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Disturbi del ritmo sonno-veglia




Il Sonno e la veglia costituiscono un tipico esempio di queste variazioni, ma non bisogna dimenticare che anche altre importanti funzioni biologiche, come la temperatura corporea, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, le increzioni ormonali ecc., vanno incontro a ritmiche modificazioni nel corso delle 24 ore

 

Disturbi Transitori del Ritmo Sonno-Veglia

Queste fluttuazioni periodiche dipendono da strutture nervose differenti, cioè dai cosiddetti oscillatori interni, che vengono abitualmente sincronizzati su ritmi di 24. Tra i fattori ambientali che influenzano gli oscillatori interni vi sono il contatto sociale e il ciclo luce-buio che giocano un ruolo determinante. Le condizioni di completo isolamento sono in grado di eliminare l'azione dei sincronizzatori ambientali, in queste situazioni gli oscillatori interni tendono ad assumere ritmi diversi da quello di 24 ore (l'uomo free-running tende a sincronizzarsi in modo preferenziale sul ritmo di 25 ore) e possono desincronizzarsi tra loro (Lungaresi E., 2005; G. Coccagna., 2000). Nei disturbi del ritmo Sonno-veglia sono comprese sindromi cliniche determinate da fattori esterni, come il rapido cambiamento del fuso orario a seguito di voli transmeridiani e i turni di lavoro notturno a rotazione, ed altre sindromi che sembrano invece avere una componente endogena, come quella del periodo di sonno ritardato e quella da ritmo Sonno-veglia non di 24 ore. In tutte queste sindromi, indipendentemente dalle cause che le determinano, si realizza uno sfasamento del ritmo Sonno-veglia rispetto agli abituali sincronizzatori ambientali, con conseguente comparsa di una patologia che riguarda il momento in cui il Sonno e la veglia compaiono. Il paziente non riesce a dormire quando lo desidera, quando ha necessità o si aspetterebbe di farlo. Va inoltre rilevato che insonnie o ipersonnie di lunga durata possono determinare profonde alterazioni del ritmo sonno-veglia che costituiscono importanti fattori di aggravamento e di mantenimento della sintomatologia (Sudhansu Chokroverty., 2000; Coccagna G.; Smirne S., 1993). Secondo la classificazione della ASDC (Classification Committee., 1979) americana i disturbi del ritmo Sonno-veglia si dividono in : Disturbi transitori e Disturbi persistenti.
I disturbi transitori sono:

Sindrome da rapido cambiamento di fuso orario

Questa sindrome, comunemente chiamata jet-lag sindrome, si può realizzare quando, a seguito di un rapido cambiamento di parecchi fusi orari, si tenta di proseguire lo schema Sonno-veglia secondo l'ora della zona di arrivo. E' caratterizzata da sonnolenza, affaticamento e ridotta efficienza mentale durante il giorno, e da insonnia, con difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti durante la notte. In generale i disturbi si riducono notevolmente dopo un paio di giorni, ma in alcune persone possono durare più a lungo. I voli verso est comportano disturbi di più lunga durata. Il ripristino dello schema Sonno-veglia, una volta tornati nel luogo d'origine, è generalmente più rapido.


Sindrome da cambiamento del turno di lavoro

Questa sindrome può realizzarsi quando da uno schema Sonno-veglia tradizionale si passa a un turno di lavoro notturno, che obbliga a rimanere svegli la notte e a dormire di giorno. I sintomi sono costituiti da sonnolenza e diminuzione delle performance mentali e motorie durante il nuovo periodo di lavoro-veglia, cioè la notte, nonché da Sonno, durante il giorno, ridotto e frammentato da numerosi risvegli. Questa sintomatologia appare più grave nei soggetti anziani. Nella jet-lag sindrome il soggetto deve risincronizzare il suo ritmo interno su un nuovo orario in accordo con l'ambiente. Qui, invece, il soggetto deve desincronizzare il suo ritmo da quello suggerito dall'ambiente. I sintomi possono migliorare durante la seconda o terza settimana di lavoro, ma spesso persistono, almeno parzialmente, finché non si ripristina lo schema Sonno-veglia convenzionale. Durante i week-end e le vacanze viene generalmente recuperato lo schema Sonno-veglia naturale con una rapida diminuzione della sintomatologia.

Disturbi Persistenti del Ritmo Sonno-Veglia

I disturbi persistenti sono:

Sindrome da frequenti cambiamenti dello schema Sonno-veglia

Il quadro clinico  è caratterizzato da brevi e frammentati periodi di Sonno durante il giorno, da sonnolenza e da diminuzione delle performance durante la veglia, da difficoltà a ristabilire un regolare ritmo Sonno-veglia anche quando le circostanze lo consentirebbero. Questa sindrome può tipicamente realizzarsi per turni di lavoro a rotazione e per continui cambiamenti di fuso orario. Le rotazioni dei turni di lavoro per periodi brevi (2 - 4 giorni) sembrano meglio sopportate rispetto a quelle per periodi lunghi, dato che l'organismo non ha il tempo di consolidare l'adattamento al nuovo orario e non è quindi costretto a modificare ripetutamente ritmi biologici già acquisiti. L'ulcera gastroduodenale può essere una complicanza di questa sindrome. Frequente è l'abuso di ipnotici, di psicostimolanti e di alcol.


Sindrome da periodo di Sonno ritardato

Questo disturbo dipende da un'alterata regolazione interna del ciclo Sonno-veglia, ed è caratterizzato da un inizio del Sonno e da un risveglio ritardati rispetto a quanto desiderato dal paziente o richiesto dai suoi impegni. L'inizio del Sonno ed il risveglio sono stabili, e vi è assoluta incapacità di anticipare il Sonno, che, una volta iniziato, non presenta alcuna difficoltà di mantenimento.  sonno ritardatoIl paziente può riferire semplicemente una difficoltà ad iniziare il Sonno ad un ora convenzionale, quindi può essere erroneamente considerato un insonne. Se il paziente, che si addormenta molto tardi nel corso della notte, insiste ad alzarsi ad un'ora convenzionale al mattino, va incontro ad una cronica privazione di Sonno e ai conseguenti sintomi durante la giornata. Se va a letto ad un'ora convenzionale senza riuscire ad addormentarsi, ricorre talora agli ipnotici, che possono ottenere qualche risultato, ma peggiorano i disturbi durante la giornata. Un diario giornaliero del ciclo Sonno-veglia, redatto per alcune settimane, è indispensabile per arrivare alla diagnosi. La scelta di un'occupazione i cui orari non interferiscano con i periodi di Sonno, rappresenta senz'altro la soluzione ottimale per questi pazienti.


Sindrome da periodo di Sonno anticipato

E' caratterizzata da un inizio del Sonno e da un risveglio che sono più precoci di quanto desiderato dal paziente o richiesto dai suoi impegni sociali. Come nella sindrome da periodo di Sonno ritardato, non vi è difficoltà a continuare il Sonno una volta che esso sia iniziato; il periodo di Sonno è stabile, ma assolutamente non modificabile. Questa sindrome non interferisce generalmente con la scuola o il lavoro. E' meno frequente della precedente e solo raramente porta ad una cronica privazione di Sonno con comparsa di sonnolenza e di ridotta efficienza durante la giornata. Ciò di cui si lamenta maggiormente il paziente è l'incapacità a restare sveglio la sera.


Sindrome da ritmo Sonno-veglia non di 24 ore

Questa sindrome è caratterizzata da un progressivo ritardo dell'inizio del Sonno e del risveglio in giorni successivi, a causa di un ritmo Sonno-veglia maggiore di 24 ore (tipicamente di circa 25 ore). A causa di ciò si alternano periodi in cui il ritmo interno non è in fase con i "sincronizzatori" socio-ambientali e il paziente lamenta difficoltà ad iniziare il Sonno e sonnolenza durante la giornata, e periodi in cui il ritmo interno è sincronizzato con l'ambiente ed il paziente non ha alcun disturbo. Un diario del ciclo Sonno-veglia è necessario per la diagnosi. Periodiche difficoltà del paziente ad assolvere i propri impegni possono essere aggravate dall'abuso di ipnotici e di psicostimolanti.


Sindrome da ritmo Sonno-veglia irregolare

Questa sindrome è caratterizzata dalla mancanza di un ritmo Sonno-veglia chiaramente organizzato. Essa comporta, durante la giornata, brevi periodi di Sonno a tempi irregolari ed un'eccessiva permanenza a letto: talora i pazienti non riescono a mantenere fissi neppure i tempi dei pasti. Il Sonno notturno è abbreviato e talora frammentato. Si realizza così un ciclo Sonno-veglia poliritmico con un quadro clinico che può erroneamente essere considerato un'insonnia. Il paziente può, infatti, lamentare difficoltà ad addormentarsi alle ore convenzionali ed a continuare il Sonno per un tempo adeguato; può, inoltre, riferire una sonnolenza e una ridotta efficienza durante i periodi di veglia. Spesso i pazienti non si rendono conto che sonnellini diurni ed insonnia notturna sono strettamente correlati, e pertanto talora abusano di ipnotici e psicostimolanti. Non solo il ciclo Sonno-veglia, ma anche altre funzioni biologiche, come la temperatura e le increzioni ormonali, perdono la loro abituale ritmicità circadiana.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

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Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

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E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

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Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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