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Il potere del perdono




 Il fatto è che il perdono non riguarda mai l’altra persona: riguarda noi stessi.

Ci consideriamo brave persone, passiamo gran parte della vita a insegnare agli altri uno stile di vita positivo.
Eppure, ci sono volte in cui sembra davvero difficile accettare che le altre persone possano diventare sconsiderate, egoiste e persino offensive anche verso di noi. Spesso abbiamo delle regole rispetto al modo in cui le persone dovrebbero trattare gli altri e, inconsapevolmente, questo rende la nostra vita molto più difficile di quella che dovrebbe essere, perché non possiamo avere nessun controllo sugli altri. Per questo motivo, un’ottima strategia per facilitare la propria vita è quella di stabilire l’abitudine di perdonare ogni giorno e magari di farlo di sera, prima di andare a dormire.
 
 
Se siamo noi in prima persona a farlo, sarà più facile anche dare lo stesso esempio agli altri. Certo, non si può negare che sia davvero difficile quando si è stati traditi o feriti nel profondo. Il fatto è che il perdono non riguarda mai l’altra persona: riguarda noi stessi. Si può avere ragione, la nostra rabbia può essere giustificata, qualcuno potrebbe avere fatto qualcosa di davvero imperdonabile, ma trattenere quei sentimenti fa male a noi e dona all’altra persona potere su di noi.
Uno studio sul perdono, effettuato nel 2006, ha mostrato l’influenza che il perdono ha avuto sulle donne abusate emotivamente. I risultati hanno rilevato che le donne sottoposte alla terapia del perdono hanno sperimentato miglioramenti significativi e maggiori nel loro stato di depressione, ansia, stress post-traumatico e anche nella loro autostima. Un altro studio che ha posto l’attenzione sui benefici della meditazione e del perdono sulla riduzione dello stress, ha scoperto che proprio nel momento in cui la meditazione si combinava al perdono, i partecipanti risultavano meno stressati.
 
Riconoscere che il perdono fa bene a noi stessi e non all’altra persona è fondamentale. Gli hawaiani hanno un codice di perdono, che chiamano Ho’oponopono. Gli insegnanti di questo metodo credono che quando perdoniamo gli altri, noi perdoniamo noi stessi e questo ci rafforza. E’ facile credere di non avere nulla da perdonare a se stessi, ma è davvero così? Basterebbe riflettere per scoprire il contrario. Potrebbe essere necessario perdonare se stessi per avere tenuto in piedi così a lungo un rapporto del genere, o di aver permesso a un’altra persona di trattarci come ha fatto. Potrebbe essere necessario perdonare se stessi per non avere parlato o agito prima, per non avere colto i segnali, per avere permesso che le esigenze di qualcun altro siano state più importanti delle nostre.
 
Cos’è il perdono
Può essere la decisione di lasciare andare il desiderio di vendetta
 
Cosa NON è il perdono
Non significa scuse e riconciliazione
Non significa dimenticare
Non si tratta di tornare a fidarsi di persone che si sono dimostrate inaffidabili
Il perdono è sempre un auto-rafforzamento. Ciò che occorre fare per perdonare è essere disposti a fare il primo passo, anche quando non ce la sentiamo di perdonare.
 
La tecnica Ho’oponopono è molto più vasta ma diamone un assaggio.
Portiamo alla mente qualcuno che ci infastidisce, che ci ha ferito, ci ha fatto arrabbiare o irritare
Visualizziamo nella mente una luce bianca, che rappresenta la fonte di amore, che scorre verso il basso attraverso la sommità della testa ed esce dal nostro cuore, per andare a circondare la persona che vogliamo perdonare.
Dobbiamo includere anche noi stessi in questa luce bianca
Silenziosamente dichiariamo a noi stessi “Ti Perdono”. Se sembra troppo difficile, diciamo “Io sono disposto a perdonarti"
In conclusione immaginiamo un peso enorme che scivola via dalle nostre spalle, mentre lasciamo andare.
 
Questo esercizio funziona sempre. Quando ci circondiamo di amore e facciamo lo stesso con le altre persone, anche quello che appare l’atteggiamento più ostile può cambiare. Spesso occorre ripetere questo esercizio più volte e quotidianamente, almeno finché non si riuscirà a pensare all’altra persona senza provare più alcun sentimento di rabbia, irritazione, fastidio o dolore. Questo semplice esercizio permette di lasciare andare il passato e di aprirsi ad amare la vita nel presente.
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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