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Cyberbullismo




Internet ha aperto nuove possibilità per tutti noi.Purtroppo però  l’altra faccia della medaglia è però rappresentata dai rischi legati ad un uso improprio di questo strumento: tra questi c’è il cyberbullismo

Per i giovani che stanno crescendo a contatto con le nuove tecnologie, la distinzione tra vita online e vita offline è davvero minima. Le attività che i ragazzi svolgono online o attraverso i media tecnologici hanno quindi spesso conseguenze anche nella loro vita reale. Allo stesso modo, le vite online influenzano anche il modo di comportarsi dei ragazzi offline, e questo elemento ha diverse ricadute che devono essere prese in considerazione per comprendere a fondo il cyberbullismo.
Qui trovate le risposte alle domande che più frequentemente ricorrono su questo tema: avrete modo di capirne le cause e gli effetti e cosa fare per aiutare bambini ed adolescenti a mettere in atto comportamenti responsabili, senza essere autori, vittime o coloro che guardano senza reagire.

Si può definire cyberbullismo l’uso delle nuove tecnologie per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone.

Tutto questo può avvenire utilizzando diverse modalità offerte dai nuovi media. Alcuni di essi sono:

-Telefonate
-Messaggi (con o senza immagini)
-Chat sincrone
-Social network (per esempio, Facebook)
-Siti di domande e risposte
-Siti di giochi online
-Forum online

Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono:

-pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network;
-postando o inoltrando informazioni, immagini o video imbarazzanti (incluse quelle false);
-rubando l’identità e il profilo di altri, o costruendone di falsi, al fine di mettere in imbarazzo o danneggiare la reputazione della vittima;
-insultando o deridendo la vittima attraverso messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media;
-facendo minacce fisiche alla vittima attraverso un qualsiasi media.

Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o essere comportamenti solo online. 

Autore: 1406 1406



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Auguri a Thich Nhat Hanh. Grande Maestro

Se un personaggio come Thich Nhat Hanh non fosse mai esistito, forse non saremmo neanche riusciti a inventarlo. Ci vorrebbe una creatività smisurata come la sua, ma dovrebbe essere accompagnata da altrettanta compassione, umiltà, profondità di pensiero, amore per tutti gli esseri. Thay, come viene chiamato dai suoi seguaci e ammiratori, compie oggi 88 anni. Per festeggiarlo, spiegherò alcuni dei motivi per i quali mi piace così tanto e penso vada considerato come un grandissimo maestro.

Zen popolare

Una delle caratteristiche più tipiche di Thich Nhat Hanh è di quella di avere reso “popolare” lo zen. Non nel senso di averlo inserito nel “mainstreaming” della comunicazione di massa, ma in quello di averlo reso più comprensibile, più vicino alla mentalità del giorno d’oggi. Lo zen è una corrente del Buddhismo nata in Cina e dunque contaminata da elementi di taoismo e confucianesimo, che hanno portato il buddhismo stesso già allora a un livello più vicino alla gente comune e applicabile alla vita quotidiana, rispetto alle sue origini indiane. Ma una caratteristica dello zen classico (ad esempio il Soto Zen) è quella di essere piuttosto formale, cerimoniale, proprio perché attribuisce valore a ogni gesto della vita. Thay ha mantenuto al minimo questo formalismo, rendendolo anche più comprensibile. Il suono di campana, ad esempio, viene usato come strumento primario di consapevolezza quale ritorno al momento presente. Anziché usare i koan, frasi enigmatiche che i maestri forniscono agli allievi per suscitare in loro il risveglio, Thich Nhat Hanh adotta metafore paradossali ma facilmente comprensibili, come “quando bevi il tè stai bevendo nuvole”. Diversi maestri zen contemporanei hanno reso lo zen meno formale, come ad esempio Joko Bek o Toni Packer, ma nessuno come lui lo ha trasformato in qualcosa comprensibile anche ai bambini. Non a caso la prima parte dei suoi discorsi è di solito rivolta direttamente ai bambini stessi.

Sangha comunitario

Un altro elemento distintivo di questo maestro è quello di aver esteso e consolidato enormemente il concetto di “Sangha“, termine che nel Buddhismo designa la comunità dei praticanti, ma che nelle scritture originarie si riferiva soprattutto ala comunità dei monaci. Ho fatto esperienza con diversi gruppi di pratica che si riferiscono al Buddhismo, ma non ho trovato in nessuno una dimensione comunitaria forte come nei Sangha della tradizione di Thich Nhat Hanh. Nei gruppi locali, che spesso si riuniscono in case private, ciascuno è veramente maestro per tutti gli altri, ma in piena libertà. Non si fa proselitismo e si è liberi di frequentare quanto si vuole, ma ci si sente sempre accolti con amorevolezza.

Inoltre Thich Nhat Hanh usa molto internet per tenere insieme il Sangha mondiale. Con la pubblicazione prima in podcast e poi in video dei suoi discorsi, si mantiene a stretto contatto con la comunità, utilizzando spesso anche le dirette in streaming dei ritiri. Peraltro si è dimostrato molto attento anche alle conseguenze, positive e negative, dell’uso di internet per il benessere delle persone, dialogando direttamente con le aziende protagoniste della new economy, come Google e Facebook.

Non dualismo senza fanatismo

Thich Nhat Hanh è un insegnante fortemente orientato al non dualismo, definito dai sostenitori di questo orientamento come “la comprensione filosofica, spirituale e scientifica della non-separazione e della fondamentale unità”. L’orientamento al non dualismo, che accomuna maestri spirituali e scienziati, prendendo spunto dalle filosofie orientali (che sono tutte non dualiste), si propone di superare quella visione di noi stessi come entità separate dalle altre persone e dal resto della realtà che è fonte di enorme sofferenza, sia individuale che collettiva. Thich Nhat Hanh ha coniato il temine “interessere“, a cui attribuisce una tale importanza da averlo adottato come nome per l’ordine da lui fondato, un ordine che è insieme monastico e laico. Ma il suo non dualismo non lo brandisce come una filosofia da contrapporre ad altre visioni del mondo: col suo approccio “soft”, adotta metafore e immagini poetiche per richiamarci di continuo ad una visione più aderente alla realtà.

Etica universale

La visione non dualista di Thich Nhat Hanh lo porta a non contrapporre né il suo pensiero, né il suo Sangha alla mentalità dominante (ammesso che quest’ultima esista) o ad altre filosofie, ideologie o movimenti. Quando parla, a volte si rivolge ai praticanti del suo Sangha, ma più spesso si rivolge a tutti, affinché chiunque possa trarre spunto dai suoi insegnamenti, anche in modo parziale, senza rinunciare alle proprie convinzioni. Anzi dice chiaramente, ad esempio, che è sbagliato abbandonare una certa religione per abbracciare il buddhismo.

Dai precetti buddhisti (per certi versi simili ai 10 comandamenti ebraici e cristiani), ha tratto gli “Addestramenti alla consapevolezza“, per farne una sorta di riferimento etico universale, da proporre all’umanità come comunità e non a un gruppo spirituale in particolare. Il contenuto di tali Addestramenti è in effetti neutrale, dal punto di vista filosofico o religioso, ma mette in risalto il problema numero uno che l’umanità come comunità oggi deve fronteggiare: i degrado dell’ambiente e il riscaldamento globale.

Quello di Thich Nhat Hanh è peraltro uno dei rari movimenti in cui il flusso di finanziamenti necessari ad auto-sostenersi fluisce prevalentemente dall’altro, anziché il contrario. Nonostante l’età, questo maestro continua a lavorare per produrre libri e calligrafie che vende in tutto il mondo per mantenere il Sangjha.

Poesia della liberazione

Un’altra peculiarità di Thich Nhat Hanh è la sua creatività. È noto per le sue poesie sin dagli anni ’60, ma questo aspetto è sempre rimasto in secondo piano, tanto che non esiste un suo libro di poesie tradotto in una lingua come l’italiano, tanto per fare un esempio. La poesia è sempre stata molto presente nello Zen, quale mezzo diretto di trasmissione degli insegnamenti, dal momento che la poesia consente di esprimere più efficacemente ciò che scaturisce dall’esperienza diretta, al di là delle teorie.

In Thich Nhat Hanh la poesia diventa stile d’insegnamento, perché ogni discorso è pervaso di poesia, con le sue metafore e immagini fantasiose che rendono comprensibili con immediatezza anche gli insegnamenti più ostici. Per dirci che non esistono né la nascita né la morte, non usa un linguaggio filosofico. Ci parla delle nuvole e della pioggia. Non enuncia teorie, ci fa guadare la realtà che è costantemente di fronte ai nostri occhi. Il Nirvana, ci dice lui stesso, è la liberazione da tutte le idee e le opinioni: “Quando entri in contatto con la realtà non hai più opinioni. Hai la saggezza”.

Di Paolo Subioli

Fonte http://zeninthecity.org/





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