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Svuotare la Mente




Questa tecnica è stata concepita al fine di aiutarci a svuotare la Mente da ogni suo contenuto, purificare le forme pensiero che la rendono iperattiva, in modo da renderle energia disponibile per essere utilizzata creativamente. L'incontrollata attività mentale si traduce spesso nella fonte dell'infelicità, nonché il più grande ostacolo alla consapevolezza. Non viviamo mai davvero perché siamo troppo persi nei nostri pensieri per gustare l'esperienza che stiamo vivendo nell'attimo presente: mangiamo pensando alle bollette da pagare, al lavoro che dobbiamo fare il giorno dopo in ufficio, e non riusciamo ad essere semplicemente lì, a gustarci il pasto. La meditazione, contrariamente a quanto spesso si pensa, non è una tecnica, ma uno stato dell'essere che può essere ottenuto facendo qualsiasi cosa: non importa cosa facciamo, ma come lo facciamo. Ogni cosa, infatti, può essere fatta in due modi che ad uno sguardo poco attento potrebbero sembrare simili, ma sono completamente opposti: in totale meccanicità ed automatismo (quindi in maniera subcosciente) oppure consapevolmente. La differenza sostanziale è che agire in automatismo significa che la nostra attenzione non è diretta alla cosa che stiamo facendo, alle esperienze sensoriali che stiamo vivendo, ma siamo persi nei nostri pensieri e conversazioni interiori. Ad esempio, agiamo meccanicamente ogni volta che guidiamo e pensiamo a dove stiamo andando, alla strada più breve da fare, al fatto che dobbiamo mettere benzina oppure a che cosa diremo al titolare dell'impresa dove stiamo andando a fare il colloquio di lavoro. Guidare consapevolmente, invece, significa essere semplicemente lì, sentire gli odori dei posti che stiamo attraversando, gustare la sensazione tattile del cambio nella mano e dei piedi sui pedali, senza pensare o verbalizzare ciò che vediamo e sentiamo, semplicemente facendo esperienza di ciò che c'è senza giudicare o classificare niente. La Mente non è sbagliata di per sé, è uno strumento utile per comunicare con gli altri, per analizzare, ma il problema nasce quando invece di utilizzarla ci facciamo usare da lei, lasciandoci trascinare in un vortice di pensieri senza fine che ci impedisce di assaporare pienamente e profondamente l'esperienza che stiamo vivendo, con la conseguenza che ci fermiamo alla periferia invece di scendere nel centro, bloccandoci all'etichetta invece di goderci l'esperienza vera e propria. Il metodo che vi sto proponendo è utile a prendere il controllo della Mente, in modo da riuscire a fermarla quando non serve pensare, così da vivere totalmente il presente come testimoni di ciò che accade e scendere in profondità in ciò che stiamo sperimentando, sia esso un sentimento, un emozione, un gesto o un azione. Di seguito esporrò due varianti della stessa tecnica: la prima per chi predilige la visualizzazione come mezzo per sperimentare sé stesso, mentre la seconda per chi ha più dimestichezza con l'osservazione pura e priva di giudizio. Ognuna delle due varianti può essere sperimentata a qualsiasi ora del giorno o della notte ed è possibile anche provarle entrambe per verificare con quale delle due si ha più affinità. Il metodo comprende tre fasi ed è consigliabile svolgerle per almeno dieci minuti l'una, per un tempo minimo complessivo di trenta minuti.
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TECNICA CON VISUALIZZAZIONE
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1) Rilassamento e scrivere i pensieri
Sediamoci comodi  ad un tavolo, con un foglio e una penna di fronte a noi, e regoliamo la luce della stanza in modo che non sia troppo chiarore, ma abbastanza da poter scrivere tranquillamente. Iniziamo a rilassarci portando la nostra attenzione ai piedi, visualizzando di colmarli, attraverso la nostra stessa osservazione, di una luce dorata che li rilassa profondamente e rigenera ogni cellula. Spostiamo poi la nostra attenzione alle gambe e, con il solito procedimento che abbiamo fatto per i piedi, colmiamole di luce, rilassandole profondamente; procediamo così per ogni parte del corpo, partendo dai piedi fino ad arrivare alla testa. Quando ci sentiamo profondamente rilassati prendiamo in mano la penna e, senza pensare volontariamente, iniziamo a scrivere ogni pensiero che ci passa per la testa, senza curarci del modo in cui lo scriviamo né di finire la frase nel caso i pensieri vadano più veloci di quanto riusciamo a scrivere.
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2) Osservare il cielo interiore solcato dai pensieri
Non appena abbiamo terminato la fase precedente chiudiamo gli occhi e visualizziamo il nostro cielo interiore, solcato da nuvole bianche e scure, che rappresentano rispettivamente pensieri positivi e negativi. In questo passaggio dobbiamo soltanto osservare i pensieri che scorrono senza giudicarli, classificarli, o tradurli in parole, non dobbiamo interferire con loro, ma semplicemente esserne spettatori consapevoli e distaccati, con lo stesso atteggiamento con cui guardiamo un film.
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3) Purificare i Pensieri
Quest'ultima fase non deve essere distaccata dalla precedente, ma una continuazione. Dopo aver osservato semplicemente i pensieri che scorrevano si inizia ad intervenire con lo scopo di purificarli attraverso la luce della consapevolezza. Con l'attenzione rivolta ai pensieri, come nella fase precedente, visualizziamo un raggio di luce che parte da noi e si dirige sull'osservato, circondando le nuvole e sgretolandole dall'esterno verso l'interno, trasformandole in una pioggia formata da brillantini di luce. Continuiamo così per ogni nuvola che si presenta nel nostro cielo, portando ad essa la nostra consapevolezza, manifesta come un fascio di luce che trasmuta le energie grezze in pura luce. Nel momento in cui non ci sono più nuvole possiamo finalmente osservare ciò che realmente siamo, quel magnifico silenzio che ha preso forma come un cielo infinito, nel quale possiamo riconoscere la nostra essenza e perdere la virtuale individualità. In questo momento, spazio e tempo non esistono più, quindi procediamo visualizzando noi stessi diventare parte integrante del cielo e godiamoci l'esperienza. Quando siamo pronti a tornare nella vita quotidiana portiamo semplicemente l'attenzione al corpo, iniziando a muoverlo, per poi aprire gli occhi, portando nelle nostre vite di tutti i giorni la consapevolezza di quel cielo interiore che è sempre presente dentro di noi, anche quando non lo vediamo perché celato dalle nuvole dei pensieri.
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TECNICA CON  SOLA OSSERVAZIONE
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1) Rilassamento e scrivere i pensieri
Sediamoci comodi  ad un tavolo, con un foglio e una penna di fronte a noi. Regoliamo la luminosità della stanza in modo che non sia troppo abbondante, ma sufficiente per poter scrivere e vedere che cosa stiamo scrivendo. Iniziamo a rilassarci portando la nostra attenzione ai piedi, osservando le sensazioni da essi derivanti ed, attraverso l'energia direzionata dalla nostra stessa attenzione, rilassiamoli profondamente, rigenerando ogni cellula. Spostiamo poi la nostra consapevolezza alle gambe dove, con la nostra osservazione, portiamo energia che le rilassa e rigenera; procediamo così per ogni parte del corpo, partendo dai piedi fino ad arrivare alla testa. Quando ci sentiamo profondamente rilassati prendiamo in mano la penna e, senza pensare volontariamente, iniziamo a scrivere ogni pensiero che ci passa per la testa, senza curarci del modo in cui lo scriviamo, di dare alle frasi un senso compiuto, né di finire la frase nel caso i pensieri si susseguano più velocemente di quanto riusciamo a scrivere.
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2) Osservare i pensieri
Dopo aver terminato la prima fase posiamo la penna, chiudiamo gli occhi e concentriamoci sui pensieri che solcano la nostra Mente, in modo non dissimile da come abbiamo fatto per scriverli sul foglio, cercando di essere spettatori di ciò che accade nella nostra Mente senza nessun identificarci con ciò che osserviamo. Non pensiamo volontariamente, limitiamoci ad essere puri osservatori di ciò che accade dentro di noi, senza giudicare positivamente o negativamente ciò che vediamo, senza classificarli, né analizzarli, ma accettandoli come una fase del nostro cammino. Non lasciamoci coinvolgere troppo dai nostri pensieri, prendiamone distanza rimanendo semplici testimoni, spettatori esterni, riconoscendoci come pura consapevolezza. Se ci accorgiamo di essere troppo identificati con i pensieri possiamo portare una mano al centro del petto, concentrandoci in quest'area per qualche minuto, per poi tornare all'osservazione.
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3) Purificare i pensieri
Infine, sempre osservando i pensieri come nella fase precedente, manifestiamo la nostra volontà di trasmutarli attraverso la consapevolezza, il fuoco alchemico in grado di purificare tutto ciò che è grezzo. Affermiamo ad alta voce: “Io sono la consapevolezza, qui e ora purifico i miei pensieri!”. Ripetiamo la frase precedente più volte, con un atteggiamento convinto, fermo, deciso ed allo stesso tempo rilassato. Mentre pronunciamo l'affermazione continuiamo ad osservare i pensieri che, per effetto della nostra volontà e della consapevolezza direzionata dall'attenzione sui pensieri stessi, iniziano a purificarsi lasciando spazio al silenzio che porta con sé un grande senso di pace. Rimaniamo in questo stato fino a quando lo vogliamo, assaporandolo sempre più profondamente, con quanta più consapevolezza riusciamo ad ottenere. Quando sentiamo il desiderio di tornare alla dimensione quotidiana procediamo portando la nostra attenzione al corpo, iniziando a muovere lentamente e consapevolmente le mani, i piedi, per poi, quando ci sentiamo pronti, aprire gli occhi. 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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