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Lichene islandico




Il Lichene islandico svolge un'attività antimicrobica e antisettica utile in presenza di affezioni renali, respiratiorie e gastroenteriche

Proprietà del lichene islandico
La parte del lichene islandico contenente principi attivi (la droga) è il tallo,  in cui sono presenti: polisaccaridi (licheina e isolicheina), acidi lichenici amari (acido usnico, acido cetrarico), acido folico, e altre vitamine del gruppo B.

L'acido usnico conferisce alla pianta un'attività antimicrobica e antisettica utile in presenza di affezioni renali, respiratiorie e gastroenteriche; mentre la cetrarina esercita azione amaro-tonica, stimolante le funzioni digestive e antiemetiche, valide per combattere la nausea e il vomito (anche durante la gravidanza); e in pediatria come regolatore dell’intestino.

La lichenina produce mucillagini, una sorta di gelatina, con spiccate mucolitica, decongestionante e protettiva per le mucose dell'apparato respiratorio, per questa ragione è usato come espettorante e fluidificante delle secrezioni bronchiali in caso di tosse, pertosse e asma, e contro il mal di gola,  Queste proprietà risultano utili perciò per sfiammare bronchi e polmoni e vie aeree superiori; la pelle e i tessuti che rivestono il sistema gastroenterico e quello urogenitale.

Per uso esterno il lichene islandico può essere utilizzato, per l'attività lenitiva e antisettica come ingrediente di prodotti cosmetici contro l'acne, e come detergente e blando disinfettante di emergenza su piaghe e ferite; nella formulazione di dentifrici, saponi e detergenti dall'azione purificante, disinfettante e deodorante, in particolare per l'igiene intima.

Descrizione della pianta
I Licheni sono vegetali molto particolari in cui il tallo è costituito da associazione di un fungo (micobionte) e di un'alga (fotobionte), fra i quali si instaura un rapporto di collaborazione definita simbiosi (dal greco syn e bios  che significa vita insieme); questo significa che i due organismi vivono e crescono insieme e che la vita dell'uno è strettamente legata e connessa a quella dell'altro, con un vantaggio reciproco. La Cetraria islandica è una specie di lichene terricolo fruticoso tipico di aree montane. Ha un tallo fogliaceo provvisto di lobi, alto fino a 10-15 cm, con consistenza cartilaginea, di colore verde oliva chiaro nella parte superiore, bianco-grigiastro in quella inferiore.

 

L'habitat del lichene islandico
Cresce aderente al terreno, più raramente sulle cortecce, nelle regioni fredde boreali più umide e montagnose dell'Europa e dell'America, anche in Italia fino all'Appennino centrale, e non solo in Islanda come farebbe supporre il nome, derivato probabilmente dal fatto che in Islanda, la Cetraria è molto diffusa sulle distese laviche.

 

Cenni storici
Il termine lichene deriva dal greco leichèn significa "lambire", "strisciare", per il fatto che queste vegetazioni crittogamiche, rivestono sassi e piante, dando l'apparenza di croste cutanee sulle rocce o ai tronchi degli alberi su cui essi vegetano.

Ben conosciuto dalle popolazioni del Nord Europa, venne segnalato per la prima volta nel 1627 da Valerio Cordo. Già a partire dal 1700, Linneo, Scopoli ecc. ne consigliavano l'impiego nella terapia della tisi.

Nei paesi nordici viene utilizzato come alimento: viene raccolto quando piove o di notte, poi viene messo a macerare nell'acqua per 24 ore, al fine di eliminare le sostanze amare; infine si essicca e si macina, ottenendo così una farina. La lichenina infatti è un carboidrato che può raggiungere percentuali molto elevate, perfino superiori all'amido contenuto nelle patate, ed è per questo alto valore nutritivo che il Lichene islandico è utilizzato dalle popolazioni nordiche delle zone boreali come alimento, sia per gli animali come le Renne, sia, in tempi passati di particolare carestia, anche per l'uomo, con l'accorgimento di privarlo delle sostanze amare, che lo renderebbero non commestibile, tramite bollitura, o con infusione a freddo di 24 ore.

 

Una ricetta con il lichene islandico
La cetrarina determina il principio amaro tonico, a dosi elevate ha un effetto lassativo. Facendolo bollire si elimina la prima acqua e con essa il principio amaro.

USO INTERNO:

INFUSO: 1 cucchiaio raso di lichene islandico tallo, 1 tazza d’acqua

Versareil tallo nell’acqua fredda, accendere il fuoco e portare a ebollizione. Far bollire qualche minuto e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berlo dopo i pasti per usufruire dell’azione antinfiammatoria e protettiva delle mucose

- estratto secco: 500-1000 mg a dose

Tintura Madre Preparata dal tallo essiccato tit.alcol. 65°

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

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Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

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No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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