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La Psicoterapia Corporea: Da Freud a Reich




Ripercorriamo le tappe principali della psicoterapia corporea: dalla nascita della psicoanalisi con Freud ai primi pionieri, fino al padre indiscusso Wilhelm Reich

Per avvicinarci alla psicoterapia corporea, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. Sigismund Schlomo Freud, per gli amici Sigmund: ve lo ricordate? È quel signore un po' anzianotto, con barba, occhiali e broncio che, sulla fine dell'800, fece muovere a ritmo di valzer giovani seducenti isteriche con aitanti Edipo, accompagnati da un terzetto allora sconosciuto, la Io, Es e Super-Io band.

Era il periodo dei caffè, della buona società, del fermento culturale: a Berggasse 19, poi 6, quando il mercoledì non era ancora serata di cinema, Freud apriva le porte di casa ad un gruppo di fedelissimi che, impregnati di sigari e caffè nero, elucubravano su nuove teorie e geniali intuizioni. Psicoanalisi, era questo il nome della nuova scienza.

Psicoterapia corporea: il merito di Freud

Freud aveva dato un senso al mondo delle emozioni che i greci, profondi conoscitori dell'animo umano, avevano secoli fa dipinto attraverso le storie mitologiche di Atalanta, Edipo e quanti altri. Sul suo lettino si adagiavano curiosi intellettuali e tormentati nevrotici che, attraverso l'ipnosi e la catarsi prima e le libere associazioni poi, cercavano di placare il proprio disagio psicologico.

Psicoterapia corporea: un primo accenno

Di questo si parlava il mercoledì sera alla novella corte dei miracoli, dove cominciarono a farsi avanti personaggi stravaganti come Groddeck e Ferenczi che per primi abbozzarono una sorta di psicoterapia corporea. Georg Groddeck riprese, nei suoi interventi con i pazienti nevrotici, il massaggio, tecnica che Freud inizialmente aveva adottato e che aveva poi sostituito con metodologie più intellettuali. Lo scopo di Georg era di trovare una via privilegiata che lo conducesse diritto all'Es del paziente. Sàndor Ferenczi, dal canto suo, sviluppò l'approccio di Groddeck e fece un primo abbozzo di analisi delle posture, studiando come un cambiamento indotto di una postura poteva far affiorare del materiale inconscio. Fu il primo a considerare la possibilità di una memoria corporea.

Reich e la prima psicoterapia corporea

Ma il primo che restituì al corpo il suo valore, considerandolo non secondo alla tanto osannata psiche ma parte di un'unità funzionale mente-corpo, fu Wilhelm Reich. Faceva parte anche lui della combriccola di Freud, fu il suo più brillante allievo. Armato di genio bizzarro e ciuffo ribelle sviluppò un nuovo modo di fare psicoterapia: il sintomo nevrotico diventa carattere nevrotico. L'uomo, con disperata devozione, costruisce nel tempo la sua corazza per far fronte agli eventi frustranti della vita nel modo più intelligente possibile. La contrazione muscolare che l'individuo più o meno inconsciamente adotta per far fronte al dolore diventa corazza muscolare e, quindi, caratteriale. Tanto l'armatura protegge dal dolore, tanto impedisce il piacere.

La sua tecnica terapeutica prese il nome di Vegetorapia carattero-analitica: scopo è aiutare l'individuo nella sua crescita personale, aiutandolo a sciogliere i blocchi muscolari per ripristinare la sua pulsazione vitale, ovvero il libero fluire della vita nel suo corpo. Reich ben presto si rese conto che il postulato freudiano sull'esistenza della pulsione di morte non era sostenibile in quanto le esperienze autodistruttive non nascono dal nulla ma sono sempre conseguenti ad antiche esperienze dolorose che, nella loro ripetizione, contribuiscono all'ispessimento dell'armatura.

Su questo assunto Freud e Reich rompono un sodalizio che, fino a poco prima, era risultato produttivo per entrambi. Grazie a Reich viene messa a punto il primo modello completo di psicoterapia in cui il corpo entra nel setting analitico, in cui l'uomo viene visto nella sua totalità individuale, ovvero come unità funzionale mente-corpo, e sistemica, ovvero come organismo vivente e pulsante nella vita stessa. Dopo di lui si è sviluppato tutto il filone della psicoterapia corporea. Alexander Lowen e la bioenergetica, Federico Navarro e la grande sistematizzazione della vegetoterapia, Francesco Dragotto e il funzionalismo energetico, sono solo alcuni degli esponenti di questa grande famiglia. Grazie Wil!

Di Marica Fattiroso

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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