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Buoni propositi: ecco come realizzarli tutti.




8 trucchi per realizzare i buoni propositi di inizio anno

Solo l’8% di chi stabilisce risoluzioni per il nuovo anno le mantiene. Ecco allora i consigli della personal coach per spezzare la tradizione, mantenendo le buone intenzioni grazie a un mix di organizzazione, determinazione e consapevolezza.

E' inutile, per quanto ci si possa impegnare, puntualmente le nostre migliori intenzioni i propositi del nuovo anno sembrano inesorabilmente candidati al fallimento. Il motivo? “Perché un proposito non è un obiettivo e dunque, per sua natura, ha meno possibilità di diventare realtà”, sottolinea Giulia Rosa Sirtori, business & personal coach Icf. Un obiettivo, invece, è strutturato in modo da massimizzare le chance di realizzazione. “Gli obiettivi sono specifici e, cosa ancora più importante, sono espressi in termini positivi”. Infatti, abbiamo più possibilità di ottenere un risultato usando parole come “iniziare a…”, piuttosto che “smettere di...”. La tradizione, però, vuole che i propositi del nuovo anno si presentino sotto forma di un lungo elenco di obiettivi generici. “Niente di più sbagliato. Le liste lunghe sono letali: troppe cose da fare, troppe cose da tenere a mente e, soprattutto, nessun piano d’azione”, fa notare il coach. Risultato: solo l’8% di chi stabilisce risoluzioni per il nuovo anno, riferisce una ricerca della University of Scranton in Pennsylvania, tiene fede agli impegni nei mesi successivi. Lo spazio di manovra per migliorare la media, dunque, c’è. 

 
La prima regola per massimizzare le possibilità di arrivare a un risultato è individuare obiettivi coerenti con i propri valori: “Prima di decidere su cosa concentrarci nel nuovo anno, suggerisco sempre di mettere a fuoco quali sono i valori più importanti. Partire da qui è determinante, perché permette di esprimere il meglio di ciò che si è”, propone Sirtori. A questo punto siete pronte al secondo passo: definite tre obiettivi azionabili, ma concentrate tutte le energie sul primo. Solo quando lo avrete raggiunto, passate al successivo. Per tagliare il traguardo, l’entusiasmo iniziale, da solo, non basta. “Quello che ci farà perseverare fino al raggiungimento del risultato sarà un mix di volontà e di soddisfazione che applicheremo al viaggio e al punto di arrivo”. Terzo: abbiate aspettative realistiche: “Se una 'visione' del futuro può essere molto ambiziosa e lontana dal presente, un obiettivo deve essere invece a una distanza ragionevole dal punto di partenza”, avverte il coach. Gli obiettivi, infatti, sono i “passi” che, uno dopo l’altro, possono condurre alla realizzazione di una visione più ampia. 
 
Definito l’obiettivo in modo chiaro e positivo, si traccia un piano d’azione. “Perché sia efficace, quest'ultimo deve essere concreto e dettagliato, ma anche realizzabile da noi o con l’aiuto di persone su cui sappiamo di poter contare”. Un efficace piano d’azione, dunque, deve rispondere a quattro domande: cosa, chi, come e quando. In pratica, descrive l’obiettivo, chi lo realizza, con quali risorse e con quale tempistica. A proposito di risorse, trovate un alleato. L’esempio classico è il sodalizio con un’amica per frequentare regolarmente la palestra: “Decidere insieme a un’altra persona cosa vogliamo raggiungere e come farlo ci fa sentire più forti, supportati e anche vincolati a mantenere gli impegni”, sottolinea Sirtori. Il cosiddetto “buddy system” può essere utilizzato anche come una competizione: chi mangia più sano, chi va a letto prima la sera, chi prende appuntamento con un consulente finanziario. 
 
Attenzione, perché a questo punto ci sono alcune cose su cui è meglio non farsi illusioni. È il suggerimento numero sei: gestite gli ostacoli. “Per arrivare al nostro risultato, occorrono determinazione, impegno e anche fatica. Inoltre, dobbiamo essere consapevoli che, per raggiungere la meta, avremo a che fare con insuccessi e difficoltà”, ricorda il coach. Nell’equazione vanno inseriti anche gli ostacoli che si trovano dentro di noi, quelli che Sirtori definisce le “convinzioni limitanti”, ovvero l’atteggiamento mentale con cui in certe situazioni affrontiamo problemi e imprevisti. “Messaggi come 'non sono capace', 'non ci riuscirò', 'è sempre andata così' evidenziano le nostre barriere interne. Prenderne atto ci consente di metterle in discussione e di sostituirle con la consapevolezza delle risorse e delle qualità personali che sono i nostri punti di forza, quelle che, al contrario, possiamo chiamare 'convizioni potenzianti'”. Anche creare un piano d’azione che si inserisca in modo naturale nella quotidianità e abbia elementi di gioco e di flessibilità è una chiave per il successo. “Per esempio, chi ha come obiettivo una migliore forma fisica, invece di limitarsi a una visita settimanale in palestra, può scegliere di camminare per raggiungere i propri appuntamenti. Un’alternativa semplice e piacevole per proseguire l’allenamento”. Infine l'ultimo punto, quando il piano d’azione è definito e vi siete messi all’opera, datevi credito per ogni passo che vi porta più vicini alla meta. “Potete fare un bilancio quotidiano usando la formula del 'grazie' per i successi raggiunti, gli aiuti ricevuti e le cose inattese accadute sul vostro percorso. I messaggi negativi, infatti, rimangono nella memoria fino a sei volte di più di quelli positivi. Quindi, come strategia, allenare il cervello a celebrare le piccole vittorie, contribuisce a rafforzare la nostra volontà e la capacità di raggiungere i traguardi che ci siamo posti”, conclude Sirtori.
 
Fonte: repubblica.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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