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Fisiologia e psicologia del digiuno




 

L’immagine associata di solito al digiuno è quella del sacrificio spirituale e della pulizia del corpo in un contesto spesso religioso

Nella vita di tutti i giorni la persona media, invece, non considera il digiuno una sana pratica intenzionale, ma un incidente da evitare altrimenti il corpo s’indebolisce.
Con queste note propongo che periodi ragionevoli di digiuno e i relativi meccanismi adattativi fanno parte del normale funzionamento del nostro corpo e, come tali, comportano effetti benefici. 
 
Tutti gli animali hanno un fegato
Le tre funzioni principali del fegato, un organo molto grosso (il nostro è circa 1,500 grammi), sono a) mantenere una riserva nutritiva per il corpo (granuli di glicogeno), b) l’elaborazione metabolica di certe
sostanze (anche disintossicazione), e c) produzione della bile (che facilita la digestione dei grassi nell’intestino). Queste funzioni, specialmente la prima, sono comuni al fegato di tutti gli animali, dalle
lumache ai cavalli. L’universalità del fegato nel mondo animale è dovuto al fatto che in natura l’apporto alimentare non è sempre garantito e l’organismo ha bisogno di meccanismi suppletivi che operino durante i periodi di digiuno per garantire il livello di molecole nel sangue che generano energia e contribuiscono al rinnovamento strutturale delle cellule. Anche il corpo umano è concepito in questo modo e se queste funzioni non sono utilizzate regolarmente si creano disfunzioni più o meno gravi, come succede per tutte le altre funzioni del corpo.
 
Rapporti tra cibo e tessuti del corpo
Le piante si procurano dai raggi del sole energia e molecole per il rinnovo strutturale dei propri tessuti, gli animali devono invece introdurre cibo (piante o animali). Le grosse molecole presenti nel cibo (carboidrati,grassi e proteine) sono ridotte (con la digestione) a piccole molecole (zuccheri semplici, acidi grassi e aminoacidi, rispettivamente), che sono assunte nella circolazione sanguigna, distribuite nel corpo, prese dalle cellule ed utilizzate per fare molecole grosse (diverse da quelle mangiate) per energia e rinnovo strutturale.
Le molecole costitutive del corpo hanno una vita limitata (da pochi secondi a qualche giorno) e le cellule stesse vivono in genere da pochi giorni (pelle), a qualche mese (sangue, fegato) ad anche 10-15 anni (ossa, muscoli, intestino) per essere sostituite dalle cellule staminali presenti in ogni tessuto. Noi non ci rendiamo conto di questo rinnovamento continuo di molecole e cellule, che rende i nostri tessuti entità dinamiche in continuo cambiamento. I tessuti, quindi, si distruggono e si ricostruiscono continuamente indipendentemente
dall’introduzione del cibo e questo è importante per capire i meccanismi del digiuno.
 
Il corpo mangia se stesso
I meccanismi suppletivi che entrano in funzione nel digiuno sono diversi nelle diverse fasi che seguono la mancata introduzione di cibo.
 
a) La mancanza di glucosio nel sangue che avviene a stomaco vuoto segnala al fegato la necessità di scindere i propri granuli di glicogeno (un carboidrato complesso) in glucosio e riversarlo nel sangue. Questo
provvede i tessuti con molecole energetiche e strutturali che sostengono normali funzioni nei tessuti per i primi due giorni (circa) di digiuno.
b) Quando il glicogeno del fegato è finito, il messaggio di digiuno è percepito dal tessuto grasso sottodermale, nel quale si attivizzano enzimi che digeriscono i grassi complessi in piccole molecole assunte
poi dal sangue. In condizioni ottimali l’utilizzo del grasso sottodermale può mantenere le funzioni vitali fino ad un massimo di due mesi. E’ evidente che l’apporto di acqua è necessario durante tutto il digiuno.
c) Anche prima di questi tempi estremi, cioè dopo qualche giorno, i tessuti o cellule anormali (tipicamente i tumori) sono attaccate dagli enzimi digestivi e collaborano assieme al grasso sottodermale a garantire la sintesi di molecole energetiche e strutturali necessarie alle funzioni del corpo.
d) Nel digiuno molto spinto (quindi patologico) i tessuti ‘normali’ cominciano ad essere attaccati per provvedere ‘cibo’ al corpo. L’ordine di sacrificio corrisponde al grado di necessità vitale dei tessuti: i muscoli (qui il corpo diventa emaciato), poi le ossa (il corpo diventa fragile), e per ultimo il tessuto nervoso (questo causa svenimento e poi morte).
 

Un digiuno limitato fa bene

Il detto inglese “if you don’t use it you loose it” (se non ne fai uso lo perdi) ha un’applicazione generale, dalle macchine non usate che si arrugginiscono, alle parti del corpo che si atrofizzano se non tenute in
esercizio (i muscoli per esempio). Questo vale anche per tutti i meccanismi associati al digiuno: sistemi di segnale, enzimi di degradazione e di sintesi, equilibri psichici, ecc. I vantaggi per la vita moderna del
digiuno ragionevole e saltuario (come si presentava in natura) sono a) il mantenimento delle funzioni
epatiche, b) il controllo del grasso superfluo (cioè del peso), c) l’eliminazione delle cellule/tessuti vecchi o anormali, d) la realizzazione di un rapporto equilibrato con il proprio corpo (non esserne schiavi), ed e) avere libertà di azione nelle operazioni giornaliere.
Il digiuno è diffuso in molte religioni ed è chiaramente un’espressione di antiche conoscenze empiriche di igiene fisico e mentale. Esempi noti sono la proibizione di mangiare carne suina nei paesi caldi di religione musulmana, il digiuno associato allo yoga, il digiuno annuale dei musulmani (Ramadàn ) e dei baha’i, ecc.
Fino a poco tempo fa, i cattolici usavano praticare il digiuno una volta la settimana; poi la pratica fu limitata alla carne; ora è quasi sparita. Gli ortodossi praticano ancora il digiuno due volte la settimana.
 
Ma io ho fame!
La mancanza di conoscenze fisiologiche, l’influenza di credenze popolari sbagliate e la plasticità del sistema nervoso in sviluppo hanno reso la persona media succube del proprio stomaco e quindi maggiormente esposta a problemi di salute. Quando un bambino cresce con l’abitudine di mangiare ogni giorno tre volte il giorno, i meccanismi suppletivi del digiuno non sono usati e si perdono. Saltare un pasto produce allora anche nell’adulto un certo disagio (fame) perché il fegato non è più capace di fornire prontamente glucosio e,
se prolungata qualche ora, l’esperienza produce molto disagio e poi uno stress psichico. La convinzione di non essere capace di stare senza uno o due pasti è poi convalidata dal cattivo funzionamento dei meccanismi adattativi, normali funzioni del corpo che si sono arrugginite. Si aggiunga il fatto che mangiare apporta anche un piacere orale che può diventare un surrogato per altre soddisfazioni non appagate; ed ecco che la persona acquista una dipendenza poco dignitosa e poco salutare al cibo (obesità).
Le persone abituate a non mangiare regolarmente e/o a fare digiuno riducono molto lo stimolo della fame (termine tecnico: ne alzano la soglia sensoriale) e sono più libere di perseguire attività giornaliere senza essere schiave degli orari dei pasti. Questo rapporto dignitoso con il cibo non impedisce loro di godere dei piaceri della tavola e di avere una dieta bilanciata, se calcolata in una settimana (per esempio) non in una giornata, perché il corpo contiene riserve di cibo e vitamine.
 
Conclusione
La conoscenza del nostro corpo e un rapporto dignitoso nei suoi confronti offrono molti vantaggi per la salute fisica e psichica. Questo si applica alla nutrizione, come anche all’esercizio fisico, alla circolazione sanguigna, alla prevenzione delle malattie e alla protezione da stress psichici. Il digiuno è una costrizione ingiusta nei paesi poveri, ma nei paesi affetti dalla filosofia del consumo diventa una pratica necessaria d’igiene fisico e spirituale. 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

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La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

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E come fa a capirlo?

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