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Sangha e meditazione




Sangha è storicamente la comunità religiosa buddhista che si è formata durante il pellegrinaggio del Buddha per l’esposizione del Dharma. La parola definisce più in generale la comunità di praticanti buddhisti, siano essi laici o ordinati. Il Sangha é uno dei tre rifugi di cui parla la via del Buddha; ovvero il Buddha, il Dharma e il Sangha, appunto.

Essa si divide in due grandi gruppi:

– i monaci; la cui vita è regolata da una serie di norme e voti che cambiano secondo le scuole di appartenenza. Secondo alcune scuole i voti non sono obbligatori, ma sono una sorta di invito all’attenzione. Le regole cambiano molto a secondo della varie correnti di pratica del Buddhismo.

– i laici; che sono praticanti buddhisti che non necessariamente prendono voti. Su di essi si basa il sostentamento dei monaci tramite le offerte che i laici rivolgono a loro.

Infatti, mentre i monaci non possono lavorare perché impegnati con la vita monastica, i laici sono liberi di gestire la propria vita come vogliono, sempre in sintonia col Dharma.

Praticare la Meditazione – Studiare e diffondere le Scritture

I monaci hanno principalmente due “indirizzi” da seguire: la pratica della Meditazione e lo studio e la diffusione delle Scritture. Tali attività sono definite:

1. Gantha-Dhura: lo studio delle Scritture. I monaci che si dedicano principalmente allo studio del Tipitaka sono chiamati anche gamavasi.

2. Vipassana Dhura: la pratica della Meditazione – si riferisce a quei monaci chiamati araññavasi, o abitanti delle foreste, che cercano zone appartate adatte a meditare: sotto l’ombra di un albero, in un dimora appartata, sotto una tettoia, in una grotta, in una foresta, in un cimitero, o in un edificio abbandonato.

Tali definizioni sono successive all’insegnamento diretto del Buddha, anche se, fin dall’inizio, vi fu una tendenza a concentrarsi più sulla meditazione o invece sulla ripetizione orale delle migliaia di sutta attribuiti al Buddha. In realtà le due pratiche non dovrebbero essere viste come antagoniste. Nei fatti molti monaci che hanno avuto una profonda esperienza dottrinale, si sono poi ritirati nella foresta per approfondire la pratica meditativa.

Fonte meditare.net

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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