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Quello che mangiamo influenza i nostri geni




Se cambiamo menù, anche i nostri geni cambiano. Parola di Cecilia Invitti, endocrinologa dell'Istituto Auxologico Italiano

Si chiama nutrigenomica la scienza che studia l’interazione tra la nutrizione e il DNA. Gli stili di vita, dieta compresa, possono accendere e spegnere alcuni tratti genetici, in relazione ai nostri comportamenti. Quello che scegliamo di mettere in tavola è dunque in grado di influenzare i nostri geni e di conseguenza la nostra salute e quella dei nostri figli.

Cecilia Invitti, direttore del Dipartimento di scienze mediche e riabilitative a indirizzo endocrino-metabolico all’Istituto Auxologico di Milano, lo spiega dettagliatamente in un’intervista pubblicata su ExpoNet, il magazine di approfondimento su cibo e alimentazione di Expo Milano 2015.

Sappiamo che assumere nella propria dieta abituale alcuni cibi – in particolare quelli ricchi di vitamine del gruppo B (come i folati), di antiossidanti come gli omega 3, di vitamina C, di polifenoli – influenza l’accensione o lo spegnimento di alcuni geni. La sequenza genica non si può modificare, ma possiamo intervenire sull’attività di alcuni tratti. Per questo è così importante trasmettere una corretta educazione alimentare.

Ecco l’intervista:

Nutrigenomica. È questa l’ultima frontiera della ricerca sulla nutrizione. La ‘medicina del futuro’ studia gli effetti degli alimenti all’interno delle nostre cellule. Per troppo tempo, infatti, si è pensato che il cibo fosse solo una questione di calorie. Ad aprire nuove prospettive, la scoperta che alcuni tratti del nostro DNA si possono accendere e spegnere in base ai nostri comportamenti. In pratica, gli stili di vita, tra cui la nostra dieta, sono in grado di influenzare i nostri geni e di conseguenza la salute nostra e dei nostri figli. È una notizia che sicuramente rafforzerà il ruolo della prevenzione, come spiega Cecilia Invitti, endocrinologa Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche e Riabilitative a indirizzo endocrino-metabolico all’Istituto Auxologico di Milano.

Finora, quali conoscenze ci derivano dalla nutrigenomica? Sappiamo che assumere nella propria dieta abituale alcuni cibi - in particolare quelli ricchi di vitamine del gruppo B (come i folati), di antiossidanti come gli omega 3, di vitamina C, di polifenoli - influenza l’accensione o lo spegnimento di alcuni geni. La sequenza genica non si può modificare, ma possiamo intervenire sull’attività di alcuni tratti. Per questo è così importante trasmettere una corretta educazione alimentare.

Quali sono questi alimenti?

Penso per esempio alle uova (ricche di colina), ai legumi, alla frutta a guscio e ai semi oleosi (ricchi in metionina), a broccoli, tè, soia (ricchi di polifenoli), ecc.

Che genere di benefici possiamo trarre (e trasmettere ai nostri figli) da una nutrizione sana, corretta e variata? 

Questi alimenti favoriscono un buon invecchiamento, possono cioè preservarci dal declino cognitivo e metabolico e da tutte quelle patologie che hanno un substrato infiammatorio (come diabete, aterosclerosi, ecc…). La ricerca in quest'ambito non è ancora arrivata a definire tutti i dettagli, perché è a uno stato embrionale, ma la comunità scientifica inizia a lavorare in questa direzione. Di sicuro non è possibile definire una dieta ottimale focalizzata sulla propria sequenza genetica, per cui messaggi di questo tipo non hanno basi scientifiche

Quali altri filoni emergenti stanno cambiando la nostra visione della nutrizione?

Nel marzo 2014 alcuni studi hanno reso noto che sono presenti recettori del gusto anche nell’intestino, in grado di mandare segnali dal tratto gastroenterico all’encefalo sull’apprezzamento di un alimento. Si deve ancora capire, però, se e come questi recettori influenzano il nostro modo di mangiare.

Che cosa può dire di nuovo, invece, delle patologie legate all’alimentazione, come l’obesità?

Anche su questo fronte, la ricerca sta portando alla luce aspetti inattesi. Nel nostro intestino, ci sono trilioni di microbi, che fanno capo sostanzialmente a due famiglie. Attraverso l’analisi clinica, è emerso che nel paziente obeso prevalgono i microbi di una famiglia. Questo può dimostrare che la composizione microbica intestinale è influenzata da quello che mangiamo e che a sua volta determina che si estraggano più o meno calorie dal cibo che ingeriamo. Quindi i ricercatori si stanno chiedendo: in che modo si può modificare la flora intestinale? Sicuramente alcuni fattori sono ereditari, ma forse su altri si può intervenire. Tra l’altro, si è notato che nella composizione microbica dei soggetti magri c’è un’ampia variabilità, mentre quella degli individui obesi è piuttosto simile. Questo suggerisce che gli aspetti ereditari siano importanti come le abitudini alimentari.

In che modo divulgherete questi concetti in Expo Milano 2015?

In collaborazione con il Nestlé Research Center e con il Nestlé Institute of Health Science di Losanna, abbiamo ideato all’interno del Padiglione della Svizzera un percorso espositivo, che indaga le relazioni tra cervello e cibo, per rendere i visitatori più consapevoli di quanto avviene quando mangiano, delle conseguenze delle proprie scelte e della complessità dei meccanismi che questo atto quotidiano origina. Il percorso si articolerà in quattro aree, che avranno un approccio di edutainment.

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

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Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

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E come fa a capirlo?

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E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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