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Allarme germi fatali nella carne confezionata di famose catene: Lidl e altre note




Germi potenzialmente nocivi fino a diventare fatali nella carne confezionata. Questo perchè totalmente resistenti ad ogni tipo di antibiotico

La causa? Gli allevatori danno in forma preventiva antibiotici ai propri animali per prevenire malattie anzichè curarle così da renderli infine immuni alle stesse medicine.

Lo scandalo è scoppiato nei giorni scorsi in seguito all’indagine condotta dall’Associazione per l’ambiente e la conservazione della natura in Germania. Meglio nota come Bund, l’organizzazione non governativa nata nel 1975  fa parte della rete internazionale Friends of the Earth.

Alcuni suoi rappresentanti come racconta il quotidiano Il Mitte di Berlino,  sono andati in dodici diverse città a comprare tacchino fresco confezionato dalle note catene di discount:  Aldi, Lidl, Real, Netto e Penny:  Poi hanno portato la spesa nei loro laboratori.

Quello che i ricercatori hanno scoperto è che l’88 per cento dei campioni  (50 su 57) di carne conteneva germi resistenti agli antibiotici, dunque potenzialmente fatali per gli esseri umani. «Scioccante, ma non sorprendente», così ha definito il risultato la direttrice della politica agraria della Bund, Reinhild Benning.

Non stupisce perché cosi viene spiegato come ogni anno perdono la vita da 30.000 a 40.000 persone in Germania, proprio perché gli antibiotici non sono efficaci.

Questo perché agli animali vengono somminstrati antibiotici tanto da rendere i batteri assuefatti alle medicine. In teoria i farmaci non potrebbero essere somministrati agli animali in forma preventiva, bensì soltanto dopo la diagnosi di una malattia e previa prescrizione. In pratica però gli allevatori hanno paura di perderci se il loro bestiame si ammala. Ai veterinari allora si dovrebbe togliere la penna dal taschino: «Al 5 per cento dei veterinari spetta l’80 per cento delle prescrizioni di antibiotici», ha fatto notare lunedì scorso a Berlino il presidente della Bund Hubert Weiger.

Di antibiotici nella carne tedesca si parla già dal tempo di un famoso reportage uscito nel 2013 per “Der Spiegel” e in Italia su “Internazionale” (intitolato Schlacht-Plan e tradotto Il prezzo del maiale). “Tutti gli esperti concordano nel ritenere che l’uso di questi giganteschi quantitativi di antibiotici sia molto pericoloso. Quanto più alte sono le dosi, tanto maggiore è il rischio che si sviluppino dei ceppi resistenti. In questo modo si rischia di spuntare l’arma più efficace nella lotta contro molte malattie infettive.

“Le conseguenze di questa follia degli antibiotici già si vedono. I veterinari prescrivono anche farmaci che si usano per curare le persone. Di conseguenza si diffondono germi multi-resistenti che possono rendere inefficaci gli antibiotici usati in medicina”.

Però il dato ci sciocca perché sarebbero proprio i consumatori dei discount quelli più a rischio. Laddove i produttori vogliono mantenere i prezzi più bassi, è naturale che a un certo punto della filiera facciano dei tagli. Sarebbe la ricerca del maggior guadagno possibile la causa di tutto. «Se troppi animali sono tenuti in uno spazio ristretto, si devono necessariamente somministrare grandi quantità di antibiotici. Che quindi finiscono nelle cucine dei consumatori», sostiene Weiger.

In accordo con Friedrich Oriente Dorff dei Grünen (il partito dei “Verdi” tedesco), la Bund chiede provvedimenti che prendano spunto da Danimarca e Paesi Bassi per limitare l’impiego delle medicine nella produzione alimentare. Non a caso, l’Associazione degli agricoltori tedeschi ha annunciato che la carne diventerà più costosa.

Questo dovrebbe impedire l’ulteriore diffusione di germi pericolosi.

Nel frattempo l’Associazione centrale dell’industria del pollame tedesca (ZDG) ha risposto alla Bund con un comunicato che dovrebbe placare la tensione: si è trattato di “un minimo storico”, ma grazie a standard moderni tutte le fasi di produzione possono essere attentamente monitorate.

Detto ciò, la carne cotta può essere tranquillamente mangiata. Occorre fare però attenzione a non riutilizzare il coltello con cui è stata tagliata da cruda e curare in modo particolare l’igiene delle mani.

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N.D.E. Near Death Experience, esperienze di premorte

Sembrano essere sempre più inesaudibili le ricerche nel campo delle “NDE” (Near death experiences: le discusse esperienze di premorte.) Secondo alcuni studiosi si tratta di reazioni chimico-fisiche del cervello post trauma che, in mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroni cerebrali e a causa delle endorfine liberatasi nel cervello morente, genera immagini extrasensoriali. Non la pensa allo stesso modo però il dottor Peter Fenwick, neuropsichiatra inglese impegnato nel campo delle ricerche sulle NDE: <> Ma cosa avviene dopo la morte? O meglio, cosa accade realmente nei casi di NDE? Per avere tale risposta, non è necessario spingersi lontano, almeno per me.

Quello che sto cercando di dire è che sono stato un diretto protagonista di un caso di NDE. Tuttavia vi posso assicurare che, oltre alla singolarità, a me è stata causa di un’importante risposta. Una sola risposta che esaudisce tutte le domande che si è posta l’umanità in merito: cosa c’è oltre la morte? Ma lasciate che vi spieghi.

Avevo 14 anni, e non so per quale ragione, il mio cuore cessò di battere. Del resto, nemmeno i medici che successivamente avevano curato il mio caso, riuscirono a stabilire le cause del mio decesso. Tutto ebbe inizio un’alba di fine Dicembre. Mi trovavo nella camera da letto dei miei genitori. Ero lì per qualcosa che mi era successa durante la notte a cui non ero ancora riuscito a dare una spiegazione. E volevo che fossero i miei genitori a farlo. Ricordo solo che, dopo essermi reso conto che non c’era verso di comunicare con loro, iniziai a gridare. Si trattò di grida sorde, che si spegnevano velocemente. Mi ostinai con altre più forti; grida che nessuno sembrava udire. Ci riprovai ancora: nulla! Ciò bastò per farmi capire che, del resto, nessuno avrebbe potuto udire le grida di un morto. La parte più toccante – questo mi accade ogni volta che ci penso – è il sapere che, in realtà, quelle grida non contenessero nessun senso di dolore o di disperazione. Tutt’altro! E questo, anche se potrà apparire una cosa impossibile, è un dato di fatto! Avevo dunque urlato per tutta la notte ma di entusiasmo? Sì, un’esultanza che scaturiva da una più profonda “pace interiore”. Capisco quanto difficile possa risultare immaginare “le esultanti grida di un morto.” Per questo consentitemi di spiegare in solo quattro righe come venne percepito da me quello stato di cose. Ebbene, quelle grida non potevano contenere impulsi negativi, in quanto le sensazioni di consapevolezza, di coscienza del dolore, di dispiacere, di dolore fisico, di fame, di freddo ecc. sono percepibili solo dall’essere materiale. Nel mio caso, infatti, le grida provenivano da un continuo stato di “estasi dell’anima”. Che è ciò che avviene dal momento in cui lo spirito abbandona il corpo per elevarsi a dimensioni più eccelse. Ecco come fu che ebbi La 1° Rivelazione: L’anima una volta smaterializzatasi entra in un profondo stato di narcosi: “l’estasi dello spirito”. Ciò non le consente di essere soggetta a percezioni o manifestazioni di natura negativa. Ma torniamo ai miei genitori, che non furono nelle condizioni di udire tali grida. Ebbene, li osservavo attonito dall’alto, mentre dormivano in tutta tranquillità. Fu allora che decisi di spostarmi nella mia stanza. Entrai e sedetti al capezzale del letto, accanto al mio stesso corpo inerte. Mi rimasi accanto fin quando il sole accese l’orizzonte. Riconoscere di essere morto e non avere la necessità di ribellarmi era stato per me motivo di totale indifferenza. Mi ero, invece, assopito in un’immensa felicità, ero appagato. Lo spirito si era finalmente liberato dal peso del corpo. In egual misura, sentivo che il peso del corpo, o meglio della materia, era uniforme al gravame che comporta la vita. In altre parole, mi resi conto di essermi liberato dal peso delle responsabilità terrene. Precisamente, mi ero disfatto in un sol colpo, non solo della mia carcassa ma di tutto ciò che opprime lo spirito: il peso dell’esistenza. La 2° Rivelazione: Così la vita in sé come il corpo umano, rappresentano per lo spirito un gravame opprimente: “ il peso dell’esistenza”. Osservavo mio padre mentre si stava  vestendo. Poi, parandomi davanti a lui, mi preparavo per farmi notare. Si alzò di colpo e ignaro della mia presenza mi attraversò, o piuttosto passò oltre il mio spirito. Non entrò nella mia stanza ma andò in bagno. Lo vidi sciacquarsi il viso; lo osservai indossare gli scarponi per poi uscire di casa. Fu mia madre ad accorgersi della mia morte, molte ore dopo.

Devo dire che appena la vidi, in un certo senso, ne fui stravolto. Avevo bisogno di fare qualcosa, di comunicare con lei, di anticiparle che stavo bene, prima ancora che si accorgesse che fossi morto. Cercai di farlo attraverso le solite grida e gesti, ma ogni tentativo fu vano. Andò in cucina e cominciò a svolgere le solite incombenze. Sul tardi, nel notare che  ero a letto, entrò nella mia stanza. Fu lì che avvenne la triste scoperta. Mi chiamò: non risposi. Mi palpò la fronte: era gelata. Mi chiamò di nuovo: risposi istintivamente ma lei non mi udì. Cominciò a scuotermi: nulla. Strazianti grida si librarono nell’aria. Cercai di calmarla, di mostrarmi a lei. Urlai con tutte le mie forze per rassicurarla. Ma lei continuava a gridare per conto suo, ignara dell’altro me, quello che adesso le stava vicino e la teneva per mano.

In poco tempo l’intero vicinato fu scosso dalle sue grida. In breve arrivò anche il dottore. Mi ero piazzato di fronte a lui, lo infastidivo, cercavo di strattonarlo, di sgambettarlo… Volevo impedirgli che desse a mia madre la conferma della mia morte. Dopo che il dottore ne costatò il decesso, mia madre cadde, inesorabile, dentro il baratro di una più profonda disperazione. Ecco che per un istante fui come interessato da un lieve senso di dispiacere. L’unica cosa che m’infastidiva era il non poter comunicare a mia madre che in realtà stavo bene, molto più di quanto lei potesse immaginare. Intanto fui avvolto da un intenso senso di pace. Fu allora che, istintivamente, capii che era giunta l’ora del trapasso. Riconobbi dunque di dovermi affidare a  quel tal senso di pace, seppure fino a quel momento ignota, (ora) quanto mai riconoscibile. E come attraverso l’orgasmo si trasmette il fluido vitale che dà origine alla vita e che attraverso essa, si forma il corpo che successivamente ospiterà l’anima, la stessa cosa avviene dopo la morte ma in senso inverso. Nel momento in cui lo spirito abbandona il corpo si verifica una vera e propria esplosione di vitalità. L’anima che lascia il corpo si abbandona a uno stato d’orgasmo spirituale. Il raggiungimento dell’estasi così come avviene nel momento della concezione. In altre parole, noi all’inizio della vita siamo entità spirituale che matura dentro il corpo, man mano che scorre la vita e fino all’elaborazione che porta all’identificazione finale. Dunque il corpo è uno strumento dove l’anima matura (in libero arbitrio) la sua vera natura, benefica o malefica che sia. E in quel caso io, talvolta avendo raggiunto l’ultimazione, talvolta per errore, talvolta facente parte di un preciso disegno,  stavo, per così dire, ritornando a casa: la dimensione di Luce.

Leggi anche Cosa sono le NDE o esperienze di pre-morte

La 3° Rivelazione: Il corpo ospita lo spirito  affinché esso maturi la sua vera natura, benefica o malefica,  fino “all’identificazione finale”. Di colpo, in cielo si aprì un varco: una luce intensa, accecantissima ma straordinariamente pacificante e piacevole da contemplare. Di un bianco fortissimo, cosmico. Il mio spirito che, per forza di conseguenze dovette abbandonarsi a essa, veniva in essa e da essa risucchiato. Fu un attimo eterno per me. Un attimo che mi permise di dare un senso alla vita oltre e prima della morte. Un attimo che mi fece capire che tutto inizia proprio laddove sembra che tutto finisca. Mi girai per dare l’ultima occhiata a quelli che in vita erano stati i miei genitori, mia sorella, i miei zii, i miei parenti tutti… Erano lì, che si disperavano al canto di mia madre. Gettai uno sguardo al mondo, l’ultimo, poi un lieve grido di addio a tutto ciò che, in un certo senso, aveva fatto parte della mia vita, infine l’imbocco dentro il tunnel. Lo squarcio in cielo si trasformò in un immenso vortice di luminosità ed io venni come aspirato in esso. Man mano che vi entravo la luce si faceva più intensa e gradevole; l’estasi della mia anima raggiungeva livelli eccelsi. Il tunnel lentamente m’introdusse in una dimensione di luce. Fu dopo aver raggiunto quel posto che, con tanto di stupore, potei osservare esseri fatti di luce, che radunatosi tutti attorno mi sfioravano, mi accarezzavano, mi tenevano per mano. Da loro emanava un profondo senso di beatitudine. Vi era qualcosa, qualcosa difficile da comprendere, che in un certo senso li rendeva simili a noi, seppure fossero fatti di luce. Erano quelli che noi molto superficialmente chiamiamo angeli: i nostri fratelli in Spirito e in Luce.

La 4° e ultima Rivelazione: In origine siamo solo delle invisibili particelle di luce, trasmesse al corpo attraverso gli spermatozoi. Essi generano il corpo e all’interno dello stesso lo spirito. Durante la vita avviene la maturazione dello spirito, una volta raggiunto l’obbiettivo, esso lascia il corpo per unirsi, in base all’identificazione, nella dimensione assegnata. Ciò avviene anche negli esseri animali. Una Forza Cosmica regola i trapassi, decidendo sulle sorti del corpo. Tale Forza viene comunemente definita dall’uomo: Destino.

Di colpo, per qualche inspiegabile ragione, l’incantesimo si spezzò ed io, nonostante avessi tentato in tutti i modi d’impedirlo, fui rispedito da una forza Suprema dentro il mio corpo. Nulla potei fare né mi bastarono le energie per impedire che ciò avvenisse. Balzai velocissimo tra le braccia di mia madre. Rapidamente, quasi in un lampo, riacquisii la pesantezza del corpo, il gravame della vita, la stanchezza dello spirito: ero di nuovo io e tra gli esseri materiali. Mi sentivo triste e disperato, forsennatamente irritato, tanto che non potei sottrarmi al pianto. Il sapore delle lacrime mi ridiede coscienza e mi fece riassaporare l’amaro gusto della vita! Ora ero di nuovo un ragazzo, vivo! Perso nell’immensità del mondo. Nella malvagità del mondo! Da quel giorno  duellai con la morte con estrema indifferenza: essa (ora) non era più un segreto per me. Ora non più! Non mi faceva più paura! Io e la morte eravamo diventati amici. Eravamo una cosa sola. Io ero in lei e lei era me. Sapevo tutto di lei! Lo so ancora. E anche se il tempo ha un po’ indebolito la mia certezza, tuttavia mi sento di poter dare un senso (un senso vero) alla vita. Ma di questo vorrò certamente parlar, in una prossima occasione.

Raccontai l’episodio ai miei genitori solo vent’anni dopo. Fino allora mi tenni tutto dentro, seppellito nel più profondo (dell’anima) come il più prezioso dei tesori. Per lungo tempo credetti di essere stato l’unico essere al mondo ad aver vissuto una simile esperienza. E questo, devo ammetterlo, mi aveva reso malinconico. Poi seppi che ci furono altri prima di me, e altri ancora dopo. Finalmente mi sentii appagato. Nonostante si sia trattato di un momento bellissimo, per motivi che non occorre spiegare, sarebbe stato davvero triste pensare di essere il solo a possedere una simile consapevolezza.

Fonte http://luciogiordano.wordpress.com/





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