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Trattare l'herpes con l'omeopatia




L'omeopatia per trattare l'herpes

L'Omeopatia ed in generale la Medicina Naturale (Agopuntura, Fitogemmoterapia, Oligoterapia catalitica, Nutriterapia, Antroposofia, etc.), conoscono un obiettivo trend di crescita e di interesse che esula dalla sola richiesta terapeutica, investendo il mondo scientifico tradizionale, obbligandolo ad interrogarsi con lealtà sulla validità di tali discipline. Sempre più rarefatte e anacronistiche appaiono ormai le posizioni contrarie e preconcette. Al punto che persino su autorevoli riviste scientifiche uno spazio di approfondimento alla stessa terapia del cancro è comunque riservato alle medicine non convenzionali. (Scienze - Dossier Cancro - Novembre 1996). Le pubblicazioni relative alla ricerca fondamentale e clinica in Omeopatia sono sempre più numerose sia su riviste del settore che su testate autorevoli come Nature o Lancet. Il presupposto fondamentale di una terapia olistica è imperniata sulla personalizzazione del paziente e nel privilegiare al massimo la singolarità della/e patologie di quel malato. A tal proposito, l'herpes labiale sintetizza mirabilmente la fusione fra due eventi di alta suggestione: da un lato un terreno compromesso ed assai suscettibile alla ricettività virale, dall'altro un virus intrinsecamente capace di slatentizzare la sua attività ,proprio quando le difese dell'ospite si fanno più flebili.

Il virus dell'herpes si manifesta con maggior frequenza a livello delle labbra, ma, in minor misura anche in altri distretti. La sua apparizione coincide con i periodi di maggior stress: inizio delle scuole, cambio di stagione, aumento dell'umidità, abbassamento della temperatura, esposizione ai raggi solari o al vento freddo, incremento dei ritmi di lavoro, disordine delle abitudini alimentari, impoverimento di alcuni fattori vitaminici e nutrizionali, apparizione o incremento di distonie, emozioni e frustrazioni, ecc.. I sintomi sono ben noti ai sofferenti di tale patologia: sensazione iniziale fastidiosa e crescente di tensione allo stiramento alle labbra, in particolare al labbro inferiore. Successivamente, si fa più evidente una piccolissima e leggera tumefazione nella regione labiale, spesso in vicinanza della giunzione cutanea. Netta la sensazione di formicolio e di prurito, spesso accompagnata da bruciore. Le vescicole segnano il punto cruciale della manifestazione erpetica: piccole come capocchie di spillo, spesso tendono ad essere confluenti , fino a rompersi, ed esitare infine in quelle formazioni crostose così inestetiche ed anche così riduttive dal punto di vista funzionale ,al punto da inibire funzioni semplici quali il sorriso, per non parlare del vivo dolore evocato dalla semplice l'introduzione di un cucchiaio.

Inoltre, a volte, tendono a sanguinare, e le recidive con le difficoltà nella cicatrizzazione rappresentano una costante sgradevole. Trattamenti intempestivi ed a volte molto pesanti vanno valutati con estrema attenzione. Sia le terapie con iododesossiiuridina, sia il pur valido trattamento con Acyclovir andrebbero valutati con attenzione per le pesanti contropartite di tipo collaterale che possono apportare. Anche l'attivazione fotodinamica o le vaccinazioni a base di virus inattivato potrebbero rivelarsi potenzialmente pericolose.

Dal punto di vista della prevenzione l'Omeopatia e la Medicina Naturale tendono ad essere estremamente rassicuranti. L'apporto di vitamine del gruppo B e C, per la loro azione antiossidante, riparativa e preventiva lasciano grande spazio al ruolo esercitato dal Lievito, e dal Ribes nero e dalla Rosa Canina. Il Ribes Nero e la Rosa Canina, appunto, possono essere preparati sia come estratti secchi sia come macerati glicerici, abbinando all'azione antiinfiammatoria del primo l'azione antiossidante e riparativa dell'acido ascorbico contenuto nella seconda.

Il Lievito di birra, ricchissimo di vitamine di gruppo B arricchisce la sua potenzialità quando vi si trovano presenti componenti ad elevata azione antiossidante (la vitamina A, il selenio e lo zinco) capaci realmente di prevenire l'invecchiamento e la degenerazione precoce delle cellule. Di fronte all'affezione conclamata dello stadio vescicoloso è interessante valutare l'azione di due rimedi storicamente molto autorevoli:
Cantharis , prescrivibile in questi casi, in diluizioni definite basse dall'Omeopatia per esempio 5 - 6 - 7 CH. In Cantharis predominano la presenza di grosse vescicole, talvolta anche a contenuto emorragico, pruriginose e brucianti ed a contenuto liquido.
Rhus Toxicodendron: qui le vescicole sono sicuramente più piccole, con liquido chiaro e bruciante ed estremamente pruriginose con spiccata tendenza a confluire. Anche Rhus Tox predilige in questa occasione delle basse diluizioni: 6 - 7 CH. Il dosaggio prevede per entrambi una somministrazione quotidiana di 4-5 granuli da sciogliere lentamente sotto la lingua a digiuno. La presenza del dolore può essere sicuramente lenita da due rimedi quale Hypericum ,nel quale il dolore acuto ed intollerabile si irradia lungo il decorso del nervo trigemino e Causticum, nel quale invece il dolore bruciante ,"a piaga" ed "a vivo", provoca effettivamente molta sofferenza.

Anche qui prevalgono le basse diluizioni: 4-5-6 CH da prescrivere più volte nella giornata. Da rimarcare, infine, l'attività riparativa, cicatrizzante e disinfettante di una pomata a base di Propoli e Calendula. . Le terapie vanno mantenute per il tutto il decorso dell'affezione ed anche eventualmente nei giorni seguenti.

Ultima raccomandazione!
Essendo l'herpes labiale una manifestazione stagionale e di "terreno", per la sua intrinseca recidività richiede sicuramente l'intervento del medico omeopata. L'obiettivo fondamentale, infatti, si deve concentra sulla attenta valutazione ,integrata e globale ,del malato,. Operazione quest'ultima, decisiva se non determinante per inquadrare con precisione la tipologia caratteristica di tali soggetti, cioè per interagire con il substrato profondo e reale che sottende a queste affezioni.

Fonte: www.netgroup.it

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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