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Rent to buy. Il contratto di affitto che ti fa comprare casa




Addio mutuo! Arriva "Rent to buy", ovvero,  il contratto di affitto che rende possibile comprare casa.
Si chiama rent to buy ed è quel contratto che fa da ponte tra locazione e compravendita. E’ stato introdotto con il decreto Sblocca Italia per consentire ai cittadini di comprare casa, in un momento di difficoltà di accesso al credito, e ai costruttori di smaltire l’invenduto. E ora è già operativo grazie a un contratto-tipo messo a punto dal Consiglio Nazionale del Notariato che pubblica anche un vademecum per saperne di più ed evitare cattive sorprese.
 
Cos’è il rent to buy?
E’ un’operazione unitaria attraverso la quale viene assicurata la possibilità, a chi ha intenzione di acquistare un immobile, di conseguire da subito il godimento dell’immobile individuato, con pagamento di un canone periodico e di rinviare ad un momento successivo l’acquisto vero e proprio dell’immobile e il pagamento del relativo prezzo, dal quale vengono scomputati, in tutto o in parte, i canoni pagati in precedenza.
 
Come funziona?
Prendiamo un appartamento, il cui prezzo è fissato a 100 mila euro, con un affitto mensile di 1.000 euro per cinque anni. Di questi 500 euro verrebbero considerati come acconto, da scalare dal prezzo di vendita. Al momento dell’acquisto il conduttore dovrebbe così pagare solo 70 mila euro. Risultato: se al termine del contratto di affitto il futuro acquirente non dovesse ancora disporre della cifra necessaria, potrà chiedere un mutuo più basso di quello inizialmente necessario, potendo contare su una maggior facilità di accesso al credito e rate più contenute rispetto a quelle che avrebbe pagato in precedenza e senza rischiare di perdere l’affare.
 
Rischio zero: per questa tipologia di contratti, infatti, la legge prevede la trascrizione nei registri immobiliari, che vale come una vera e propria prenotazione di acquisto vincolante per le parti. In pratica il proprietario, una volta firmato il contratto, non potrà vendere l’immobile a qualcun altro né concedere eventuali ipoteche. Neppure gli eventuali creditori del venditore potrebbero iscrivere un’ipoteca sull’immobile in vendita, né pignorarlo, in quanto a partire dalla data di trascrizione del rent to buy, l’immobile è “riservato” al futuro acquirente, e qualsiasi trascrizione o iscrizione non avrebbe effetto nei suoi confronti.
Se invece fosse il potenziale acquirente a cambiare idea, o a trovarsi nell’impossibilità reperire i soldi necessari all’acquisto, perderebbe la quota sin qui versata come acconto, in quanto la legge riconosce al venditore il diritto a trattenere tutte le somme incassate come risarcimento per la mancata vendita.
 
Una formula win-win: per il venditore che avrà l’occasione di trovare acquirenti anche in un momento di stagnazione del mercato e per l’aspirante compratore che avrà così più tempo per mettere insieme la somma pattuita. Va da sé che, per assicurarsi da eventuali inadempienze, il venditore dovrà stabilire un canone più alto dei vigenti prezzi di locazione, per assicurarsi un equo indennizzo in caso di mancata vendita. E come garanzia per l’acquirente, si impegnerà a contribuire a tutte le spese di manutenzione straordinaria come in un normale contratto di affitto, fino al momento della vendita vera e propria.
 
Fonte: retenews24.it
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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