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Pranayama, una semplice tecnica di rilassamento




La tecnica base aumenta il tono del parasimpatico, dizione occidentale per dire che possiamo, tra le altre cose, controllare i battiti cardiaci attraverso la respirazione. Ma questo, sul piano psichico, significa anche rilassamento, riuscire a staccare, a mettere a riposo le emozioni, ridurre lo stress, uscire dalla mischia. Ritagliare uno spazio di calma e di pace per noi. Anche nei momenti di emergenza, se non siamo troppo presi dai turbamenti.

Perché è importante aumentare il tono del parasimpatico? Perché diverse ricerche hanno dimostrato che migliora l’umore, lo stato emozionale e, sul piano fisico, la funzione cardiovascolare e respiratoria.

La tecnica è semplice ma richiede addestramento, bene farsi seguire da una persona esperta. Eccola:

1 – Seduti in una posizione confortevole, portate la mano destra al naso. Il pollice sulla narice destra, l’anulare sulla narice sinistra.
2 – Chiudete col pollice la narice destra ed espirate lentamente con la narice sinistra, senza forzare (prendetevi il vostro tempo).
3 – Alla fine dell’espirazione, chiudete la narice sinistra con l’anulare. Inspirate lentamente, non c’è fretta, prendete il vostro tempo. L’inspirazione deve essere almeno della stessa durata della precedente espirazione.
4 – Fatto? Ripetete per altre due volte. Non entriamo in apnea, deve essere piacevole. Concentratevi su questa azione.
5 – Al termine del ciclo, stiamo inspirando con la narice destra. A questo punto espiriamo completamente con la stessa narice.
6 – Chiudiamo poi la narice destra e inspiriamo con la sinistra. Per altre due volte: espirando con la destra e inspirando con la sinistra.

Lo studio è stato condotto da ricercatori di un istituto governativo indiano con sede a Srinagar. Si voleva chiarire l’effetto sul parasimpatico del Pranayama: dai test emerge un profondo effetto con implicazioni importanti anche dal punto di vista medico. Naturalmente per la visione olistica dello Yoga, un’azione sul piano corporeo si riflette su tutti i piani dell’essere che compongono una persona.

Journal of Clinical Diagnosis Research

 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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