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Rock Rose




Rock Rose, Fiori di Bach, rimedio 26, Caratteristiche principali: terrore, panico

La persona che ha bisogno di Rock Rose, è presa dal terrore o dal panico, in tutte le occasioni di pericolo incombente (incidenti, catastrofi naturali, ecc.) o nei casi senza speranza, (malattie gravi proprie o di qualche persona cara). A volte viene presa dalla paura per il riaffiorare di qualche brutto ricordo. Può soffrire di incubi notturni.

Aiuta a superare il panico, ed a mobilitare forze quasi sovraumane, in situazioni di emergenza e di crisi. Serve in stati acuti e spesso passeggeri, in cui è necessario agire immediatamente. E’ utile per superare le paure transitorie e quelle che sopravvengono a causa di brutti ricordi. Aiuta anche ad eliminare gli incubi notturni.

Bambini: dovrebbero assumere Rock Rose, a piccoli sorsi, quelli che di notte si svegliano da un incubo gridando e piangendo. Serve anche per quelli che hanno subito un incidente, oppure sono stati traumatizzati da situazioni di violenza, film violenti, storie terrificanti, ecc.

Suggerimenti: imparare a proteggere mentalmente il proprio plesso solare, immaginandovi uno “scudo color oro e luminoso”. Praticare della terapia respiratoria. Abituarsi a pregare o a recitare dei Mantra (formule sacre) o delle preghiere.

La descrizione del dr. Bach:
“Il rimedio di soccorso. Il rimedio di emergenza anche per quando sembra che non ci sia più speranza. In caso di incidenti, di malattia improvvisa o quando il paziente è molto spaventato, terrorizzato o se le sue condizioni sono tanto serie, da provocare grande paura a chi gli sta intorno. Se il paziente non è cosciente, gli si possono bagnare le labbra, con il rimedio. Può essere necessario aggiungere ulteriori rimedi, come Clematis in caso di incoscienza, o uno stato di sonno profondo o Agrimony, se c’è tortura mentale e così via.” (tratto da I Dodici Guaritori e altri rimedi)

Autore: 1406 1406



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Casi di NDE, esperienze prossime alla morte

Sono stati analizzati i racconti di alcune persone, uscite dal coma, che hanno avuto la stessa esperienza ed è iniziato lo studio delle Near death experiences (NDE), ossia delle esperienze prossime alla morte. Da questo studio è emerso che : l’individuo esce dal corpo; osserva quello che sta accadendo; entra in un tunnel buio; vede in fondo al tunnel una luce; rivede tutta la propria vita; incontra parenti defunti; si sente invaso da sentimenti di gioia, serenità e pace; gli viene comandato di non morire; torna nel corpo; si risveglia.

Secondo alcuni studiosi, i racconti di coloro che sono tornati dal coma ci dicono qualcosa sull’esistenza dell’aldilà: il tunnel, la luce, la sensazione di benessere sarebbero elementi di una dimensione diversa da quella terrena.

Secondo altri, invece, si tratterebbe di reazioni chimico-fisiche del cervello al trauma subito.

(Dal racconto di Nina, ricoverata in rianimazione dopo un operazione di appendicite: R. Moody, Life after life).

“Li sentii dire che il mio cuore aveva cessato di battere, ma io ero sul soffitto e di là vedevo tutto quello che succedeva. Io fluttuavo sfiorando il soffitto: per questo quando ho visto il mio corpo non ho capito subito che era il mio. Sono uscita nel corridoio e ho visto mia madre che stava piangendo. Le ho chiesto perchè piangeva, ma non poteva udirmi. I dottori pensavano che fossi morta. Allora è arrivata una bellissima signora per aiutarmi, perchè sapeva che avevo paura. La signora mi ha portata in un tunnel e siamo arrivate in cielo… Il tunnel era lungo e buio. Al fondo c’era la luce. Quando l’ho vista mi sono sentita felice. Per tanto tempo avrei voluto tornarci.”

APPROFONDIMENTO

Le esperienze ai confini della morte, anche note come NDE (acronimo per l’espressione inglese “Near Death Experience”, a volte tradotto in italiano come esperienza di pre morte) sono esperienze vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, arresto cardiocircolatorio e/o encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere fino alla vera e propria morte.

I diversi tipi di esperienze
Questi soggetti, una volta riavutisi, hanno raccontato di aver vissuto esperienze che si possono dividere in due grandi gruppi:

* esperienze ultraterrene: il soggetto vive un’esperienza ultraterrena, vedendo a volte strane entità o parenti morti, e attraversando luoghi come tunnel di luce o spazi aperti che molti identificano in base alla religione praticata (paradiso, inferno, ecc.);
* esperienze extracorporee: il soggetto si allontana in volo dal suo corpo ed assiste agli eventi che accadono intorno a sé (ad es. alle cure mediche) “dall’esterno”.

Ipotesi e studi

I racconti dei sopravvissuti alla morte (ad esempio rianimati dopo una grave crisi) e dei soggetti risvegliatisi dal coma costituiscono un corpus di testimonianze che ha alcune caratteristiche apparentemente omogenee: molte volte infatti le esperienze vissute sono simili fra loro, il che ha portato vari studiosi a formulare diversi tipi di teorie.

Le teorie sulle “NDE” si dividono in due tipologie:

* teorie scientifiche, che mettono in relazione il fenomeno con peculiari alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico o biologico, tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari come quelle prima descritte; ovvero, sul piano psicologico, come racconti di tipo autoconsolatorio e rassicurante, elaborati per descrivere in modo chiaro e definito le confuse sensazioni che si accompagnano al momento del risveglio dal coma, come ad es. la forte luce presente nella stanza (descritta come tunnel di luce da cui si esce con il risveglio).
* teorie parapsicologiche, metafisiche e soprannaturali, che collegano le esperienze di pre-morte a una sorta di presa di contatto anticipata con l’aldilà, durante la quale il soggetto ha modo di esperire direttamente la separazione fra anima e corpo e la sopravvivenza dell’anima come entità spirituale, rispetto alle spoglie mortali.
Il più noto studioso di questi fenomeni è il medico e psicologo americano Raymond Moody.
Negli ultimi anni hanno dato un rilevante contributo a questi studi e alla loro divulgazione, a partire dal 1989, anche il teologo francese François Brune e a partire dal 2001 anche il medico olandese Pim van Lommel.
Sfortunatamente, insieme ai lavori di alto livello svolti in ambienti controllati e pubblicati su riviste mediche o specialistiche, la letteratura sulle esperienze ai confini della morte è anche ricca di tanti sensazionalismi e di resoconti apparentemente sensati ma non scientifici.
Inoltre, data la sua natura, l’argomento ha fatto nascere tantissime polemiche a causa del tentativo talvolta forzato da parte di alcune persone di spiegare le esperienze ai confini della morte in base al loro sistema di credenze religiose.
Il contributo di Pim van Lommel
Da un punto di vista strettamente scientifico, il contributo a tutt’oggi più approfondito è probabilmente quello di Pim van Lommel, un cardiologo olandese che insieme ad altri colleghi nel 2001 pubblicò sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi statistici, aveva come obiettivo la verifica dell’esistenza o meno delle NDE. Più specificamente, lo scopo fu quello di verificare se ciò che chiamiamo coscienza e memoria fosse un fenomeno dell’attività cerebrale o se fosse indipendente da questa.[senza fonte] Dopo una lunga disquisizione sui metodi adottati, sui pazienti, sulle medicine usate negli interventi etc. van Lommel e colleghi conclusero che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati solo assumendo che la coscienza non fosse un semplice epifenomeno dell’attività cerebrale.[senza fonte] Data la prestigiosa natura della rivista nella quale lo studio fu pubblicato, ben presto nacque una polemica tra i sostenitori della natura puramente materialistica della coscienza e Van Lommel.
L’attacco più conosciuto venne dalle colonne di Scientific American, firmato da Michael Shermer, al quale van Lommel indirizzò una circostanziata replica. [senza fonte]

NDE di persone illustri

Esperienza di Jung
Una tra le più famose esperienze di questo tipo è certamente quella incorsa al medico psichiatra e pioniere della psicoanalisi Carl Gustav Jung, che descrive la propria esperienza di pre morte nel suo testo autobiografico Ricordi, sogni e riflessioni pubblicato solo nel 1961. Nel 1944 infatti un incidente, una frattura e un successivo infarto lo avevano portato in coma. In una lettera dello stesso anno scrive: “Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente…Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo.”

Esempi storici
Sono numerosi i resoconti di esperienze di pre-morte negli scritti di tutti i tempi da autori come Platone, Emanuel Swedenborg, Edward Burnett Tylor, Thomas De Quincey, Oscar Lewis, Ernest Hemingway, Lev Tolstoj, Victor Hugo e tanti altri. Le più sorprendenti analogie si trovano nel Libro tibetano dei morti e non mancano parallelismi con la Bibbia.

Fonte http://djeguito.altervista.org/





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