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Meditazione quotidiana dello Stop




Ho scelto di proporre questa tecnica, che prende spunto dal filosofo e maestro Gurdjieff, perché penso che la meditazione non debba essere una fuga dal mondo, ma uno stato da integrare nella vita quotidiana. Mentre i discepoli di Gurdjieff erano impegnati nelle attività quotidiane, profondamente immersi in ciò che stavano facendo, il maestro diceva “stop!” e tutti si dovevano fermare esattamente nella posizione in cui erano. Questo esercizio così semplice è un tesoro che “Mister G.” ha regalato all’umanità, in quanto è in grado di fermare la mente e riportarti nell’attimo presente. Come ha scoperto il russo Pavlov, l’attività mentale e quella fisica sono profondamente connesse e bloccando improvvisamente l’attività fisica con uno “stop!” anche la mente si ferma inevitabilmente.
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Durante l’attività quotidiana, qualsiasi cosa stai facendo, ricordati di questo esercizio e fermati completamente, rimanendo assolutamente immobile per almeno una ventina di secondi. Qualunque cosa tu stia facendo, appena te ne ricordi, fermati all’improvviso e rimani semplicemente presente a quanto sta accadendo nel “qui e ora”. È importante che la cosa non sia programmata, ma fatta all’improvviso ed è molto utile ripetere l’esercizio almeno sei volte al giorno. Se pensi di non ricordartelo, o non riesci a farlo improvvisamente, programma la sveglia sul telefono cellulare, in modo che suoni sei volte al giorno ed ogni volta che squilla fermati. È importante non ripetere l’esercizio sempre alla stessa ora, non deve diventare automatico o si perde il punto dell’esercizio, che serve proprio a rompere l’automatismo.
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Se tutto ad un tratto diventi presente, la tua energia cambia e la catena di pensieri associativi si spezza inevitabilmente, lasciando la mente vuota, in stato meditativo. Eseguendo quotidianamente questo metodo diverrai più consapevole ed anche le persone che ti circondano si renderanno conto, magari inconsciamente, che la tua energia è diversa.

di Ambra Guerrucci

Fonte crepanelmuro.blogspot.it/

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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