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Ipersonnie




Le ipersonnie comprendono parecchie affezioni sia funzionali che organiche, il cui comune denominatore è rappresentato dall'eccessiva sonnolenza diurna, gravemente disturbante e talora così grave da risultare incontrollabile

 

Ipersonnie
A seconda della ipersonnia considerata, i sintomi principali sono di volta in volta rappresentati da sonnolenza durante le ore diurne, ridotte performance cognitive e motorie, eccessiva tendenza a dormire, attacchi di sonno incontrollabili, aumento del tempo di Sonno nelle 24 ore e difficoltà a raggiungere un risveglio completo. I pazienti possono giungere all'osservazione del medico in una situazione di ansia e depressione reattive all'inefficienza delle loro più elementari attività quotidiane, interferite da continua sonnolenza, astenia, mancanza di lucidità mentale e di capacità di concentrazione (Lungaresi E., 2005). Il Sonno notturno e quello dei sonnellini diurni, che spesso sono costretti a concedersi, non è riposante. Altre frequenti lagnanze di questi pazienti sono la cefalea mattutina e, per gli uomini, difficoltà nella sfera sessuale. Talora presentano comportamenti automatici, riferibili a brevi intrusioni di fasi di Sonno nel corso dell'attività di veglia, i cosiddetti microsleeps. Occorre differenziare questi pazienti da quelli che lamentano astenia e ridotta efficienza mentale e non vera e propria sonnolenza: si tratterà più facilmente, in questi casi, di pazienti insonni o depressi (Sudhansu Chokroverty., 2000). Una ancor più importante differenziazione da operare è tra l'ipersonnia e le alterazioni dello stato di vigilanza conseguente a noxae patogene di varia natura (metabolica, vascolare, neoplastica ecc.), che deprimono l'attività della sostanza reticolare ascendente e determinano i coma (Ferri R. et Al., 1996; Ferri R., 1995). I pazienti ipersonnici presentano un tempo di addormentamento significativamente inferiore a quello dei normali dormitori. In generale, la diagnosi di ipersonnia deve essere riservata ai pazienti che accusano sì sonnolenza ma che hanno anche una dimostrabile tendenza ad addormentarsi rapidamente, quando non sono impegnati in qualche attività. Fa eccezione a questa regola unicamente l'ipersonnia soggettiva senza reperti polisonnografici, che costituisce la forma opposta all'insonnia con analoga definizione e che, almeno in una parte dei casi, rappresenta un sintomo ipocondriaco (Lungaresi E., 2005).
Secondo la classificazione adottata dalla ASDC americana (Classification Committee., 1979) le ipersonnie sono suddivise in:
ipersonnia psicofisiologica
ipersonnia associata a disturbi psichiatrici
ipersonnia associata all'uso di farmaci
ipersonnia associata a compromissione della respirazione indotta dal sonno
ipersonnia associata al mioclono notturno e alla sindrome delle gambe senza riposo
narcolessia
ipersonnia idiopatica
ipersonnia associata a malattie, intossicazioni e condizioni ambientali sfavorevoli
ipersonnia periodica
ipersonnia da sonno insufficiente
ebbrezza del sonno
pseudoipersonnia: i lunghi dormitori
ipersonnia soggettiva e senza corrispondenti reperti polisonnografici.


 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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