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Disturbi psicotici




I Disturbi psicotici rappresentano le forme più gravi e più estreme di sofferenza psichica

Le persone con un Disturbo psicotico spesso hanno allucinazioni, mostrano di sragionare e di avere convinzioni palesemente assurde. Si comportano in modi molto distanti dalla normalità. E ciò spesso spaventa chi gli sta attorno.

La caratteristica fondamentale di questi disturbi sta nel fatto che la persona ha perso il “contatto con la realtà”.

E’ il caso, solo per fare un esempio, della persona che dice – ed è convinta – di possedere un’astronave. Gli altri non la vedono, ma lui ce l’ha. Se qualcuno gli chiede di mostrargliela, la persona può rispondere di tenerla nascosta perché ha paura che qualcuno gliela rubi. Se gli viene chiesto perché non la usa mai, la persona può rispondere: “Perché non riesco a trovare le chiavi”.

La persona difende attivamente le proprie convinzioni e percezioni fuori dall’ordinario. E molto spesso non ha coscienza della propria malattia.
 

Sintomi tipici dei Disturbi psicotici

Bisogna stare attenti a distinguere i sintomi psicotici da un comportamento che può apparire “strano”, ma che può essere giustificato dal divario culturale tra le persone o che può essere stato stimolato dall’assunzione di una droga.

I sintomi tipici dei Disturbi psicotici sono variabili di persona in persona. Nello specifico:

Deliri: convinzioni errate.

I deliri possono essere in palese contrasto con la realtà condivisa, oppure possono essere meno facilmente individuabili. Ad esempio una persona potrebbe essere convinta che gli extraterrestri lo abbiano derubato fisicamente del cervello, senza aver lasciato cicatrici data la loro tecnologia superiore. In questo caso è immediatamente evidente che la persona abbia una convinzione errata e si parla di “deliri bizzarri”.

I “deliri non bizzarri” sono invece quelli in cui la convinzione potrebbe avere un riscontro nella realtà condivisa, ma che, ad un ulteriore esame, risulta errata. Un esempio di delirio non bizzarro potrebbe essere quello della persona che è convinta di essere sotto stretta sorveglianza dei servizi segreti, quando in realtà nessuno lo sta controllando affatto.

La sensazione che si ha nell’ascoltare una persona che sta delirando (in modo bizzarro o non bizzarro) è che ci sia qualcosa che non torna nel modo in cui la persona comunica. La persona non ascolta ragioni. E’ profondamente attaccata ai propri deliri. Non vuole cambiare le proprie convinzioni erronee, neanche di fronte ai ragionamenti più logici. Se messa alle strette tende ad interrompere la comunicazione: si isola, si arrabbia con l’interlocutore o si chiude nel proprio mondo di illusioni!

Allucinazioni: percezioni senza oggetto.

La persona che ha un’allucinazione vede, ascolta, gusta, odora o sente al tatto qualcosa che in realtà non c’è – e che gli altri non percepiscono.

La persona può essere consapevole o no di stare avendo una allucinazione. Ad esempio una persona sente una voce inesistente e si rende conto che le persone attorno a lei non odono la stessa voce, e si dice: “Sto avendo un’allucinazione!”. Oppure la persona si accorge che gli altri non sentono ciò che lei sente, ma si spiega la cosa dicendosi che solo lei è in grado di percepire una diversa realtà fisica, mentre gli altri no.

Eloquio disorganizzato: discorsi senza un filo logico.

La persona passa regolarmente da un argomento all’altro, non risponde mai direttamente alle domande e, nei casi più gravi, parla in un modo del tutto incomprensibile agli altri (“insalata di parole”).

Comportamento grossolanamente disorganizzato: non arrivare al punto.

Ad esempio, la persona non riesce a prepararsi un pasto. Oppure può comportarsi in modo del tutto inappropriato. Ad esempio, può iniziare a gridare in pubblico senza una ragione.

Comportamento catatonico: arresto motorio.

La persona non risponde agli stimoli dell’ambiente, si blocca fisicamente in una determinata postura. A volte invece il comportamento catatonico consiste nel ripetere incessantemente una determinata frase o un movimento visto fare da un’altra persona.

Sintomi negativi: mancanza di.

Appiattimento dell’affettività. Il viso della persona appare immobile, lo sguardo è fisso e in generale la persona esprime molto poco le proprie emozioni.
Alogia. La persona si esprime verbalmente mediante risposte brevi, telegrafiche, essenziali. Raramente inizia spontaneamente una conversazione.
Abulia. La persona tende a non iniziare né a portare a termine le sue attività. Passa la maggior parte del tempo seduto, senza mostrare interesse per ciò e per coloro che gli stanno attorno.


Tipi di Disturbi psicotici

Schizofrenia: caratterizzata da sintomi psicotici così gravi e stabili nel tempo (sono presenti da almeno sei mesi) che il rapporto con la realtà è cronicamente compromesso. Di conseguenza la persona ha scarse capacità sociali, lavorative e di cura di sé.
Disturbo delirante: caratterizzato da deliri non bizzarri (almeno da un mese).
Disturbo schizofreniforme. Presenta gli stessi sintomi della Schizofrenia ma ha una durata minore (da uno a sei mesi). Inoltre la persona può aver mantenuto le sue capacità sociali, lavorative e di cura di sé.
Disturbo psicotico breve: i sintomi psicotici sono presenti per un breve periodo di tempo (più di un giorno e meno di un mese).
Disturbo psicotico condiviso. E’ la situazione in cui una persona delirante ne influenza un’altra, la quale comincia a delirare allo stesso modo.
Disturbo schizoaffettivo: sono presenti sia sintomi tipici dei Disturbi psicotici sia sintomi tipici dei Disturbi dell’umore (depressione, mania, etc.).


Cause dei Disturbi psicotici

A parte i casi in cui i sintomi psicotici sono dovuti all’assunzione di sostanze o a una malattia fisica, le cause dei Disturbi psicotici non sono note. Come al solito, l’opinione maggiormente condivisa dagli studiosi è che la malattia sia causata sia da fattori innati (genetici) sia da fattori ambientali (quali: le esperienze infantili, gli agenti infettivi, le abitudini alimentari, uso di droghe, etc.).

Oggi si tende a parlare di fattori di rischio, ossia di fattori di ordine, genetico, medico, psicologico o sociale che aumentano la probabilità di avere sintomi psicotici.

Tra i più importanti fattori di rischio, segnalo i seguenti:

Avere un genitore che ha sofferto di un Disturbo psicotico.
L’abuso di droghe, quali l’alcol, la marijuana e la ketamina.
Esperienze infantili traumatiche di abuso o di abbandono.
Una condizione di scarsa salute fisica.
Soffrire di altri disturbi psicologici quali l’Autismo e il Disturbo bipolare.
Aver partorito da poco (“psicosi puerperale”).
Essere isolati socialmente (non avere la possibilità di ricevere supporto in caso di bisogno).
 

Come si curano i Disturbi psicotici?

Spesso il problema maggiore con le persone psicotiche è che non sono consapevoli di essere malate. Questo fatto, unito alla modalità di ragionamento illogico e alla tendenza a non ascoltare ragioni, pone notevoli difficoltà nel cercare di aiutare queste persone, che spesso non solo non collaborano, ma tendono ad evitare attivamente ogni forma di cura.

La cura dei Disturbi psicotici dovrebbe essere di tipo multi-fattoriale, ossia le diverse strategie a disposizione dovrebbero essere associate tra di loro, in combinazioni specifiche a seconda delle persone.

La terapia psicofarmacologica utilizza specifici farmaci antipsicotici, che aiutano a ridurre i sintomi psicotici e che permettono alla persona di riacquistare un buon contatto con la realtà condivisa. Non sono da sottovalutare tuttavia gli effetti collaterali di questi potenti farmaci, il cui uso dovrebbe essere sempre monitorato dagli specialisti Medici Psichiatri.

Gli psicofarmaci sono efficaci nel ridurre gradualmente i sintomi psicotici e permettono alla persona di vivere meglio e di funzionare meglio. Nonostante ciò, molti pazienti psicotici hanno notevoli difficoltà relazionali, a portare avanti le attività della vita quotidiana o ad inserirsi nella società cosiddetta "normale".

In accoppiamento con la terapia farmacologica, la psicoterapia individuale può aiutare la persona ad acquisire le abilità sociali e comunicative, nonché la motivazione ad impegnarsi per acquisire le competenze lavorative necessarie a far parte della società.

Risultano inoltre utili specifici corsi di riabilitazione, che promuovano competenze lavorative, sociali, anche di base, come ad esempio: pagare le tasse e le bollette, prendersi cura del proprio igiene quotidiano, etc.

Importante, laddove possibile, è coinvolgere la famiglia della persona. A questo scopo la famiglia può essere specificamente aiutata a conoscere i sintomi e i fattori scatenanti della malattia psicotica, e a prendersi cura del familiare malato.

Oltre alla psicoterapia individuale, sono efficaci anche gli interventi di psicoterapia familiare o di gruppo. Tuttavia, le persone che presentano sintomi psicotici particolarmente gravi, che possono essere  pericolosi per sé o per gli altri, possono aver bisogno di un trattamento ospedaliero o presso una struttura comunitaria protetta, al fine di stabilizzare la loro condizione prima di intervenire con una terapia della parola.

Autore: 1406 1406



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Il PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU E AUTENTICO

Lo dice la studiosa di Harvard che sta analizzando il reperto dal tre anni

Come in un romanzo di Dan Brown si torna a parlare dell’ormai famoso «papiro della moglie di Gesù» un antico papiro che un collezionista tedesco avrebbe inviato nel 2011 a una professoressa di Harvard, Karen L. King, chiedendole di tradurne una parte in cui si leggerebbe la frase «Gesù disse, ‘Mia moglie’», una frase che riaprirebbe il dibattito sul celibato di Cristo. Un anno e mezzo fa gli esperti, annunciando al mondo l’esistenza dell’antico papiro, avevano affermato che il reperto non sarebbe stato da considerarsi una prova attendibile, mentre il Vaticano aveva liquidato la faccenda parlando di un falso. Ma oggi arriva un nuovo studio che potrebbe completamente ribaltare lo scenario.

IL PAPIRO NON È UN FALSO
Un articolo pubblicato oggi dalla Harvard Theological Review, firmato dalla stessa King, dimostrerebbe che quel papiro sarebbe un documento autentico e che farebbe parte di un dibattito dei primissimi seguaci di Gesù sul ruolo della donna, della famiglia e del valore del celibato nella vita spirituale. Sul papiro sono state condotte diverse analisi, tra cui un esame del carbonio che daterebbe il documento come risalente all’Ottavo secolo dopo Cristo. Il papiro sarebbe quindi di quattrocento anni più recente di quanto inizialmente pensato dalla King, che in un primo momento lo aveva datato intorno al 350 d.C.. Gli altri test effettuati hanno rilevato come l’inchiostro sia quello tipicamente utilizzato dagli egizi e che non è stato contraffatto né alterato nel corso dei secoli.

GESÙ ERA SPOSATO?
Insomma, sebbene il «papiro della moglie di Gesù» sembrerebbe essere autentico, questo non significa che Gesù fosse realmente stato sposato, che avesse auto una relazione con una donna o che, forse, non stesse parlando metaforicamente della Chiesa come della sua sposa. Dal canto suo la King non ha mai affermato questo, ma ha sempre sostenuto che il papiro sarebbe stato scritto parecchio tempo dopo i Vangeli, che sono da considerarsi le fonti più attendibili sulla vita di Gesù. «Spero che ora potremmo chiudere la diatriba sull’autenticità del papiro e passare a discutere di quello che potrebbe significare per i cristiani: Gesù era sposato oppure no? E perché questo è così importante per chi crede?» – ha detto la King che alla Harvard Divinity School tiene è docente di Storia del Cristianesimo antico.

UN DOCUMENTO IMPORTANTE
Karen King ha iniziato a lavorare su quel papiro nel 2011, dopo averlo ricevuto da un collezionista tedesco, che ha chiesto di rimanere anonimo, celando anche la provenienza del reperto. Nel documento, scritto in un antico dialetto copto, si leggono due frasi molto particolari: «E Gesù disse loro: ‘Mia moglie’» e, di seguito, «ella potrà essere mia discepola». La traduzione, comunque, può essere soggetta a diverse interpretazioni e il tema del celibato di Gesù è dibattuto da secoli. Secondo la King questo papiro sarebbe stato tradotto da un antico testo greco risalente al II secolo e costituisce comunque un tassello importante per lo studio della diffusione del Cristianesimo in tutta l’area mediterranea.

Fonte: http://blueplanetheart.blogspot.it





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