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Il jobs act entra in vigore da oggi Al via i voucher di disoccupazione




Il grande giorno del Jobs act è arrivato. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entrano oggi in vigore le nuove norme in materia di occupazione

Da questo momento le aziende potranno dunque assumere con contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti e partiranno, di fatto, anche i nuovi ammortizzatori sociali estesi, per la prima volta, anche ai collaboratori.

ART. 18 – Una delle novità più importanti della riforma è l’addio all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i neo-assunti (gli stessi per i quali sono previsti gli sgravi fiscali triennali).

CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI – Il reintegro per quanti saranno assunti con le nuove norme sarà previsto solo in caso di licenziamento nullo o discriminatiorio e quando il giudice riconosca che il motivo contestato, di fatto, non sussista. In tutti gli altri casi è previsto un indennizzo economico.

INDENNIZZI – La natura dell’indennizzo seguirà un parametro “certo e crescente” legato all’anzianità di servizio: 2 mensilità ogni anno di servizio (fino ad un massimo di 24) per chi ha almeno 4 mesi di servizio.

Tutto ciò vale anche per i licenziamenti collettivi in caso di violazione delle procedure e dei criteri di scelta sui lavoratori da licenziare, ma non per le piccole imprese (con meno di 15 dipendenti) per cui restano valide le regole attuali: indennizzo crescente di una mensilità per ogni anno di servizio con almeno 2 e fino a 6 mensilità.

RICOLLOCAZIONE E APPRENDISTATO – Arriva anche il “il contratto di ricollocazione”: un voucher da 7mila euro con il quale ci si rivolge all’agenzia del lavoro per trovare un nuovo posto. Novità anche sulle norme per l’apprendistato: quando si fa formazione il costo a carico dell’azienda scende al 10% al fine di incentivare questa formula.

I VANTAGGGI PER LE AZIENDE – Con le nuove assunzioni i datori di lavoro potranno cumulare le due agevolazioni previste dalla legge delega 183/2014, e cioè l’applicazione del regime delle tutele crescenti, nonché l’esonero contributivo introdotto dalla legge di Stabilità 2015 (massimo 8.060 euro all’anno per tre anni). I due interventi dovrebbero così rimuovere i limiti legati al contratto a tempo indeterminato, quale contratto economicamente oneroso e dal quale il datore è impossibilitato a recedere, aspetti che avevano di fatto costretto le aziende a scegliere forme contrattuali alternative.

Il contratto a tempo indeterminato è diventato così quello meno oneroso, sia se confrontato ai contratti a termine (soggetti al contributo addizionale dell’1,4%, salvo specifiche deroghe), sia se paragonato alle co.co.co che resteranno in vigore dopo l’abrogazione delle collaborazioni a progetto.

di A. Yari Siporso

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