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Galega




La Galega è nota per le sue proprietà galattogene, è utile per la cura del diabete e del fegato. Scopriamola meglio

Proprietà della galega
La galega, conosciuta sin dall'antichità, è tradizionalmente usata in fitoterapia durante la fase di allattamento, per la sua proprietà galattogena. Questa azione è dovuta ai derivati cumestanici (medicagolo, medicagolo-metiletere) e alle saponine che stimolano la liberazione di prolattina. L’assunzione di galega, non solo favorisce l'aumento della quantità del latte prodotto (fino al 50% in più), e la qualità, incrementando il contenuto delle sostanze nutrienti, ma migliora anche circolazione della ghiandola mammaria e quindi l’ossigenazione dei suoi tessuti.

I flavonoidi contenuti nelle sommità fiorite della galega agiscono anche da regolatori della produzione naturale di ormoni femminili, che sono naturalmente captati dalle cellule dei recettori nelle ghiandole mammarie, provocando un aumento del volume del seno.

La galegina presente nella pianta le conferisce proprietà ipoglicemizzante, grazie anche alla presenza dei sali di cromo, apportando una riduzione del tasso di zuccheri nel sangue. Il suo impiego perciò è indicato nella cura del diabete mellito. Ovviamente non può rimpiazzare la terapia insulinica, e deve essere usata dai diabetici solo sotto controllo medico.

Infine la galega esercita anche un’azione depurativa sul fegato e sui reni, grazie alla sua capacità di aumentare la secrezione di urina, e l'eliminazione delle tossine attraverso la diuresi.

Modalità d'uso
USO INTERNO
INFUSO: 1 cucchiaio raso di sommità di galega, 1 tazza d’acqua
Versare la galega nell’acqua bollente e spegnere il fuoco. Coprire e lasciare in infusione per 10 min. Filtrare l’infuso e berne 2 tazze al giorno durante il periodo dell’allattamento.

Controindicazioni della galega
Per la sua attività ipoglicemizzante sono possibili interazioni con antidiabetici orali, perché ne potenzia l’effetto.

Descrizione della pianta
Pianta erbacea perenne alta da 50 a 100 cm (raramente 150 cm). Il fusto è eretto, glabro, cavo all’interno, che diventa molto duro in ciuffi. La radice rizomatosa è robusta con abbondante sistema radicale. Le foglie sono glabre, imparipennate con 11-19 foglioline dotate di una piccola punta sottile e stipole libere e appuntite.

I fiori sono ermafroditi, azzurro bluastri, più raramente bianchi riuniti in racemi con lungo peduncolo, all’ascella delle foglie; il calice è a 5 denti sottilissimi, vessillo e carena che oltrepassano le ali. Il frutto è un legume ingrossato nel punto ove sono inseriti i semi, lungo 2-3 cm, striato in obliquo e glabro.

 

L'habitat della galega
Originaria del Medio Oriente, ma è naturalizzata in Europa, in Asia occidentale. Cresce su terreni freschi e umidi, rive dei fossi e fiumi.

 

Cenni storici
La galega, il cui nome botanico deriva dal greco gala aghein “apportatrice di latte”, è anche conosciuta negli antichi erbari come Herba rutae caprariae, erba ruta delle capre, molto usata per le sue proprietà diaforetiche contro le febbri maligne e la peste, da cui uno dei suoi nomi popolari tedeschi, pestilenzkraut, erba della peste.

Era anche usata come rimedio per i vermi e raccomandata come cura per i morsi di serpente.

È una della erbe sacre citate nel Dizionario tedesco dei nomi di piante, di Marzell (Leipzig. 1954), insieme con l'erba medica. In Francia era conosciuta in alcune località come “erba santa spagnola”, in dialetto gallo-italico come “erba sacra selvaggia”.

Nel 1873 Gillet-Damitte, in una comunicazione all'Accademia Francese, affermò che questa pianta, se data alle mucche, aumentava la secrezione di latte dal 35 al 50 %, e da allora, molti medici francesi hanno confermato che la galega è un potente galattogeno.

L'erba è ufficialmente registrata nel IV Formulario Nazionale accluso alla Farmacopea degli Stati Uniti.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

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No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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