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Il potere della preghiera




Sappiamo realmente pregare? Riusciamo ad ottenere ciò a cui teniamo tramite la preghiera?

Pregare è qualcosa che molti hanno appreso sin da piccoli e in maniera diversa a seconda della religione di appartenenza. Ognuno di noi acquisisce, col passare del tempo, un personale modo di pregare in base al proprio sentire ma, spesso, il semplice pregare non ci permette di ottenere ciò che chiediamo quando preghiamo. Vedremo adesso il motivo per cui ciò accade.
 
Se è vero che pregare è abitudine comune, raramente però si prega con consapevolezza; molte volte lo si fa in modo automatico, come quando ci si rade o si va a fare la spesa. Pochi comprendono in realtà la funzione e l’importanza che la preghiera può rivestire all’interno della vita di una persona e come spesso possa cambiargliela in meglio, se riuscirà, attraverso di essa, ad entrare in connessione con il Tutto.
 
I nostri genitori, insegnanti e precettori, sin dall’età scolare, ci hanno insegnato a pregare nel modo in cui loro stessi usavano fare, ma nessuno mai, né loro né noi, si è chiesto quale fosse il potere e il significato racchiuso nella preghiera e nelle sue parole. Pregare è, secondo me, un gesto di grande consapevolezza che va fatto in maniera cosciente, riservandosi degli spazi nel corso della giornata, allo scopo di potersi concentrare meglio e riuscire a comunicare in maniera diretta con Dio.
 
Ora, a prescindere dal tipo di preghiera che si deciderà di recitare, imparata a scuola o improvvisata allo scopo di chiedere il cambiamento di una situazione che non va nella nostra vita, occorre metterci l’intenzione, capendo che, dal momento in cui si inizia a pregare, ci si mette in contatto con Dio, e si realizza l’Unità col suo Spirito, perché noi siamo parte di Lui e, attraverso la preghiera, abbiamo la possibilità di poterci comunicare e chiedere il Suo aiuto.
 
Affinché possa realizzarsi nella nostra vita ciò che avremo richiesto attraverso la preghiera, occorrerà innanzitutto la Fede. Bisogna infatti credere in un’esistenza superiore che potrà essere Dio per i cattolici, Allah per i musulmani, la Matrix Divina per i fisici quantistici ma il risultato sarà sempre uguale, a patto che si preghi col cuore, eliminando la mente. Infatti, solo eliminando la mente coi suoi schemi sarà possibile pregare col cuore e mettersi, di conseguenza, in connessione con Dio.
 
E’ attraverso il linguaggio del cuore che Dio ascolta le nostre preghiere, ciò a prescindere dalla bellezza delle parole pronunciate. In questo caso, infatti, occorrerà solo essere connessi; la forma espressiva verbale sarà di secondaria importanza. Si sarà sicuri di essere connessi con Dio quando si inizierà a pregare con il cuore. Qualora si continuasse, invece, a pregare solo con la mente si correrà il rischio di non vedere realizzate le proprie richieste in quanto si rimarrà, così facendo, radicati nelle proprie paure.
E’ solo dopo aver aperto il cuore, quindi, che si avrà l’opportunità di poter comunicare con Dio. Da quel momento, il nostro cuore diventerà come un’antenna che trasmetterà le nostre preghiere alla Fonte e ne riceverà sempre risposta. Impariamo quindi a vedere nella preghiera una forma di unione col Tutto, un po’ come avviene con la meditazione, ma con una differenza sostanziale: se, per un verso, sia la meditazione che la preghiera vengono fatte col cuore e hanno come scopo di annullare la mente, la meditazione avviene in maniera silenziosa, guardando al nostro interno, a volte pronunciando dei mantra, mentre, invece, con la preghiera si pronunciano determinate parole allo scopo di connettersi con Dio, rimanendo peraltro in uno stato vigile.
 
Tipico esempio di preghiera dagli effetti prodigiosi è quella recitata dagli indiani d’America quando danzano per la pioggia o chiedono un raccolto ricco. In quel momento chi prega diventa un tutt’uno con la divinità pregata ma non solo; mentre prega, immagina già ciò che ha richiesto come realizzato, vivendo da quel momento in poi con quel sentimento di appagamento nel cuore, che, oltre a cambiare il suo stato d’animo, farà avvenire il miracolo richiesto alla divinità stessa.
 
In poche parole, tutto avviene, oltre che per la preghiera, ovviamente anche per la Fede che si ha nel formulare la preghiera stessa, perché, se davvero si vuole una determinata cosa e la si chiede attraverso la preghiera, bisogna porsi con Fede nei confronti di Dio affinché ce la conceda, aspettando poi, dopo aver pregato, che si realizzi nella nostra vita. Essa non tarderà a verificarsi, realizzando sempre le richieste fatte con il cuore.
 
Quando, invece, non si riesce a sgombrare la mente coi suoi schemi, per quanto si possa pregare col massimo fervore religioso, in questo caso il miracolo non avverrà perché non si sarà riusciti ad aprire i nostri cuori a Dio. Infatti, solo aprendo i nostri cuori a Dio, durante quel momento di unità con l’assoluto che è la preghiera, avremo la possibilità di potere comunicare direttamente con Lui ed ottenere quanto chiederemo.
 
Sostituiamo alla mente il cuore e alla paura la fede e, a prescindere dalle parole utilizzate nelle nostre preghiere, potremo fare accadere i miracoli nella nostra vita, facendo nascere fiori perfino laddove pensavamo potessero esistere solo rovi. Infatti le parole possono avere degli effetti che la maggior parte delle persone non conosce perché è talmente abituata a pronunciarle che ha perso ormai l’essenza del loro significato.
 
 Masaru  EmotoLa preghiera ha anche il potere di modificare l’acqua delle nostre cellule. Questo lo si deduce dagli esperimenti condotti dallo scienziato giapponese Masaru Emoto, il quale ha fotografato dei cristalli di acqua congelati dopo che erano state recitate delle preghiere da persone appartenenti a differenti culti religiosi. Il risultato, a prescindere dalla preghiera recitata o dalla religione di appartenenza, è stato la formazione, da parte dell’acqua, di cristalli di rara bellezza.
 
Quindi un motivo in più per pregare, facendolo in modo corretto in quanto, il solo pronunciare le parole contenute nella preghiera che si reciterà, darà ad ognuno di noi la possibilità di migliorare il proprio stato di salute, entrando in risonanza con esse a livello cellulare. Questo sarà il primo miracolo che avverrà ancor prima di essersi connessi con Dio e di ottenere da Lui risposta alle nostre richieste!
 
Tratto da L'arte della consapevolezza - Al di là di scienza e religione alla scoperta del nostro vero io di Vincenzo Bilotta
Articolo di Vincenzo Bilotta 
Blog Personale dell'autore: http://vincenzobilotta.blogspot.it 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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