata; dall’altro lato, è anche il modo di comunicare in cui siamo più cauti, timidi e circospetti e dove abbiamo più pudori e ritrosie.
 
Gia Sigmund Freud aveva intuito il valore del contatto; in “Inibizione, sintomo e angoscia” scrive infatti: “ […] il toccare, il contatto corporeo rappresenta la meta immediata sia dell’investimento oggettuale aggressivo, sia di quello amoroso. L’Eros vuole il contatto poiché tende all’unione, all’abolizione delle barriere spaziali tra l’Io e l’oggetto amato. Ma anche la distruzione […] presuppone necessariamente il contatto corporeo, la manualità.
 
Un tempo si pensava che il toccare fosse in grado di trasmettere solo un atteggiamento positivo o negativo; ora, grazie agli studi degli psicologi Matthew J. Hertenstein, Dacher Keltner e di altri studiosi della DePauw University è stato accertato che il modo di toccare esprime emozioni ben precise come rabbia, paura, amore, disgusto o simpatia.
 
Toccare è senza dubbio l’aspetto non verbale più universale nelle interazioni interpersonale; anche la reazione al contatto dipende da come, quando e dove uno venga toccato; inoltre, ci sono molto differenze culturali al riguardo.
 
Nella cultura occidentale, uomini e donne toccano in modo diversi: il sesso forte tende ad usare forme più formali di contatto come la stretta di mano o una pacca sulla spalla; invece le donne sono più sciolte, spigliate e cordiali nel loro modo di toccare e spesso trasmettono messaggi affettivi o di conforto in questo modo.
 

I modi di toccare sono diversi; possiamo farlo con la mano, con le braccia, la bocca, le gambe, le ginocchia, i piedi o con il corpo intero; se fatto con le mani possiamo accarezzare, lisciare, massaggiare, pizzicare, stringere, spingere, ecc.

 
Certe parti del corpo (le mani, le braccia e le spalle) possono essere toccate sia da conoscenti che da estranei senza che questo venga vissuto in modo sgradevole o invadente; per contro la testa, il collo, il tronco, le gambe e i piedi sono tipicamente delle zone tabù. Solo patner o genitori hanno libero accesso al corpo rispettivamente del patner e del bambino.
Ci sono, inoltre, regioni del corpo che sono toccate dal padre altre dalla madre e altre ancora da amici dello stesso sesso o del sesso opposto.
 
Naturalmente, oltre che toccare gli altri possiamo accarezzare, stringere o manipolare parti del nostro corpo: spesso queste forme di autocontatto si osservano quando siamo a disagio, giù di corda o ci sentiamo confusi e incerti sul da farsi in una data situazione; in questi casi, possiamo accarezzare ripetutamente una parte del corpo, girare nervosamente un anello sul dito, stropicciarci le dita e così via.
 
Anche qui conta il sesso di chi si tocca: le donne sono più inclini ad accarezzarsi ed estendono il contatto al corpo intero; gli uomini invece hanno contatti più maneschi e vigorosi e si limitano a toccare il retro del collo, il torace o le cosce.
 
L’antropologo Mychael Argyle nel libro “Il Corpo e il suo Linguaggio” efferma che “il toccare sembra avere un significato originario di accresciuta intimità, ed esso provoca un incremento dell’eccitazione emotiva” ; con queste parole ricalca in parte un’osservazione di Freud, il quale ne “Il motto di spirito e le sue relazioni con l’Inconscio” scrive che il toccamento è “fonte di piacere da un lato e [….] afflusso di nuovo eccitamento dall’altro".
 
Numerose ricerche in effetti hanno provato questo effetto stimolante del contatto fisico; si è constatato ad esempio, che essere sfiorati da un commesso di un supermercato che attira la nostra attenzione su un prodotto in offerta o ci propone una degustazione rende molto più probabile che lo si assecondi o che le cameriere che, nel portare il conto, tocchino la mano del cliente ricevono più mance e più sostanziose.
 
Dall’altro lato il contatto può essere anche molto rassicurante e avere un’effetto calmante.
In una ricerca é stato esaminato come reagisce il cervello quando qualcuno ci tiene per mano in condizioni di tensione. L’esperimento, condotto alla University of Virginia negli Stati Uniti, consisteva nel monitoraggio del cervello delle partecipanti femminili quando venivano sottoposte ad una moderata situazione di stress (in questo caso, si trattava della somministrazione di un leggera scossa elettrica).
Le donne potevano trovarsi in una delle seguenti condizioni: avevano con sé il marito che stringeva loro la mano; oppure, se la mano veniva tenuta da uno sconosciuto e infine potevano essere del tutto sole.
L’esito ha dato dimostrazione che stringendo la mano di qualcuno, diminuisce l’attività delle aree del cervello che si sono coinvolte nella percezione e nella reazione a situazioni di minaccia; inoltre, il rilascio degli ormoni dello stress nelle donne confortate dal partner era di gran lunga inferiore a quello delle altre partecipanti.
L’effetto era di gran lunga più significativo quando il contatto avveniva con il proprio partner.
 
Un’indagine affine è stata condotta in un’altra Università americana, quella della North Carolina; in questo caso é stato accertato che un contatto fisico tra partner può rendere più sereno chi deve affrontare una situazione imbarazzante.
Nell’esperimento veniva chiesto ad alcuni partecipanti di rimanare vicini al partner, parlandogli, tenendolo per mano e abbracciandolo.
Altri partecipanti per contro rimanevano isolati.
Tutti poi venivano sottoposti ad un piccolo stress: parlare in pubblico.
Mentre lo facevano veniva presa loro la pressione e venivano misurate le pulsazioni. Si é così constatato che chi era stato “coccolato” dal compagno o dalla compagna aveva una pressione e un battito cardiaco più bassi.
 
 
Fonte: linguaggiodelcorpo.it - deejay.it
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