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Disturbi dissociativi




La capacità di ritrovare la nostra identità viene compromessa e scombussolata nei Disturbi dissociativi

So cosa ho fatto ieri, sono capace di attingere alla mia memoria e di percepire il mondo che mi circonda.

Nei Disturbi dissociativi però queste capacità di base vengono meno.

Normalmente ci svegliamo la mattina e senza accorgercene, senza rifletterci, ci ritroviamo in noi stessi. Sappiamo chi siamo, come ci chiamiamo e dove ci troviamo. Ritroviamo la nostra identità, proprio là dove l’avevamo lasciata, nel letto!

Queste capacità, che ci sembrano scontate proprio perché le utilizziamo e le ritroviamo giorno dopo giorno, vengono compromesse e scombussolate nei Disturbi dissociativi.

Memoria, identità e capacità percettive non funzionano più come un tutto unico. La persona può mantenere una chiara identità di sé e perdere la capacità di ricordare fatti importanti della propria vita (amnesia). O al contrario può essere capace di utilizzare la propria memoria, ma non avere una chiara identità di sé. Oppure avere varie identità che fanno la propria comparsa una dopo l’altra, un momento si chiama Mario Rossi, il momento successivo si chiama Ugo Rossi. Oppure la persona può non riconoscersi più, sentirsi estranea a se stessa ed avere la sensazione che il proprio corpo sia qualcosa di staccato da sé.
 

Tipi di Disturbi dissociativi

Amnesia dissociativa: caratterizzata dal fatto che la persona non riesce a ricordare importanti informazioni personali o periodi della propria vita. Questo disturbo di solito è la conseguenza di un trauma. Può durare ore, giorni o anche anni in base alla gravità del trauma subito.
Fuga dissociativa: in cui la persona si allontana improvvisamente e inaspettatamente dal proprio ambiente: l’abitazione, la famiglia, il lavoro. Non riesce a ricordare il proprio passato né chi è ed a volte si costruisce una nuova identità.
Disturbo dissociativo dell’identità. Questo disturbo in passato era conosciuto come il “Disturbo da Personalità Multipla”. E’ caratterizzato dalla presenza di due o più identità che assumono vicendevolmente il controllo della persona. Ciascuna identità può essere consapevole dell’esistenza delle altre anche se la memoria tra le identità è compromessa.
Disturbo di depersonalizzazione: in cui la persona si sente un osservatore esterno rispetto al proprio corpo e alla propria mente. Da non confondersi con gli stati meditativi in cui lo condizione di osservazione è accompagnata da benessere e comprensione.

Cause dei Disturbi dissociativi

Questi disturbi sono la conseguenza di gravi traumi infantili di perdita o di abuso. Durante queste esperienze il bambino è stato capace di allontanare la propria attenzione dalla realtà per soffrire di meno.

Per quanto riguarda il Disturbo dissociativo dell’identità (personalità multiple) il trauma infantile è consistito in abusi fisici, emotivi e sessuali, spesso perpetrati dai genitori.

Affinché il bambino sviluppi da adulto un Disturbo dissociativo occorre però che siano presenti una serie di elementi:
L’abuso ha avuto inizio prima dei cinque anni di età.
Gli abusi sono stati gravi e sono stati ripetuti per un periodo di tempo (non basta un solo episodio).
Il bambino ha avuto la capacità di dissociarsi dalla realtà, dalle percezioni, dai ricordi o dalle emozioni.
Non è stato presente nessun adulto che potesse dare conforto. Il bambino è stato obbligato ad essere emotivamente autosufficiente.

Anche la dissociazione ha un significato

Un bambino che ha alle proprie spalle una storia di gravi abusi perde la capacità di avere fiducia nel prossimo. Comprensibilmente da grande diventa una persona che vive in un costante stato di paura.

Una simile sofferenza è un bagaglio enorme da portare, molto spesso è un carico eccessivo. Così la persona adulta, così come il bambino, tende a separarsi – a dissociarsi appunto – da intere parti di sé, o da capitoli interi della memoria della propria vita. In questo senso la dissociazione è qualcosa che difende il bambino abusato e oggi difende la persona adulta dal vivere il dolore emotivo, la vergogna, la rabbia e la paura memorizzati all’interno della propria psiche.
 

Cura dei Disturbi dissociativi

Riprendere contatto con l’enorme sofferenza interiore di queste persone è un lavoro grande che richiede un processo di psicoterapia lento e lungo. Richiede che il terapeuta sia presente e amorevole con la persona per un lungo periodo di tempo, solitamente per diversi anni. La terapia breve sembra non essere efficace con le persone affette da un Disturbo dissociativo.

Queste persone hanno bisogno di una enorme presenza, possibilmente quotidiana, di almeno una persona accogliente e per un lungo periodo prima che decidano di fidarsi nuovamente di un altro essere umano ed inizino il processo di recupero e di elaborazione della propria sofferenza infantile.

Una alternativa alla psicoterapia, potrebbe consistere in una comunità psicoterapeutica. Questa soluzione è particolarmente indicata per le persone che non sono in grado di gestire autonomamente le normali incombenze della vita quotidiana, o per le persone che sono a rischio di suicidio.

Nonostante il trattamento di un Disturbo dissociativo possa essere difficile, molte persone con un Disturbo dissociativo sono riuscite a imparare nuovi modi per vivere in modo sano e creativo.

Autore: 1406 1406



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L'essenza di San Michele Arcangelo

Dalla fine dell’ultimo terzo del secolo scorso, gli uomini possono incontrare lo spirito chiamato Michele in modo cosciente. Michele è un’entità del tutto particolare: un’entità che, in sostanza, non rivela nulla da sé, se non le si porta incontro, dalla Terra, qualche frutto di uno strenuo lavoro spirituale. Michele è uno spirito taciturno, chiuso. Mentre gli altri Arcangeli dirigenti sono spiriti loquaci (spiritualmente parlando, s’intende), Michele è uno spirito chiuso, taciturno, che dà tutt’al piú poche, scarse direttive, poiché quello che si riceve da Michele non è veramente la parola, ma lo sguardo (se è lecito dir cosí), la forza dello sguardo. Ciò è dovuto al fatto che in fondo Michele si occupa soprattutto di quanto gli uomini creano partendo dallo spirituale. Egli vive negli effetti di ciò che gli uomini hanno creato; gli altri spiriti invece vivono piuttosto con le cause. Michele vive essenzialmente con gli effetti. Gli altri spiriti immettono nell’uomo gli impulsi a ciò ch’egli deve fare; Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà. Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro azioni deriva, per portarlo piú oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo l’azione, l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere.
Di fronte ad altre entità della gerarchia degli Arcangeli, si ha il senso che da esse provengano, in grado maggiore o minore, gli impulsi a compiere azioni diverse. Michele invece è lo spirito dal quale non derivano impulsi diretti, perché nell’attuale periodo della sua reggenza gli eventi scaturiscono dalla libertà umana. Quando però l’uomo, mosso unicamente dalla sua libertà, stimolato dalla lettura della luce astrale, compie coscientemente o incoscientemente questo o quello, Michele trasferisce nel cosmo l’azione umana terrena, affinché divenga azione cosmica. Egli si preoccupa dunque delle conseguenze, altri spiriti piuttosto delle cause.
Michele però non è solamente uno spirito chiuso e taciturno: egli si accosta all’uomo con una chiara ripulsa di molte cose in cui questi vive oggi ancora sulla Terra. Per esempio, tutte le cognizioni riguardanti la vita degli uomini, degli animali o delle piante, che mirano a dare importanza alle qualità ereditate, a ciò che si trasmette ereditariamente nella natura fisica, si ha l’impressione che Michele le respinga con disapprovazione. Con ciò vuol mostrare che quelle cognizioni non possono fruttare nulla all’uomo per il mondo spirituale. Michele può trasportare nel cosmo soltanto ciò che l’uomo trova nel mondo umano, in quello animale o in quello vegetale, indipendentemente da quanto è soggetto all’ereditarietà. Di fronte a questo genere di conoscenze, non ci viene incontro, da parte di Michele, l’eloquentissimo gesto della mano che respinge disapprovando, bensí il consenso dello sguardo che dice: “Questo è pensato giustamente, agli occhi della direzione del cosmo!” Ecco infatti ciò che s’impara sempre piú a voler conseguire: meditare per raggiungere la luce astrale, per poter contemplare i misteri dell’esistenza, allo scopo di presentarsi poi a Michele onde riceverne lo sguardo di approvazione, che dica: “Questo va bene, questo è giusto agli occhi della guida del cosmo”.

Da: R. Steiner - Sedi di Misteri nel Medioevo - VI conferenza: “L’essenza di Michele”, Editrice Antroposofica, Milano 1984, pp. 90-91





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