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Chi medita è più compassionevole




Di meditazione se n’è parlato spesso, perché da pratica ammantata di una connotazione religiosa e riservata a pochi “devoti” o spiritualisti, è da tempo stata scientificamente annoverata tra le tecniche più efficaci per ottenere benefici sia a livello mentale che fisico.

Sono infatti molti gli studi che negli ultimi decenni hanno promosso la meditazione quale tecnica da utilizzare per ritrovare non solo il benessere, ma anche maggiore controllo e soddisfazione di sé.
Come se tutto ciò non bastasse, un nuovo studio pubblicato su Psychological Science suggerisce che la meditazione promuove i migliori sentimenti e comportamenti virtuosi – che spesso giacciono sepolti sotto la coltre dei problemi quotidiani e della vita frenetica che conduciamo.

Lo studio, promosso dal Mind and Life Institute, è stato condotto da un team di ricerca della Northeastern University di Boston, negli Usa.
I ricercatori hanno reclutato un gruppo di partecipanti, suddiviso poi a caso in tre gruppi: due gruppi avrebbero seguito due distinti corsi di formazione di altrettanti tipi di meditazione – il tutto per otto settimane – mentre il terzo gruppo (quello di controllo) non avrebbe seguito alcun corso.
Dopo che i partecipanti avevano terminato i rispettivi corsi, sono stati sottoposti a una serie di test per mettere alla prova le loro “virtù”.

Uno per volta, i partecipanti sono stati fatti accomodare su una sedia posta alla sinistra di altre due, occupate da due attori. Ovviamente il volontario non sapeva che gli altri due erano attori, ma le riteneva due persone in attesa di essere chiamate, come lui.
Mentre i tre erano in attesa, entrava nella stanza un terzo attore che portava le stampelle e pareva fosse tormentato da un forte dolore fisico.

Mentre questi si avvicinava, gli altri due attori facevano finta di ignorarlo: uno si era messo a giocherellare con il suo smartphone; l’altro faceva finta di leggere un libro.
La sfida era vedere se la persona che aveva partecipato al corso di meditazione si sarebbe comportata diversamente dagli attori, muovendosi magari in aiuto alla persona sofferente, nonostante gli altri la ignorassero.

«Già sappiamo che la meditazione migliora il benessere fisico e psicologico di una persona. Ma volevamo per sapere se effettivamente favorisce un comportamento compassionevole», spiega nella nota Northeastern il dottor Paul Condon, coautore dello studio.
E così è stato, perché i risultati dei test hanno alla fine mostrato che i partecipanti ai corsi di meditazione hanno rivelato nel 50 percento dei casi comportamenti interessati e compassionevoli verso chi soffriva, a differenza del solo 15 percento di chi non aveva partecipato ai corsi di meditazione.

I risultati sono stati positivi per entrambi i gruppi “meditazione”, anche se le due forme insegnate erano differenti. Questo, secondo i ricercatori, dimostra che vi è coerenza tra le varie forme di meditazione.
«Il vero aspetto sorprendente di questo risultato – sottolinea il dottor David De Steno, altro autore dello studio – è che la meditazione dispone le persone ad agire in modo virtuoso, per aiutare un’altra persona che soffriva, anche a fronte a una regola che suggerisce di non farlo».
Meditare dunque è un bene, non solo per l’individuo, ma anche per la società che, chissà, non possa diventare migliore se tutti quanti si dedicassero a questa pratica.

Fonte La Stampa

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