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Calabria prima in Europa per il patrimonio culturale




Calabria, un patrimonio culturale da non sottovalutare

La Calabria si posiziona al top di tutte le regioni europee per patrimonio culturale disponibile, soprattutto di quello archeologico, ma la conoscenza effettiva – da parte della popolazione locale e da parte di chi sceglie come meta di visita l’Italia – è ben al di sotto di quanto ci si potrebbe aspettare. Valorizzare i beni culturali significa potenziare e rendere più sofisticato il processo di comunicazione intorno a questo patrimonio. La ricerca consente di approfondire il concetto di «capitale culturale» di un territorio, in questo caso la Regione Calabria, al fine di orientare le strategie di sviluppo – sociale, ma anche economico – basate sul ruolo che educazione, istruzione e cultura possono svolgere nell’ambito delle nuove direttrici di crescita delle economie avanzate.
 
“Solo se il patrimonio culturale da giacente diventa vivente, allora si può avere una Calabria Felix“, che non vuol dire una Calabria felice, ma una Calabria dove la cultura – fatta di patrimonio archeologico, museale, edilizio, paesaggistico – viene resa viva attraverso il rapporto con la gente, in sostanza viene realmente vissuta attraverso eventi, nuove idee, interazioni continue con la vita che scorre, con l’innovazione, con lo sviluppo. Così il direttore del Censis, Giuseppe Roma, ha sintetizzato il risultato della ricerca sulla rilevazione del capitale culturale, promossa dalla Regione Calabria e curata dal Censis, dal titolo ‘Big Data e Social Network per istruzione e cultura in Calabria’. Cosa consente, dunque, ad un patrimonio ‘giacente’ fatto di siti archeologici, castelli, chiese, musei archivi, collezioni, palazzi storici di diventare vivo e fertile per il presente e il futuro?
 
“La valorizzazione dei tanti tesori e delle grandi potenzialità della Calabria, finora largamente inespresse“, spiega l’assessore alla Cultura della Regione Mario Caligiuri che nel corso della presentazione della ricerca Censis, nel Palazzo dell’Informazione, in piazza Mastai a Roma, ha illustrato le attività svolte dal 2010 ad oggi per promuovere la cultura calabrese con “ricadute positive sulla Regione, messe nero su bianco dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulla Calabria, nel quale si evidenzia come la cultura incida sul Pil della Regione per il 15%. Una percentuale destinata ad aumentare“. Non a caso, Caligiuri ha insistito più volte sul fatto che in “questo quadro fosco i settori dei beni culturali e dell’agroalimentare in Calabria continuano a crescere. Al di là di ogni evidenza contraria questa regione – ha rimarcato – sta cambiando in profondità e lo sta facendo attraverso la cultura e la scuola. Stiamo crescendo in tutte le direzioni e i risultati saranno ancora più significativi nei prossimi anni quando gli ingentissimi investimenti che abbiamo orientato su istruzione e beni culturali dispiegheranno totalmente i loro effetti”. “La Calabria non deve inventarsi nulla – ha sottolineato Caligiuri – è ricca e deve solo promuovere e valorizzare quello che ha, deve rendere produttivi gli investimenti e deve ragionare in un’ottica unitaria in modo tale che quello che si realizza a Reggio Calabria abbia una ricaduta positiva su Cosenza, quello che si fa a Vibo serva anche a Crotone e Catanzaro“. Della Calabria, insomma, “emerge un quadro che potrebbe essere un dipinto del Caravaggio o di Mattia Preti, con luci ed ombre. In questi anni ci siamo impegnati per attenuare le ombre e accrescere le luci e intendiamo continuare”.
I nodi da sciogliere, secondo quanto emerge dalla ricerca, sono in sostanza l’eccessiva dispersione del sistema insediativo (tanti giovani risiedono in territori periferici lontani da servizi, quali per esempio scuole o biblioteche); la diseguale diffusione di servizi e attrezzature culturali (nel 42% dei casi sono presenti musei sul territorio, mentre la percentuale di librerie è del 15% e quella delle sale cinematografiche del 6%); i flussi di visita non paragonabili agli eccellenti beni della Regione (600 beni vincolati, 13 istituti o aree archeologiche aperte al pubblico e solo 195mila biglietti staccati nel 2013, l’equivalente dei visitatori del solo sito di Castel del Monte in Puglia)”. Un elemento, quest’ultimo, fortemente condizionato però dalla chiusura (dal 2010 al 2013 quando è stata riaperta al pubblico al nuova sala che ospita i due Bronzi di Riace) per lavori di ristrutturazione della sede del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria “principale attrattore regionale. Il raffronto con i dati del 2000, mostra infatti quanto tale chiusura abbia penalizzato i flussi degli ultimi anni: con oltre 150mila visitatori annui il Museo Nazionale valeva, in termini di presenze, quasi come tutto il resto del patrimonio della regione“. Ma il futuro sarà più roseo: “anche quasi solo con la sala dei Bronzi di Riace, nei primi 8 mesi dell’anno si sono avuti circa 155mila visitatori e, proiettando questo risultato sull’intero anno, si potrebbe arrivare a chiudere il 2014 raggiungendo le 240mila presenze“. E “a museo integralmente riaperto – si legge nella ricerca – con la sua straordinaria collezione ed i nuovi spazi ed allestimenti nel 2015 si potrebbe arrivare a 400mila presenze, facendo risalire la Calabria nella classifica nazionale dei visitatori (superando Marche, Umbria e Sardegna ed attestandosi sui valori della Puglia)“.
 
Dati incoraggianti che oggi lo scrittore ed ex Sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, Umberto Broccoli, ha sintetizzato con una immagine: “Guardate questo foglio bianco, ora ci faccio un puntino nero. Ecco la Calabria è il foglio bianco, le cose da risolvere sono il puntino nero“, ha detto mettendo in luce poi il valore della ricerca illustrata oggi dal Censis: “Partendo dalla differenza fra patrimonio giacente e patrimonio vivente, oggi finalmente è stato messo a fuoco un obiettivo: i beni culturali sono sistemi che vivono nel mondo e che, quindi, devono tornare al mondo. Non è possibile immaginare beni culturali cristallizzati, mummificati, ruderizzati in musei che sono noiosi. Questo oggi è emerso chiaramente“. Ma c’è da dire che in Calabria, ha evidenziato Broccoli, “io ho visto una partecipazione culturale infinita. Ne è un esempio – ha spiegato – ‘Calabria Jones’ (progetto della Regione che ha coinvolto oltre 5.000 studenti che hanno potuto svolgere attività didattiche sui siti archeologici e sui beni culturali della Calabria, guidati dai loro insegnanti) con 5mila ragazzini che parlavano della Calabria. Sono queste cose a creare la strada per avvicinare la gente alla cultura. Il presidente del Censis, Giusepe De Rita, oggi ha detto a tal proposito una cosa fondamentale. Un sistema per avvicinare il sistema culturale alle gente è proprio l’evento. Dobbiamo, infatti, immaginare la cultura, ferma restando la tutela, come qualcosa di vivo. E renderla viva vuol dire farci delle cose dentro, vuol dire utilizzarne gli spazi”. Insomma per Broccoli bisogna dire basta ai “parrucconi che fanno resistenza al cambiamento e, sempre ferma restando la tutela, resistenza all’uso dei beni culturali”.
 
E basta anche “burocrazia, primo male del paese“. Il tema è quindi sempre quello della valorizzazione, un’azione che non può prescindere dagli strumenti in campo. Ed infatti, non a caso, l’intervento del sottosegretario ai Beni culturali e al Turismo Francesca Barracciu ha toccato questo aspetto. “La realtà della Calabria è esemplificativa sulle potenzialità in parte ancora inespresse che la cultura offre al nostro Paese e in particolare al Mezzogiorno: un patrimonio storico artistico tra i più ricchi in Europa ancora troppo poco conosciuto e non in grado di attrarre i grandi flussi turistici internazionali che meriterebbe”. “E’ dovere delle istituzioni – ha detto – accompagnare questa innata vocazione alla cultura con politiche che sappiano valorizzare al meglio le risorse del territorio, in primo luogo per rafforzare l’identità sociale, il senso di appartenenza e la partecipazione attiva alla comunità, ma anche, ed è questo uno dei grandi tabù che, come ministero dei beni culturali, stiamo lentamente ‘infrangendo’, per generare ricchezza ed occupazione”. “Come ministero – ha aggiunto il sottosegretario – in questi mesi ci siamo mossi in due direzioni“: abbiamo scelto, con il dl Art Bonus, di “incentivare l’intervento e la collaborazione con i privati nella tutela e nella valorizzazione del nostro patrimonio culturale e di rilanciare il comparto turistico con bonus fiscali per migliorare l’offerta alberghiera“; e abbiamo “razionalizzato la macchina ministeriale creando una nuova Direzione Generale per l’educazione e la ricerca che in collaborazione con il Miur e il Cnr lavorerà con università e le scuole per assicurare la realizzazione di adeguati percorsi formativi, anche d’intesa con le Regioni, rafforzando l’integrazione tra filiera educativa e filiera culturale“. Per il sottosegretario Barracciu, in questo percorso, l’analisi presentata oggi dal Censis è “un utilissimo strumento che, se applicato anche a livello nazionale, permetterà alla Politica di orientare al meglio le strategie di un Paese, il nostro, che deve fare dell’istruzione e della cultura due pilastri per il suo sviluppo futuro“. Istruzione e cultura, due temi ai quali si è molto dedicato l’assessore Caligiuri, con una passione particolare rivolta ai libri che lo hanno visto promuovere una iniziativa inedita “Un libro per ogni nato” in Calabria. Regione che spicca al momento per la diffusione dei libri digitali: “E’ la terza regione dopo Basilicata e Lazio“, ha fatto sapere il direttore Giuseppe Roma, segnalando l’importanza della dimensione della rete come “veicolo di rottura dell’isolamento culturale e dell’immagine della Regione“.
 
Ma il dato non ha affatto attenuato la fiducia nel libro cartaceo dell’ex ministro dell’Istruzione e professore dell’Università La Sapienza di Roma, Tullio De Mauro, presente al convegno. “Non stanno affatto morendo i libri di carta – ha rimarcato – Certamente gli e-book e i supporti elettronici possono avere una funzione molto importante, soprattutto in aree disagiate dove non ci sono biblioteche ed invece, di contro, arriva Internet, ma sembra un fenomeno limitato e i libri di carta continuano ad essere necessari“. Che i libri siano di carta o digitali, il fil rouge della giornata di oggi è stato sempre lo stesso: far crescere la cultura per rafforzare l’identità sociale, per aumentare il senso di appartenenza alla comunità nella quale si vive e così averne cura e partecipare attivamente al suo sviluppo. Ecco perché secondo De Rita la scuola deve avere alla base “una cultura comunitaria. In questo modo sì – ha sottolineato – che la valorizzazione del bene culturale locale ha un senso“. Un concetto che Broccoli ha espresso in un altro modo: “Vi ricordate la polemica sui Bronzi di Riace agghindati? Beh, le statute antiche si vestivano da Carnevale ed oggi invece si grida allo scandalo. Oggetti così, pur preziosi, non vanno santificati. Sono morti, se li leghiamo ai morti, sono vivi se li restituiamo al mondo“.
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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