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Guaran




I semi del Guaranà sono utilizzati in caso di affaticamento psicofisico o depressione

Proprietà del guaranà
I semi di guaranà sono ricchi di guaranina, principio attivo analogo alla caffeina. Questo componente favorisce il rilascio di due ormoni, chiamati adrenalina e noradrenalina (catecolamine), grazie alla sua azione di antagonista competitivo nei confronti dei recettori dell'adenosina. Le catecolamine provocano l'accelerazione metabolismo corporeo, della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e del numero di atti respiratori (incrementando, così, l'ossigenazione del sangue).

Per questo motivo il guaranà è consigliato come stimolante in caso di affaticamento psicofisico, depressione, astenia e convalescenza. In ambito sportivo gli estratti di guaranà vengono impiegati con successo per migliorare la capacità di resistenza allo sforzo fisico; ed è consigliato a chi studia per incrementare l’attività intellettuale.

Viene usato anche per la sua proprietà dimagrante nelle diete e nei trattamenti del controllo del peso, perché stimola la produzione di enzimi capaci di sciogliere i grassi (lipolisi) con una conseguente riduzione dei depositi di adipe sottocutaneo.

 

Modalità d'uso
USO INTERNO

2 compresse di polvere di semi micronizzata  (o farina) al mattino dopo la colazione

 

Controindicazioni del guaranà
Un uso eccessivo ed incontrollato di guaranà ha come effetti ipertensione, tachicardia palpitazioni, insonnia, ansia tremori, nausea, vomito, mal di testa e convulsioni, in presenza di gravi malattie psichiatriche, in gravidanza e allattamento.

Non assumere per più di 3 mesi e in associazione con farmaci neuro stimolanti. Contoindicato in caso di diabete, malattie cardiovascolari, ipertiroidismo e problemi renali.

Descrizione della pianta
Pianta rampicante, sempreverde, allo stato spontaneo può raggiungere anche i 13 m. di altezza; può sia appoggiarsi agli alberi della foresta (senza comunque creare alcun tipo di danno all’altra pianta), sia restare eretta senza sostegno.

Ha una leggera corteccia verde sui rami giovani che diventa, però, marrone sul tronco e sulle ramificazioni maggiori.

Le foglie sono alterne a picciolo breve, coriacee, di colore verde lucido sulla pagina superiore, verde opaco su quella inferiore; presentano un margine intero e nervature principali pennate.

I fiori sono bianchi, brevemente peduncolati, singoli o, più spesso, raccolti in gruppi fino a quindici/venti.

Il frutto è una drupa, molto consistente, con epicarpo pergamenaceo di colore rosso fuoco, mesocarpo parenchimatoso biancastro che racchiude l’endocarpo (ossia il seme) legnoso che diventa della grandezza di un pisello dopo l'essiccamento.

L'habitat del guaranà
Nativa della foresta amazzonica, dove cresce spontaneamente lungo i fiumi. Questa pianta viene anche coltivata a scopo industriale; la sua coltivazione si concentra soprattutto nei comuni di Maués e Urucarà, situati lungo il Rio delle Amazzoni, ad est di Manaus.

Cenni storici
Pianta sacra per molte tribù di Indios, che utilizzavano come come elisir di lunga vita, per il suo effetto tonico–stimolante e adattogeno.

Era anche impiegato per combattere la diarrea, per alleviare i dolori mestruali, per le malattie che indebolivano - e anche per riuscire ad acuire i sensi, uno scopo sicuramente legato al fatto che la pianta stessa ha gli “occhi per vedere”.  A causa del suo strano frutto, che ricorda appunto gli occhi, sono nate tantissime leggende e miti.

Una di queste ha per protagonista una ragazza dall’aspetto e dall’animo gentile; il suo nome era Cereaporanga ed era protetta dalla dea della bellezza e della vita.

Un giorno Cereaporanga incontrò un valoroso guerriero di una tribù nemica di cui si innamorò. Tuttavia nonostante il loro amore, i due innamorati non sarebbero mai riusciti a far cessare l’odio che esisteva da anni tra i due clan; così decisero di fuggire insieme per essere felici.

Durante il tragitto Cereaporanga s’imbatté in un anaconda ferito e, nonostante il pericolo, il suo dolce cuore la spinse ad aiutarla.

A causa di questa «sosta», i guerrieri della sua tribù si avvicinarono sempre più; quando fu e certa che il suo uomo sarebbe stato catturato e ucciso, stabilì un patto di amore e di morte: chiese al grosso serpente di stringerli, con tutta la sua forza, nel loro ultimo abbraccio.

Gli Indios, vedendo i due innamorati nel loro ultimo gesto, si disperano per la morte della loro protetta. Chiesero subito aiuto alla dea della bellezza e della vita, affinché almeno lo spirito della donna non li abbandonasse; così la dea, commossa dal gesto di Cereaporanga, fece nascere dai suoi occhi una pianta i cui frutti sembrano, due splendidi occhi neri; proprio come quelli della fanciulla più bella.

 

Autore: 1406 1406



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