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Relazione fra meditazione e preghiera Thich Nhat Hanh




Nello spirito del Buddhismo, qualunque cosa facciate che sia accompagnata dalla consapevolezza, dalla concentrazione e dalla visione profonda, può essere considerata una preghiera.
Quando bevete distrattamente il vostro tè, la vita non è presente. Non siete veramente vivi perché non siete lì, non siete consapevoli, non siete concentrati. Quel momento non è un momento di pratica. E’ un momento secolare. Ma quando reggete la vostra tazza di tè con consapevolezza e concentrazione e quando bevete il vostro tè in perfetta consapevolezza e concentrazione, è come se realizzaste un rituale sacro; è ciò è già una preghiera.

Quando camminate, se gustate ogni vostro passo; se ogni passo vi nutre e vi trasforma, ogni passo è una preghiera. Quindi, nell’insegnamento, nella pratica, nella tradizione del Buddhismo, non c’è una reale distinzione fra meditazione e preghiera, perché quando siete consapevoli, concentrati, quando generate comprensione, entrate in contatto con la Pura Terra del Buddha, con il corpo del Buddha, con il Sangha. Quando pregate veramente, entrate in contatto allo stesso modo con ciò che vi trasforma e guarisce. Quando c’è consapevolezza, concentrazione e visione profonda, non c’è distinzione fra colui che prega e colui al quale la preghiera è indirizzata. Per questo la comunicazione è profonda, totale; e la trasformazione e la guarigione si verificano.

Quando camminate all’aeroporto, ogni passo che fate può essere una preghiera. Siete veramente vivi; non sprecate il vostro tempo, la vostra vita. Quando sedete in solidità e libertà, quando inspirate ed espirate in consapevolezza, quando toccate le meraviglie della vita, quella è meditazione; ed è anche preghiera. E nella vera preghiera, non c’è più separazione fra colui che prega e colui che preghiamo.

Nel Buddhismo impariamo che ci sono modi molto concreti per generare l’energia della consapevolezza, della concentrazione e della visione profonda. La nostra pratica consiste nel generare queste tre energie. Se queste energie sono presenti, non ci sarà più alcuna separazione fra chi sta pregando e colui al quale stiamo indirizzando le nostre preghiere. Quando praticate la consapevolezza mentre state sedendo, camminando, cucinando, lavando, non sentite di sprecare la vostra vita. State vivendo ogni istante della vostra vita profondamente. La vostra vita diventa una preghiera. Da questo modo di vivere sgorgano molta gioia e pace.

(Thich Nhat Hanh)

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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