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Meditazione: Sguardo Globale




Metodo praticato in oriente,e pratico mezzo per sviluppare consapevolezza. Inizialmente si può praticare nei momenti liberi, come una meditazione statica, per poi integrarlo nella vita quotidiana. Seduto o mentre stai facendo qualsiasi cosa, inizia a respirare profondamente e sentiti centrato, totalmente immerso nel momento presente. Poi si passa all’esercizio vero e proprio che da principio, per prendere dimestichezza con questo tipo di sguardo, si può fare osservando un oggetto o la tua stessa mano. Metti la mano di fronte a te (o un oggetto che hai scelto) ed inizia a guardarla in ogni sua parte, nel caso della mano osserva le dita, le linee di cui è composta e se hai un anello guarda anche quello. Trascorri qualche minuto a guardare la mano dettaglio per dettaglio, attento a ciascun pensiero o emozione che in quel momento emerge. In seguito respira ancora lentamente e profondamente, portando di nuovo la tua consapevolezza alla mano, ma questa volta osservandola come un tutto, con lo sguardo sfocato, che abbracci l’intera mano senza concentrarsi sui particolari. Lascia che gli occhi diventino morbidi, ricettivi, in modo che la tu possa vedere le dita, il palmo, l’intera mano simultaneamente, senza focalizzare la vista in alcun punto. Anche mentre guardi in questo modo osserva te stesso: se senti gli occhi in modo diverso, se il respiro è cambiato, se sei più rilassato e presta attenzione ai pensieri, sensazioni o emozioni che attraversano la tua consapevolezza. Puoi continuare a passare da uno sguardo all’altro ed in questo modo notare i cambiamenti.
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Generalmente, quando le persone guardano l’oggetto nel dettaglio, sperimentano una tensione del corpo e un maggior senso di concentrazione verso l’oggetto stesso, la mente tende ad essere più attiva, ci si sente più critici nei confronti dell’oggetto e spesso si sperimenta un maggior senso di separazione tra loro e l’oggetto. Quando passano allo sguardo globale, invece, molti riferiscono di sentirsi molto più rilassati, che il respiro diventa più profondo, lento, diminuisce la tensione, si prova accettazione verso l’oggetto ed alcuni riescono a percepire una profonda comunione con esso. Metafisicamente esiste una differenza sostanziale tra ciò che accade quando si guarda con la vista focalizzata e quando si sperimenta lo sguardo d’insieme: nel primo caso avviene che l’energia fuoriesce in direzione dell’oggetto osservato, mentre invece, nello sguardo globale, l’energia smette di fuoriuscire e torna all’interno, creando un’armoniosa circolazione d’energia che stimola la consapevolezza del centro energetico del cuore e di quelli superiori.
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Dopo aver sperimentato questo sguardo con la mano, oggetti, oppure amici, si può passare a introdurre la tecnica nel quotidiano, praticandola in ogni momento del giorno e della notte, qualsiasi cosa stiamo facendo. Guardando un bel panorama, o un tramonto con lo sguardo globale, si provano sensazioni molto profonde, ci si sente uniti ad esso in un modo che esula dall’ordinario. Un altro aspetto di questa tecnica è guardare le persone intorno a te con lo sguardo d’insieme e si può fare in ufficio, al supermercato, in autobus oppure in un occasione pubblica, osservando contemporaneamente anche te stesso. 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Insidie della spiritualit

Possiamo leggere i Sutra, recitare il Padre Nostro, conoscere a memoria la Bhagavad Gita e il Tao te Ching, applicare il Transurfing, ma è solo quando la mente si ferma  che si può entrare in contatto con il proprio vero Sé e riportarlo in superficie.
La spiritualità va sempre più di moda. Ben venga che succeda così ed è del tutto naturale dato che sempre più persone iniziano ad avvertire questa tensione di riscoperta della propria dimensione interiore. Quando incominci a capire determinati concetti inizi ad avere “fame” di maggiore chiarezza e conoscenza, da qui le innumerevoli letture, i video su youtube, i seminari e le conferenze.

La prima fase
Questa è una fase, una delle prime per chi si avvicina alla spiritualità in senso lato: inizia ad imbattersi in letture e conoscenze che gli fanno risuonare qualcosa dentro, lo aiutano a riportare a livello  conscio ciò che fino ad allora era avvertito solo come una flebile intuizione fumosa e senza contorni netti. Un argomento ne porta con sé un altro, e poi un altro ancora e via così, diventiamo persone più centrate, più sveglie, più erudite, più auto-coscienti, e questo è indubbio, ma tutto ciò alla lunga si rivela un’arma a doppio taglio nel cammino verso la consapevolezza.

L’ego è un nemico subdolo e infame, ti fa passare dall’essere una persona inconsapevole all’essere una persona spirituale, benevola e compassionevole, e ciò probabilmente è un bene, ma ti tiene comunque distante dalla consapevolezza dell’individuo che si cela dietro il personaggio.

Perpetuazione dell’identificazione
Non fai altro che passare da un’identificazione con una persona inconsapevole ad una con una persona consapevole ma sei pur sempre identificato e paradossalmente trascendere questa identificazione può risultare più difficile rispetto al continuare a rimanere del tutto inconsapevoli. Questo perché nel momento in cui diventi una “persona spirituale” il tuo ego ti illude di essere arrivato, ti senti pacifico, amorevole, compassionevole e questo stato di benessere non ti fornirà la spinta e la crisi necessaria per migliorarti e trascendere TUTTE le identificazioni, a meno che tu non sia cosciente di questi pericoli e lavori per approdare allo step successivo, ovvero quello della totale trascesa dell’ego, la scoperta dell’individuo che agisce dietro tutte le personificazioni della nostra esistenza.

Anche perché ti puoi illudere fin che ti pare di essere arrivato, ma presto o tardi la verità arriva a galla, succede un evento che ti destabilizza totalmente e tutta la tua calma, la tua benevolenza e la tua pace vanno a farsi benedire. Ti toccherà ripartire da zero, con l’aggravante del recente “fallimento” sulle spalle. Una volta invece che ti sei ritrovato, non puoi più tornare indietro, è un processo irreversibile.

Il territorio della non-mente
Tutte le conoscenze in ambito spirituale/esoterico che accumuliamo durante questa prima fase, se all’inizio ci forniscono il carburante giusto per procedere, con l’andare del tempo finiscono per diventare un fardello sempre più gravoso da portarsi appresso, anche perché la propria essenza autentica può essere ricontattata e risvegliata veramente solo entrando nel territorio della “non mente” ovvero nel momento in cui la mente si ferma totalmente.

Si sentono spesso persone spirituali parlare e dibattere tra loro “Hai letto questo? Hai visto quella conferenza? Osho dice così, Krishnamurti colà, quello è più inconsapevole di me ecc ecc”. Poi se si chiede  loro quanti minuti di meditazione praticano al giorno quasi sempre rispondono che non l’hanno mai fatta. Questo è un classico esempio di come anche nella spiritualità vi sia troppa mente, troppa conoscenza, troppe pratiche, troppi culti, troppo ego, cosa paradossale se pensi che questo territorio non si presta ad essere indagato dalla mente: o resti nella mente o entri nello spirito (almeno per qualche minuto al giorno) le due cose non possono coesistere, per lo meno fintanto che non ti sei totalmente riscoperto, allora in quel momento anche la mente in stati standard di veglia, viene illuminata inevitabilmente dalla consapevolezza dello spirito.

Integrazione di mente e spirito
La cosa ideale sarebbe integrare i due ambiti, ovvero leggere, apprendere e conoscere, per poi andare a ricercare questo conoscenze intuitive sentendole dentro di sé in fase di meditazione. Posso fornirvi testimonianza diretta di ciò in quanto ho notato su di me in prima persona, che è proprio dall’integrazione di mente e spirito che si ha il propulsivo migliore verso la propria riscoperta. Il mio consiglio è, se già non lo fai, di dedicare un’ora in più alla meditazione e un’ora in meno alla conoscenza in linea di massima, anche se la mente per natura è molto abile a convincerti a nutrirla costantemente con nuove informazioni, sforzati di chiudere il libro che stai leggendo e abbi la forza di dire “Ok, ora basta, mi prendo un po’ di tempo per fermare totalmente la mente, restando solo con me, coltivando la presenza”.

Essere una persona spirituale ed essere l’individuo che si esprime attraverso questa personalità sono due stati diametralmente opposti che però a prima vista possono dare vita ai medesimi comportamenti e alle medesime azioni, ma mentre nel primo stato si vive ancora in un’illusione (credendola vera) nel secondo ci si è svegliati e si è entrati in contatto con la Verità che è custodita segretamente nel nostro cuore.

Fonte http://francescopirani.info/





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